IL POLARIZZATORE ED ALTRI FILTRI SULLE FOTOCAMERE DIGITALI
Rino Giardiello, ottobre 2007

Questo articolo avrebbe dovuto intitolarsi "I filtri sulle digitali", ma , scrivendolo, mi sono reso conto di come siano pochi i filtri ottici che non possano essere ricreati con una successiva postproduzione digitale. Uno dei pochi superstiti, ineguagliabile come sempre, è il polarizzatore, nonostante sia sempre meno presente nella borsa dei fotoamatori digitali.

polarizzatoreCome dicevo nell'introduzione, quasi tutti i filtri ottici più comuni possono essere riprodotti - e con maggiore precisione - con Photoshop in fase di postproduzione. E' quindi inutile, oggi, portarsi dietro interi pacchi di filtri (quasi mai delle misure giuste per i vari obiettivi posseduti) e darsi da fare ad applicarli sul campo. Tra l'altro, molte fotocamere digitali li hanno già tra le proprie funzioni (vedi, per esempio, quelli di correzione cromatica). Per fare il punto della situazione, ho provato ad esaminare alcuni problemi molto diffusi - e relativi filtri che li risolvevano - con una reflex a pellicola ed una digitale.

SKYLIGHT - Non l'ho mai tenuto fisso davanti all'obiettivo per proteggerlo nell'uso di tutti i giorni come la maggior parte dei fotoamatori, ma lo montavo solo se serviva per correggere la leggera dominante cromatica fredda (non ci riusciva quasi mai) o come protezione in situazioni altamente a rischio, per esempio stando sulla punta del molo col mare in tempesta per fotografare gli spruzzi sugli scogli. Continuo a tenerne uno nella borsa con lo stesso intento, dato che non c'è filtro digitale che possa proteggere la lente frontale dell'obiettivo da spruzzi, polvere e ditate; mentre della blanda correzione cromatica se ne può fare tranquillamente a meno ed ottenere di meglio con Photoshop.

FILTRO AMBRA - Per me che scattavo a colori solo in diapositiva, le dominanti cromatiche erano un enorme problema e detestavo lo slittamento verso il blu che si verificava in alcune situazioni di luce, come in montagna o nelle giornate di cielo nuvoloso. Col filtro ambra i colori tornavano naturali, o, volendolo adoperare in situazioni normali, diventavano piacevolmente più caldi. Ora il filtro ambra è incorporato nelle impostazioni basilari di qualsiasi macchina fotografica digitale anche compatta nel menu "Bilanciamento del bianco" (spesso è chiamato "Cloud" o "Nuvoloso") e può restare a casa.

FILTRO BLU - Sempre della serie "dominanti cromatiche indesiderate", quella di ritrovarsi a fotografare in casa o in luce artificiale con una pellicola tarata per luce diurna, era un classico. Per evitare le forti dominanti rossastre, portavo sempre con me un filtro di conversione blu. A quanto mi risulta, tutte le fotocamere digitali - anche compatte - hanno l'opzione "luce artificiale", quindi anche il filtro blu diventa inutile già in fase di ripresa, per non parlare della possibilità di intervenire dopo con Photoshop.

FILTRI PER IL BIANCONERO - Qui la situazione si fa più complessa perché dipende dalle vecchie preferenze di ripresa con la pellicola e dalla fotocamera digitale posseduta, ma in linea di massima è sempre possibile - col digitale - partire da una foto a colori per avere l'effetto di un determinato filtro usando la palette "Canali" di Photoshop. Alcune reflex digitali (poche) hanno anche la possibilità di fare ottime riprese in bianconero in fase di ripresa simulando l'effetto di un filtro. Quello del bianconero, però, è un discorso difficile e dipende molto dall'abilità del fotografo e dalla qualità a cui si vuole arrivare: in epoca digitale è facilissimo vedere dei pessimi bianconero che hanno ben poco a che spartire con quelli ottenuti in camera oscura. Però, comunque sia, scattare in digitale con un filtro per il bianconero davanti all'obiettivo non ha troppo senso né utilità pratica salvo qualche caso (vedi altri articoli su Nadir).

FILTRI FLOU, SOFT E DINTORNI - L'uso più comune di questi filtri è di rendere morbida e delicata la pelle della modella ritratta, ma anche di conferire un'atmosfera evanescente ad un certo tipo di immagini. La prima situazione è stata erroneamente risolta in chiave digitale con dei comandi che sfruttano il concetto di sfocatura o con dei plug-in in grado di scoprire ed eliminare la benché minima imperfezione della pelle. Personalmente, apprezzo pochissimo questi plug-in che vanno tanto di moda: le modelle sembrano finte, simili a manichini o al risultato di un sofisticato programma 3D. I filtri digitali basati sulla sfocatura, invece, rendono tutta la foto sfocata e mi piacciono ancor meno. Il flou ottenibile con un filtro ottico tipo lo Zeiss Softar è qualcosa che va al di là dell'eliminazione dei difetti della pelle: le alte luci si spandono ed invadono le basse luci schiarendole ed ammorbidendole, la foto sembra nitida pur non essendolo e l'atmosfera ha un certo non so che di magico e sognante. Un effetto a mio avviso irriproducibile in digitale, ed il filtro flou continua a restare nella mia borsa di fotografo digitale.

Effetto del filtro polarizzatoreFILTRO POLARIZZATORE - Di solito il filtro polarizzatore viene adoperato per saturare i colori (in particolare per scurire il cielo) e per eliminare i riflessi. Se è possibile saturare i colori con grande facilità e precisione anche con un software di fotoritocco, nessun software può eliminare i riflessi e mostrarci cosa c'era dietro. Non c'è modo, per esempio, di vedere il contenuto di una vetrina senza vedere anche noi stessi e la strada nella foto, cose che il polarizzatore elimina benissimo, così come non è possibile vedere il fondale marino se la superficie dell'acqua riflette il cielo ed il sole. Il polarizzatore continua indubbiamente a svolgere il suo compito e ad essere insostituibile per l'eliminazione dei riflessi.

Ma come funziona un polarizzatore?
Di solito si immaginano i raggi di luce (anche quella del sole) come provenienti dalla fonte tutti ordinati e paralleli tra loro. La cosa, se è accettabilmente vera da una parte (i raggi del sole, vista l'enorme distanza, vanno considerati come paralleli tra loro), non la è all'atto pratico: i raggi luminosi vengono diffusi dall'atmosfera, dalla polvere e dagli oggetti, e - in pratica - ci sono raggi disordinati che arrivano da tutte le direzioni. Con un esempio molto semplificato, possiamo immaginare la struttura di un filtro polarizzatore come quella di una persiana, una sorta di griglia che fa passare solo i raggi luminosi nella stessa direzione delle fessure e blocca tutti gli altri: dal caos di raggi luminosi, vengono intercettati solo quelli desiderati, ed i riflessi sono fatti fuori.
Ma, attenzione, pensare al polarizzatore solo come strumento per eliminare i riflessi può essere molto riduttivo (oltre che frustrante, dato che questo non sempre riesce): ruotando il polarizzatore davanti all'obiettivo è possibile selezionare quali riflessi conservare e quali no, e di conseguenza enfatizzarne alcuni. Si prenda come esempio l'animazione del cofano della Mercedes che ha due riflessi diversi: quello del cielo e quello del palazzo. Eliminando i riflessi del cielo è possibile rendere più visibile il riflesso del palazzo.

Problemi col digitale.
Tutto bene dunque? Purtroppo no. Il miracoloso intervento del polarizzatore cominciava a dare qualche problema già con gli esposimetri delle ultime reflex analogiche (chi non ricorda le errate esposizioni delle Pentax LX a causa del polarizzatore?) e il tradizionale polarizzatore, quello con la struttura "a persiana" prima descritta, venne affiancato dai "polarizzatori circolari" proprio per consentire a qualsiasi reflex di esporre correttamente, mentre il polarizzatore tradizionale prese il nome di "polarizzatore lineare". Le cose sono peggiorate con le reflex digitali, anche se sono pochi ad essersene accorti: non solo si possono avere dei problemi di esposizione, ma anche di bilanciamento del bianco con conseguenti alterazioni cromatiche.

Polarizzatore

In questa prima coppia di immagini è possibile notare la diversa resa cromatica.

Polarizzatore sulle digitali

In questa seconda coppia di immagini si può notare la diversa esposizione.

La luce polarizzata non è sempre gradita ai sensori, che reagiscono in maniera imprevedibile; motivo per cui non ci è stato possibile accompagnare questo articolo con dati precisi: l'unico modo per scoprirlo è quello di effettuare, come abbiamo fatto noi, dei test con la propria fotocamera in diverse condizioni di luce. Se i risultati con e senza polarizzatore sono identici, siete a posto, ma fateli in tante e diverse situazioni di luce e di soggetti!

Rino Giardiello © 10/2007
Riproduzione Riservata

ALTRI USI DEL FILTRO POLARIZZATORE

Vitantonio Dell'Orto "Le Forme Incerte" Tra i difetti del filtro polarizzatore c'è quello di assorbire tanta luce, ma questo "difetto" può tornarci utile per ottenere dei tempi di posa particolarmente lenti come con un filtro ND "Neutral Density" (insostituibile se la luce da attenuare è tantissima).

Grazie all'assorbimento di luce da parte del polarizzatore e ad un diaframma molto chiuso, si potranno ottenere tempi di posa lunghi a sufficienza per realizzare, per esempio, foto come questa di Vitantonio Dell'Orto.

 

Rino GiardielloUn esempio opposto, ovvero, quando assolutamente è meglio non usare il polarizzatore e tenersi i riflessi. Questa foto, scattata attraverso una finestra, ha, come valore aggiunto, proprio i riflessi ed il rapporto interno/esterno.

Foto © Rino Giardiello