Secondo la Leitz la memoria viene mantenuta per circa 30 secondi, secondo le nostre prove invece dura più di cinque minuti. Mentre l'esposizione viene così bloccata i led sulla scala dei tempi continuano a registrare eventuali cambiamenti di livello di illuminazione, ciò che ci porta a pensare che la memorizzazione non è più in atto, ma dando un'ulteriore prova di sicurezza nell'indicare che il livello di illuminazione non è cambiato. Con la R3 l'ago si abbassava di colpo durante la memorizzazione dell'esposizione in modo che si era certi che la misurazione fosse effettivamente bloccata; tuttavia bisognava confidare sulla propria sensibilità nel caso il livello di illuminazione cambiasse. In ogni caso basterà rilasciare il pulsante di scatto e riabbassarlo per essere certi della lettura. Il successivo led è quadrato con la lettera A che indica la misurazione media a preferenza centrale di uso generale, con il sistema a priorità dei diaframmi, sistema che è tra quelli oggi più apprezzati. In queste condizioni l'esposimetro della R4 risulta più sensibile di due diaframmi che non con la misurazione spot (comprendendo anche la misurazione dell'esposizione manuale che è possibile solo con il sistema spot); la correzione manuale dell'esposizione in questo caso è la chiave per la realizzazione di immagini creative e di qualità superiore.
Il blocco della misurazione non è invece consentito, e questo può essere considerato tutto sommato irrilevante nella misurazione di tipo semi-spot o a preferenza centrale. In ogni caso è possibile intervenire sulla R4 con correzioni cosi piccole, fino a mezzo diaframma, correzioni che è possibile fare con facilità anche con luce scarsa. Il sistema di correzione manuale dell'esposizione funziona uniformemente in tutti i modi consentiti dalla R4 tranne che coi flash, cosi che è possibile mantenere la propria correzione anche modificando il modo di misurazione passando dal manuale al programmato. In ogni caso il led a triangolo invertito che lampeggia vi ricorderà sempre che questa modifica è stata introdotta nel sistema di esposizione.
Utilizzando il sistema di esposizione programmata (indicato dalla lettera P), la R4 seleziona sia il tempo di scatto che l'apertura dei diaframma in modo tale che i tempi di scatto aumentano subito in modo di ridurre il pericolo del mosso. Poi aumenta anche l'apertura dei diaframma e i tempi di scatto vanno di pari passo. Con la sensibilità di 400 ASA, usando un obiettivo f/1.4, il programma consente esposizioni comprese tra 1/8 di sec. a f/1,4 fino a 1/1000 di sec., con apertura di diaframma f/11. Sopra e sotto questi livelli di illuminazione la necessità di modificare qualcosa viene segnalata dal lampeggio di uno dei due led a forma di freccia. Nell'uso programmato è possibile controllare nel mirino l'apertura preselezionata (che è l'apertura più piccola consentita da ciascun obiettivo) e il tempo di otturazione selezionato. L'apertura effettiva di diaframma non può invece essere letta. Proprio perché il preselettore dei diaframma resta fisso sulla posizione dei diaframma più chiuso.
Una T indica l'automatismo di esposizione con la priorità dei tempi. In questa condizione il fotografo regola il tempo di scatto e l'apparecchio determina di conseguenza l'apertura dei diaframma. L'esposimetro dell'apparecchio misura in questa situazione l'intera area inquadrata, regola l'apertura di diaframma e indica attraverso il sistema a led l'apertura selezionata effettivamente, apertura che appare sulla parte destra dei mirino al posto della scala dei tempi visibile in tutte le altre condizioni di uso.
Come la Minolta XD-7, la R4 corregge anche gli errori. Supponiamo di aver selezionato il tempo di 1/250 di sec. e che la luce cada così velocemente che la massima apertura dell'obiettivo non sia più sufficiente. In questo caso vedremo l'indicazione a led scendere verso il valore più aperto dell'obiettivo, quindi sparire e venir rimpiazzato dal led a forma di freccia che indica il basso proprio al di sotto della scala delle aperture di diaframma. Questo significa che occorre modificare il tempo di scatto su una velocità più lenta. Ma qualora questo non dovesse essere fatto provvederà l'apparecchio stesso a modificare questa situazione; come la XD-7, l'apparecchio non indicherà nel mirino il tempo effettivamente selezionato, per conoscere il quale occorrerà regolare manualmente il selettore dei tempi fino a raggiungere la stessa indicazione dell'apertura dei diaframma.
La R4 ha ancora un ulteriore modo di funzionamento: quello previsto con i flash dedicati. La R4 può funzionare anche con qualunque flash dedicato che funzioni con gli apparecchi della serie Minolta X. I flash vengono applicati tramite l'attacco a slitta e l'apparecchio indicherà che il flash è in ricarica con il led a freccia nella parte superiore che lampeggia. Quando il led si spegne il flash è ricaricato e il tempo di scatto dell'apparecchio è automaticamente regolato su 1/100. Scattato il lampo, l'esposimetro torna a funzionare in funzione della luce ambiente fino a che il lampo stesso non è di nuovo ricaricato. Con questo apparecchio bisogna comunque ricordarsi di regolare l'apertura del diaframma sul valore indicato dal flash. Infatti l'esposizione non è calcolata con il sistema direct degli ultimi apparecchi elettronici e l'apertura dei diaframma inoltre non è controllata in alcun modo dal flash stesso. Questa è forse l'unica caratteristica veramente in meno che presenta la R4 rispetto ai più recenti apparecchi della concorrenza. Abbiamo comunque notato con una certa curiosità che esiste spazio sufficiente per l'applicazione di nuovi contatti per il flash, il che lascerebbe pensare a una possibile evoluzione in questo senso negli apparecchi a venire.
Tornando al mirino, dobbiamo sottolineare l'uso intelligente che viene fatto dei led. Infatti quando essi si accendono costantemente vuoi dire che tutto funziona perfettamente; quando invece lampeggiano vuoi dire che qualcosa probabilmente non funziona o che qualche errore è stato commesso. Nei due sistemi di utilizzazione in automatismo a priorità dei diaframmi essi hanno sempre un solo significato. Nell'uso a priorità dei tempi un led che lampeggia indica, invece, che si è dimenticato di regolare l'apertura del diaframma dell'obiettivo sul valore minimo necessario per il funzionamento a priorità dei tempi e che l'apparecchio si sta regolando da solo in modo da ottenere un'esposizione corretta di compromesso. L'esposizione sarà giusta, ma non si potrà sapere se il tempo scelto dall'apparecchio sarà abbastanza vicino a quello desiderato.
Con la priorità dei tempi occorre ricordare che l'apparecchio offrirà tempi diversi qualora il diaframma non sia regolarmente posizionato. Infatti regolandolo su un'apertura maggiore di quella minima viene ridotto di conseguenza il campo di utilizzazione. Questo porta ad un interessante interrogativo: supponete ad esempio di volere utilizzare un'apertura di diaframma piuttosto grande per mettere fuori fuoco uno sfondo. È possibile regolare il diaframma su f/8 e far funzionare l'apparecchio con la priorità dei diaframmi, oppure è possibile anche lavorare a f/8 con la priorità dei tempi lavorando tra la massima apertura e il diaframma f/8, facendo in modo che il tempo di scatto sia il più vicino possibile a quello necessario; questa è naturalmente una possibilità che richiede una certa sperimentazione, anche perché non è sempre facile con la priorità dei tempi far andare d'accordo le proprie necessità con la tecnica di questo apparecchio.
Quando si usa il modo di esposizione programmato, il led con la P lampeggia se si è dimenticato di chiudere al massimo l'apertura dei diaframma per le stesse ragioni appena esposte. Se si dimentica di regolare il diaframma sul valore più chiuso continuando ad ignorare l'avvertimento dei led, l'apparecchio funzionerà fornendo una corretta esposizione, ma entro la porzione del programma consentita dall'apertura impostata. Ad esempio, se il diaframma impostato è f/8, solo la parte del programma compreso tra f/8 e l'apertura massima potrà funzionare. Il livello di illuminazione che richiede un'apertura di diaframma più piccola di f/8 porterà a sovraesposizione. Quindi occorre certamente fare attenzione agli avvertimenti dei led nell'uso programmato.
Torniamo all'esterno sul frontale dell'apparecchio: vi troviamo il comando per la regolazione elettronica dell'autoscatto con ritardo di 8" (quello dell'apparecchio da noi provato offriva un ritardo di 9,6"). Un led rosso lampeggia a ricordare il funzionamento dell'autoscatto e aumenta la frequenza dei lampi a circa due secondi dal momento dello scatto stesso. L'autoscatto può essere azzerato durante il suo funzionamento senza alcun problema e può essere anche anticipato dall'uso diretto del pulsante di scatto. Proprio al di sopra del comando dell'autoscatto è posta la leva per il controllo visivo della profondità di campo che è di facilissima utilizzazione. Occorre ricordare tuttavia che usando l'apparecchio in automatismo a priorità dei tempi o in modo programmato quando l'obiettivo deve essere regolato sulla chiusura minima, è proprio il controllo della profondità di campo direttamente nel mirino che viene limitato poiché il diaframma si chiude alla minima apertura. In questi casi bisognerà regolare il diaframma sull'apertura che si intende utilizzare, premere la leva e successivamente riportare il preselettore dei diaframma sull'apertura minima. In questa fase il led nel mirino lampeggerà a ricordare che è stato regolato il diaframma su un'apertura diversa da quella minima. Questa è una limitazione congenita degli apparecchi a priorità dei tempi inclusa la Minolta XD-7 e la Canon AE-1. Tuttavia, poiché il diaframma degli obiettivi della R4 non richiede alcun blocco di sicurezza (grazie al segnale led nel mirino) questa operazione è più facile che con gli altri apparecchi.
Sempre accanto all'autoscatto, sull'innesto degli obiettivi è presente il pulsante di sblocco degli obiettivi stessi che serve da punto di riferimento per il montaggio. Occorre allineare la sferetta rossa classica degli obiettivi Leitz con il riferimento e ruotare di 45° l'obiettivo in senso orario per bloccarlo fermamente sulla montatura cromata, la cui robustezza e solidità è tradizionale degli apparecchi Leicaflex e sulla quale è superfluo ogni commento. La R4, a questo proposito, può utilizzare tutti gli obiettivi realizzati o modificati per l'uso sulla R3: almeno circa 30 obiettivi con focali che vanno dai 15 mm agli 800 mm. Una delle caratteristiche tecniche della linea degli obiettivi Leica è la mancanza assoluta di leve di alcun genere che sporgano dalla parte posteriore; per questo gli obiettivi possono essere appoggiati con la lente frontale in alto con relativa sicurezza. Sulla parte destra dell'innesto degli obiettivi è presente una singola presa di sincronizzazione per l'uso di flash da studio o per flash elettronici professionali. Non è consigliabile l'uso contemporaneo della slitta con contatto caldo e la presa di sincronizzazione, sebbene la stessa Leitz faccia sapere che non vi sono controindicazioni. C'è inoltre da tener presente che è anche consigliato di inserire i flash dedicati nella slitta con i relativi contatti spenti. L'inserimento di un flash acceso e carico sulla slitta con i contatti di dedica potrebbe causare alcuni danni alla circuitazione elettronica.
Il dorso si apre normalmente sollevando il bottone di riavvolgimento. Su di esso una lunga piastra pressapellicola e le guide di stabilizzazione della stessa. La tenuta della molla di richiamo del pulsante di riavvolgimento è particolarmente elevata, ciò che rende difficile l'apertura accidentale dei dorso stesso; il piano pellicola è stato lavorato con estrema finezza e la Leica ritiene che sia ancora più perfetto e preciso di quello della R3. L'otturatore, realizzato dalla Seiko, muove le proprie lamelle verticali con una grande silenziosità e con una grande dolcezza. La sua robustezza è tale che consente anche l'uso del motore con quattro fotogrammi al secondo. Il meccanismo è stato testato in fabbrica per oltre centomila scatti senza che siano apparsi segni di stanchezza. All'interno si nota il sistema originale Leitz per l'aggancio della coda della pellicola che consente un'operazione veloce e di assoluta affidabilità. L'operazione è egualmente semplice sia che l'apparecchio abbia il winder montato o il motore.
Il dorso della R4 è perfettamente intercambiabile con i dorsi Minolta XD-7, tra cui il dorso Data Back D che è sicuramente la base sulla quale è stato realizzato il dorso Data Leitz. Sempre sulla parte posteriore, l'oculare rettangolare è leggermente incassato in modo da evitare che il grasso presente sulle ciglia degli occhi possa sporcarlo con facilità, ciò nonostante la sua pulizia è estremamente semplice. L'ingrandimento del mirino è di 0,85X e sullo schermo appare il 92 per cento di quello che viene registrato sulla negativa. Accanto all'oculare, sulla sinistra, un piccolo dischetto è accoppiato con una tendina che serve a impedire l'entrata di luce attraverso l'oculare, esattamente come sulle Minolta della serie X. Il disegno di questo pulsantino rende molto difficile che la tendina entri in posizione accidentalmente come può avvenire sulla Minolta XD-7. Per il mirino sono disponibili delle lentine di correzione diottrica e un mirino angolare con regolazione dell'oculare. Sul fondello dell'apparecchio si possono notare tre contatti dorati per l'uso dei motore e dei winder; inoltre l'alloggiamento per le due pile S-76 all'ossido d'argento sul cui coperchietto appare una piccola fessura attraverso la quale si può controllare se la batteria è inserita o no. Troviamo poi il classico innesto a vite per il treppiedi con il comodo pulsantino per il riavvolgimento e le doppie esposizioni e la presa di forza per l'uso del winder e del motore. Proprio davanti all'innesto per il treppiede è presente un singolo contattino dorato. Montando il winder o il motore questo contattino viene utilizzato per fornire l'alimentazione al circuito elettronico dell'apparecchio escludendo automaticamente le pile all'ossido d'argento.
Il winder R4 è realizzato con estrema professionalità. Il suo montaggio è facilitato dalla perfetta posizione dei perni di riferimento, e il bloccaggio contro il fondello dell'apparecchio è reso estremamente robusto dal telaio in pressofusione di alluminio del motore stesso. Originale l'accoppiamento a frizione in gomma del motore del winder con la trasmissione per l'avanzamento che consente di offrire la giusta potenza di trascinamento in funzione della resistenza dei film e del caricatore in uso. Sul frontale un pulsante di scatto per la ripresa continua a due fotogrammi/sec. e un attacco a vite per l'impugnatura senza la levetta per l'apertura dell'alloggiamento pile. Sul fondello del winder il pulsante per comandare quello di riavvolgimento sull'apparecchio (utilizzabile anche per esposizioni multiple con l'uso del motore) e la vite con la chiavetta pieghevole per il fissaggio all'apparecchio. Sul dorso del winder un coperchietto a vite scopre una contattiera a cinque poli per l'utilizzazione dei winder con il comando a distanza Leica o con un qualunque comando via cavo la cui lunghezza non sia superiore ai 30 metri; il comando a distanza può essere effettuato anche con un comando radio o a raggi infrarossi.
Interessante il telecomando RC Leica R dotato di un display a led che indica anche il numero dei fotogrammi esposti (fino a 99): il telecomando, che è dotato di temporizzatore incorporato programmabile tra 0,5 sec. e 10 min., può anche essere programmato per realizzare esposizioni multiple sullo stesso fotogramma. Un segnale acustico avverte infine che il motore è rimasto programmato sulle esposizioni multiple ogni volta che viene premuto il pulsante di scatto. Nell'uso, il winder si è dimostrato estremamente silenzioso e dolce, la sua solidità di costruzione dà grande sicurezza anche se il suo peso è superiore alla norma. Una nota critica è dovuta al sistema di sblocco dell'alloggiamento batterie: la sua posizione sul davanti ha causato qualche volta l'apertura accidentale dell'alloggiamento stesso; la soluzione da noi trovata è stata quella di proteggere la levetta con un piccolo pezzo di nastro adesivo. Il winder offre un'autonomia di circa 150 caricatori da 36 pose utilizzando sei pile alcaline. Il pulsante sull'impugnatura è dotato di un sistema di blocco contro le esposizioni accidentali; senza l'impugnatura, invece, il pulsante appare piuttosto incassato e quindi anche in questo caso la protezione contro gli scatti accidentali esiste. Al contrario il pulsante principale dell'apparecchio non è protetto tanto che una pressione attraverso la stessa borsa floscia può far entrare in funzione uno o due led nel mirino quanto basta per far esaurire le pile, come accade con la XD-7. Occorre quindi una certa attenzione.
Il motore funziona correttamente con caricatori da 36 pose e si spegne automaticamente dopo che l'apparecchio ha raggiunto il 36° fotogramma. Spostando in fuori la leva di carica dell'apparecchio il motore viene spento e viene così consentito l'avanzamento manuale, siamo riusciti in questo frangente a ottenere due ulteriori fotogrammi dopo che il motore si era spento. Anche se le istruzioni raccomandano l'uso di rullini da 36 pose, con il winder o il motore abbiamo utilizzato anche caricatori da 20 pose e senza alcun problema; infatti al termine della pellicola il motore viene staccato automaticamente.
La R4, naturalmente, offre la possibilità di intercambiare gli schermi di messa a fuoco. Togliendo l'obiettivo si esegue l'operazione grazie ad un piccolo strumento di pratico uso che viene fornito con gli schermi supplementari. Questi vengono tenuti nella corretta posizione per il massimo dell'accuratezza della messa a fuoco da un sistema a tre punti di ancoraggio. Lo specchio multicoated è di dimensioni abbastanza ragguardevoli per ridurre al minimo le possibilità di vignettatura con i teleobiettivi. Sotto allo specchio principale vi è un secondo, più piccolo specchio, lavorato come una lente di Fresnel e che riflette il massimo della luce verso la cellula al silicio posta sul fondo dell'apparecchio. In tutti i modi di utilizzazione, a parte la misurazione manuale e quella con automatismo a priorità dei diaframmi con lettura spot, la cellula misura l'area completa dello schermo Fresnel secondario. Nella misurazione spot invece un piccolo gruppo ottico di 45 mm di focale e luminosità f/1,1 viene a porsi di fronte alla stessa cellula al silicio, che ha una superficie di lettura pari a un cerchio di 7 mm mm di diametro al centro dello schermo di messa a fuoco.
La Leica R4, in conclusione, è l'apparecchio che, come dice la Leitz, può fare semplicemente tutto o, aggiungiamo noi, quasi tutto. L'apparecchio, sebbene possa sembrare molto complicato nell'uso dalla lettura del libretto di istruzioni, è più facile a utilizzarsi di quanto non possa sembrare. Il sistema di informazioni a led nel mirino fornisce informazioni facili e immediate di tutto quanto sta accadendo; la lettura dell'esposizione è veloce e non concede nulla alla possibilità di confondersi. Molto comodo il blocco della memoria che come in molti altri casi consente di poter utilizzare al massimo anche per riprese impegnative questo apparecchio molto sofisticato. Questo miscuglio di elettronica asiatica e di ottica tedesca ha portato al risultato che interessa comunque anche l'amatore particolarmente esigente e danaroso.
Test di Modern Photography pubblicato su Reflex Test Speciale n. 1 - dicembre 1982
Il test di Nadir è qui
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