Uno dei maggiori problemi in cui si
imbattono i fotografi consiste nel saper valutare le proprie
immagini. Me ne accorgo sconsolatamente ogni volta che devo
sceglierle per queste rubriche. Quali sono le migliori?
Quali scartare? Qualcuno potrebbe chiedersi perché questo
tema in una rubrica di tecnica; in verità la scelta delle
foto non è un fatto a sé stante, ma l'ultimo atto di un
processo consapevole che parte dalla scelta
dell'inquadratura e arriva alla cernita finale. Ci dovrebbe
essere un unico filo rosso che congiunge l'uscire a
fotografare, la scelta del soggetto e delle tecniche per
rappresentarlo, e la valutazione finale sulle immagini che
abbiano centrato meglio lo scopo. Se è vero che le scelte
tecniche sono funzionali all'espressione di un'emozione,
allora dovremo essere in grado di poter giudicare le nostre
immagini in base agli stessi criteri.
Eppure spesso qualcosa interferisce: il coinvolgimento
personale.
Leghiamo alla foto sensazioni individuali ed esclusive,
riferite al momento e alla situazione, sfumature che non
saranno captate da chi la osserva. Personalmente di uno
scatto mi porto dietro tutto: le sensazioni epidermiche, gli
odori, il vento, gli antefatti e gli avvenimenti successivi,
cose che restano solo mie. Come molti, fotografo la Natura
spinto da una genuina passione, cosa che rende anche più
facile farsi condizionare nelle scelte successive.
Oppure capita che la foto sia il frutto dell'intuizione di
un momento, di un'illuminazione che in quell'istante ci
colpisce per la sua forza; così tendiamo a premiare l'idea
piuttosto che l'esecuzione, e a sopravvalutare immagini
banali, o deboli.
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Una foto premiata, ma non priva di difetti
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Di tutte queste sensazioni nulla arriva automaticamente
sulla pellicola solo per il fatto che le si sia provate. L'osservatore
esterno non ne sarà consapevole, e valuterà un'immagine semplicemente per
quello che vede, spesso frettolosamente, in un riquadro di pochi
centimetri.
Le emozioni sono lo stimolo, la pulsione che ci spinge a scattare; ci
vogliono anima, idee, freschezza, e successivamente la capacità di farle
transitare dal cuore e dal cervello al pulsante di scatto. La tecnica ha
proprio lo scopo di aiutarci a incorporarle nell'immagine, seppure in modo
parziale.
La parola chiave è "rappresentare": una fotografia è una mera
rappresentazione, non è l'originale. Essere coinvolto da un soggetto non
basta a produrre una buona immagine. Una facile metafora è quella della
musica: avere un buon orecchio è importante, ma non basta per diventare
musicisti; occorrono la teoria, il solfeggio, la partitura, l'esercizio,
in una parola gli strumenti tecnici per potersi esprimere.
Certo,
inquadrare e scattare è gesto più facile e intuitivo che non suonare uno
strumento anche in modo primitivo, ma, allo stesso modo, chi lo fa non
diventa automaticamente un fotografo: un conto è scattare una foto, altra
cosa è fare una fotografia. Ugualmente, giudicare le proprie foto non può
basarsi esclusivamente sulle nostre sensazioni, ma deve passare attraverso
principi codificati e condivisi.
Per questo è necessario distaccarsi dal vissuto legato ad una particolare
immagine, e cercare di guardarla con gli occhi di un estraneo, solamente
per gli elementi che vi appaiono.
Un primo fattore importante per costruirsi un occhio fotografico è il
confronto. Confronto significa guardare molte foto altrui, frequentare
circoli e associazioni, parlare con gli altri descrivendo le proprie
scelte, imbattersi in nuove idee e punti di vista, offrirsi alla
valutazione esterna. Da soli si inaridisce, anche se si è già fotografi
maturi. Perché il confronto sia costruttivo occorre essere umili,
disponibili a imparare e a mettersi in discussione; chi non è aperto al
giudizio di terzi in genere subisce le critiche, anche le più costruttive,
come un attacco personale. Costui è un narcisista, non propone il proprio
lavoro, ma un'idea di se stesso, ed è preferibile che stia lontano dal
confronto e, magari anche dalla fotografia, e dalla Natura a maggior
ragione. Altrettanto importante tuttavia è sapere che l'opinione altrui è
un punto di partenza: si deve mantenere una propria visione delle cose,
l'originalità del proprio sguardo, per non cadere nella ripetizione
sterile di cliché preesistenti.

Un'immagine che mi è
quasi impossibile giudicare, per i ricordi legati al momento dello scatto.
Per questo, forse, semplicemente una foto che non "voglio" giudicare
Passiamo ai criteri oggettivi e concreti: cominciamo con lo scartare
subito le immagini viziate da errori tecnici: foto mosse o sfuocate, sovra
o sottoesposte, gli orizzonti storti. Non importa quanta fatica ci siano
costate: saper "tagliare" è il primo passo per migliorare e imparare a
valutare. A volte il contenuto di una foto permette di passare sopra
piccoli difetti, ma le trasgressioni alle regole andrebbero ammesse solo
se consapevoli, volute e chiaramente percepibili come tali.
Questo primo
sbarramento non è ovviamente sufficiente: occorrono parametri più efficaci
e rigorosi. Perché allora non usare quelli che vengono presi in
considerazione dalle giurie dei concorsi, dove la difficoltà di una
valutazione oggettiva si applica a volte a migliaia di immagini
simultaneamente?
La Tecnica, come detto, è il primo criterio: le foto non
corrette vanno scartate, a meno che non siano particolarmente meritevoli
sotto altri aspetti; un esempio è la prima foto dell'articolo,
premiata sulla rivista Oasis come miglior paesaggio del 2000. Perché
riproporla qui? Perché è storta, a dimostrazione che il complesso
dell'immagine è stato considerato vincente sul difetto.
La Composizione
poi è fondamentale, in fotografia, a prescindere dal genere, ed è
valutabile in modo oggettivo. La Luce, la sua qualità, la sua suggestione
sono gran parte del fascino di uno scatto: privilegiamo le luci estreme
sin dalla ripresa, e scegliamo di conseguenza le immagini che meglio le
rappresentano. E ancora, l'impatto emotivo del soggetto, la situazione
colta: non basta una confezione esemplare, non si può prescindere da un
contenuto di pari livello; un momento topico in forma non ineccepibile può
essere più meritevole della situazione inversa.
E infine, last but not
least, l'Originalità, la freschezza, il carattere e quant'altro di
autenticamente personale abbiamo messo nella foto.
Vitantonio Dell'Orto © 12/2006
Pubblicato su Oasis ne "L'Angolo della Tecnica"
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