LA FOTOGRAFIA DI TEATRO
Trucchi e suggerimenti per fotografare in teatro

Davide Vignati, settembre 2000

Argomento alquanto interessante quello di cui mi sto accingendo a scrivere, sia perché mi coinvolge direttamente (non in qualità di attore ma di collaboratore di un gruppo teatrale non professionista) sia perché spesso affascinante agli occhi di molti fotografi, professionisti o appassionati, i quali trovano stimolante riprodurre e interpretare fotograficamente ciò che viene rappresentato su di un palcoscenico o all'interno di un contesto spettacolare qualunque sia il luogo di rappresentazione: sala teatrale, cortile, piazza o anche solo uno scantinato.

In qualità di appassionato di fotografia, nonché di collaboratore musicale e tecnico del gruppo teatrale "L'Ombra", mi è stato chiesto di redigere un articolo riguardante la fotografia di teatro a cui mi sono dedicato basandomi prima di tutto su di una esperienza relativamente recente che ho fatto in occasione della rappresentazione di un nostro spettacolo, intitolato "Caligolhard" e basato sul "Caligola" di Albert Camus, rappresentazione avvenuta il 10 settembre 1998 a S. Benedetto del Tronto in occasione della rassegna teatrale "Teatri invisibili"; e poi prendendo spunto da quelle che sono le esperienze altrui, professionali e non.

In quell'occasione decisi di portare la macchina fotografica (a quel tempo la mia dotazione era limitata ad una Yashica FX3 Super2000 con obiettivo Carl Zeiss Planar 50/1.4, usato in questo caso quasi sempre a tutta apertura e usato senza flash) con l'intento di riprendere, esaltandone l'atmosfera e la tensione propria di questo tipo di situazioni, i momenti precedenti la rappresentazione vera e propria, quindi la fase di preparazione degli attori in cui avviene la trasformazione da interprete a personaggio fino a poco prima di salire sul palco.

Inutile dire che non è cosa facile da attuare, soprattutto se ad andare in scena ci sarà anche il proprio lavoro (nella fattispecie la parte musicale originale), il che causa uno stato di agitazione non indifferente; ma a venirmi in aiuto è stato proprio il fatto di non dovere apparire in scena, il che mi ha permesso di avere a disposizione un paio di ore antecedenti l'inizio dello spettacolo di (quasi) totale libertà che ho dedicato alla ripresa fotografica degli attori durante la loro trasformazione in personaggi.

Un aspetto di vitale importanza che ho dovuto affrontare con non poche difficoltà è stato quello dell'illuminazione. Io fotografo senza flash, sempre (tranne quando "snapshotto" con la mia Yashica T5 automatica), e l'ambiente in cui mi apprestavo a fotografare era non più alto di un paio di metri, illuminato da innumerevoli faretti incassati nel soffitto, quindi caratterizzato da un'illuminazione tutt'altro che diffusa.

Decisi di non pormi il problema, o meglio, di non dargli un'importanza troppo elevata in quanto ciò che mi ero proposto di ottenere era una resa più fedele possibile di ciò che stava succedendo, quindi fedele anche dal punto di vista scenico: se i soggetti che mi apprestavo a fotografare fossero stati in penombra ritrovandomi un faretto esattamente sopra la mia testa, sarebbe andato bene lo stesso; il far mettere in posa i soggetti avrebbe snaturato e reso meno spontanea l'immagine, e l'adattare l'illuminazione avrebbe artefatto la scena: la ripresa non avrebbe più avuto lo stesso significato, non avrei fotografato degli attori in posa spontanea ma dei manichini oltretutto irritati dalla mia presenza e dalla mia macchina fotografica. Non credo di poter dire che il risultato finale sia tecnicamente perfetto, in effetti non lo è, però è ciò che avrei voluto che fosse: il fatto di aver fotografato a mano libera, utilizzando un solo obiettivo a tutta apertura e sfruttando solamente "l'imperfetta" illuminazione presente, nonché il fatto di conoscere chi andrà in scena e di aver partecipato alla preparazione dello spettacolo, mi ha sicuramente aiutato molto nella realizzazione di questo "reportage", il cui pregio principale è proprio quello di rispecchiare l'atmosfera del momento.

Aperto il sipario, ci si pone il problema di come fotografare quanto accadrà in scena
Sono dell'opinione che non si debba perseguire l'immagine nitida a tutti i costi ma, piuttosto, saper cercare ed aspettare il momento e la situazione giusti. Anzi, in situazioni quali quelle teatrali, effetti quali il movimento o particolari effetti luminosi generati dalle sorgenti di luce spesso aiutano a ricreare nell'immagine finale l'azione e l'atmosfera presenti al momento dello scatto sul palcoscenico. È importante non perdersi alla ricerca di immagini a tutti i costi spettacolari, ma è fondamentale sfruttare quelli che sono gli effetti scenici al fine di poter registrare su pellicola ciò che la rappresentazione ci sta trasmettendo.

Certo, una delle principali difficoltà potrebbe essere quella di non potersi appostare in qualsiasi punto della sala o del luogo in cui la rappresentazione sta avendo luogo, a volte il pubblico è di intralcio per il lavoro del fotografo e il fotografo è sicuramente di intralcio per il pubblico, né è possibile salire sul palco e fare i propri comodi, però è importante non scendere ad eccessivi compromessi e sforzarsi di scegliere sia il luogo che l'ottica più opportuni alla ripresa della scena che si sta svolgendo. Un discorso sicuramente penalizzante è il classico "monto il teleobiettivo, così dal fondo della sala posso fotografare ciò che voglio senza dar fastidio a nessuno", è quanto di meglio si possa fare per ottenere una serie di immagini tutte uguali e quanto di peggio per l'ottenimento di un risultato personale ed originale. A fotografare un palco nella sua interezza da lontano con un teleobiettivo siamo capaci tutti, basta avere un teleobiettivo, una pellicola molto sensibile ed un cavalletto, ma la fotografia di teatro è un'altra cosa: è saper interpretare ciò che si sta rappresentando e saperlo rendere fotograficamente, quindi armiamoci di ciò che reputiamo più utile al fine di poter dare una nostra impronta allo spettacolo.

Ricordiamoci sempre che un buon grandangolare, anche moderato come un 35mm (mi riferisco ad apparecchi che utilizzano pellicola in formato 35mm), permette di scattare con tempi relativamente lunghi (è quindi uno strumento molto prezioso quando si fotografa a mano libera, in condizioni di luce scarsa e con soggetti in movimento) e di ottenere prospettive e profondità di campo che aiutano a rendere efficacemente la profondità della scena nonché l'ampiezza del luogo in cui la scena si sta svolgendo. Un teleobiettivo più o meno potente, al contrario, aiuta il fotografo ad isolare i singoli personaggi dal resto della scena ma permette anche e soprattutto di ottenere, assieme ad eventuali particolari effetti luminosi e scenici, un appiattimento della prospettiva ed una resa quasi pittorica dell'insieme o del particolare che si sta fotografando. Ma qui entra in gioco prepotentemente anche la pellicola.

In questo tipo di fotografia le classiche considerazioni sulla grana della pellicola perdono ogni importanza, anzi, in certi casi più la grana è evidente e più il risultato finale è piacevole grazie all'effetto irreale che ci permette di ottenere, un effetto che rende l'immagine artefatta e quasi disegnata. Per non parlare, poi, della resa cromatica ottenibile con un film piuttosto che con un altro: potremmo voler utilizzare una pellicola per interni alla ricerca di un risultato il più possibile simile all'originale così come potremmo, invece, voler ottenere colori saturi e atmosfere irreali con l'ausilio di pellicole apposite (o tradizionali, per esterni) e un sapiente, quanto difficile, uso dei filtri di correzione cromatica; in questo caso non si può certo improvvisare, a meno che non si ami affidarsi al caso è opportuno conoscere quali sono i risultati ottenibili con il tal filtro in abbinamento con la tal pellicola nella tal situazione, e qui può esserci d'aiuto solo l'esperienza che si acquisisce fotografando, quindi, prima di realizzare un lavoro fotografico di un certo impegno che prevede l'utilizzo di attrezzatura che non siamo soliti usare, esercitiamoci e abituiamoci a prevederne l'effetto così da poter mettere in pratica, al momento più opportuno, le nozioni acquisite.

Un modo per prepararsi alla ripresa di scene in interni potrebbe essere quello di cominciare fotografando in casa propria, abituandosi a valorizzare quella che è l'illuminazione presente riprendendo, magari, le persone che vi abitano per poi passare a riprese teatrali senza eccessive pretese, che so, in oratorio, a scuola o alle prove del gruppo degli amici, abituandosi a ragionare sull'immagine prendendo spunto da quelle che sono le intenzioni, l'interpretazione di chi si sta esibendo e l'ambientazione che ci è offerta dal luogo in cui l'esibizione si sta svolgendo. In contesti di questo tipo siamo liberi di sperimentare tutto ciò che ci passa per la mente, ci troviamo nelle condizioni più adatte per esercitarci a trovare quello che vogliamo diventi il nostro stile fotografico. Il fatto di esercitarsi nell'uso della nostra apparecchiatura in situazioni affini a quelle a cui aspiriamo, ma sicuramente meno impegnative, ci sarà di aiuto nel momento in cui ci troveremo di fronte a dover risolvere problemi quali l'obiettivo più adatto per una tal scena, oppure la pellicola più adatta per una tal resa cromatica, oppure il filtro più adatto per una resa efficace dell'atmosfera ricreata e della situazione rappresentata.

Quando ci si prefigge la realizzazione di un lavoro impegnativo quale un servizio fotografico teatrale può essere, che oltretutto presuppone la partecipazione delle persone che interpreteranno ciò che andrà in scena, un aspetto di primaria importanza è senza dubbio il rapporto con i futuri soggetti. È fondamentale che tra il fotografo e gli attori vi sia una spontanea collaborazione, la consapevolezza, da parte di entrambi, che il lavoro del primo è volto a valorizzare quello dei secondi e viceversa. È importante partecipare alle prove così da poter conoscere ciò che verrà portato in scena nei minimi dettagli, qual è lo spirito che sostiene la preparazione e che guiderà la rappresentazione, quale sarà l'interpretazione del personaggio che ogni attore porterà in scena; insomma bisogna essere consapevoli di tutto ciò che sta dietro e attorno a quanto si sta per fotografare perché la nostra interpretazione e la nostra visione dell'opera teatrale saranno l'elemento che ci permetterà di creare un reportage fotografico di valore, qualcosa che abbia dei contenuti e non una semplice quanto inutile (ai nostri fini) riproduzione fotografica.

Il rapporto con gli attori e lo spirito che guida la preparazione sono elementi fondamentali che si rifletteranno, in ogni caso, nel nostro lavoro, è quindi indispensabile partire con il piede giusto e fare in modo che tutto quanto succederà durante le prove possa servire da spunto per le riprese finali, quelle che formeranno, probabilmente, la parte più importante del nostro lavoro.
È di aiuto inquadrare spesso la scena anche senza scattare, cercare di capire quali possano essere le migliori inquadrature e gli obiettivi più opportuni e, magari, seguire il tutto attraverso il mirino della nostra fotocamera come se stessimo girando un film così da potersi rendere conto di come cambia lo stesso soggetto se ripreso da angolazioni e/o posizioni diverse.

Ciò che più ci aiuterà sarà la consapevolezza di poter ottenere un ottimo risultato, consapevolezza che avremo raggiunto grazie al tempo trascorso discutendo con gli attori, sperimentando diverse inquadrature, ragionando sull'attrezzatura più opportuna da utilizzare e sforzandosi di dare una propria impronta all'intero lavoro interpretando con il proprio gusto, e con le intenzioni dei creatori, tutto ciò che concorrerà alla formazione del soggetto finale.
Come sempre accade, in fotografia, l'originalità e la qualità del prodotto finale dipenderanno fortemente dalla nostra capacità e disponibilità ad interpretare la situazione che ci si presenta di fronte.

In conclusione, ricapitoliamo brevemente i principali punti da tenere in considerazione:

  1. Illuminazione - Valutare il tipo di illuminazione presente sulla scena in modo da poter scegliere le pellicole e gli obiettivi (in base alla loro luminosità) più adatti.
  2. Col cavalletto o a mano libera? - Questo dipende dal vostro stile e dall'impostazione che volete (o dovete) dare al lavoro.
  3. Obiettivi - Sceglierli in funzione del tipo di immagini che si vuole ottenere e della relativa luminosità (se si ha un solo obiettivo, si usa quello, nessuno vieta di provarci comunque).
  4. Pellicole - Sceglierle in funzione dell'impostazione cromatica e/o grafica che si vuole dare all'intero lavoro, nonché in base alla loro sensibilità.
  5. Filtri - Valutare con precisione di quali filtri si può avere bisogno in base alla propria esperienza, non ha senso andare a caso.
  6. Punti di ripresa - Ingegnarsi in modo da non dover scendere a troppi compromessi.
  7. Rapporto con gli attori - Se è possibile, è sempre consigliabile conoscere chi andrà in scena e sapere quali sono le sue intenzioni.
  8. Partecipazione alle prove - È fortemente consigliabile perché ci aiuta a capire lo spettacolo ed a provare in anticipo sul campo ciò che ci proponiamo di fare.
  9. Interpretazione - La nostra di fotografi, non quella degli attori: ci deve essere sempre!

Con queste ultime note ho concluso.

Spero che i miei pochi consigli possano essere di aiuto ai principianti attirati dalla Fotografia di Teatro, e che possano servire anche da stimolo per chi abbia voglia di sperimentare con la propria attrezzatura e con la propria testa in un contesto anomalo ed affascinante (nonché difficile da riprendere) quale quello teatrale può essere.

Davide Vignati © 09/2000
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