SCOOP!!
Accecato dall'amore? In crisi di astinenza fotografica? Difficile spiegare l'insano gesto di un uomo che molti di noi giudicavano un maestro. Fatto sta che....
Clamoroso!
MICHELE VACCHIANO ENTRA DA GIOVENZANA
PER ACQUISTARE UNA USA-E-GETTA

E' impazzito? Il racconto di un testimone e le sconvolgenti dichiarazioni rilasciate dal protagonista. Verrà allontanato da Nadir?
Dichiarazioni sconvolgenti

Inversione di tendenza o provocazione?


Non si può mai essere sicuri di niente. Questo è l'amaro commento che sorge spontaneo mentre ci accingiamo ad affrontare l'ingrato compito di riferire ai nostri lettori le dichiarazioni di Michele Vacchiano, rilasciate al nostro inviato dopo avere visionato le stampe ottenute con l'apparecchio usa-e-getta. Colui che credevamo inflessibile assertore della qualità di immagine ha rilasciato dichiarazioni a dir poco sconvolgenti, che certo lasceranno un segno profondo sull'opinione che avevamo di lui. Riportiamo l'intervista senza ulteriori commenti.
Domanda. Dottor Vacchiano, perché questa scelta dell'usa-e-getta?
Risposta. E' ora di finirla con tutte questa cavolate sulla qualità di immagine. Ormai le immagini girano sul web, vengono stampate elettronicamente sui giornali, retinate in modo spaventoso. Quello che ora serve davvero è la praticità, unita alla rapidità di esecuzione.
D. Non le sembra di esagerare? Le foto, comprese le sue, vengono stampate anche su libri, riviste cartacee di qualità, manifesti e poster. La definizione di una usa-e-getta...
R. Guardi, mi creda, la definizione di una usa-e-getta è più che sufficiente. Il menisco convergente in materiale plastico che ne costituisce l'obiettivo garantisce comunque immagini leggibili. Non dimentichi che il menisco di Wollastone fu usato probabilmente anche da Daguerre.
D. Con tutto il rispetto, ma mi sembra che da Daguerre ad oggi la qualità di immagine abbia fatto qualche progresso...
R. Balle. E comunque oggi la qualità di immagine interessa ancor meno che ai tempi di Daguerre: il fotoamatore si accontenta delle stampe formato cartolina fatte in 23 minuti e il professionista pubblica in elettronico a 72 pixel per pollice. Qualità di immagine? Ma non mi faccia ridere!
Vacchiano si allontana con un rapido cenno di saluto: ha deciso che la conversazione è finita. Mentre si volta, notiamo un piccolo rigonfiamento nella tasca del suo giubbotto da trekking: potrebbe essere una macchina usa e getta...
Che cosa succede? Ha cambiato davvero idea o sta provocando? In quest'ultimo caso, qual è il suo scopo? Agisce da solo oppure ha alle spalle una colossale operazione commerciale di cui ancora non si intravedono le reali proporzioni? Sono domande destinate a restare senza risposta, almeno fino a quando non riusciremo a mettere insieme le tessere di un mosaico la cui complessità ancora ci sfugge.





La direzione di Nadir: 
no comment



Sull'incredibile vicenda la direzione di Nadir mantiene un riserbo che nulla lascia trapelare. Certo, la prospettiva di un definitivo allontanamento di Michele Vacchiano è un'ipotesi che forse proprio in queste ore lo staff redazionale sta attentamente vagliando.
Il fatto

Dal nostro inviato a Milano. Ricostruire i fatti di sabato 12 maggio non è così semplice. Sembra che Vacchiano e la moglie siano giunti a Milano in mattinata, abbiano lasciato l'auto al parcheggio di Lampugnano e si siano recati subito in Piazza Duomo con la linea 1 della metropolitana. E' probabile che il nostro collaboratore - il quale ultimamente ci sembra piuttosto distratto - avesse dimenticato a Torino l'apparecchio fotografico. Volendo accontentare la giovane sposa, che evidentemente desiderava un ricordo fotografico della gita, deve aver ceduto alle lusinghe della donna convincendosi ad acquistare l'apparecchio incriminato. 
Il testimone
Dal nostro inviato a Milano. Ci troviamo in largo Augusto. Sono le 14.15 di sabato 12 maggio. Circa due ore fa, poco dopo mezzogiorno, un testimone ha notato Michele Vacchiano entrare nel negozio qui di fronte in compagnia di una donna giovane e piuttosto attraente. Il negozio in questione, ormai storico e noto in tutta Italia, è Giovenzana Foto-cine-ottica srl, che in 700 metri quadri di esposizione offre al cliente una vasta scelta di attrezzature fotografiche, apparecchiature video, Hi-Fi, telefoni cellulari e ottica. Il testimone, che ci ha chiesto di non pubblicare il suo nome, è un fotoamatore milanese, assiduo lettore di "Nadir" e frequentatore di almeno una mezza dozzina di newsgroup. Ma sentiamo il suo racconto.
Domanda. Come fa ad essere sicuro che si trattasse proprio di Michele Vacchiano?
Risposta. Ho conosciuto Vacchiano durante un workshop. Era sicuramente lui.
D. Che cosa ha visto esattamente?
R. L'ho visto arrivare a piedi da via Cerva. Era insieme a una ragazza che indossava un abito leggero di jeans e scarpe di tela. Poteva trattarsi di una delle sue modelle, ma da come si comportavano ritengo fosse sua moglie o la sua fidanzata.
D. Perché, come si comportavano?
R. Beh, camminavano abbracciati, si sorridevano e sembravano piuttosto allegri...
D. Lui com'era vestito?
R. Portava un paio di jeans in tela bordeaux e una polo chiara. Aveva anche un giubbotto da trekking, senza maniche, che teneva slacciato.
D. Che cosa hanno fatto esattamente?
R. Si sono subito diretti verso il negozio di Giovenzana. Hanno guardato un po' le vetrine poi sono entrati. Ero curioso ed anche alquanto emozionato: non ho resistito alla tentazione di seguirli.
D. Che cosa si aspettava?
R. Mah, non so, mi aspettavo che chiedesse chissà quali informazioni professionali, o che acquistasse qualche sofisticato accessorio per il banco ottico... Certo pensavo che fosse lì per qualcosa di importante...
D.E invece?
R. E invece hanno incominciato a girare per il negozio, mano nella mano, ridendo e scherzando tra loro. Toccavano tutto, come fanno i bambini, e si scambiavano commenti ad alta voce come se fossero soli. Quello che più mi ha colpito è stato vedere Vacchiano soffermarsi davanti alla vetrina delle Hasselblad e scoppiare a ridere come un matto.
D. E poi che è successo?
R. Poi la ragazza che era con lui ha cominciato a sussurrargli ridendo "Dài, dài, facciamolo!" Io non capivo a cosa potesse riferirsi, ma vedevo che erano entrambi molto divertiti, quasi eccitati. Hanno esitato un po', sembravano indecisi; stavano per uscire ma poi sono tornati sui loro passi. Lui si è avvicinato al banco, ha detto qualcosa alla commessa e dopo un po' quella gli ha consegnato una macchinetta, sì, di quelle da gettare via dopo l'uso. Diecimilacinquecento lire, senza flash.
D. Che cosa ha pensato in quel momento?
R. Niente, ero annichilito. Ma il peggio è stato quando i due sono usciti dal negozio: Vacchiano si è fatto fotografare dalla moglie proprio lì di fronte, con lo sfondo della vetrina.
D. Stento a crederlo.
R. Si figuri io, mi è crollato un mito. Comunque ho fatto anch'io la stessa foto, non visto, rimanendo lontano e usando il teleobiettivo. Non mi sembrava vero poter documentare un avvenimento del genere. E non è finita qui...
D. Ancora? Che altro è successo?
R. Li ho seguiti per un po'. Hanno passeggiato per il centro fotografandosi l'un l'altro con quella orribile macchina. Ho fatto qualche foto anch'io con il tele [le foto scattate dal nostro anonimo testimone sono pubblicate in queste pagine, N.d.R.].
D. Non trova singolare che un fotografo serio come Vacchiano si comporti da ragazzino in gita con la fidanzata?
R. Non so, sembrava che i due si divertissero molto. 
Fin qui il nostro testimone. In realtà non sapremmo davvero che cosa aggiungere. E' difficile e doloroso, in un momento come questo, tentare di capire. Forse dovremmo lasciare che il silenzio e il tempo ci permettano, in un futuro non lontano, di esprimere sulla vicenda un giudizio sereno. 
In controtendenza
Dal nostro corrispondente a New York. Abbiamo raggiunto telefonicamente il professor Josiah Blumenthal, noto psicanalista junghiano, per sottoporgli il caso. Blumenthal conosce Michele Vacchiano, che in passato gli ha fornito immagini di paesaggi alpini che lo psicanalista utilizza a scopo terapeutico. 
"Non diciamo sciocchezze!" ha dichiarato seccamente il luminare: "Vacchiano ha una spiccata tendenza alla trasgressione e alla sperimentazione di sempre nuove modalità espressive: può darsi che volesse solo divertirsi, in modo informale e spensierato, così come può darsi che volesse provare una sensazione nuova, come per un pilota di formula 1 salire su una automobilina a pedali. Non c'è nulla di male, anzi..."
"E le dichiarazioni che ha rilasciato?"
"Direi che sono nel suo stile. Gli piace giocare."
Insomma, secondo Blumenthal sarebbe tutto nella norma. Ma può essere definito normale un comportamento di questo genere? Chi di noi ha mai visto il proprio professore di latino infilarsi le dita nel naso e divorarne con gusto le caccole? Chi di noi penserebbe che la professoressa di matematica si diverta, una volta lontana dalle mura scolastiche, a scrivere 2+2=5 sulle panchine del parco cittadino? Fino a che punto si possono spingere la ricerca dell'originalità e la trasgressione? Il desiderio di divertirsi può far venir meno quei principi di base che costituiscono il fondamento di una lunga e onorata carriera? E ancora, chi è questa giovane donna capace di convincere un fotografo stimato e conosciuto ad abbandonare quelli che sono i tratti distintivi sui quali sono edificati il suo stile e la sua arte? Sono domande di estrema gravità, alle quali il cronista non può dare risposta: il nostro compito è quello di riportare fatti e opinioni, astenendoci da commenti e giudizi che solo i posteri, forse, saranno in grado di dare con sufficiente serenità d'animo.