REALIZZARE UN OBIETTIVO FISHEYE IN CASA
Rino Giardiello, novembre 2007

Passata la mania del fish-eye, riproporre il suo uso creativo sembra una novità.
E lo possiamo fabbricare in casa...

La prima cosa che molti penseranno, sbirciando le immagini prima di leggere il testo, sarà: «Ci siamo: anche lui con il solito fish-eye!».
Ebbene, innanzitutto non si tratta del "solito fish-eye", e poi non faremo le "solite immagini" che si ottengono con questo tipo di obiettivo.

Non mi dilungherò troppo su cosa sia il fish-eye: è un obiettivo il cui angolo di campo è di ben 180°, nel quale la mancata correzione della distorsione genera le ben note immagini che sembrano svilupparsi su di una sfera. La distorsione aumenta con l'avvicinarsi agli estremi del campo inquadrato, mentre le linee rette passanti per il centro sono riprodotte correttamente, così come tutti gli oggetti circolari che capitano al centro dell'inquadratura. Queste caratteristiche sono utilizzate spesso per ottenere immagini diverse soprattutto in campo pubblicitario e, qualche volta, nei matrimoni. Nel settore dove sarebbe più utile, cioè per la foto di architettura, non è usabile data la distorsione che rende praticamente irriconoscibile il soggetto (a meno che lo scopo non sia proprio questo...). Diciamo che il fish-eye è un obiettivo per giocare, cioè per ottenere effetti particolari, dei quali, in verità, ci si stanca abbastanza presto. Per di più un fish-eye, anche quello della marca più economica, costa parecchi biglietti da centomila! Come fare allora per divertirsi un po' senza spendere troppo?

Esistono due possibili soluzioni di diversa qualità e prezzo.

La prima è quella di comprare l'aggiuntivo fish-eye.
Si tratta di un gruppo di lenti che si avvita direttamente davanti all'obiettivo come un comunissimo filtro e consente di ottenere angoli di campo diversi a seconda della lunghezza focale dell'obiettivo usato (in ogni caso sempre con una vistosa distorsione a barilotto). Di solito si giunge ai fatidici 180° montando l'aggiuntivo su di un 28 mm. Questo gruppo ottico viene prodotto da qualche fabbricante, ma è ormai poco diffuso (e costa sulle 200.000 lire). Le immagini che si ottengono sono di discreta qualità, soprattutto diaframmando a f/8. Per la messa a fuoco nessun problema, dato che, anche a tutta apertura, c'è una profondità di campo da una ventina di centimetri all'infinito. Per l'esposizione, avendo una reflex TTL, si procede come di consueto, altrimenti bisogna tenere presente che la perdita di luminosità è di circa un diaframma (il dato è comunque dichiarato dal costruttore).

Esiste, però, una seconda possibilità: costruire un fish-eye in casa.
Non pretendo di fabbricare le lenti necessarie, né tanto meno di impegnarvi in assemblaggi più o meno complessi. Si tratta di servirsi di un banalissimo oggettino che molti di noi usano magari più volte al giorno e che fornisce una visione di tipo fish-eye. Sto parlando della comunissima spia che si monta sulle porte di casa per controllare l'identità di chi ha suonato, reperibile presso qualsiasi negozio di ferramenta al prezzo di circa 12.000 lire. La sua resa ottica, pur non eccellendo, è tuttavia più che sufficiente per divertirsi e scattare qualche immagine. Certo, se scopriamo che il fish-eye è l'obiettivo della nostra vita e la spia non possiede la qualità desiderata, si può sempre comprare qualcosa di meglio! Per costruirlo occorre tenere presente che il nostro aggiuntivo autocostruito, al contrario di quelli in vendita, va posto sull'obiettivo normale e occorre, perciò, fissare lo spioncino davanti ad esso perfettamente al centro. Si raggiunge lo scopo in vari mod, per esempio fissandolo con cartoncino e nastro adesivo al paraluce oppure utilizzando come supporto uno dei tanti accessori che si possono applicare alla vite portafiltri.

Superato il problema tecnico passiamo al problema creativo.
Di solito il fish-eye viene usato in maniera classica, cioè per ampi panorami e ritratti ravvicinati degli amici più cari (che una volta visto il risultato non lo saranno più). La cosa più interessante è, invece, la scoperta di nuove simmetrie. Proviamo a fotografare un soggetto ben noto, dalle linee ben diritte: usando l'obiettivo con un pizzico di creatività avremo un soggetto nuovo, magari più simpatico dell'originale. Ed ecco che la tastiera di un vecchio pianoforte prende vita e diventa un sorriso, la chitarra diventa una lunga autostrada nel deserto, la tenda della veranda un quadro astratto di Victor Vasarely: insomma, c'è di che divertirsi, sconvolgendo vecchie simmetrie e creandone di nuove. In questo modo, per dare sfogo alla fantasia, non occorre andare lontano: basta aggirarsi per casa con occhio curioso, provando ad inquadrare di tutto, dal muso del cocker (che sicuramente leccherà l'obiettivo) alla tazza del water. E così anche il forno, la tromba delle scale, il tavolo della cucina ed ogni altra cosa attragga la vostra attenzione. Certo che dopo essersi aggirati per casa con fare furtivo ed aver fotografato di tutto per un paio di giorni, ci si comincia a stancare. Ed ecco che il dapprima esaltante fish-eye finisce nel mondo del cassetto in attesa di nuovi stimoli creativi. Forse uscirà di nuovo a carnevale, per fotografare quell'amica carina ma tanto antipatica che ogni volta ci chiede sempre un bel ritratto. Certo, si arrabbierà non poco, ma avremo sempre la scusa che è carnevale!

Rino Giardiello © 11/2007
Pubblicato su Reflex 01/1986 ne "L'Antro di Merlino"

 

Nadir Magazine ©

La profondità di campo di un fish-eye è veramente incredibile: la mano posata sull'obiettivo è a fuoco, come pure lo sfondo, e siamo solo ad f/5,6 come apertura di diaframma!



La pagina originale pubblicata su REFLEX di gennaio 1986