
| PORTFOLIO GIUSEPPE RAIMONDI |
L'autore motiva il suo eterogeneo portfolio con la seguente introduzione: "Osserva una situazione; ascolta quello che provi. Se ti senti in sintonia con quello che vedi, non pensare; abbandona i tuoi schemi e scatta." |
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Carlo Dalcielo perito chimico di Bagnolo in Piano (RE) osservando il cielo decide di scattare cento Polaroid in un periodo tra il 5 maggio e il 5 settembre 2001. Conoscendo la qualità tecnica della Polaroid possiamo immaginare il risultato. Eppure nel suo insieme le sue foto, attualmente in mostra a Monaco di Baviera, appaiono un diario del cielo con un significato ben preciso. Non si usa il soggetto per produrre un effetto ottico, dove colorazione e forme vengono controllate perfettamente, non viene usato il minimo controllo, qui non si compie nessuna scelta. Ci si abbandona e basta. Ed è quello che fa Giuseppe Raimondi nelle sue foto. Qualcuno potrebbe rilevare che dietro l'obiettivo non c'è nulla o nessuno. Oppure che viene fotografato il nulla dato che tutto è già stato visto, non presentando nulla di nuovo nei suoi scatti. Effettivamente dal punto di vista di quelli che pensano che la sostanza della fotografia stia nel soggetto e non nel gesto, sarà di netta disapprovazione. Dove sta dunque la differenza? Le situazioni sono mutevoli, nella ritualità del gesto viene registrata la realtà che spesso non ha nulla di artistico. Sono forse artistici alcuni animaletti che escono per guadagnarsi i loro quattro passi nel quotidiano? Oppure un gruppo di manifestanti? E quel familiare paesaggio con cui tutti i giorni iniziamo o chiudiamo la nostra giornata?
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