USARE LA REFLEX PER STAMPARE LE FOTO
Rino Giardiello, febbraio 1991

Ricordo di aver letto tanto tempo fa di un famoso fotografo che durante i suoi reportage scattava di giorno le foto con la sua Rollei biottica e la sera le sviluppava e stampava nella camera dell'albergo utilizzando come obiettivo da stampa (o come ingranditore?... l'articolo non scendeva in particolari) la stessa Rollei. Lo stesso obiettivo sia per la ripresa che per la stampa, una soluzione che farà inorridire molti perfezionisti, ma che dette ottimi risultati riducendo al minimo l'attrezzatura portata in viaggio.

Di solito nei miei viaggi utilizzo pellicole invertibili ma quest'anno ho voluto fare una esperienza nuova: esaltato dall'idea di scattare di giorno e sviluppare di notte, ho deciso di lavorare solo con pellicole bianconero. Altra scelta contro le abitudini (parto sempre da casa con tutto l'occorrente) è stata quella di voler utilizzare esclusivamente il materiale che avrei trovato sul posto.

Con me ho portato solo una reflex meccanica (una Yashica FX-3) con uno zoom 28-85mm di buona qualità ed uno speciale marchingegno in cartone da me ideato per convogliare la luce di una lampadina sul dorso aperto della reflex che quindi funzionava da ingranditore fotografico. Come "fotocamera di supporto" avevo portato anche la Contax T che si e' dimostrata una valida compagna per tutte quelle situazioni in cui non volevo dare troppo nell'occhio o volevo un poco ingomgrante taccuino d'appunti. Le foto le ho stampate contro il muro assicurandomi del parallelismo tra carta e fotocamera grazie ad un minicavalletto dall'eccezionale stabilità.

Giunto sul posto (Praga) ho avuto la gradita sorpresa dei prezzi irrisori del materiale fotografico, purtroppo limitatissimo nella scelta: enormi negozi di fotografia avevano solo qualche modello Zenit e Praktica, la classica terna di obiettivi 28, 50 e 135mm (taluni avevano il 200 Jupiter) e qualche accessorio. Le mie speranze di una 6x6 o di una fotocamera a telemetro a buon prezzo sono rimaste decisamente deluse. In compenso le poche pellicole bianconero esistenti costavano circa 500 lire l'una (formato 135/36), una bella tank per due pellicole comprese le spirali lire 4000, una comoda camera oscura portatile lire 2000, un pacco da 10 fogli di carta baritata formato 24x30 lire 1500, bacinelle 30x40 lire 1000 l'una e così via. Purtroppo non esiste scelta: i prodotti sono solo di un tipo per articolo ed i prezzi sono stampati sulla confezione ed imposti dallo stato, quindi uguali per tutti i negozi. Inutile andare in giro per cercare prodotti e prezzi diversi: non esistono. Attrezzata con facilità la camera oscura nel bagno della mia camera d'albergo, ogni sera ho sviluppato i negativi e stampato dei bei 24x30 con dei risultati davvero sorprendenti se pensate che li ho stampati con una ottica zoom (seppur Zeiss) e la reflex su B. Come sofisticato timer elettronico ho utilizzato il classico "milleuno... milledue ... milletre...".

Altro motivo di orrore: rivelatore e fissaggio erano gli stessi sia per il negativo che per la carta e l'imbibente era il mio bagnoschiuma neutro Roberts portato dall'Italia. A quanto pare si sono comportati tutti in maniera egregia, i risultati, del resto, li potete osservare su queste pagine (anche se la visione su Internet e' davvero limitata rispetto ai bei 24x30 originali).

Dov'è la magia questa volta? Niente diavolerie per strabiliare i lettori? Incredibile a dirsi ma la magia è nell'esperienza pioneristica del tutto, nella sfida alle abitudini consolidate e nel riscoprire il lato ludico della fotografia senza patemi d'animo né manie di perfezionismo.
Tutto qui, e non mi sembra affatto poco.

Rino Giardiello © 1991
Da "L'Antro di Merlino", REFLEX febbraio 1991

Foto a lato (nell'ordine):
  1. Il semplice progetto dell'ultimo tipo di "convogliatore di luce" da me costruito. Lo possiamo considerare una piccola testa da ingranditore a luce diffusa ed ha dato ottimi risultati con la lampadina ed il trasformatore della lampada Kodak data in omaggio in questi ultimi tempi.
  2. Il "convogliatore di luce" definitivo prima di essere completato. Lo spostamento della lampadina sulla parte superiore ed il piano inclinato a 45° ha permesso una perfetta diffusione della luce senza alcuna pericolosa perdita né eccessivo calore. Peccato solo che il trasformatore della lampada Kodak abbia ceduto dopo la terza notte di funzionamento! Ma le soddisfazioni non sono mancate.
  3. La prima idea prevedeva un semplice tubo che doveva convogliare la luce da una lampada dello scrittoio al dorso aperto della reflex. Ho scartato questa soluzione per tre motivi pratici: difficoltà di bloccare l'insieme reflex-tubo-lampada da scrittoio; eccessivo calore prodotto da una normale lampadina a pochi centimetri dalla pellicola e dalla reflex; messa a fuoco dei filamento della lampadina in caso di diaframma troppo chiuso (quest'ultimo problema l'avevo risolto con l'introduzione di un piccolo vetro diffusore).
  4. Ecco più o meno come si presentava la fotocamera con il convogliatore di luce applicato sul dorso aperto. Con un minuscolo cavalletto mi sono garantito il parallelismo tra carta e piano pellicola. E indispensabile che la reflex sia meccanica per non consumare completamente le pile dopo sole tre foto! La foto è riferita al prototipo ancora grezzo, prima che venisse ultimato.

A lato, la Casa dei Popolo, un bellissimo edificio di stile Liberty nel cuore della città.

Entrambe le foto sono state scattate con la Contax T esponendo una pellicola sconosciuta acquistata sul posto a 1000 ISO (il limite massimo impostabile sulla Contax T) e scattando a mano libera grazie alle ridotte vibrazioni della piccola compatta. Tutti i prodotti adoperati sono solo quelli acquistati a Praga.

Purtroppo le foto che vedete in questa pagina non danno neanche una pallida idea della bellezza delle stampe originali su carta baritata extrapesante con dei neri corposi come non ne vedevo dai tempi della Oriental o della Argenta. Le stesse carte (oggi importate in Italia) non mi sono sembrate le stesse... colpa del progresso o manca l'aria di Praga e delle sue magiche notti?

Uno schizzo che dovrebbe rendere bene l'idea della semplicità costruttiva della mia scatola di diffusione della luce.

In basso: una parte dei materiale che ho acquistato a Praga ed usato direttamente sul posto.

Anche se non si tratta degli ultimi ritrovati della scienza e della tecnica è tutto di buona qualità, in grado di fornire risultati più che soddisfacenti. Sulle scatole dei rullini (i bossoli sono del tutto anonimi e privi di etichette) c'è scritto solo (in cirillico) "foto" (bell'aiuto, eh?).