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I BARBIERI DI SICILIA
DI A. ROTOLETTI

Un libro fotografico ed una mostra celebrano la realtà "in via d'estinzione" delle botteghe di barbieri in Sicilia, attraverso la ricerca fotografica di Armando Rotoletti

Un lavoro dedicato alle botteghe di barbiere in Sicilia, luoghi eletti della quotidianità e della tradizione, ma anche archetipo della cultura maschile siciliana. In questo progetto, realizzato nei primi anni Novanta, il fotografo Armando Rotoletti ha percorso la regione ritraendo situazioni e personaggi oggi quasi del tutto scomparsi, componendo un quadro di sapore documentaristico ed antropologico, con le parole di Igor Man, "fragile amarcord che il rasoio del tempo presente porterà via".

Riportiamo di seguito l'evocativo testo di Armando Rotoletti, contenuto nel suo libro "Barbieri di Sicilia" (acquistabile anche in Galleria) da cui sono tratte le foto esposte in mostra:

«Nella primavera del 1991 mi trovavo in Sicilia inviato dal magazine di un quotidiano romano per una storia di copertina da me proposta: i paesi che erano stati culla della mafia. Nella piazza di Corleone, il "paese-con-la-lupara" per definizione, entrai in una barberia per chiedere un'informazione. Non ricordo se ebbi soddisfazione in ciò che volevo sapere, ma ricordo che ebbi come una rivelazione.
I grandi specchi e gli occhi indagatori che ci rimbalzavano dentro, un cliente meticolosamente insaponato sulla poltrona, gli astanti sulle panche, la lentezza antica nei gesti del barbiere e tutta un'atmosfera che disponeva alla confabulazione. Avevo davanti il luogo più autentico della socialità siciliana dove ogni sussulto della vita del paese veniva passato al pettine fine, con sorniona noncuranza, vedendo senza vedere, dicendo senza dire.
La bottega del barbiere: un'istituzione sacra senza averne la minima apparenza, ma più temibile della chiesa consacrata che dominava la piazza principale. Così ricordavo di averla "vissuta" fino ai miei diciotto anni. Il barbiere (chiamato anche 'mastro' quando era bravo e rinomato) era, a differenza del prete o del farmacista, l'autorità senza laurea, il saggio che la sa più lunga di tutti e poteva dispensare consigli al ragazzo nei primi approcci con l'altro sesso come all'anziano in crisi coi figli. Era il depositario dei segreti di tutti e dei giudizi su ciascuno che le quattro mura della bottega tenevano come in cassaforte…
Tornavo in Sicilia dopo anni di lontananza, proprio quando si cominciavano a vedere gli effetti della modernità arrembante sulla vita di provincia, auto, cemento, locali all'americana, e subito realizzai, mettendo piede in quella bottega qualsiasi, che le vecchie barberie erano il "soggetto" più urgente e significativo che potessi darmi. Quello dove poter cogliere, prima che fosse troppo tardi, con la mia macchina fotografica, quell'impalpabile impronta culturale, quel distillato di "sicilianità" che, in quanto nato in Sicilia, ben conoscevo e tenevo a documentare. Sono partito per un itinerario dettato solo dall'istinto e dalla casualità fra città e piccoli paesi, andando dall'interno alla costa, dai monti alla pianura...

...Ho fatto quasi tutte le foto tra il 1992 ed il 1993, ho girato per due settimane concentrato sul mio soggetto come poche altre volte mi è capitato, entrando in tre o quattro botteghe ogni giorno, accolto invariabilmente da uno sguardo sul di chi va là, subito sciolto nel "riconoscimento" che non ero forestiero appena aprivo bocca pescando dal mio dialetto. Non ho mai avuto bisogno di spiegare con molte parole ai miei interlocutori che cosa mi spingeva a violare la suprema discrezione del luogo puntando i miei obiettivi. Un po' era come se aspettassero uno come me, che sapesse fermare il tempo con la pellicola e forse tutti vedevano che io sentivo di "doverlo fare" spinto dal ricordo della mia giovinezza e dal bisogno di raccontare».

L'Autore

Armando Rotoletti è nato a Messina nel 1958, ha studiato fotografia presso il St. Mary College e il London Polytechnic a Londra, dove ha iniziato l'attività professionistica. Dalla metà degli anni '80 si stabilisce a Milano per dedicarsi al fotogiornalismo. Il terreno scelto è quello del reportage, con frequente utilizzo del ritratto come mezzo di racconto. Genere stilistico il bianco e nero; temi e soggetti prevalentemente a sfondo sociale. Negli anni '90 inizia l'attività giornalistica di fotografo ritrattista di personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo, dell'economia, attività che negli ultimi quindici anni è diventata del tutto prevalente e nella quale è fra i più apprezzati professionisti in Italia. Più recentemente, oltre ai ritratti su commissione dei maggiori magazine d'informazione (in particolare Corriere Magazine, Vanity Fair, etc.) si è dedicato a lavori di ampio respiro come "Le Facce della saggezza" (ritratti di una quarantina di filosofi italiani) e "I volti, le storie", dedicato agli ospiti della Casa della Carità di Don Colmegna, e pubblicato in libro edito da Skira (2005). Il suo sito internet è www.armandorotoletti.com.


Vincenzo Consolo, BARBIERI DI SICILIA
Il rito del vecchio "salone" nelle memorie di un grande scrittore siciliano
(brani tratti dal piacevolissimo testo contenuto nel libro di Rotoletti)

«L'etnologo Giuseppe Pitré chiama bassa chirurgia l'attività dei barbieri di Sicilia. E i barbitonsori avevano in effetti la funzione che oggi chiamiamo paramedica. Per la quale, sin dal Cinquecento, dovevano ottenere, dopo il relativo esame, speciale licenza, ufficiale autorizzazione, temporanea o perpetua che fosse. E non erano soltanto paramedici i barbieri, ma anche speziali. (...) In che cosa consisteva dunque la chirurgia bassa o minore? Oltre che nel cavare denti, conciare ossa, medicare ferite e piaghe, anche nell'applicare mignatte o "aprir fontanelle", tagliare vene cioè, per i salassi, i quali rientravano, insieme a vescicatori, purgativi e altro, nelle universali purgazioni. Il salasso: ecco l'attività maggiore e più lucrosa dei barbieri. (...) Le insegne dei barbieri erano capolavori di pittura dell'orrore: un uomo nudo dalle cui vene zampillava sangue in ogni direzione. Dimentichiamo salassi e altre chirurgie e veniamo alla mansione propria dei figari, quella di tagliar barba e capelli.
(...) La mia prima barba fu una sorta di colpo di mano (è il caso di dirlo), di sopruso da parte del barbiere, del signor Granata. Chiamare barba quella ridicola peluria sopra il labbro, sul mento e sotto le basette che m'era appena fiorita è come chiamare capelli la lanugine sul cranio di un neonato. Seduto sulla monumentale poltrona di pelle rossa, piena di borchie e tubi cromati, di quelle su cui a New York o a Chicago gli Al Capone e gli Scarface venivano freddati, Granata d'improvviso, dopo avermi tagliato i capelli, mi spinge contro la spalliera e il poggiatesta, m'afferra per il naso e m'insapona con bruschi colpi di pennello la faccia. Affila quindi il rasoio sulla lista di cuoio e rade. Alla fine – eravamo sotto le feste di Natale – mi dà, strizzando l'occhio e sussurrandomi all'orecchio "Te lo guardi poi a casa", il calendario. Erano stati per lui, barba e calendario, la cerimonia d'iniziazione per farmi entrare nel mondo degli adulti. Quei calendarietti dei barbieri erano dei capolavori. A forma di libretto tenuto insieme da un cordoncino di seta, chiuso in una busta di cellophan, aveva in capo a ogni pagina, ogni mese, una deliziosa donnina scollatuccia. E il profumo poi di cui erano impregnate quelle pagine! Di cipria, di biancheria, d'intimità femminile...
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INFORMAZIONI PRATICHE
ARMANDO ROTOLETTI, I barbieri di Sicilia
Galleria Grazia Neri, via Maroncelli 14 (MI) - 22 gennaio/21 febbraio 2008
Da lunedì a venerdì 09.00 - 13.00; 14.00 - 18.00. Sabato 10.00 - 12.30; 15.00 - 17.00
Ingresso libero

A cura dell'Ufficio Stampa della Galleria Grazia Neri, Milano