LESS IS MORE. FOTO DI MARIO ZANARIA
Carlo Riggi, dicembre 2009

Il titolo è decisamente poco originale, ma appropriato. Ci sono concetti che l'inglese esprime in maniera più efficace dell'italiano, due tratti, uno svolazzo di penna e il succo del discorso è centrato, con precisione ed eleganza. C'è tempo poi per approfondire i concetti, discernere significati, espandere la gamma dei sapori.

L’essenzialità “fa” la fotografia. La ridondanza barocca sposa male un mezzo che trova la propria peculiarità nel frazionamento dell’attimo. Ipercontenuti ad alto gradiente espressionistico soffocano il fotogramma, ingolfano l’apparato percettivo e affaticano il metabolismo della mente. Entrare in relazione con la luce e con i suoni presuppone un rapporto privilegiato col buio e col silenzio. Allo stesso modo, entrare in contatto con la forma richiede il vuoto come condizione di partenza.

Un vuoto di desiderio e di memoria, come direbbe il dott. Bion, entro il quale potere meglio accogliere gli elementi della scena nel qui ed ora dell’esperienza. La realtà si presenta il più delle volte in modo ridondante, è compito dell’artista esercitare la selezione, isolare porzioni, eliminare il superfluo, alla ricerca di una limpidezza che tenga insieme solidità d’intenti e leggerezza d’espressione. Il segno, così valorizzato, dispiega la sua potenzialità evocativa, tanto più quanto meno irretito in un sistema di significati precostituiti.

Essenzialità e insaturità amplificano la narrazione e ottengono più di quanto la più carica delle scene sia in grado di produrre in termini di comunicazione, evocazione di contenuti emozionali e promozione del pensiero. Less is more, appunto.

In questo senso è molto anglosassone il milanesissimo Mario Zanaria, fotografo appassionato, curioso e libero. I suoi fotogrammi sono microcosmi nei quali fluttuano elementi basici, direttrici geometriche e piccole colonie di materia che imprevedibili forze gravitazionali dispongono in maniera ordinata, ben separati ma tenuti insieme da fili armonici invisibili, che risuonano nella cassa acustica del fruitore inondandolo di sonorità fresche e rigeneranti.

La fotografia di Mario è regolata da una meticolosa dinamica sottrattiva e le sue immagini risultano pulite e ariose. Il tocco dell’autore, sobrio ed elegante, si afferma col rigore creativo del matematico e l’istinto sovversivo del poeta, dando luogo ad immagini sussurrate, semplici ma sorprendenti, sobrie ma incisive.

Da guardare e riguardare con autentico piacere, senza mai stancarsi. Un buon gusto e una disciplina del silenzio rari, in un’epoca dominata da grevi ridondanze e chiassose banalità.

Carlo Riggi© 12/2009
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