IL 135 mm: UN'ALTERNATIVA ALLO ZOOM?
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In realtà sono gli zoom che hanno sostituito in gran parte le focali fisse, ma queste non accennano a sparire dal mercato perché rispondono a ben precise esigenze tecniche. Può quindi essere utile rivedere i pro e i contro per effettuare delle scelte a ragion veduta, e non, come spesso succede, in base a valutazioni generiche non sostenute da dati di fatto
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Su due punti non sembrano esserci dubbi:
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Le focali fisse battono gli zoom per prestazioni ottiche. A parità di condizioni l'immagine è migliore per nitidezza e assenza di distorsione, ma in più l'obiettivo a focale fissa può essere due stop più luminoso di uno zoom ad estensione massima, proprio quando la lunghezza focale richiede tempi di otturazione più brevi. Nel migliore dei casi questo rende lo zoom meno idoneo all'impiego di pellicole a bassa sensibilità, nel peggiore obbliga ad usare tempi di otturazione più lunghi con rischio di micromosso, o a lavorare ad apertura massima, che è quasi senza eccezione il punto dolente di qualsiasi obiettivo. Tutti questi fattori negativi si sommano, e la differenza c'è e si vede, basta darsi la pena di fare un confronto.
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Gli zoom sono più versatili, ma se è chiaro che uno zoom racchiude più focali in un solo obiettivo non è altrettanto ovvio al grande pubblico quale sia il vero vantaggio di questa caratteristica tecnica. Se infatti esaminiamo il comportamento del fotografo medio che realizza di avere davanti a se una scena degna di essere ripresa, lo vediamo bloccarsi come un cane da punta ed usare lo zoom per includere o escludere dalla immagine elementi più o meno importanti. Se il soggetto principale è a 12m lo riprenderà con lo zoom esteso a 200mm, se è a 5m con lo zoom regolato su 80mm, e non gli verrà mai in mente di avvicinarsi da 12 a 5m, o viceversa, in modo da cambiare la prospettiva, mantenendo costanti le dimensioni del soggetto principale attraverso la lunghezza focale. In altre parole, rifiutandosi di usare le gambe perché questo lo fanno solo i nostalgici che usano le focali fisse, butta in mare il solo, vero e tutt'altro che indifferente vantaggio dello zoom: cambiare la prospettiva senza cambiare obiettivo.
Come si confrontano zoom e focali fisse sotto questo aspetto? Dipende:
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Chi usa lo zoom per ciò che è stato costruito trova del tutto normale il dover spostare il punto di ripresa, e mette sul piatto della bilancia la qualità dell'immagine contro la possibilità di controllo della prospettiva. È il solo modo logico per effettuare una scelta, tutta basata su esigenze personali.
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Chi usa lo zoom "da fermo" non ha un serio criterio di giudizio, e dovrebbe imparare ad usarlo per potersi mettere alla pari con i suoi colleghi più progrediti prima di passare ad ulteriori considerazioni.
Se alla fine qualcuno dovesse sentirsi attirato dalla qualità della focale fissa, ma avesse ancora qualche dubbio su che cosa significa essere obbligati a spostare il punto di ripresa per assicurarsi la giusta inquadratura, ecco alcuni dati concreti che potrebbero aiutarlo. Abbiamo scelto di paragonare l'80-200mm con il 135mm, che si piazza praticamente a metà tra gli estremi dello zoom, prendendo le mosse da due casi limite: un ipotetico soggetto costituito da una figura umana in posizione eretta ed un qualsiasi oggetto di dimensione intorno ai 20m.
Inquadrata verticalmente con un po' di spazio al di sopra ed al di sotto la figura umana riempirà il fotogramma se ripresa da poco meno di 5m con l'80mm, da 7,5m con il 135mm e da 11m con il 200mm. Se i 200mm sono intesi per la foto rubata è meglio toglierselo dalla testa. A 7,5m o ad 11m il soggetto non consenziente se ne accorge comunque, ed occorrono altri accorgimenti. Se invece si tratta di inquadrare un soggetto più o meno consenziente tutto si riduce a spostarsi di tre metri (quattro passi, tre secondi) avanti o indietro.
In maniera analoga un oggetto di 20m riempirà il fotogramma se ripreso da 50m con l'80mm, da 75m con il 135mm e da 110m con il 200mm. Gli spostamenti necessari per mantenere con il 135mm le stesse dimensioni sul fotogramma aumentano anch'essi di un fattore 10. In teoria questo può essere un problema se l'oggetto è in movimento e può spostarsi in una posizione sfavorevole o addirittura sparire dalla scena mentre si compiono quei 25 o 30m per andarsi a piazzare al posto giusto, oppure se il punto ideale di ripresa non è fisicamente accessibile, ma non si può pretendere, zoom o non zoom, di coprire tutte le situazioni con un numero limitato di obiettivi.
Siamo perciò dell'opinione che chi preferisce sacrificare alla qualità dell'immagine un po' di comodità, accettando di cambiare obiettivo quando le esigenze della prospettiva lo richiedano, troverebbe in un buon 135mm una più che valida alternativa al popolarissimo 80-200mm. Anche a costo di andare in controtendenza.
Romano Sansone © 04/2001

La foto della sequenza 1-2-3 sono state riprese rispettivamente con un 150mm, un 80mm ed un 50mm, scegliendo la distanza in modo da mantenere costante la dimensione della lampada. Notare come cambia la prospettiva. Le foto 4-5 sono state scattate rispettivamente con il 50mm e con il 150mm dalla stessa posizione da cui è stata scattata con l'80mm la foto 2. La sequenza 4-2-5 mostra chiaramente come la prospettiva non dipenda dalla lunghezza focale, ma dalla posizione. Infatti l'area coperta dai tre obiettivi è diversa, ma le dimensioni degli oggetti sono nello stesso rapporto. Per ottenere una certa dimensione della lampada il fotografo dotato di una focale fissa da 80mm deve andare a cercarsi la posizione giusta. Se vuole mantenere la dimensione e cambiare la prospettiva deve cambiare obiettivo. Il fotografo dotato di uno zoom 50-150 può controllare la dimensione scattando da dove gli capita, ma se lascia la sua posizione a caso rinuncia al potenziale creativo dello zoom.
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