IL PARADISO DEGLI ORSI
I giganteschi orsi bruni nel Parco Nazionale Katmai

Simone Sbaraglia, novembre 2007

Un emozionante incontro ravvicinato coi giganteschi orsi bruni dell'Alaska, intenti a catturare salmoni tra i flutti delle Brooks Falls, nel Parco Nazionale Katmai.

Marco parla alla radio e scuote la testa. L'idrovolante disegna un'ampia curva e siamo di nuovo a passo d'uomo (si fa per dire) in direzione del molo di attracco che abbiamo lasciato oltre un'ora fa. Marco, un italiano che vive in California in inverno ed in questo angolo sperduto dell'Alaska in estate, ex pilota di elicotteri, ci spiega che c'è ancora troppa nebbia lungo la rotta. Non possiamo decollare. O meglio, potremmo decollare ma non riusciremmo ad atterrare a destinazione: il lago Naknek. Dobbiamo continuare a girare in tondo sul fiume aspettando che il tempo migliori.

In viaggio da tre giorni in cui ho collezionato sette voli attraversando dieci fusi orari, accolgo la notizia con l'indifferenza della stanchezza. Stanchezza che neanche la trepidazione per lo spettacolo che ci attende riesce a cancellare. Arriva l'ok finalmente. Un aereo della Katmai Air è atterrato con successo a Naknek. Marco si affretta per evitare che un eventuale jet in atterraggio sulla pista di King Salmon ci rallenti ulteriormente, e siamo in volo. La maestosità selvaggia dell'Alaska ci cattura mentre laghi e radure si susseguono senza soluzione di continuità. Niente case, niente strade. Cerco di avvistare qualche orso. Diamine, ne vedrò a sufficienza tra mezz'ora. Almeno spero. Già, perché è per gli orsi che sono qui, per fotografarli.

Ogni anno, nel mese di luglio, nel Parco Nazionale Katmai va in scena uno dei più maestosi spettacoli offerti da madre natura: centinaia di orsi bruni si radunano nello spazio di pochi chilometri quadrati per pasteggiare a base di salmone. I salmoni intraprendono infatti in questo periodo la lunga e fatale risalita del torrente in cui sono nati, per raggiungere acque tranquille vicino alla sorgente, deporre le uova e morire. La nostra meta sono le "Brooks Falls", cascatelle di un paio di metri che costituiscono un luogo di appostamento ideale per gli orsi, ansiosi di rifornirsi di calorie in vista dell'inverno a spese di quei salmoni che mancassero il salto, o decidessero incautamente di sostare a riprendere fiato alla base delle cascate. Marco mi aiuta a scaricare l'equipaggiamento fotografico, ma non perde d'occhio la spiaggia, a destra e sinistra. Mi spiega che spesso gli orsi decidono di sostare sulla spiaggia, ed in quel caso bisogna aspettare. Anche per delle ore. Mi racconta che a volte un orso decide di schiacciare un pisolino sul galleggiante e non si può partire. In quel caso, se hai un aereo da prendere a King Salmon, semplicemente lo perdi. Qui comandano gli orsi. E' casa loro. La tenda montata a tempo di record, sono già sul sentiero per le "falls".

La stanchezza è sparita. Cerco di fare rumore, come raccomandano i ranger, per non sorprendere eventuali orsi sul sentiero. E poi, in caso di incontro ravvicinato, parlare ad alta voce, agitare le mani, non voltarsi, non scappare. In caso di attacco non ricordo. Credo che non ci sarebbe nulla di sensato da fare, comunque. Ma non ci sono orsi in vista. Poi, ad una curva del sentiero, un enorme maschio che viene verso di me. Sarà a dieci metri. Mi rendo conto che evidentemente l'insegnamento appena impartito dai ranger, "mantenere una distanza di cinquanta metri e cento metri dalle madri con i piccoli", va preso cum grano salis. Gli orsi hanno imparato che il sentiero è più comodo del bosco, e lo usano. Ci spostiamo risalendo la scarpata. Facciamo in tempo a fare pochi metri. L'orso non ha neanche alzato la testa. Non mi degna di uno sguardo e prosegue superandomi. Imparo due cose. Primo: questi orsi non sono minimamente spaventati dagli esseri umani. Secondo: non sono affatto aggressivi. Almeno non questo qui.

Un aereo della Katmai Air atterra sul lago Naknek

Riprendo il sentiero sollevato. Il cuore riprende a battere. I giganteschi orsi bruni dell'Alaska, per lungo tempo considerati, per le loro enormi dimensioni, una quarta specie (affianco ai grizzly, agli orsi neri ed agli orsi polari), sono in realtà orsi grizzly che, vivendo a meno di 150 chilometri dalla costa, hanno accesso ad una alimentazione a base di pesce particolarmente calorica che li rende molto più grandi dei loro "cugini" dell'interno. Quando arrivo alle cascate ce ne sono già una decina. Nel parco ci sono due piattaforme per l'osservazione degli orsi: una alle cascate ed una a valle, sulla riva del lago Naknek. Gli orsi più grandi ed i maschi si radunano di solito alle cascate, dove il pesce è più abbondante. Ai maschi più giovani ed alle femmine con i piccoli non è consentito, tuttavia, pescare alle cascate. I maschi adulti attaccherebbero i piccoli, uccidendoli. Di conseguenza le madri devono pescare dove è meno agevole, e pensare per sé e per i piccoli, ed allo stesso tempo stare in guardia contro eventuali attacchi. E' naturale, dunque, che siano un po' nervose.

Una femmina afferra al volo un salmone alle Brooks Falls

Ciascun orso utilizza una personale tecnica di pesca: alcuni siedono in cima alla cascata cercando di prendere i salmoni al volo, altri inseguono il pesce nuotando sott'acqua, altri ancora cercano di afferrarlo con gli artigli. Il maschio dominante, il più grande e più forte, siede al posto del re: alla base della cascata. Da questa posizione privilegiata può infatti afferrare i salmoni che risalgono il fiume, quelli che ricadono in acqua dopo un salto mancato e quelli che si fermano a riposare in attesa del tentativo successivo. Gli orsi più giovani si affannano correndo avanti e indietro lungo il fiume, nel vano tentativo di sorprendere qualche salmone. Si dovranno accontentare degli scarti lasciati dai più bravi. Per la fine dell'estate avranno imparato e, forse, l'anno prossimo saranno ammessi alle cascate con i grandi.

Lotte tra maschi

Mamma e piccolo osservano a distanza i maschi impegnati nella pescaPer la fine di luglio la migrazione è finita e gli orsi si disperdono. Agosto è il tempo dei mirtilli e delle bacche, in attesa dell'inverno da passare in letargo. I salmoni rappresentano la principale fonte di approvvigionamento calorico per gli orsi, che devono fare scorta di grasso in vista dell'inverno. Alcuni orsi catturano fino a trenta salmoni al giorno nel mese di luglio, arrivando a pesare oltre 500 chili. Riserve che saranno sfruttate durante il letargo, quando perderanno fino al 50% del proprio peso corporeo.

Sono le 20.30. La luce è ancora buona, e lo sarà per un altro paio d'ore. A queste latitudini l'estate porta con sé quasi venti ore di luce. La stanchezza comincia però a farsi sentire, e decido di tornare al campo. Mentre cammino scorgo una femmina che dorme a lato del sentiero. Proseguo piano, senza svegliarla. Mi sto già abituando a condividere lo spazio con questi enormi compagni. Il timore iniziale è svanito. Sono qui da poche ore ma già l'Alaska mi ha cambiato. Penso che la natura, l'ecologia, l'ambiente non sono concetti astratti. E' l'emozione del mio primo orso. E' come scendeva ondeggiando sul sentiero.

Penso a mio figlio, che ha meno di un anno. Gli consiglierò di venire quando sarà grande. Poi mi ricordo della conversazione avuta con un volontario, che mi ha raccontato degli imprenditori che vorrebbero costruire passerelle rialzate in tutto il parco e trasformarlo in un grande zoo. E poi magari alberghi. E voli di linea. E il governo degli Stati Uniti che, proprio in Alaska, preferirebbe agli orsi le raffinerie. E questo posto, questi orsi, forse non ci saranno più quando sarà grande.

Simone Sbaraglia © 11/2007
Simone Sbaraglia Photography
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Due cuccioli controllano ansiosamente che nessun maschio si avvicini