Avevo pochi soldi e accantonai l'idea come un sogno irrealizzabile, ma un'entrata inattesa (proprio al momento giusto) mi permise di rimettere tutto in gioco. Com'è nel mio carattere, incominciai a leggere avidamente tutto ciò che era stato scritto sulle reflex, per affrontare l'acquisto con oculatezza e ponderazione, senza basarmi sulla pubblicità o sui consigli - non sempre disinteressati - delle riviste, degli amici o dei negozianti.
Non so più perché concentrai la mia attenzione sulla Yashica FX-D Quartz. Forse perché poteva montare ottiche Zeiss (ed io non mi potevo ancora permettere le Contax), forse perché a quell'epoca era considerata un apparecchio all'avanguardia sotto molti aspetti, forse perché l'importatore aveva sede nella mia città, il che mi avrebbe consentito di ottenere riparazioni rapide senza dovermi sobbarcare pericolosi invii postali. Fatto sta che quando andai nel negozio di mio cugino Fernando e gli chiesi una Yashica FX-D Quartz lui sgranò tanto d'occhi: "Ma perché proprio quella? Non vuoi che ne parliamo? Non posso consigliarti delle alternative?" No, grazie, risposi, voglio proprio quella. Non ci fu verso: ero sicuro di quello che volevo e nessuno mi avrebbe fatto cambiare idea.
La macchina era venduta con l'obiettivo da 50 mm f/2, che io subito sostituii con il più luminoso f/1,4 (marcato Yashica, non Zeiss). In breve tempo acquistai il 28 mm e uno zoom universale 80-200 di cui mi disfai molto presto, data la sua resa scadente. Quando, un anno più tardi, acquistai la Contax MD-Quartz (mi serviva il TTL-flash e non mi dispiaceva il motore incorporato), sostituii tutti gli obiettivi Yashica con gli Zeiss.
Due giorni fa ho regalato a mio figlio la FX-D (che dopo 18 anni e migliaia di scatti funziona perfettamente). Ormai lavoro prevalentemente in medio e grande formato, e di corpi 35 mm me ne basta uno.
La FX-D è leggera ma robusta, un po' rumorosa (lo specchio si solleva con un clack metallico caratteristico) ma estremamente precisa. I comandi sono semplici e l'automatismo con priorità ai diaframmi è tutto ciò che serve per scattare una fotografia priva di errori ma creativa, senza che la macchina intervenga pesantemente nelle decisioni del fotografo. Leggero e piacevole da toccare il grosso pulsante di scatto elettromagnetico, così come il pulsantino più piccolo, posto sul davanti dell'apparecchio, che consente di controllare i dati esposimetrici prima dello scatto. Nel mirino sono visibili i tempi di otturazione e il segnale di pronto flash, più la spia della sovraesposizione accompagnata da un simpatico bip-bip. Purtroppo il mirino non visualizza il diaframma impostato né il contafotogrammi.
Le Yashica di oggi mantengono una filosofia costruttiva che mette al primo piano la semplicità unita al piacere di fotografare. La "vecchia" FX-3, completamente manuale, si è rivelata tutto sommato la più longeva della famiglia, dato che l'attuale FX-3 Super 2000 non presenta, rispetto alla nonna, differenze di rilievo.
La 109 Multi Program rappresenta invece una concessione ai dilettanti pigri che richiedono una macchina che sappia fare da sola. Che "sappia" fare da sola, non che "faccia" da sola. La possibilità di esposizione interamente programmata (due modalità: standard e high-speed) si affianca al modo interamente manuale, nonché all'automatismo con priorità ai diaframmi (per controllare la profondità di campo). Il motore incorporato provvede all'avanzamento e al riavvolgimento della pellicola ed ha possibilità di scatto singolo e continuo. L'apparecchio è compatto e leggero, ha una comoda impugnatura generosamente dimensionata e le sue simpatiche forme arrotondate lo rendono piacevole al tatto.
Michele Vacchiano © 1999