LE PRESTAZIONI OCCASIONALI IN FOTOGRAFIA
Lavorare con le foto e stare in regola con il Fisco
Roberto Tomesani, febbraio 2000

COSA SONO LE PRESTAZIONI OCCASIONALI

Ipotesi.
Supponiamo che una persona dipendente (privato, NON statale) stia valutando la possibilità di iniziare l'attività come fotografo.
Supponiamo che due o tre volte l'anno qualche conoscente, sapendo del suo interesse per la fotografia, gli chieda di realizzare un lavoro fotografico.

Per questo genere di lavori occorre seguire l'intero iter descritto più avanti?

No.

Se REALMENTE si tratta di lavori occasionali, il caso è contemplato e descritto con chiarezza dal nostro ordinamento. Si tratta delle casistiche contemplate alle lettere "i" ed "l" dell'articolo 81 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/86), e richiamati all'art. 85, punto 2:

"Art. 81 - Redditi diversi:

Sono redditi diversi, se non sono conseguiti nell'esercizio di arti o professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo ed in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente:

(...)

i) I redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente;

l) I redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, o dall'assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.

(...)

Art. 85 - Altri redditi:

(...)

2) I redditi di cui alle lettere h), i) ed l) del comma 1 dell'articolo 81 sono costituiti dalla

differenza tra l'ammontare percepito nel periodo di imposta e le spese specificatamente inerenti alla loro produzione."

Cosa significa questo?

Che se la prestazione è occasionale, non abituale, e se la persona che la compie non ha già una sua attività autonoma, oppure non ha compiuto quel lavoro nell'esercizio della sua normale funzione di dipendente, in questi casi quello che guadagna viene conteggiato come "reddito diverso", regolarmente tassato, e basta.

Chi si iscrive all'ufficio Iva? Chi tiene contabilità, chi si iscrive alla CCIAA, all'artigianato e così via?

Solo chi esercita professionalmente, cioè abitualmente, una certa attività. Solo in questi casi sono previsti tutti gli adempimenti per l'apertura dell'attivitè (vedi voce "Fisco e Fotografia" al sito www.tauvisual.it); i redditi ottenuti da prestazioni occasionali, invece, sia di impresa che di lavoro autonomo, sono assoggettati al pagamento delle imposte sul reddito ed alla "tassa sulla salute", ma non generano alcun altro dovere se non quello della compilazione del modello Unico (dichiarazione dei redditi, indipendentemente dall'importo) e, ovviamente, il pagamento del dovuto.

QUANDO È CONSENTITO

Resta, tuttavia, da individuare un punto importante: QUANDO si considera occasionale, non abituale, un'attività? Ecco entrare in campo il buon senso, dato che non è stato fissato da nessuna parte un limite né numerico (quanti lavori occasionali?), né di entità (fino a che cifra?). In assenza di questi limiti certi, cioè indicati per legge, si tenga presente che per "occasionale" non si intende "sporadico". Anche se nel linguaggio comune "occasionale" ha finito con avere lo stesso significato di "una volta ogni tanto", in realtà il termine significa: "che è capitato davanti" (da occido, occidi, OCCASUM, occidere: cadere, cader dinanzi e, quindi, capitare). In sostanza, il legislatore ha inteso lasciare la possibilità di descrivere fiscalmente quelle attività che non ci si aspettava, e sono capitate; ma NON quelle attività che non vanno molto bene e, quindi, producono ancora pochi lavori.

Intendiamoci: il fotografo che cerca attivamente di avere dei clienti, si fa pubblicità, sparge la voce, si prepara per affrontare i servizi, è un professionista, nel senso che si butta in un'impresa (o in una libera professione); il fatto, poi, che riesca a fare solo due o tre servizi in un anno significa solo che gli affari, per quell'anno, gli sono andati male, ma non che ha effettuato dei lavori occasionali.

L'"
abitudinarietà", in sostanza, non è legata tanto alla frequenza dei lavori, quanto alla loro prevedibilità.

Il professionista è OBBLIGATO a rispettare gli "iter" previsti dalla legge; poi, farà tutti i lavori che potrà fare. Se saranno molti, buon per lui; se saranno pochi, al limite anche nessuno, questo non toglierà nulla alla natura abituale e professionale della sua attività, nel senso che lui "ci ha provato". Infatti, anche a fronte di un volume di affari pari a zero (nessun compenso) questo operatore è comunque obbligato a presentare la dichiarazione IVA.

Colui, invece, che non esercita abitualmente l'attività, nella vita fa tutt'altro: dipendente, studente, quello che vuole, ma non cerca di procurarsi dei lavori fotografici. Se gli capita qualche lavoro è in via del tutto occasionale (nel senso etimologico), senza che se la sia andata a cercare.

È evidente che molto, in questa situazione, è lasciato alla buona fede ed alla sincerità, essendo in alcuni casi abbastanza difficile disquisire sul fatto che un lavoro sia stato cercato o sia capitato.

In ogni caso, questi sono elementi certi:

a) NON è occasionale nessun lavoro fotografico prima del quale sia stata fatta una qualsiasi forma di pubblicità: un volantino, un semplice biglietto da visita con la dicitura "fotografo" o similari, un cartellino affisso nei negozi di bomboniere, l'indirizzo e la dicitura "fotografo" nell'album fotografico realizzato "per caso", eccetera.

In questa situazione, infatti, non è sostenibile in nessun modo il carattere occasionale della prestazione, nel senso che si è analizzato prima; indipendentemente dal fatto che i lavori possano essere anche pochi, l'averli cercati attivamente mediante una forma qualsiasi di pubblicità è cosa tipica e sintomatica di attività abituale e quindi professionale.

È invece ammissibile la firma delle foto pubblicate su una rivista o similari, dato che il firmare le immagini significa solo attribuirsene la paternità, e non farsi promozione. Anche la sola firma al termine di un album di matrimonio è accettabile; quello che si è indicato come da evitarsi è l'indicare il recapito (indirizzo o telefono), evidentemente finalizzato ad essere contattato da altri, o il definirsi "fotografo" accanto alla firma, lasciando così presupporre la disponibilità professionale a realizzare altri lavori.

b) NON è più occasionale quell'insieme di lavori che, anche se non ricercati attivamente, per la loro insistente frequenza assumono, di fatto, una ricorrenza paragonabile a quella di un lavoro professionale.

Questo significa che, anche se non venisse effettuata pubblicità alcuna, quando la "voce" si fosse sparsa in modo così efficace da promuovere quindici, venti lavori all'anno, il carattere di occasionalità perde il suo requisito oggettivo.

Un esempio per meglio comprendere: il fatto che quando il cielo si annuvola rapidamente in un pomeriggio d'estate e comincia a tuonare, dopo poco si metta a piovere, non è certamente un fatto sicuro, né è cercato o provocato attivamente dallo spettatore; d'altronde, non si può dire che in questo caso la pioggia sia "occasionale": capita così di frequente che rappresenta la normalità.

Allo stesso modo, se in settembre ed in maggio-giugno "capita" che per quasi tutti i sabati e le domeniche vengano richieste delle fotografie ad un matrimonio, anche senza aver effettuato della pubblicità, quelle prestazioni non sono più occasionali, ma oggettivamente professionali. Come già accennato, non è stato tracciato un confine netto di legge; per discriminare ci si basa sulla buona fede, salvo poi sanzionare quegli inquadramenti chiaramente elusivi.

RICEVUTE E REDDITO

Non è vero che la prestazione occasionale sia possibile solo per attività libero-professionali, come alcuni affermano.
È invece vero che viene conteggiata in modo simile al reddito di lavoro autonomo solo la prestazione occasionale che abbia le caratteristiche del lavoro autonomo. Un eventuale reddito diverso non di lavoro autonomo, ma caratteristico di un'impresa commerciale è possibile anche in forma occasionale, come si è visto essere previsto dal punto i) dell'articolo 81 T.U.I.R..
Nel caso del servizio fotografico, comunque, è difficile ipotizzare un reddito di "impresa" occasionale. Si tratta di una contraddizione in termini, dato che l'impresa presuppone una struttura o quantomeno un'organizzazione, cose che evidentemente non possono essere pensate in un contesto occasionale. Inoltre, un qualsiasi servizio fotografico avrebbe necessariamente il connotato della prevalenza del lavoro sul capitale, essendo così non soggetto ad Ilor. Un "reddito diverso" di natura commerciale potrebbe essere, ad esempio, l'aver acquistato - una tantum - uno stock di dieci fotocamere particolarmente convenienti, e l'averle rivendute lucrando qualcosa su ogni esemplare. Di fatto, e per essere concreti, le prestazioni occasionali legate alla fotografia (e che non siano una compravendita occasionale) sono da considerarsi un "reddito diverso" per esercizio occasionale di un'attività di lavoro autonomo. Come tali, sono assoggettate alla ritenuta d'acconto, ed escluse dall'Iva.

COME VA FATTA LA RICEVUTA

Ecco, concretamente, come deve essere descritta la prestazione occasionale (che sia effettivamente tale):

  • Quando riceve il suo compenso, il "fotografo" occasionale rilascia al cliente, chiunque esso sia, una ricevuta fiscale.
  • La ricevuta viene compilata in due copie dal fotografo stesso: una copia va al cliente, una viene conservata dal fotografo.
  • Non occorre nessun modulo particolare, né alcun bollettario numerato; le cartolerie commerciali vendono della modulistica prestampata a questo fine, ma vanno ugualmente bene due fogli di normalissima carta bianca.

Ovviamente, entrambi le copie dovranno riportare tutti i dati che descrivono il compenso ed i soggetti interessati, e cioè:

  1. Del fotografo occasionale (o, comunque, di chi ha offerto la prestazione): Nome, cognome, residenza, luogo e data di nascita, codice fiscale.
  2. Del cliente, Nome, cognome (o ditta), residenza, codice fiscale.
  3. Del documento, data e numerazione progressiva. Cioè, data della ricevuta e un numero.
    progressivo, che ricominci ad ogni anno solare. Ad esempio, se fino al dicembre sono state fatte tre prestazioni occasionali (numerate: 1, 2 e 3), la prestazione successiva, effettuata supponiamo in febbraio, viene numerata di nuovo col n. 1, e così via.
  4. Del compenso, descrizione sommaria ed importo. Ad esempio: "per mia prestazione occasionale relativa a servizio su fauna del Gran Paradiso", lire tot.
  5. Se la prestazione viene fatta a favore di una ditta (e quindi NON nel caso della prestazione effettuata a privati), la cifra del compenso va assoggettata a ritenuta d'acconto.

La ritenuta d'acconto è un anticipo sulle imposte, operato mediante una trattenuta (ritenuta) che il cliente fa sulla cifra da pagare al fornitore, in questo caso il fotografo occasionale. La cifra trattenuta viene poi versata dall'azienda cliente in anticipo (acconto) sulle tasse che il suo fornitore dovrà pagare.

La percentuale della ritenuta d'acconto, del 18% fino al 31.12.1988, è poi passata al 19%, e poi, dal 1998, al 20%.

Concretamente, quindi, su di un compenso di 1.000.000 la ritenuta d'acconto (cioè la trattenuta in anticipo sulle tasse) è - con la percentuale del 20% - di 200.000 lire; questo importo viene trattenuto dalla ditta cliente, e da essa versato per conto del "fotografo".

Una nota, forse superflua per alcuni. Quando il compenso viene assoggettato a ritenuta d'acconto, il netto percepito è, ovviamente, inferiore a quanto viene pagato dal cliente.

Chiedendo un milione, il cliente paga effettivamente quella cifra, ma abbiamo visto che il fotografo intasca in realtà 800.000 lire.

Desiderando intascare un milione, occorre fare un piccolo calcolo. Non, come verrebbe istintivo a molti, chiedendo 1.200.000 lire, e cioè aggiungendo la stessa percentuale che poi deve essere tolta. In questo modo, infatti, la cifra lorda a cui si dovrebbe applicare la ritenuta sarebbe di 1.200.000 lire, di cui il complessivo 20% è di più del 20% di 1.000.000.

In pratica, chiedendo un lordo di 1.200.000 si intascano 960.000 lire, perché la ritenuta diventa di 240.000 lire.

Il conto corretto va fatto dividendo la cifra che si desidera ottenere per 80, e moltiplicando il risultato per 100. Nell'esempio riportato, la cifra da chiedere per intascare un milione netto è 1.250.000 lire (da cui, comunque, sottraendo il 20% si ottiene un milione).

Attenzione: del fatto che è stata effettuata questa trattenuta, e dell'avvenuto versamento alle casse dello Stato, la ditta cliente DEVE mandare una certificazione al fotografo entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello nel quale è stato fatto il pagamento. Se, ad esempio, si riceve un compenso nel mese di marzo, la ditta cliente tratterrà la ritenuta e la verserà allo Stato; trascorso tutto l'anno solare in corso (e quindi con l'anno successivo) entro il 30 aprile - e quindi l'anno dopo - la ditta dovrà spedire al fotografo un'attestazione ove si dichiari che è stata effettuata la ritenuta, e di quali importi si trattava.

Questa dichiarazione ha un valore molto concreto per il fotografo. È infatti l'unico documento che possa comprovare, nella dichiarazione dei redditi, l'avvenuto versamento di quella parte di tasse che la ritenuta rappresenta. Di fatto, la certificazione vale tanti soldi quanto è la cifra della ritenuta d'acconto fatta a suo tempo.

Come già accennato, tutto il meccanismo della ritenuta d'acconto NON si applica se il cliente è un privato.

In questo caso, la ricevuta riporta la sola cifra lorda richiesta, che è quella che coincide con quella intascata.

In realtà, il compenso è equivalente in entrambi i casi. Infatti, quando viene applicata la ritenuta d'acconto ci si pone nelle condizioni di pagare meno tasse (o non doverle pagare per nulla) in fase di dichiarazione dei redditi, per un importo perfettamente equivalente a quello della ritenuta subita.

f) Infine, e questo vale in qualsiasi caso, sulle ricevute per importo complessivo superiore a 150.000 lire va applicata sulla copia originale (quella che va al cliente) una marca da bollo da lire 2500 e, su entrambi, la dicitura relativa all'esenzione Iva: Esente Iva DPR 633/72 per mancanza del presupposto soggettivo.

LE PRESTAZIONI OCCASIONALI VANNO DICHIARATE

La prestazione occasionale è regolare non soltanto se viene emessa una ricevuta, ma anche a patto che tali redditi vengano dichiarati.
Indipendentemente dall'ammontare del compenso ricevuto, quindi, andrà compilato il modello Unico (dichiarazione dei redditi) nell'anno successivo a quello nel quale sono stati percepiti i compensi.

Il reddito da dichiarare, tuttavia, non è necessariamente tutto quello percepito. Infatti, l'articolo 85 del Testo Unico (DPR 917/86) consente di dedurre i costi direttamente e strettamente connessi alla realizzazione di quei redditi occasionali. Per ogni acquisto e per ogni spesa sostenuta che siano stati in equivocabile legame con la realizzazione dei servizi occasionali, quindi, ci si farà rilasciare fattura o ricevuta fiscale; questa documentazione andrà conservata assieme alla ricevuta poi rilasciata al proprio cliente, come prova delle spese sostenute per produrre il reddito. La cifra da dichiarare sarà quella risultante dalla differenza fra quello che si è speso e l'ammontare complessivo del compenso (attenzione: del compenso lordo, cioè computando come compenso la cifra intera, e non quella percepita dopo l'eventuale ritenuta d'acconto). Sono deducibili solo i costi "specificamente inerenti" alla produzione dei singoli lavori. Di conseguenza, si può ad esempio dedurre il costo delle pellicole e delle stampe che sono state necessarie, ma non quello della macchina fotografica o di un obiettivo, dato che è evidente la possibilità di destinare questi ultimi beni anche ad altri fini, non specifici.

La differenza, dunque, fra spese sostenute e compensi ricevuti (il tutto conteggiato per anno solare) viene dichiarata con il modello Unico in aggiunta ad eventuali altri redditi, anche di lavoro dipendente.

Il "fotografo occasionale" che abbia redditi di lavoro dipendente e che, dunque, non abbia mai compilato il modello Unico, se ha effettuato delle prestazioni occasionali incorre nell'obbligo della presentazione della denuncia dei redditi, pagando l'Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, cioè dei singoli individui) sul cumulo dei redditi. In parole povere, questo significa che l'ipotetico milione guadagnato per la prestazione occasionale viene sommato all'intero ammontare lordo del reddito dipendente, o comunque degli altri redditi; di questa cifra viene calcolata l'imposta dovuta. Dall'imposta viene scomputata la parte già pagata dal datore di lavoro (con le trattenute sulla busta paga) e le altre detrazioni ammesse; a conguaglio, eventualmente si paga la differenza dovuta.

Si ricorda che i redditi di dipendenti statali (se non si è optato per il part-time) solitamente NON sono compatibili con altri redditi.

Concretamente, le prestazioni occasionali di chi non ha altri redditi (studenti, persone in attesa di occupazione, eccetera), solitamente si concludono in una dichiarazione a credito, con la quale, cioè, si chiede allo Stato di restituire una parte delle tasse pagate di fatto in eccesso mediante la ritenuta d'acconto. In questi casi, infatti, è facile che l'aliquota dovuta alla fine sia inferiore a quella anticipata con la ritenuta d'acconto.
Quando, invece, la persona sia già titolare di altri redditi, ad esempio un normale stipendio da impiegato, è facile che, nel complesso, si superi l'aliquota della ritenuta d'acconto, e si debba pagare qualche cosa a conguaglio.
In entrambi i casi, la certificazione dell'avvenuta effettuazione della ritenuta d'acconto è l'unico documento col quale dimostrare che una parte delle tasse dovute (o tutte quante) sono già state versate dal proprio cliente.
Non conviene in nessun caso "fare finta di nulla" e non dichiarare il reddito derivante dalle prestazioni occasionali. In particolar modo quando la ricevuta è assoggettata al meccanismo della ritenuta d'acconto, ci sono eccellenti probabilità che la mancata denuncia sia un nodo che venga presto al pettine. La ditta cliente, infatti, per conteggiare la ricevuta rilasciata fra i costi sostenuti, include il "fotografo occasionale" fra i fornitori che sono stati assoggettati a ritenuta d'acconto. Nell'aprile dell'anno successivo, la ditta stessa è obbligata a presentare un'apposita dichiarazione (il modello 770), nella quale vengono dettagliatamente indicati tutti i percettori di compensi di questo genere, con nome, cognome, indirizzo, codice fiscale e somme percepite. Evidentemente, è facile individuare quei contribuenti che, indicati nel 770 di una ditta come destinatari di un compenso, di fatto non lo hanno poi dichiarato a loro volta come reddito.

Roberto Tomesani © 02/2000
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