
| LA FOTOGRAFIA DI ARCHITETTURA |
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Il problema non è tutto qui, non si tratta di "prendere tutto" o "non prendere tutto", avere una buona reflex o una compatta di poche pretese.
Se per il turista domenicale l'esigenza prioritaria è quella di portare a casa la foto in cui "si vede" il monumento, già lo studente di architettura ha il problema di dover capire il soggetto fotografato e raccontarlo in maniera corretta a chi vedrà le foto, a partire dal docente del corso, riuscendo a mostrare nel migliore dei modi i volumi che compongono l' edificio, far capire la disposizione e le dimensioni degli spazi interni ed esterni. Logicamente anche la qualità tecnica ha il suo peso: un obiettivo da poche lire avrà una bassa risoluzione e/o una evidente distorsione (linee dritte che vengono riprodotte curve). Questo causerà la perdita di alcuni dettagli (il muro era in granito, in cemento o intonacato?) e seri dubbi su altri (la parete era davvero curva?). Non confondiamo però la distorsione con le linee cadenti : la prima è l'incapacità di un obiettivo di riprodurre una linea retta come tale (ed è un difetto dell'obiettivo non dipendente da noi né eliminabile in alcun modo), le seconde sono le caratteristiche linee in fuga prospettica che avvengono quando, per esempio fotografando un grattacielo, si inclina la fotocamera verso l'alto. Le linee cadenti dipendono da noi e possiamo evitarle avendo cura di mantenere la fotocamera parallela al piano del soggetto da fotografare. |
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LA GIUSTA ATTREZZATURA Lasciando da parte le esigenze del professionista e dell'editoria (entriamo in un mondo completamente diverso), vediamo cosa occorre per fare delle foto buone senza spendere un capitale: |
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Una reflex 35 mm di buona qualità con il controllo manuale dell'esposizione. Le fotocamere reflex mostrano nel mirino ciò che verrà sulla foto, quindi l'inquadratura sarà molto più precisa e si possono evitare con facilità le linee cadenti. L'esposizione manuale permette di misurare la luce sulle zone che più ci interessano escludendo le altre. Le foto di architettura sono sempre piene di controluce (finestre e lampade) o di altri elementi che possono ingannare l'esposimetro (pareti bianche o nere, superfici riflettenti). Se la fotocamera lo permette, è bene sostituire il vetrino standard con quello reticolato: diventa molto più facile comporre l'inquadratura e, soprattutto, mantenere le linee dritte! Un buon obiettivo grandangolare, possibilmente ben corretto per la distorsione, ed un teleobiettivo anche moderato per riprendere i dettagli architettonici. Quali lunghezze focali servono? Gli obiettivi non bastano mai, bisognerebbe averli tutti, ed in campo architettonico ci si trova spesso con le spalle al muro desiderando un grandangolare più spinto. Per un uso generico la terna 24, 35 e 135 mm è più che adatta. Con dei costi accettabili si possono acquistare obiettivi luminosi e di buona qualità. Scartate gli zoom: anche spendendo il doppio dei tre obiettivi appena citati si avrà una qualità nettamente inferiore, maggiore distorsione e minore luminosità. Gli zoom hanno gli indiscutibili pregi della velocità (ma gli edifici non scappano) e leggerezza, ma salvo i più blasonati e costosi non offrono mai una resa accettabile a tutta apertura e nella distorsione. Un treppiedi stabile. All'interno la luce è sempre poca per lavorare a mano libera ed anche una moderna pellicola sensibile non avrà mai la resa qualitativa e la resa cromatica di una buona invertibile da 100 ISO. Inoltre, per avere a fuoco dal primo piano allo sfondo occorre chiudere il diaframma ed i tempi si allungano sensibilmente. Pellicole di buona qualità (non mirate al risparmio a tutti i costi) e, se possibile, di tipo invertibile (le diapositive). Logicamente se pensate di dover fare molte ristampe, utilizzate una normale negativa a colori: costeranno molto meno. Usate le negative anche se avete dei dubbi sull'esposizione: perdonano molti errori, le diapositive no. |
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