OBIETTIVI SUPERGRANDANGOLARI 17-18mm A CONFRONTO
Originale o universale? Pentax, Leitz, Nikon, Olympus, Sigma, Tamron e Zeiss
Rino Giardiello, giugno 2001

Superata la lunghezza focale del grandangolare per eccellenza (il 28mm: caratterizzato da un eccellente rapporto qualità/prezzo in qualsiasi corredo), le cose si fanno difficili e costose: già nella progettazione di un 24mm i progettisti devono fare i conti con un aumento sproporzionato delle diverse aberrazioni (per questo un buon 24-25mm costa molto di più di un semplice 28mm), quindi potete immaginare come le cose diventino complicate passando a focali ancora più corte (18-20mm).

Abbiamo voluto iniziare una serie di test comparativi ricorrendo agli obiettivi in nostro possesso (ma anche dei nostri amici, e per questo ringraziamo i vari amici di diversi fotoclub che, all'insegna di una piacevole giornata passata insieme, sono venuti con la loro attrezzatura nella nostra redazione permettendoci di realizzare il test) e facendo, come al solito, una notevole serie di scatti per vedere l'effettiva resa sul campo. Del trattamento antiriflessi, della brillantezza e della plasticità delle immagini, solitamente non si parla mai (eppure sono tra le cose che contano di più nelle prestazioni reali dell'obiettivo, cioè la piacevolezza delle immagini da esso prodotte e la sicurezza di poterle realizzare in qualsiasi condizione di luce), tuttavia non ci sentiamo di scartare del tutto il banalissimo test della risolvenza: se un obiettivo ha, ai bordi, una risolvenza di sole 10-15 linee/mm, significa che le immagini da esso prodotte saranno illeggibili. Nessuno utilizzerebbe un 18mm per fare le riproduzioni, è vero, ma si deve anche prendere in considerazione l'ipotesi di fotografare la facciata di un palazzo, ed è terribile vedere che le finestre ai bordi sono completamente spappolate rispetto a quelle al centro, e serve a poco spendere i soldi per un 18mm se poi si devono ritagliare le immagini arrivando all'angolo di campo di un 24mm!

Potevamo facilmente misurare la risolvenza ricorrendo ad una apposita mira, ma abbiamo preferito dedicare i nostri scatti alle "impressioni generali" grazie all'uso di pellicole invertibili. I grafici della risolvenza li abbiamo tratti da alcuni test realizzati con molto scrupolo dalla scomparsa rivista "Il Fotografo" della Mondadori (nessuna parentela con l'omonima testata oggi in edicola). Molti appassionati ricorderanno questa bella rivista, davvero ben fatta, e ci pare giusto renderle omaggio pubblicando le misurazioni da essa ottenute. Altra prestazione da non sottovalutare, ma da interpretare a seconda delle esigenze, è quella della correzione della distorsione: l'uso sempre più diffuso degli zoom ha portato i redattori di alcune riviste a diventare molto tolleranti al riguardo considerando "accettabile per uno zoom" una distorsione del 4% (equivalente ad una casa trasformata in un panettone: guardate il test dello zoom Nikon 17-35 stesso su Nadir). Datele quindi il giusto peso: se fotografate solo paesaggi, una distorsione del 4% sarà invisibile, ma se vi piace fotografare l'architettura (per diletto o per professione) dovete restare sempre al di sotto dell'1%.

Cercheremo di ampliare il test man mano che ne avremo l'opportunità (se l'avremo): se un obiettivo manca in questa pagina significa semplicemente che non abbiamo potuto provarlo. Fate attenzione anche ad un altro particolare: gli obiettivi provati, di nostra proprietà o dei nostri amici da anni, spesso non sono gli ultimi modelli in produzione. Può essere un limite dell'articolo o un utile servizio per poter valutare un'ottica trovata d'occasione, fate voi: secondo noi un 18mm di buona qualità trovato usato in buone condizioni può essere davvero un affare da non perdere!

Come si leggono i grafici della risolvensa eseguiti da "Il Fotografo":
la linea intera indica la risolvenza al centro, quella "tratto-punto" la risolvenza ad 1/3 del campo, quella col tratteggio grande la risolvenza a 2/3 del campo, quella col tratteggio piccolo la risolvenza ai bordi estremi.

ASAHI PENTAX 18/3.5

Apertura minima: F/22
Angolo di campo: 100°
Lenti e gruppi: 12/11
Distanza minima: 0,25 m
Dimensioni: 63x61,5mm
Peso: 328 g
Attacco filtri: 58 mm

Davvero un ottimo 18mm, soprattutto come rapporto qualità/prezzo. La resa cromatica è sempre brillante, il trattamento antiriflessi è ottimo (l'unico davvero efficace insieme a quello Zeiss) e la correzione della distorsione è perfetta rendendo questo obiettivo molto adatto per le foto di architettura. Le dia sono sempre equilibrate e piacevoli, peccato per la resa ai bordi davvero bassa sino ad F/11 (vedi grafico), ma in compenso la resa al centro ed a 1/3 del campo è molto elevata sin dalla massima apertura. Pregevole (anche per le tasche), il diametro dei filtri di soli 58 mm (ma è facile che vignettino, quindi occhio alle montature!).

LEITZ ELMARIT-R 19/2.8

Apertura minima: F/16
Angolo di campo: 96°
Lenti e gruppi: 9/7
Distanza minima: 0,30 m
Dimensioni: 88x60 mm
Peso: 500 g
Attacco filtri: 82 mm

Quella da noi provata è la prima versione in produzione dal 1975 al 1990, disegnata e prodotta negli stabilimenti della Leitz in Canada. Sarà questo il motivo per cui al rendimento eccezionale al centro sono contrapposti dei bordi quasi illeggibili? Anche il contrasto non è quello che ci si aspetterebbe da un obiettivo Leitz più che altro per colpa dell'astigmatismo, abbastanza pesante sino ad F/8. La distorsione è ben corretta (appena un po' di cuscinetto agli angoli estremi, ma da tenere presente per le riprese di architettura), mentre il trattamento antiriflessi è insufficiente. Sembra che la 2a versione, riprogettata ex-novo e con 12 lenti in 10 gruppi, abbia ben altre prestazioni, ma non abbiamo avuto modo di provarla. Ottime le rifiniture e la realizzazione meccanica come ci si aspetta da un obiettivo di questa marca e prezzo.

NIKON AI 18/4

Apertura minima: F/22
Angolo di campo: 100°
Lenti e gruppi: 13/9
Distanza minima: 0,30 m
Dimensioni: 89x58,5 mm
Peso: 325 g
Attacco filtri: 86 mm

Molto deludente la resa di questo Nikon sino ad F/11: come si può vedere dal grafico la resa è appena sufficiente al centro mentre i bordi sono quasi illeggibili e le prestazioni aumentano molto lentamente con la chiusura del diaframma. In compenso la correzione della distorsione è ottima e la resa generale, grazie ad una buona saturazione dei colori, riesce a farlo sembrare migliore di quello che è. I moderni Nikon AF vantano prestazioni ben superiori, ma c'è da dire che nessuno di essi è davvero ben corretto per la distorsione: segno palese di una scelta del marchio di puntare al reportage ed al paesaggio più che alla fotografia di architettura. Il trattamento antiriflessi è mediocre come di consueto per questa marca.

OLYMPUS OM 18/3.5

Apertura minima: F/16
Angolo di campo: 100°
Lenti e gruppi: 11/9
Distanza minima: 0,25 m
Dimensioni: 62x42 mm
Peso: 250 g
Attacco filtri: 72 mm

Un gioiellino che non può non far rimpiangere la vecchia linea OM. La resa non solo è molto elevata sempre a tutti i diaframmi, ma è anche incredibilmente omogenea tra centro e bordi. La distorsione è perfettamente corretta e le dia sono sature e brillanti (fin troppo: spesso tende a chiudere le ombre ed è meglio non adoperare pellicole troppo sature come la Velvia). L'obiettivo è il più piccolo e leggero del test, anche se non ci piace la lente frontale molto sporgente ed esposta. L'efficacia del trattamento antiriflessi è nella media.

SIGMA 18/2.8

Apertura minima: F/22
Angolo di campo: 100°
Lenti e gruppi: 12/10
Distanza minima: 0,23 cm
Dimensioni: 78x80 mm
Peso: 350 g
Attacco filtri: 77 mm

È tra i supergrandangolari più luminosi, ma anche tra i più ingombranti e pesanti. La qualità generale delle immagini è molto bassa: le dia sono poco contrastate e caratterizzate da un notevole flare. Anche la distorsione è corretta malissimo, il che lo rende del tutto inadatto alle riprese di architettura. In compenso la risolvenza al centro è molto elevata (il grafico ha un andamento molto simile a quello del Leitz, ma i bordi sono più definiti) ed è pregevole la presenza dei filtri incorporati, ma questi pregi non bastano a farci consigliare questo obiettivo neanche trovandolo d'occasione ed a buon prezzo in un mercatino.

TAMRON SP 17/3.5

Apertura minima: F/22
Angolo di campo: 104°
Lenti e gruppi: 12/10
Distanza minima: 0,25 m
Dimensioni: 70x43 mm
Peso: 290 g
Attacco filtri: 82 mm

Di solito abbiamo sempre giudicato bene i Tamron SP (Super Performance) a partire dall'ottimo 90 macro, ma questo 17mm non è senz'altro all'altezza del nome che porta non solo per la risolvenza, ma anche per la correzione della distorsione e per la resa generale alquanto modesta (le dia hanno sempre un contrasto piuttosto basso). Anche il trattamento antiriflessi è insufficiente e l'obiettivo recupera in parte (ma non basta di certo per farcelo apprezzare) solo grazie alla cura della realizzazione ed alla presenza dei filtri incorporati.

ZEISS DISTAGON 18/4

Apertura minima: F/22
Angolo di campo: 100°
Lenti e gruppi: 10/9
Distanza minima: 0,30 m
Dimensioni: 70x51,5 mm
Peso: 350 g
Attacco filtri: 86 mm

Un ottimo obiettivo in grado di fornire diapositive sempre molto brillanti - ma con un'ottima leggibilità anche nelle ombre - a qualsiasi diaframma ed in qualsiasi condizione di luce (il trattamento antiriflessi, come al solito, è ineccepibile). La resa è molto elevata al centro ed abbastanza omogenea ai vari diaframmi e tra centro e bordi (il grafico, come si puo' ben vedere, è molto compatto) anche se non arriva ai livelli dell'incredibile Zuiko della Olympus. Anche la distorsione è molto ben corretta, e così tutte le altre aberrazioni. La realizzazione meccanica e le rifiniture sono all'altezza del nome che porta.

Rino Giardiello © 06/2001
Riproduzione Riservata

Desidero ancora ringraziare tutti gli amici che hanno permesso la realizzazione di questo test durante una serie di bei weekend passati insieme all'insegna della fotografia e dello star bene insieme.
I grafici sono stati tratti da vari numeri del 1980 ed 1981 della scomparsa rivista "Il Fotografo" della Mondadori e tutte le ottiche da noi testate risalgono allo stesso periodo.