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QUASI L'INFANZIA I bambini e lo sguardo dell'artista |
Una piccola esposizione nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio a Firenze. Una riflessione sull'infanzia attraverso i progetti di alcuni fotografi |
![]() L'ingresso alla mostra. Sul manifesto, una foto di Paola De Pietri dalla serie Here, again
L'interno della sala. Sulla destra uno dei tre video di Maria Marshall |
L'Arte come unico rifugio, unico anfratto rimasto in cui l'infanzia possa accoccolarsi, lontana dalle grinfie della Realtà, al sicuro. Una salvezza che si paga con l'alienazione dal mondo. Il paradosso di un'esistenza che si fonda su una dissolvenza sottile, un farsi da parte. Questa l'idea che, almeno nelle intenzioni, tiene insieme i lavori proposti in questa piccola e raccolta esposizione, allestita sotto le volte medievali della Sala d'Arme di Palazzo Vecchio. Il visitatore è accolto da un mosaico di scatti della fotografa americana Nan Goldin, la cui opera - come spesso accade in ambito contemporaneistico - vive perlopiù grazie al progetto, all'idea che sta alla base del suo fare. Foto "banali", istantanee talvolta volutamente "sciatte" dal punto di vista tecnico e compositivo, trascendono il loro valore singolo in forza del loro costituirsi come un affresco in progress di tutta una vita. Rincorrendo una sorta di allegoria, la Goldin fotografa sistematicamente, ormai da decenni, i momenti più disparati della propria esistenza, includendo in questa "schedatura" universale anche amici, conoscenti o estranei che per pura casualità si siano trovati ad incrociare la sua strada. "L'istantanea è la forma fotografica più vicina all'amore", afferma. Un'apertura totale e indiscriminata alla disperata meraviglia di una vita qualsiasi, accolta con una tenerezza fagocitante. La camera da letto è il luogo più ricorrente, simbolo della claustrofobia intrinseca ad ogni rapporto umano, in cui si consumano affetti, dolori, violenze o gioie, eccessi, nonché piccoli miracoli quali la maternità. L'insieme in questione vive infatti del rapporto madre-figlio: immagini semplicissime, che nella loro naturalezza trovano la forza di trasfigurarsi quasi in allegorie della maternità, che traggono una sorta di iconica sacralità proprio dalla loro purezza tutta terrena. Con uno stile ed un linguaggio assolutamente diversi, le foto di Paola De Pietri si avvicinano però ai risultati concettuali della Goldin. Una serie di grandi stampe della serie Here, again ritraggono in successione delle madri con i loro bambini in braccio. L'impressione è quella di una fierezza altera e desolata, di un abbandono sopportato strenuamente. Complici le periferie anonime e grigie che le accolgono, come Madonne suburbane: madri di nuovo, e per sempre, prese simbolicamente nel ciclo infinito della vita. |
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Nelle opere di Wang Ningde e Maria
Marshall, invece, l'infanzia sembra tutt'altro che
"salvata".
L'allestimento. Sulla destra un lavoro del fotografo
cinese Ningde
Il video della Marshall è quasi fastidioso nel suo
apparire come una corruzione gratuita e opportunistica
dell'ingenuità infantile (i bambini "sfruttati", nella
fattispecie, sono i suoi figli). C'è di che indignarsi
nel vedere un lungo e intenso primissimo piano del volto
del suo bambino, che accenna un sorriso, per poi
scoprire, via via che si allarga l'inquadratura, i lacci
della camicia di forza che indossa, il bianco delle
pareti e del materasso su cui è inginocchiato.
Fortunatamente si tratta solo di abili elaborazioni
digitali, create appositamente per sconcertare
l'osservatore mediante questa invasione forzata
dell'universo infantile da parte di atteggiamenti e pose
che testimoniano tutto il fardello tragico che l'età
adulta porta con sé. |
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Dalla video-arte si
torna poi all'eloquenza ineguagliabile della pellicola,
specialmente quando vi si continui a "scrivere sopra" in
fase di sviluppo e stampa, come nelle belle foto di Monica
Carocci: immagini sfocate, sfuggenti, fortemente
contrastate, graffiate, maltrattate. Un'ottima metafora,
elaborata con stile, della precarietà dell'infanzia, del suo
esistere in una perenne dissolvenza e mortificazione, della
sua persistenza solo entro i contorni sfilacciati del
ricordo. |
Una delle foto di Monica Carocci
Una delle stampe alla gelatina d'argento di Ingar Krauss |