NIKON F65
Nikkor-G 28-80
f/3.3-5.6

E' PICCOLA, LEGGERA E COMPATTA, MA VALE LA PENA ACQUISTARLA AL POSTO DELLA BEN PIU' RECENTE ED ECONOMICA F55?

Nadir Magazine ©PICCOLINA MA NON TROPPO
Il segmento di mercato delle reflex di fascia medio-bassa è probabilmente il più convulso. La tecnologia avanza con la rapidità che conosciamo, i produttori si fanno un'agguerrita concorrenza fino all'ultimo Euro possibile, ed i consumatori si trovano a dover scegliere tra modelli che sempre più finiscono con l'essere un inevitabile compromesso tra le compatte autotutto da 100 euro e le fotocamere professionali da 1500 euro a salire.
In quest'ambito, al momento in cui scriviamo la proposta Nikon si concreta di due modelli: la F55, da pochissimo sul mercato, e la ben più stagionata F65, proposta a fine 2000 in sostituzione della F60.
La F65, venduta in abbinamento ad uno zoom Nikkor-G 28-80 f/3.3-5.6, si posiziona indicativamente nella fascia di prezzo tra i 450 e i 500 Euro, quindi in diretta concorrenza con fotocamere quali la Canon Eos 300, le Minolta 505 e 5, e le Pentax MZ-6, MZ-7 ed MZ-30.

Diciamo subito che, prendendo la fotocamera in mano, si ha subito la sensazione di avere tra le mani poco più che una compattona: è davvero leggera, tutta in plastica, e solo l'innesto portaottiche in metallo ci trasmette un minimo di tranquillità. Robustezza a parte, comunque, la fotocamera è molto gradevole sia nella finitura nera che in quella argentea, e cade bene in mano. I suoi 395 grammi di peso (solo corpo, senza batterie) sono davvero pochi ed a fine giornata le spalle vi ringrazieranno sentitamente (anche perché di solito ad una F65 non si abbina un 300/2.8…).

Come si vede dalle immagini, l'insieme dei comandi non è molto complicato: praticamente si fa tutto con la rotellina che sporge sul lato destro, a portata di pollice. Abbinandola ai vari pulsantini, ed a seconda del modo di esposizione impostato, si regolano tutte, ma proprio tutte, le funzioni della fotocamera. E, come si vedrà leggendo il test, di funzioni ce ne sono tante.
Nadir Magazine ©

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PANORAMICA
Andiamo con ordine. La F65 è una reflex autofocus con innesto Nikon F, che usa due batterie al litio CR2 da 3V. Adopera la solita pellicola 24x36 (la presenza di un sensore ad infrarossi inibisce l'uso di pellicole ad infrarossi) e nasce per essere utilizzata con le ottiche Nikon di ultima generazione: cioè quelle di tipo AF-G (prive di ghiera del diaframma), o AF-D.

Le limitazioni che sorgono affidandosi ad altre versioni delle ottiche Nikon sono numerose e ben dettagliate nel manuale. Ci sono varie tabelle che indicano "cosa succede montando cosa", in linea di massima bisogna tenere a mente che con ottiche AF-G e AF-D funziona tutto al meglio (con le AF-D bisogna chiudere il diaframma al minimo sull'ottica e regolarlo solo dal corpo macchina), mentre con le altre ottiche (le AI, o le AF prive di CPU) si hanno delle limitazioni che riguardano, a seconda dei casi, l'autofocus, l'esposimetro (o non funziona, o funziona in Matrix "semplice" e non in "Matrix 3D", cioè considerando anche la distanza dal soggetto), l'esposizione (possibile solo in manuale). Stesso dicasi per l'esposizione con il flash (il Matrix Balanced Fill Flash è disponibile solo con ottiche AF-D e AF-G): anche qui, occhio alle tabelle per evitare sgradite sorprese.

Insomma, se avete solo ottiche recenti nessun problema, ma se pensate di inserire una F65 in un corredo Nikon già corposo e con qualche annetto sulle spalle, verificate bene le compatibilità.

L'esposimetro funziona solo in modalità Matrix (con lettura della luce in sei zone), e passa automaticamente in modalità media a prevalenza centrale quando si espone in manuale: c'è un cerchietto nel mirino che indica la zona che l'esposimetro tiene in maggiore considerazione (75%) nell'analizzare la luce. Nikon la definisce una media ponderata al centro, ma se l'avesse chiamata lettura semispot nessuno si sarebbe scandalizzato.

L'autofocus si basa sul sensore Multi Cam900, con cinque sensori a croce, ben visibili nel mirino. Funziona in modalità servo: non si può scattare quando il soggetto non è a fuoco. Quando il soggetto è immobile, tenendo premuto a metà il pulsante di scatto si blocca la messa a fuoco. Se il soggetto inizia a muoversi, il sistema passa in modalità AF continua, e cerca di inseguire il soggetto mantenendolo a fuoco.
In generale, l'AF è abbastanza veloce: non è un fulmine di guerra ma per un uso generico va più che bene. Ovviamente, va in crisi se lo puntate contro una parete bianca o qualunque superficie uniforme o priva di contrasto. In tali casi si attiva un illuminatore ausiliario per agevolare il sistema. Con molti zoom, alle brevi distanze l'illuminatore ausiliario non va utilizzato, come il manuale chiaramente informa (altra tabella). Si può comunque disattivarlo con un pulsantino posto sul davanti della fotocamera.
Lo stesso pulsantino, se azionato insieme alla rotella di selezione, consente di scegliere quale sensore AF utilizzare: tutti e cinque (in questo caso la macchina focheggia sul soggetto più vicino) oppure uno in particolare.
Il flash incorporato ha NG 12 per pellicola da 100 ISO, e copre fino all'angolo di campo di un 28mm. Offre la sincronizzazione sui tempi lenti e sulla seconda tendina, con e senza il prelampo per attenuare gli occhi rossi.
L'otturatore ha tempi da 30 secondi a 1/2000, oltre alla posa B. Il sincro flash è 1/90, valore accettabile ma non certo da primato della categoria (ad esempio, la Minolta 5 e la Pentax MZ-6 arrivano a 1/125). Il motore arriva a scattare 2.5 fotogrammi al secondo.
Il mirino della F65 è piuttosto buono: anche con il 28-80 in dotazione è più che dignitoso a 28mm, mentre diventa davvero buio a 80mm, quando ormai la luminosità dell'ottica è f/5.6. Comunque, montando ottiche più luminose, la visione si è rivelata abbastanza chiara e nitida. Da notare che è dotato di correzione diottrica. Copre l'89% del campo inquadrato, che a quanto ci risulta è il valore più basso tra le fotocamere di questa categoria (ad esempio le Pentax coprono il 92%): siamo ai livelli della Zenit 122 PK…
Gli schermi di messa a fuoco non sono intercambiabili, né è presente la comoda soluzione, vista sulla F80, del mirino reticolato elettronico a comparsa. Le informazioni presenti all'interno sono numerose, complete ed abbastanza visibili anche in luce piena.
La F65 non consente di impostare manualmente la sensibilità della pellicola: con pellicole non DX si imposta automaticamente a 100 ISO, a differenza delle concorrenti che consentono anche l'impostazione manuale, e questo può essere un grosso limite.
Inoltre, non offre il blocco della lettura esposimetrica.

DA VICINO
Analizziamo ora il corpo macchina nei dettagli. Il retro della fotocamera è pulito e sgombro: ci sono solo la finestrella per ricordarci che pellicola stiamo utilizzando, e la piccola rotellina multifunzione sul lato destro. Accanto al mirino, c'è un piccolo selettore per regolare la correzione diottrica.
La versione con dorso data, ovviamente, ha sul dorso anche i comandi per le varie impostazioni del datario.
Il fondello è altrettanto sgombro: ci sono solo il vano portabatterie e la presa filettata per il treppiedi.
Osservando frontalmente la fotocamera, notiamo sul lato sinistro l'illuminatore AF (nonché led per l'autoscatto e prelampo per attenuare l'effetto occhi rossi) ed il pulsante per la previsualizzazione della profondità di campo. Sulla destra dell'ottica, invece, abbiamo il selettore per la messa a fuoco (automatica o manuale), il pulsante di sblocco dell'obiettivo, ed un pulsantino già descritto che serve per spegnere l'illuminatore AF (se premuto da solo) o per selezionare il sensore di messa a fuoco (se lo si tiene premuto e nel contempo si agisce sulla famosa rotellina).
Vicino al flash c'è un altro pulsantino che serve per farlo sollevare (se premuto da solo), o per selezionarne la modalità di funzionamento quando azionato insieme alla rotellina.
Completiamo il nostro giro analizzando la parte superiore della fotocamera: all'estrema sinistra c'è una ghiera che serve per impostare il modo di esposizione. Si può esporre in manuale, a priorità dei tempi, a priorità dei diaframmi, in automatismo programmato. Oppure ci si può affidare ad uno dei cinque programmi preimpostati: macro, paesaggio, sport, ritratto, notturno. Sono abbastanza autoesplicativi, ci chiediamo però come faccia la F65, con lo zoom a corredo impostato a 80, a sfocare lo sfondo (nel programma "Ritratto") con una massima apertura di f/5.6…
Questi programmi preimpostati non consentono di effettuare bracketing o esposizioni multiple.
Esiste inoltre una modalità ancora più "autotutto" che, appunto, fa tutto da sola. La differenza tra la modalità "autotutto" ed il normale automatismo programmato è che, con quest'ultimo, è possibile attivare il bracketing, le esposizioni multiple, la compensazione dell'esposizione ed il sincroflash sui tempi lenti o sulla seconda tendina. Inoltre è possibile variare la coppia tempo/diaframma mantenendo inalterato il valore EV scelto dalla fotocamera, ma non possiamo fare a meno di notare che chi sia in grado di fare questo di solito espone direttamente a priorità dei diaframmi, anziché attivare un automatismo per poi sopraffarlo.
Sulla destra della ghiera ci sono due ulteriori pulsantini: uno è per l'autoscatto (e per il telecomando, acquistabile a parte), l'altro per il bracketing e le esposizioni multiple. Azionato insieme all'ultimo pulsantino che descriveremo, attiva inoltre il riavvolgimento della pellicola.
Continuando a spostarci verso destra, notiamo la slitta portaflash, e poi un ampio e comodo LCD, che offre all'utente tutte le informazioni necessarie alla gestione della fotocamera (numero fotogrammi, sensori AF attivi, modalità flash, tempi e diaframmi, compensazioni varie, e così via). Alla destra del display c'è l'ultimo pulsantino: serve alla compensazione dell'esposizione (+ o – 2 stop, a passi di mezzo stop), con la rotellina serve a selezionare il diaframma quando si espone in manuale; infine, con l'altro pulsantino già citato attiva il riavvolgimento del rullino.

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Una foto banale fatta in modalità autotutto che più autotutto non si può. Abbiamo solo messo a fuoco, usando il sensore centrale, sul musetto del criceto, poi abbiamo fatto fare alla Nikon fidandoci dell'esposimetro e del flash. Come si vede, tutto bene.

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Fatte con lo zoom e la F65 in modalità "macro": niente male direi, per un uso amatoriale.

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La resa è buona (anche come esposizione e bilanciamento del flash), solo che le foto di questo zoom sono terribilmente piatte: non abbiamo dubbi nel preferire a quest'obiettivo il 50/1.8 che, sebbene economico, è di tutt'altro livello.

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Due foto scattate alla focale più corta: la resa sarebbe accettabile (seppure ai minimi livelli amatoriali) se non fosse per l'evidente distorsione a barilotto.

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SUL CAMPO

Leggera, compatta ed ergonomica, la F65 si usa con piacere, e senza perderci troppo la testa una volta presa dimestichezza con i suoi (non pochi) comandi, purché non le si chieda la flessibilità e la rapidità operativa tipiche di modelli di fascia superiore.
E' alquanto silenziosa, si impugna bene ed ha forme abbastanza gradevoli da piacere anche al pubblico femminile (aggiungiamo, a titolo assolutamente personale, che la versione argentea ci piace molto di più di quella nera).
L'autofocus è affidabile ed abbastanza veloce, il Matrix di Nikon è a dir poco collaudato e, quando serve, ci si può affidare alla compensazione dell'esposizione se l'esperienza ce lo suggerisce.
Nella prova sul campo, l'esposimetro Matrix e l'autofocus si sono comportati più che bene. Abbiamo anche cercato di scattare il più possibile come se stessimo usando una compatta autotutto, ed i risultati sono stati positivi. Le diapositive sono risultate quasi tutte esposte in maniera impeccabile, e la messa a fuoco è risultata precisa ed affidabile. L'unico problema riguarda la portata del flash: le foto che abbiamo scattato a soggetti disposti a qualche metro di distanza (più o meno sopra i 4 metri) sono venute leggermente sottoesposte. Quindi attenzione alla portata del piccolo lampeggiatore incorporato.


L'OTTICA A CORREDO

Si tratta di un Nikkor-G 28-80 f/3.3-5.6. Decisamente buio (a 50mm è un f/4.5…), del resto basta tenerlo in mano per rendersi conto che si tratta di un prodottino di basso livello, plasticoso e "ciaccolante". Col sole alle spalle ed alle aperture intermedie (da f/5.6 a f/11) va benissimo per le stampine fotoricordo, ma non chiedetegli di più. A tutta apertura, la vignettatura è piuttosto visibile a 28mm, bisogna passare a 35mm per farla scomparire. Decisamente modesti la correzione della distorsione e il trattamento antiriflesso, com'era prevedibile in un'ottica del genere. In sostanza, si tratta del classico zoom che va benissimo per chi
tiene la reflex nel cassetto e la usa tre volte l'anno; ma l'utente che avesse un minimo di pretese in più farebbe meglio a dotarsi di ottiche di ben altro livello.
Le immagini che abbiamo ottenuto (su pellicola Fuji Provia 100F) hanno mostrato, nel complesso, colori piacevoli ed una definizione più che buona, soprattutto in condizioni di luce piena. Ovviamente, in situazioni più rognose (poca luce, o misto di luci naturali ed artificiali), lo zoom è stato palesemente messo alla corda. Ma se la gente continua a comprare le ottiche fisse, più luminose e ben più costose, un motivo ci dovrà pur essere, no?


CONCLUSIONI

Che dire della F65? Complessivamente ci è abbastanza piaciuta, tenendo però presente il bacino di utenza per cui è stata pensata. Non è regalata, d'accordo, e spendere quasi un milione per ritrovarsi tra le mani tutta quella plastica può far storcere il naso, ma non è che la concorrenza offra di meglio dal punto di vista della qualità costruttiva. Comunque, oltre alla plastica la sostanza c'è: le funzioni non mancano, e se si resiste alla tentazione di affidarsi sempre e solo alla modalità autotutto ci si può anche divertire a fotografare con un minimo di creatività. Il problema semmai è che chi compra la F65 resta quasi sempre ai minimi livelli di cultura fotografica e, soprattutto, di interesse per la fotografia.
Però, per chi costituirà un'eccezione a questa regola la F65 non sarà affatto una delusione. Probabilmente, una volta presa l'abitudine a fotografare in un certo modo, si sentirà il bisogno di un corpo macchina di livello superiore, non tanto per le funzioni disponibili (alla F65 non mancano, come detto), quanto per la loro operabilità: doversi giostrare continuamente tra quattro pulsantini diversi non è il massimo della comodità. E' evidente che la F65 è più pensata per un uso che lasci fare a lei piuttosto che al fotografo.

In sostanza, chi vuole una reflex di fascia bassa, buona per iniziare e che non gli impedisca, eventualmente, di crescere, troverà nella F65 un prodotto complessivamente valido. Ma la concorrenza, dobbiamo dirlo, ci sembra offrire al momento prodotti più competitivi, di prezzo pari se non inferiore, e che non soffrono di alcune mancanze che ci hanno invece colpito nella F65.
Bisogna dire però che la F65 non è un modello recentissimo, quindi è abbastanza comprensibile che le sue più giovani concorrenti la spuntino nei suoi confronti sotto diversi punti di vista. A tale proposito, chi volesse restare assolutamente in casa Nikon farebbe bene a considerare la F55: è un po' più lenta, non ha il tasto di controllo della profondità di campo ed ha l'innesto ottiche in plastica, ma per il resto è molto, molto simile alla F65 (coi suoi limiti), e costa abbastanza di meno (360 Euro all'incirca con il medesimo zoom).

Tornando alla F65, e concludendo, osserviamo che gli utenti più smaliziati probabilmente non si troveranno molto a loro agio con una fotocamera la cui filosofia di fondo è del tipo "poco più che una compatta autotutto". Quindi chi è in cerca di una fotocamera più flessibile, meno rivolta al principiante, o chi è in cerca di un secondo corpo Nikon da aggiungere ad un corredo già esistente, farebbe bene a rivolgersi altrove, per esempio all'ottima F80 pure testata su Nadir, tutt'altro livello di fotocamera.

Agostino Maiello © 07/2002
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