IL GHIACCIO DENTRO
Carlo Riggi, aprile 2011

Il fotografo è un rabdomante, con la sua fotocamera scandaglia le profondità dei luoghi fino a trovare falde emotive altrimenti inattingibili. Lì si trovano le temperature che non ti aspetti, persino in Sicilia, che del calore ha pregna la sua iconografia più diffusa e mendace.

Il carattere “continentale” degli isolani contempla la fascinazione del freddo come condizione precipua dell’anima. Il bianconero permette di eludere le fallaci seduzioni dell’arcobaleno, la fatamorgana dispettosa che si diverte a mostrarci ciò che non siamo. L’isolano socchiude gli occhi per guardare l’orizzonte, smorza la protervia dei coni e si affida all’umiltà dei bastoncelli per apprezzare in toni di grigio, sfumata come solo davvero si può percepirla, la propria verità.

Resistere al caldo, a queste latitudini, non è una lotta partigiana contro un nemico oppressore, è il modo per proteggere un’identità nascosta, intima e timida. Le “case dello scirocco” sono enclaves di deliziosa frescura sottratte al delirio dell’afa, piccole oasi di pace primigenia. Ogni uomo, qui, è fatto così: custodisce la propria natura fredda, silenziosa e solitaria, schermandola gelosamente quando intorno è calura, folla e frastuono. Il siculo è un ossimoro, fuori ha il fuoco e dentro la luna, algida ed enigmatica. La vede, ogni volta che strizza gli occhi per sfidare il sole. La sente, ogni volta che traguarda il mondo dal mirino della propria fotocamera.

Carlo Riggi © 04/2011
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