
| QUALE FORMATO FILE UTILIZZARE? |
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Tutte le fotocamere digitali, come ben noto, memorizzano le immagini nel formato JPEG, ma alcune permettono anche di selezionare i formati TIFF e/o RAW. Vediamo insieme i tre formati in dettaglio, per comprenderne pro e contro.
Il JPEG è un formato di compressione per le immagini oramai consolidato ed affermato da molti anni.
Progettato e scritto dal Joint Photographic Experts Group, è diventato in breve tempo il formato universale per la diffusione delle fotografie in rete.
La sua caratteristica peculiare è proprio quella di essere stato scritto per la fotografia, in tempi in cui avere un modem a 56kbps era un lusso. Proprio questo aspetto è al tempo stesso croce e delizia. Questo formato comprime l'immagine eliminando dati non percepiti dall'occhio umano. L'algoritmo che ne è alla base è abbastanza complesso e non ha senso in questa sede affrontare le specifiche dei rapporti di compressione e codici vari. Basti sapere che, in linea di massima, il suo funzionamento è legato all'accomunamento di aree di colore simili; in sostanza vengono appiattiti i passaggi tonali fornendo un’immagine percettivamente identica a quella non compressa, ma nella realtà priva di tantissimi dati. La praticità del JPEG è innegabile e oggettiva. Nel caso in cui la foto debba essere sottoposta ad interventi importanti di post-produzione, l'uso di questo formato è sconsigliato. Infatti la compressione in questione è irreversibile; i dati eliminati dal salvataggio sono persi proprozionalmente al livello di compressione scelto. Ogni volta che si salva un file JPEG e lo si chiude, l'immagine subisce un degrado progressivo molto alto. Inoltre la codifica di questi dati è possibile solo a 8bit per canale che, in particolare per le immagini monocromatiche, sono veramente pochi. Quindi, se successivamente alla ripresa pensiamo di intervenire sul file e vogliamo la massima qualità possibile, è meglio evitare di affidarsi al JPEG. Se proprio è necessario intervenire è opportuno seguire la seguente procedura:
La mole di dati è considerevole (un sensore da 6Mpx produce file TIFF a 16bit di circa 40Mb) ma offre un "supporto" veramente affidabile per qualsiasi tipo di intervento. E' bene precisare che il RAW è un formato "contenitore" la cui interpretazione è necessaria prima di fare qualsiasi ritocco. Ogni casa fotografica ha il suo formato RAW proprietario, caratterizzato da un'estensione particolare. Di seguito una breve tabella con i principali produttori e relativi file grezzi.
L'immagine 2 evidenzia il degrado del file a cui è applicato lo stesso intervento (regolazione dei livelli) in formato TIFF a 8bit, a 16bit, e JPEG con qualità medio-alta. La regolazione è stata abbastanza aggressiva, proprio per portare alla luce la tenuta delle tre impostazioni. |
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