Che gli zoom siano comodi è fuor di dubbio. Che siano versatili
è un po' meno vero, perché se è indiscusso che
il loro campo di azione è più vasto, quella che viene
generalmente chiamata qualità di immagine è in realtà
un fattore limitativo per chi, per esigenze professionali o per il piacere
di produrre belle foto, considera importante la mancanza di distorsione
nelle foto di architettura, la nitidezza dei bordi, bestia nera degli
zoom alle grandi aperture, l'assenza dii riflessi e velature nelle riprese
in controluce. In altre parole, si possono fare ottime foto con gli
zoom, ma in condizioni relativamente ristrette, e, per paradossale che
possa sembrare, lo zoom fa bene la sua parte in un corredo di obiettivi
da usare in maniera ottimale in funzione delle condizioni di lavoro.
Il cacciatore di immagini che vuole fare tutto con un solo obiettivo
è la vittima inconscia della propria scelta. È in particolare
a questo tipo di utilizzatore che si rivolgono queste riflessioni.
Per inquadrare il problema:
- limitiamo la discussione alle focali comprese
tra 28 e 200mm, che costituiscono il grosso del mercato;
- dividiamo in due, come ha già fatto
il mercato, questa gamma di focali, ponendo da un lato gli 80-200
e dall'altro la gamma grandangolare-tele medio;
- per quanto riguarda gli 80-200, rimandiamo
all'articolo sull'alternativa proposta dalla focale fissa di 135mm
pubblicato quest'anno su Nadir:
- concentriamo la nostra attenzione
sulle focali corte, per le quali
- il vantaggio dello zoom è meno
pronunciato, perché a piccoli cambiamenti del punto di
ripresa si accompagnano grandi variazioni del campo inquadrato;
- le difficoltà costruttive ed
i conseguenti compromessi che si devono accettare sono maggiori
che per le focali lunghe;
- esaminiamo i problemi di inquadratura
con i quali il fotografo può essere confrontato, problemi che
possono essere di ordine temporale oltre che spaziale.
Nei suoi termini più semplici possibili il problema dell'inquadratura
si riduce a tre domande: Cosa? Come? Quando? Vediamole una per una.
- "cosa" sta per ciò che
vogliamo includere e, come corollario, ciò che vogliamo lasciare
fuori dal fotogramma;
- "come" può essere
inteso come:
- la pura e semplice dimensione del dettaglio
piu' significativo, o del soggetto principale, se così
preferite, senza riguardo per le dimensioni relative degli altri
dettagli, e che chiameremo semplicemente "dimensione".
- tale dimensione in rapporto a quelle
degli altri dettagli, nel qual caso parleremo di "prospettiva";
- "quando" sta ad indicare l'urgenza
di giungere ad una decisione sul cosa o sul come, imposta da un soggetto
in movimento o da una scena che cambia, e di regolare la fotocamera
in conseguenza.
Per cominciare soffermiamoci sul "cosa" e sul "come".
Con una focale fissa la sola variabile indipendente è la distanza,
e con una sola variabile indipendente si può controllare una sola
variabile dipendente alla volta, le altre ne conseguono e vanno accettate
così come sono.
| Variabile controllata: |
Variabili conseguenti: |
| campo inquadrato |
dimensione
prospettiva
|
| dimensione |
campo inquadrato
prospettiva
|
| prospettiva |
dimensione
campo inquadrato
|
Con uno zoom le variabili indipendenti sono distanza e lunghezza focale. Se si indulge nella pigrizia tanto diffusa tra gli zoomisti e si usa solo la lunghezza focale le cose vanno peggio che con una focale fissa, perché si può controllare il campo inquadrato e dover accettare la dimensione, o si può controllare la dimensione e dover accettare il campo inquadrato, ma non si puo' controllare la prospettiva, che rimane rigorosamente la stessa finché si sta inchiodati allo stesso posto.
Mettiamoci perciò nei panni dello zoomista intelligente che si sposta per cambiare la prospettiva a suo piacimento: possiamo far ricorso alla lunghezza focale per controllare il campo inquadrato accettando la dimensione, oppure per controllare la dimensione, accettando il campo inquadrato.
Pur mettendo in conto che anche gli zoomisti devono cercare il punto di ripresa migliore il vantaggio non è indifferente. Ma vale la pena di giocarcisi sopra la qualità dell'immagine? Saremo in condizioni migliori per deciderlo solo dopo aver esaminato il "quando".
Per lo scopo di questo ragionamento le situazioni alle quali il fotografo deve far fronte possono essere divise in due grosse categorie:
- i soggetti che "possono aspettare".
Per la riuscita di queste foto il tempo necessario per il cambio di
ottica imposto dalla focale fissa è irrilevante, come ben sanno
i fotografi di medio e grande formato. Con lo zoom la qualità
dell'immagine viene sacrificata sull'altare della comodità.
- i soggetti che "non possono aspettare".
Generalmente si tratta di scene di vita a distanza ravvicinata, e
più in particolare di quelle che si presentano veramente in
maniera inaspettata.
Ora, la domanda che io rivolgerei a tutti quelli che adoperano gli zoom per ritrarre scene di vita è: "Quante di queste scene vi si presentano in maniera da richiedere una reazione fulminea, e quante ne perdete perché voi (non la vostra attrezzatura) siete troppo lenti? Quante delle scene di vita che avete ripreso non sono piuttosto il frutto di un riconoscerne da lontano il potenziale fotografico e di catturarlo dopo aver preparato in anticipo il vostro attacco? E per quante di queste foto sparate "dall'anca" avete avuto il tempo di riflettere e di agire su tutte le tre variabili, dimensione, campo inquadrato e prospettiva?".
Sono pronto a scommettere che una onesta risposta sarebbe "Pochissime".
Certamente sono e sono state pochissime per me, e non so voi, ma per questi rarissimi casi non sono disposto a riportare a casa centinaia di immagini di qualità inferiore.
Romano Sansone © 2001/12
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