INTERVISTA A GIAN LUCA SILVAGNI, FOTOGRAFO DI SPORT
Rino Giardiello, gennaio 2017

Di recente abbiamo pubblicato due articoli con un tema inusuale per la nostra testata giornalistica: “La fotografia sportiva”. L’autore è Gian Luca Silvagni, fotografo sportivo, di Rimini classe ’65 cresciuto a piadina e fotografia, creatività e professionalità al servizio dello sport. Abbiamo ritenuto interessante fare due chiacchiere con lui.

Rino Giardiello:
Gian Luca, per rompere il ghiaccio, come è nata la passione per la fotografia?

Gian Luca Silvagni:
Ciao Rino, innanzi tutto ti ringrazio per l’opportunità di farmi conoscere ai lettori di Nadir Magazine. E’ una passione che viene da lontano. Mia nonna Caterina pittrice e insegnante, mio padre Giuseppe fotografo per diletto. Parliamo degli anni 50 per cui pellicola 35mm e sviluppo in bianco e nero. Io ho iniziato con la sua fotocamera, una Zeiss Ikon “Contina” di tipo folding, completamente manuale con messa a fuoco a scala metrica. Mi ricordo i primi insegnamenti: “Diaframma, otturatore, scala metrica” e ricordo bene che non riuscivo a fissarli nella mente, erano concetti incomprensibili. Invidiavo i compagni che avevano l’Ovetto Olympus tascabile e autofocus mentre io ero costretto a calcoli e valutazioni meteo. Avevo la mia rivincita post sviluppo con le stampe in mano. La qualità del Novar Anastigmat era evidente. Con il primo lavoro la prima reflex, e così via fino ad oggi.

Gian Luca Silvagni © fotografia di sport

Rino Giardiello:
E oggi sei un fotografo sportivo, come ti sei avvicinato alla fotografia di sport?

Gian Luca Silvagni:
Con una telefonata. Un carissimo amico fotografo riceve una proposta per coprire un evento sportivo locale, non potendovi partecipare mi telefona: “Gian te la senti di fotografare una partita di pallavolo?” “No grazie, non ho l’attrezzatura e non ho esperienza…” chiusa la telefonata. Non sono soddisfatto e richiamo immediatamente: “Ciao Dome, la squadra è maschile o femminile?” “E’ femminile…” “Va bene accetto”. So quello che stai pensando ma non risponderò. Da qui è stato un crescendo, ho fotografato il volley dai campionati regionali a quelli nazionali e da quest’anno mi dedico anche al basket con la squadra dei Crabs Rimini Basket “NTS Informatica” che milita nel campionato nazionale di serie B.

Rino Giardiello:
Entriamo nel vivo ora. Guardando il tuo portfolio pubblicato su Nadir Magazine e l’articolo inerente l’importanza della profondità di campo nella fotografia sportiva, ho come l’impressione che il tuo approccio non sia solo “Fotografare l’evento per portare a casa la foto” ma ci sia qualcosa di più, che va oltre la fotografia sportiva.

Gian Luca Silvagni:
Si è così. La mia idea di fotografia è semplice: “Colore e forma” con in più la composizione di questi due fattori che si può tradurre in geometria. Ritengo sia applicabile a qualsiasi genere, anche alla fotografia sportiva. Purtroppo questa idea è fortemente influenzata da quello che siamo, dalla cultura dalla esperienza dal mondo che ci circonda. Pensa a una brace che arde sotto un mucchio di cenere. Se riesci a spazzar via la cenere arrivi alla brace, l’essenza, e il tutto si compone come in un puzzle. Immagina una partita di basket, un contrasto in attacco tra due giocatori, due uomini, due colori, due forme, è importante che riempiano lo spazio dell’inquadratura dando vita a un mix di forme e colori. C’è chi ci vedrà due bei ragazzi, chi una azione di gioco, chi sarà infastidito dal braccio tagliato fuori o dalla testa, chi noterà le scritte sulle divise, chi il colore della pelle o il taglio dei capelli ecc. io cerco l’armonia delle forme e dei colori cercando di valorizzare l’atleta prima di tutto.

Rino Giardiello:
La caratteristica che salta all’occhio vedendo i tuoi scatti, mi riferisco ad esempio a quelli recenti di basket, è una ossessiva inquadratura stretta sui soggetti che a stento vi sono contenuti dentro. Questa scelta è legata al discorso di forme e colori che facevi prima? In questo senso puoi dirci che ottiche utilizzi?

Gian Luca Silvagni:
Il teleobiettivo è lo strumento principe. Al grandangolo è relegato il ruolo di foto di apertura dell’evento o di chiusura, per abbracciare oltre all’area di gioco anche l’area panchina e il pubblico. Ci sono foto che esulano dal discorso precedente. Sono quelle che definisco le foto di rito. Necessarie per il racconto fotografico o il comunicato stampa. L’obbiettivo principale per fotografare il volley e il basket, dove generalmente si è posizionati a bordo campo, è lo zoom 70-200mm con questo copri gran parte delle situazioni. Il corredo fotografico si completa con lo zoom che spazia dal grandangolo al medio tele, dal fisso super grandangolare per le riprese ad effetto “Oooh!!” e infine il super tele fisso. I teleobiettivi possibilmente luminosi. Per quanto mi riguarda penso che una buona palestra fotografica sia usare il 300mm fisso anche stando a bordo campo. All’inizio è uno stillicidio di foto con inquadrature di parti anatomiche umane che si intrecciano. Alla lunga aiuta a diventare selettivi e trovare quella forma e quel colore nell’azione che hai davanti agli occhi, che si manifesta anche solo in un gesto, ad esempio una mano appoggiata su un fianco, in certi casi è un particolare a far la foto.

Gian Luca Silvagni © fotografia di sport

Rino Giardiello:
Stando al tuo ragionamento posso pensare che una foto ad un campione sportivo sia equivalente al giocatore sconosciuto, che milita nelle categorie inferiori.

Gian Luca Silvagni:
Per certi versi sì, il discorso non cambia. Però come dicevo siamo influenzati da ciò che ci circonda per cui una foto di Bolt è di per sé una gran foto indipendentemente da quello che fa perché è un personaggio, è lui la foto. Oppure un atleta sconosciuto al grande pubblico che fa l’impresa, vedi il caso delle olimpiadi ad esempio, in questo caso l’eccezionalità del gesto atletico è la foto. Mano a mano che scende la popolarità del soggetto o l’importanza dell’evento, aumenta il peso di tutto il resto. Ovviamente la mia è una visione della fotografia, che si scontra con la realtà nel momento in cui metto piede nel palasport o nella palestra. Quando sullo sfondo c’è il carrello della spesa del supermercato con dentro cappotti e palloni passa ogni velleità artistica. Ma questa è una sfida che accetto volentieri.

Rino Giardiello:
Quindi è uno scendere a compromessi, da un lato la tua visione della fotografia e dall’altro la realtà. Dal punto di vista puramente tecnico che difficoltà incontri nel fotografare lo sport indoor?

Gian Luca Silvagni:
A me piace definirle sfide. Ottenere un file di ottima qualità è importante quanto ottenere una buona immagine. In entrambi i casi i risultati si ottengono impegnandosi al massimo, investendo risorse nello studio e nell’attrezzatura. E questo sembra non essere capito fino in fondo dagli addetti ai lavori. La luce artificiale e l’azione di gioco veloce sono gli ostacoli da superare, farlo significa, da parte del fotografo, vincere la più bella sfida dello sport indoor. La tecnologia attuale ci viene incontro con sensori digitali sensibilissimi e apparecchi fotografici sempre più performanti. Ma le difficoltà non sono solo tecniche. Stare a un passo dall’azione di gioco inevitabilmente ti proietta al centro dell’attenzione e questo per quanto mi riguarda è una bella sfida da vincere. Su questo sono work in progress.

Rino Giardiello:
Per quanto riguarda l’attrezzatura, che consigli puoi dare a chi si avvicina alla fotografia sportiva indoor?

Gian Luca Silvagni:
Il consiglio che mi sento di dare a prescindere è studiare e documentarsi per capire quale sia lo strumento migliore in funzione di quello che si vuol fare considerando il budget a disposizione. La mia priorità è sempre stata la qualità del file per cui ogni scelta tendeva a questa. Una reflex full frame ritengo sia lo strumento ideale per raggiungere questo scopo, in alternativa le mirrorless full frame ma sono ancora un passo indietro per quanto riguarda la velocità dell’autofocus, mentre sono avanti per altri aspetti. E’ importante orientarsi su prodotti che garantiscano alta qualità del file in alti iso, 6400/12800 iso, su obbiettivi luminosi f/2,8 oppure f/4. Fotografare lo sport in luce artificiale significa scendere a compromessi. Congelare l’azione di gioco vuol dire tempi di scatto elevati da 1/500 a 1/1000, per farlo hai due possibilità: “Aprire il diaframma al massimo e qui entra in gioco l’obbiettivo, alzare gli iso e qui entra in gioco la fotocamera”. L’utilizzo del flash non è ammesso.

Gian Luca Silvagni © fotografia di sport

Rino Giardiello:
A titolo di esempio Gian Luca, tu che scelta hai fatto?

Gian Luca Silvagni:
Senza nominare alcun marchio. Ho privilegiato una reflex full frame con una qualità in alti iso eccezionale a scapito di una raffica di scatto non al top di gamma ma con una eccellente velocità operativa. Obbiettivi f/4 qualitativamente elevati in termini di velocità e qualità ottica con una terza caratteristica da non sottovalutare, il peso contenuto rispetto obbiettivi f/2,8. Tre ottiche che mi permettono di coprire tutte le situazioni: ”Zoom dal grandangolo al medio tele, il 70-200mm e il 300mm fisso”. Aggiungi batterie di scorta, schede di memoria veloci e impugnatura per lo scatto in verticale. Un secondo corpo macchina nel caso il primo abbia dei problemi. Uno zaino comodo con la possibilità di trasporto del pc portatile.

Rino Giardiello:
Hai nominato il pc, un assist che colgo al volo per chiederti quanto sia importante l’altra faccia della medaglia, nella fotografia sportiva la foto si conclude con lo scatto dell’otturatore o con il click del mouse?

Gian Luca Silvagni:
Bella domanda Rino! In entrambi i casi. Nella fotografia sportiva conta molto la velocità d’esecuzione in tutte le fasi, durante la sessione di foto e nella post produzione. Mi spiego. La foto deve essere definitiva al momento dello scatto, in modo tale da poter essere salvata al volo in formato JPG sul pc e inviata a chi di dovere in caso di necessità. In questi casi non c’è tempo per elaborare la foto per cui in fase di scatto si tende a salvarla in due formati differenti: “JPG e RAW”. Il JPG soddisfa le esigenze urgenti, il RAW soddisfa la necessità di un file di alta qualità editabile e migliorabile da tutti i punti di vista. Per questo tendo a completare il più possibile la foto con lo scatto dell’otturatore avendo cura della corretta esposizione, temperatura colore, composizione, per ottenere un JPG pronto all’uso e un RAW quasi definitivo.

Rino Giardiello:
Con quale dei due formati che hai menzionato ti trovi meglio?

Gian Luca Silvagni:
Con il RAW. Questo formato permette di migliorare la foto sotto tutti i punti di vista. Ultimamente scatto a iso 12800, il file JPG salvato in macchina è molto buono tecnicamente ma migliorabile. Attraverso l’elaborazione del RAW si limano le imperfezioni tecniche e di composizione aggiustando, rifilando o semplicemente cambiando formato all’immagine e questo permette di capire cosa piace e cosa no, cosa si può migliorare a livello di inquadratura, che obbiettivo utilizzare per ritagliare il meno possibile (a iso 12800 i crop spinti evidenziano il rumore digitale). La foto è come la creta, attraverso la manipolazione capisci cosa vuoi ottenere. Esempio. Se in fase di post produzione tendi a ritagliare troppo le foto, significa che hai utilizzato un obbiettivo troppo corto. La prossima volta utilizzerai un obbiettivo più lungo.

Rino Giardiello:
L’ultima domanda Gian Luca, ti emoziona stare a bordo campo?

Gian Luca Silvagni:
E’ fantastico. Fai parte del “circo”, nel mio caso come fotografo. L’emozione è la consapevolezza di far parte di qualcosa di bello condividendo il momento con tutti quelli che ti circondano e con tutti quelli che vedranno le foto.

Rino Giardiello © 01/2017
Riproduzione Riservata

Gian Luca Silvagni © fotografia di sport

Gian Luca Silvagni, classe ’65, riminese doc, è cresciuto a piadina e fotografia, dedicandosi da anni alla fotografia sportiva con passione e professionalità. E' possibile vedere una selezione di foto nel suo sito web dove ci sono anche tutte le informazioni per contattarlo. Altri articoli di Gian Luca Silvagni pubblicati su Nadir Magazine li potete trovare sotto "Fotografare lo Sport".