PHOTOKINA 2004
Un reportage a caldo
APPENA TORNATO DA COLONIA, IL NOSTRO DAMIAN FISCHER HA BUTTATO GIU' A CALDO LE SUE IMPRESSIONI. UN INTERESSANTE REPORTAGE SENZA PELI SULLA LINGUA...

Photokina 2004? Troppo!
Troppe cose da vedere, troppi espositori, troppo da camminare, troppo tutto. Ho capito subito che alla Photokina non ci si può andare per dare un'occhiata... c'è bisogno di tempo e pianificazione, sennò è tempo perso. Il mio proposito era quello di assorbire per osmosi quante più informazioni possibili sul futuro della tecnologia applicata al mondo dell'immagine. Sorprese? Qualcuna, più in là...

Il digitale ormai è entrato a far parte della fotografia consumer in ogni sua applicazione, spodestando la pellicola. La tecnologia digitale piace, fa moda, è facile e divertente. È libertà di movimento, di gestione dell'immagine. Macchinette di tutti i tipi e per tutte le tasche, tantissimi i nuovi modelli e gli aggiornamenti, ma poche in sostanza le vere novità.
Ci sono ovviamente anche le costosissime macchine ipertecnologiche ed i dorsi digitali per mostri sacri quali Hasselblad, Sinar, Plaubel, Alpa, Linhof e molti altri.
Per quanto riguarda gli apparecchi grande formato, le grandi marche erano tutte presenti in fiera con la loro bella promozione di un dorso digitale. Come dire: "Venite siore e siori, eravamo sinonimo di qualità in campo fotografico e poi il digitale ci ha giocato un brutto scherzo, siamo diventati antiquati... ora però abbiamo anche noi il nostro bel dorso digitale e siamo di nuovo il massimo, anzi meglio di prima!" Peccato che ti offrano, per 20mila Euro, un dorsino 4,5x6 su di una standarta 12x18...

Costi elevati e tanta concorrenza nel digital publishing, uno dei protagonisti della fiera. Pare che il digitale stia rivoluzionando alla grande il lavoro nelle stamperie. Le imprese ed i prestatori di servizi sono costretti ad informarsi sulle nuove tecnologie per essere concorrenziali.
La vera protagonista però è l'interdisciplinarietà del digitale: unire la fotografia alla telefonia mobile sembra essere la strada da seguire. E non solo: bisogna miniaturizzare, tutto. Tutto deve essere handy e user-friendly, se necessario anche a scapito della qualità.
Oltre che al connubio foto-cellulare, si sta lavorando da matti nel settore della post produzione, ovvero del "cosa cavolo fare della fotina una volta scattata". Photokina ribolliva letteralmente di proposte per trasmissione dati, condivisione immagini interattiva e stampa delle fotografie. A detta degli esperti Nokia è assolutamente neccessario stabilire uno standard nella trasmissione delle immagini al fine di abbattere i costi e avvicinare nuovi utenti.
Dovrebbe andare alla grande il telefono-fotocamera-videocamera in grado di condividere a basso costo foto e filmati, oltre che di collegarsi (rigorosamente senza cavi) con la stampante di casa o del foto-laboratorio. C'è poi il discorso della video-TV, dei canali tematici ed interattivi visionabili sul telefonino-fotocamera-videocamera. Insomma un piccolo palm top multifunzionale multitutto very consumer-oriented…
Tutti d'accordo, comunque, sul fatto che la fotografia di qualità necessiti della macchina fotografica come siamo abituati ad intenderla. L'ottica vuole il suo spazio ed è fondamentale interagire con un oggetto propriamente dimensionato, quindi "sì" all'interfaccia tipica di una macchina fotografica.

Ma veniamo ad alcune delle novità presentate a Colonia.
La palma della più stramba ed avveniristica in campo digitale spetta alla nuova Mamiya ZD, classificata come medio formato digitale. Impostazione da reflex classica ma ingigantita, tutta bombata; a mio parere è bruttina, ma in compenso ha un sensore enorme ed offre la compatibilità con le ottiche medioformato.
Altre novità per le solite Canon (D20) e Nikon (D2X), bella la Fuji Finepix S3 anche se il progetto è costruito attorno ad un corpo un tantino datato.
Coraggiosamente Nikon si presenta con una nuova ammiraglia a pellicola, la F6. Un giocattolo che avrebbe fatto gridare al miracolo tecnologico oltre a far saltare sulla sedia tutti gli irriducibili della casa gialla, se non fosse per le digitali che fanno man bassa di tutto l'interesse della forza lavoro fotografica. Tranquilli però, anche per la F6 alcune indiscrezioni danno per probabile la realizzazione di un inedito dorso digitale da alternare, in caso di neccessità, alla pellicola.

Eppure la cara vecchia pellicola pare che rimarrà ancora in vita per un bel po', anche se a farla da padrone saranno poche case: Fuji e Kodak, probabilmente. Conosciamo i problemi di Ilford e nonostante l'Agfa punti parecchio sulla promozione, in molti si sono fatti l'impressione che la pellicola continuerà a circolare vestita quasi esclusivamente di verde o arancione...
Leica continua a costruire e a vendere le fotocamere serie M nonostante si sia presentata tutta tronfia ostentando il tanto atteso dorso digitale per la serie R (8 e 9). L'ho provato e non mi sembra per niente all'altezza degli standard Leica. Un giocattolo, che stona su di un corpo massiccio e curato in ogni minimo dettaglio come quello della R9.
Quanto alla serie M, si muove sulla strada della tradizione ma soprattutto dell'exclusive. Grandissimo interesse per la Leica à la carte, ovvero la possibilità di personalizzare i corpi M7 e MP per oltre quattromila combinazioni diverse, oltre alla (già presente) possibilità di incidere amenità di ogni genere sulla calotta. Da bravo rompiscatole ho chiesto se potevano personalizzare anche la mia M2, e nonostante la mia quasi totale ignoranza del tedesco non ho potuto fare a meno di intercettare ciò che mi è parsa senza dubbio un'imprecazione teutonica da manuale. Poi ho scoperto che non ero stato il primo a chiedere di personalizzare i vecchi modelli: mi sa che la maggior parte dei visitatori nonchè possessori Leica aveva sollevato la stessa questione.

Ma torniamo al discorso di fondo che riguarda la sopravvivenza dell'analogico. Prendiamo ad esempio proprio Leica: sembra puntare sul fatto che molti appassionati di fotografia si interessino allo strumento di precisione, tradizionale, di buon nome e quanto più esclusivo possibile. L'appassionato, in questa visione delle cose, dovrebbe pensare più o meno così: "Bene, siamo arrivati al capolinea per quanto riguarda le macchine analogiche, adesso posso chiudere il ciclo puntando sullo stato dell'arte, su di un apparecchio che più di ogni altro ha rappresentato l'azione del fotografare in questo secolo".
È questo anche, io credo, il motivo che spinge case come Cosina (Voigtlander) o perfino Zeiss a presentare nuovi modelli a telemetro. Perché proseguire con la tecnologia elettronica su macchine a pellicola, in fondo? Non ha scopo; la ricerca tecnologica riguarda le digitali. Con le analogiche è forse più appropriato rinverdire i fasti del passato… o raschiare il fondo del barile, a seconda dei punti di vista. Un'inversione di tendenza che predilige le macchine meccaniche, facendole assurgere a nostalgici ma efficaci strumenti dedicati ai fotografi gentiluomini, amanti delle cose belle di una volta.
Ho provato la nuova Zeiss Ikon con numero di matricola 0000001!. Gli obiettivi mi sembrano molto belli, dal 15 all'85 mm, e non ho dubbi sul fatto che Zeiss abbia fatto un buon lavoro. Il corpo macchina, realizzato da Cosina, invece mi ha deluso. A parte la leva di carica con corsa troppo lunga (roba che nemmeno la Pentacon Six…), la qualità globale è buona ma con una sensazione tattile inferiore alle aspettative. In compenso, ecco finalmente una vera telemetro in casa Zeiss, che funzioni come le telemetro di una volta: con un bel mirino ampio e luminoso, le cornicette di delimitazione del campo inquadrato e tutto il resto. Insomma, è la telemetro Zeiss per chi non ha mai digerito la rivisitazione moderna attuata con le Contax G. Però stonano parecchio, in una fotocamera dall'impostazione così retrò, le indicazioni numeriche a LED dei tempi nel mirino.
Un bel salto di qualità per le nuove Cosina-Voigtlander R2 e R3 (A ed S), ovvero a baionetta Leica M e Contax S. La costruzione è migliorata rispetto alle vecchie R, il corpo adesso è tutto in metallo con una piacevolissima finitura ed una pesantezza complessiva che restituiscono una bella sensazione.
Se la pellicola pare difendersi ancora con onore sul versante dei corpi e degli obiettivi, il mondo della camera oscura invece pare messo davvero male. Le vistose insegne Ilford erano ingannevoli: appena mi precipitavo a dare un'occhiata trovavo solo roba da dare in pasto alle stampanti. Pochissime le offerte di carta BN tradizionale anche da Tetenal, Agfa e Kodak. Unica eccezione la cinese Oriental Seaugull, distribuita in Germania dalla MACO. Per quanto riguarda i chimici, peggio ancora: ho visto solo materiale per le grosse macchine da sviluppo, niente per la cara vecchia camera oscura casalinga. E con gli ingranditori le cose non vanno meglio: sia i modelli in BN che quelli a colori si stanno estinguendo. Pochi stand, un paio di cose da Durst, mentre si notano marche mai viste (cinesi, coreane) con prodotti di scarsa qualità.

Cavalletti moltissimi, di tutte le marche e per ogni tipo di utilizzo, video e foto. Impazzano Gitzo, Manfrotto, Sachtler, e altre minori. In fondo, digitale o a pellicola che sia, la fotocamera bisogna comunque appoggiarla da qualche parte per le lunghe esposizioni e per un certo tipo di lavori in studio…
Stesso discorso per l'illuminazione artificiale; cambieranno i mezzi e le tecnologie ma la luce è sempre quella, l'elemento essenziale della fotografia. Enormi e molto variegati gli stand dedicati ai prodotti per l'illuminazione da studio.
Ricca anche l'offerta di borse e zaini fotografici di tutte le marche. Vale lo stesso principio: digitale o a pellicola che sia, il nostro prezioso corredo è sempre meglio proteggerlo con bella borsa imbottita.

Qualche nota, infine, sui visitatori della fiera: moltissimi i reporter muniti di macchine digitali dell'ultima generazione, mentre tra il pubblico le digitali erano pochissime, tranne qualche D70 e EOS 10D. Moltissimi, e intendo davvero tanti, ostentavano le Leica a telemetro. Mai viste tante M6! Sarà forse perchè la fiera è in Germania...

Un capitolo a parte andrebbe speso per le splendide fotografie presenti nelle varie mostre. Ce n'erano numerose, per autori, per premi, per tematiche. Ne segnalo qualcuna qua e là: i ritratti di Corbin, le stranissime foto dei fotografi emergenti cinesi, i reportage di guerra, molto forti e duri. Tra gli autori, uno balza alla memoria: Pep Bonet, vincitore del World Press Photo, sezione giovani. Davvero qualcosa di memorabile; una sensibilità ed un'armonia senza pari.
Le mostre fotografiche, però, erano semideserte; eppure trovare tutti assieme tanti autori d'eccezione e tante belle fotografie non è cosa di tutti i giorni. Anche perché credo che scaricarle via Internet sul telefonino non sia proprio la stessa cosa…

Damian Fischer© 10/2004
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