
| UN BANK PER TUTTI |
La morbida luce dei bank è stupenda in mille occasioni ed in particolare nel ritratto, ma non serve per forza una sala di posa ben attrezzata per avere questa luce... |
La sala d'ingresso e ricezione del mio studio: oltre allo stile d'epoca, simile a quello degli atelier fotografici d'inizio secolo, è possibile notare gli ampi lucernai del soffitto che, anche nella sala di posa sul retro, permettono il controllo di un'ampia luce di tipo naturale (in realtà dietro il plexiglas opalino, solo sul retro, ci sono dei potenti neon a luce bianca).
Foto in alto: stato di fatto con flash.
|
Spesso sento dire dai miei amici fotoamatori che non possono realizzare buone foto perché privi di una sala di posa con i flash o altri illuminatori di tipo professionale. La cosa non è del tutto vera: basta ingegnarsi un po' per ottenere il controllo della luce o per sfruttare al meglio quella esistente. In esterni, per esempio, ho fatto ottimi ritratti ambientati fotografando il soggetto nelle zone d'ombra degli edifici (a volte vado in spiaggia e sfrutto il lato in ombra dei casotti): perché cercare tanta luce a tutti i costi soprattutto oggi che una pellicola negativa da 400 ISO è quasi indistinguibile da una da 100? E perché desiderare ardentemente tante luci da controllare (spesso male) quando si può lavorare benissimo con una sola? Ma torniamo alle foto in studio ed al nostro bank... Durante i miei corsi di fotografia, costringo spesso gli allievi a fotografare con una sola luce o ad uscire con un solo obiettivo: è un ottimo metodo per imparare ad usare maggiormente il cervello ed i piedi, e a non adagiarsi sulla comodità delle tante luci e delle infinite focali degli zoom. L'esperienza mi ha insegnato infatti che troppe comodità portano spesso a risultati banali e poco personali. E poi, perché dover ricorrere per forza agli illuminatori esterni? Ricordiamoci gli atelier fotografici di inizio secolo: le sale di posa vere e proprie venivano realizzate nei sottotetti, sempre dotati di ampie finestre per ottenere la maggiore quantità di luce possibile. Questa luce veniva gestita grazie ad ampi tendaggi, la stessa cosa che ho fatto io nel mio studio, una ricostruzione abbastanza fedele degli atelier d'inizio secolo con tanto di salotto all'ingresso dove ricevere i clienti (vedi foto). Senza ricorrere a soluzioni eccessivamente complicate (io ho fatto in modo da poter controllare la luce da tutte le direzioni ed in tutti i modi possibili ed immaginabili, ma si può vivere anche senza), possiamo adoperare la luce della finestra di casa che ha il grosso vantaggio di essere a disposizione di tutti. La luce naturale che entra dalla finestra, però, varia enormemente a seconda dell'esposizione della finestra, delle stagioni e delle ore del giorno. A parte la diversa intensità, varia anche come temperatura cromatica e come grado di diffusione (quando il sole è di fronte alla finestra la luce è forte e dura, se è al lato opposto è molto morbida). Io ho preferito eliminare queste variabili utilizzando una pellicola in bianconero (quindi la diversa temperatura colore nelle diverse ore della giornata non è più un problema, ma non è neanche - all'occorrenza - una comoda opzione in più: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca), e filtrando la luce con una tenda bianca: in tal modo il grado di diffusione è costante e ricorda tanto quello di un bank di grosse dimensioni (la finestra di casa mia è alta più di tre metri e larga altrettanto: non oso pensare a quanto costerebbe un bank così!). L'unica variabile che resta, quindi, è quella dell'intensità luminosa, ma lavorando con una pellicola da 400 ISO si rientra sempre in valori più che accettabili anche con obiettivi non troppo luminosi. Il vero problema è lo sfondo: non sempre è sgombro o facilmente sgombrabile, cosa logica trattandosi della casa dove si abita di solito, quindi con librerie, mobili, la gabbia col criceto ed i quadri alle pareti. Io ho aggirato questo problema in questi modi:
L'ESPOSIZIONE |