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Adobe Camera Raw, scaricabile
gratuitamente dal sito Adobe (a partire dalla pagina
http://www.adobe.com/it/products/photoshop/cameraraw.html),
è un plug-in per Adobe Photoshop (ed Adobe Bridge) che
consente di visualizzare, elaborare e gestire le immagini
RAW prodotte da gran parte delle fotocamere digitali in
commercio. Al momento in cui scriviamo, il programma (il cui
nome viene spesso abbreviato in "ACR") è giunto alla
versione 4.1 (solo per Photoshop CS3; per gli utenti di
Photoshop CS2 l'ultima versione è la 3.7). Naturalmente il
plug-in esiste sia per la versione Windows di Photoshop che
per quella Macintosh. Questo articolo è stato scritto sulla base della versione 3.7 del plug-in, ma le differenze rispetto alla 4.1 non sono tantissime, dunque può risultare utile anche agli utenti della versione più recente - che ha alcuni comandi in più ed un'interfaccia leggermente modificata.
Un'occhiata in giro
Iniziamo col dare un'occhiata all'interfaccia utente di ACR
3.7:

Tanto per averne un'idea, ecco la
schermata principale di ACR 4.1:

Come si vede le differenze non sono moltissime: in
generale, chi conosce la 3.7 impiegherà davvero poco tempo
per utilizzare senza problemi anche la 4.1.
Ma torniamo all'esplorazione della versione 3.7. Quella
appena mostrata è la schermata che appare dopo l'apertura di
un file RAW; nella barra del titolo leggiamo il modello
della fotocamera utilizzata, il nome del file, ed i dati
essenziali di scatto: sensibilità, tempo, diaframma, focale
impiegata. E' possibile ingrandire o rimpicciolire la
visualizzazione della fotografia mediante i classici
pulsanti di zoom, in basso a sinistra. Sempre in
quell'angolo, se la casella 'Mostra opzioni flusso di lavoro'
è spuntata, appaiono altri comandi:

Il campo 'Spazio' consente di definire lo spazio colore
che vogliamo assegnare alla nostra immagine. ACR contiene
dei profili colore associati ad ogni modello di fotocamera
supportata (sono i profili di origine); in questo menu,
l'utente sceglie il profilo di destinazione, il che in
pratica fa effettuare al programma una conversione di colore
– rozzamente possiamo dire che ACR traduce i numeri che
rappresentano i colori nel profilo di origine nei numeri che
rappresentano quegli stessi colori nel profilo di
destinazione.
Va detto che, poiché la risposta dei sensori può essere
diversa anche all'interno dello stesso modello di
fotocamera, ACR consente, mediante il pannello 'Calibra' lungo
il bordo destro dell'interfaccia, di personalizzare il
profilo della fotocamera:
Dunque,
se si posseggono due fotocamere uguali ma dalla resa
cromatica leggermente diversa (più formalmente dovremmo
parlare di "sensibilità spettrale" differente), in ACR si
può creare un profilo di origine personalizzato per ognuna
di esse.
Lo spazio colore indica quanti bit vengono utilizzati per
rappresentare i colori; in pratica è una specie di
indicatore dell'accuratezza degli stessi. Di solito le
immagini RAW risultanti dalle fotocamere usano 12 bit per
canale (i canali sono i classici RGB: rosso, verde e blu),
per cui scegliendo 8 bit per canale si sacrificano un po' di
informazioni; il vantaggio è che i file sono più piccoli,
senza considerare che ben pochi monitor sono in grado di
mostrare a video le differenze tra i due livelli di
profondità (diverse funzioni di Photoshop, inoltre, non sono
disponibili per i file a 16 bit). 'Dimensioni' e 'Risoluzione' sono comandi abbastanza
autoesplicativi; segnaliamo solo che in Photoshop sono
disponibili molte più opzioni riguardo la Risoluzione,
dunque consigliamo di non intervenire in ACR e di rimandare
gli interventi su tale parametro quando si starà operando in
Photoshop.
In alto a destra ci sono tre caselle che possono essere
spuntate o meno: 'Anteprima', quando spuntata, fa sì che
l'immagine che viene visualizzata in ACR risponda alle
modifiche che l'utente effettua sui vari parametri; in altre
parole consente di vedere in tempo reale il risultato dei
nostri interventi, per cui andrebbe sempre lasciata
attivata; 'Ombre e Luci', invece, quando attivate mostrano,
rispettivamente in blu ed in rosso, le aree troppo scure o
troppo chiare dell'immagine (dove per "troppo" si intende
prive di dettagli). Nell'esempio sottostante, una foto con il cielo
completamente privo di dettagli, e perciò evidenziato in
rosso.

Nell'angolo in alto a sinistra di ACR è presente una
striscia di comandi che consente di effettuare varie
operazioni:

Alcuni li conosciamo già da Photoshop ed hanno un
funzionamento molto intuitivo: il primo pulsante è lo
strumento 'Zoom' (che può essere effettuato anche con il tasto
destro, o selezionando col mouse una porzione
dell'immagine), il quinto è il pulsante 'Ritaglia' (Crop), ed
il secondo è lo strumento 'Mano', per spostarsi all'interno
dell'immagine.
Segnaliamo che ci si può spostare nell'immagine anche senza
premere il pulsante della Mano: basta navigare col mouse
tenendo premuto lo spazio o, se si dispone di un mouse con
la rotella, usando quest'ultima (da sola per scorrere la
foto in verticale, e tenendo premuto MAIUSCOLO per muoversi
in orizzontale).
Gli ultimi due pulsanti sono i classici comandi per ruotare
l'immagine di 90 gradi nei due versi, sostituibili dai tasti
L e R.
Il terzo pulsante è un contagocce che regola il
bilanciamento del bianco: dopo averlo selezionato, bisogna
cliccare su un punto dell'immagine che si vuole impostare
come bianco; questa operazione, oltre a cambiare l'aspetto
dell'immagine, produce anche un cambiamento nel pannello del
bilanciamento del bianco, sulla destra dell'interfaccia
utente, che riporterà i valori relativi al punto
selezionato:

Con questo menu, che analizzeremo più avanti, è
possibile intervenire in maniera più raffinata sul
bilanciamento del bianco; il pulsante comunque può aiutare a
farsi un'idea rapida di come intervenire in seguito in
maniera più ragionata. In generale non è opportuno
selezionare un bianco purissimo: lo strumento funziona
meglio prendendo come campione una zona neutra, con
un'illuminazione diffusa.
Il quarto pulsante serve a campionare i valori RGB di uno o
più punti dell'immagine (fino a 9):

Infine c'è lo strumento 'Raddrizza', che come dice il
nome serve ad inclinare l'immagine sulla base di una linea
retta tracciata dall'utente.
Osserviamo che se si aprono più file contemporaneamente ACR
ne mostra le miniature in una colonna lungo il bordo
sinistro dell'interfaccia; selezionandone più d'una, è
possibile applicare contemporaneamente a più immagini le
modifiche che si stanno effettuando. Oppure, per snellire il
lavoro, si può lavorare solo su una immagine e poi, dopo
aver selezionato le altre (tutte, o solo alcune di seguito
con MAIUSCOLO, o solo alcune non contigue usando COMMAND su
Mac e CTRL su Windows), cliccare su 'Sincronizza' per
estendere anche a queste ultime le modifiche effettuate alla
prima.
Preferenze e impostazioni
Cliccando sulla piccola freccia alla destra del menu
'Impostazioni' si apre un menu che consente di configurare
vari aspetti di ACR:

Prima di spiegare questo menu, è opportuno fare qualche
osservazione di carattere generale.
Il vantaggio principale
del lavorare col formato RAW è che, dopo lo scatto, si hanno
a disposizione i dati grezzi raccolti dal sensore, anziché
un'immagine che la fotocamera ha già elaborato in qualche
modo (regolando curve, applicando una maschera di contrasto,
ecc.) In altre parole, con il RAW si lavora su un'immagine
non ancora renderizzata, il che vuol dire che si ha molto
più margine di manovra rispetto ad un JPEG.
Modificare curve
o livelli in un file JPEG significa rimescolare informazioni
già cristallizzate, alterandole e quasi sempre
sacrificandone una parte. Con il RAW invece si hanno a
disposizione tutti i dati di partenza, e senza andare mai ad
intaccare il file originale (i file RAW sono di sola
lettura) si possono ottenere immagini elaborate secondo i
propri gusti; questo si chiama "editing non distruttivo".
Certo, una volta prelevata un'immagine in JPEG dalla
fotocamera si possono fare mille interventi e poi salvare il
tutto in un nuovo file, senza pregiudicare così l'originale:
ma questo non equipara comunque i due flussi di lavoro (JPEG
e RAW) proprio perché anche gli interventi di postproduzione
possono, nel caso dei JPEG, distruggere dati.
Ci spieghiamo
con un esempio: se scattiamo una foto in formato JPEG,
questa sarà costituita da una serie di punti, distribuiti
lungo la gamma di toni, dal più scuro al più chiaro. Al
momento di produrre il JPEG, la fotocamera applicherà (tra
gli altri) degli aggiustamenti alle curve ed al contrasto,
per rendere l'immagine brillante e piacevole da guardare:
questi interventi renderanno la foto migliore da un punto di
vista visivo, e la priveranno di alcuni di quei punti:
probabilmente alcuni toni medi saranno resi un po' più scuri
ed altri un po' più chiari, per aumentare l'impatto visivo
della foto. Inoltre, com'è noto, l'immagine viene compressa
per produrre un file più piccolo, il che comporta una certa
perdita di informazioni.
Tutto bene, ma se dopo lo scatto volessimo
un'interpretazione più morbida della stessa foto?
Aprendola
in Photoshop potremo, mediante curve e livelli, appiattirne
il contrasto, ma a quel punto è Photoshop che, non trovando
i "toni medi" che cerchiamo noi, se li va a creare da solo
agendo su quello che ha a disposizione, cioè i punti che gli
sono rimasti dopo che la fotocamera ha già processato
l'immagine per ottenerne un JPEG. Se invece avessimo
scattato in RAW, avremmo di base un'immagine molto morbida,
dalla quale poter partire per avere alla fine una foto
contrastata e brillante oppure morbida e ricca di sfumature,
a seconda dei nostri gusti, potendo sempre usare, per
manipolarla, tutti i dati di partenza raccolti dal sensore.
Di solito quando si confrontano RAW e JPEG si usa una
metafora fotografica dicendo che il RAW è come se fosse il
negativo ed il JPEG una stampa. Un altro modo di vedere la
questione è il seguente: il RAW è avere gli ingredienti per
una torta, il JPEG è avere una torta precotta che al massimo
si può farcire e decorare entro certi limiti.
Tutto questo spiega perché di norma le immagini in RAW
appena aperte siano morbide e piatte: non è che siano "brutte",
è che sono la materia grezza dalla quale partire per fare
noi quello che la fotocamera fa in automatico quando
scattiamo in JPEG. Per alcuni questo è un vantaggio, per
altri una seccatura immane.
Una volta aperta un'immagine RAW, ACR applica alla foto
alcune impostazioni di default associate alla fotocamera
utilizzata. Usando il menu citato per ultimo, ed il comando
'Impostazioni' dal quale origina, è possibile stabilire se
alla foto aperta ACR debba applicare tali impostazioni di
default (previste per quella specifica fotocamera) oppure
altre impostazioni salvate dall'utente. Infatti, se si
desidera memorizzare un certo insieme di impostazioni, lo si
può fare mediante il comando 'Salva Impostazioni', anche solo
parzialmente ('Salva sottogruppo di impostazioni'). Ad
esempio, se si lavora spesso in condizioni controllate e
ripetibili (caso tipico: una sala di posa), si possono
memorizzare i parametri relativi a quella situazione di
ripresa che si sa essere sempre gli stessi (bilanciamento
del bianco, esposizione, ecc.) in modo da non doverli
applicare a mano ogni volta.
Se le impostazioni vengono salvate nella cartella di default
(che su Mac è nella cartella dell'utente, sotto
Libreria/Application Support/Adobe) poi appaiono anche nel
menu Impostazioni. Altrimenti, per poterle recuperare
bisogna caricarle con il comando 'Carica Impostazioni'. Le
impostazioni salvate si possono eliminare con il comando
'Elimina Impostazioni Correnti'.
Riepilogando:
-
con la voce 'Impostazioni Immagine', ACR applica alla foto
le impostazioni inizialmente previste per quel file, ovvero:
le impostazioni di fabbrica previste per la fotocamera
utilizzata, se è la prima volta che si apre tale foto; se
invece la foto è già stata elaborata, ACR usa le
impostazioni contenute nel suo database o nel file XMP
relativo all'immagine specifica;
-
con la voce 'Impostazioni predefinite camera Raw', ACR
applica le impostazioni di fabbrica previste per la
fotocamera utilizzata;
-
con la voce 'Conversione Precedente', ACR applica
all'immagine le impostazioni relative alla precedente
conversione;
-
con la voce 'Personali', ACR applica le impostazioni
derivanti dai cursori come regolati dall'utente.
Da notare che le impostazioni predefinite di ACR possono
essere modificate: basta creare delle nuove impostazioni e
scegliere 'Salva nuove impostazioni predefinite'. Quelle
ufficiali si possono ripristinare con il comando 'Ripristina
impostazioni predefinite'.
Con la voce di menu 'Preferenze' si accede al seguente
pannello:

La prima voce serve a decidere se le impostazioni
applicate all'immagine debbano essere salvate in un file
separato (con estensione .xmp) o nel database di ACR.
Ecco
l'essenza del formato RAW: il file originale rimane intonso,
e tutti gli interventi vengono memorizzati altrove e
richiamati all'occorrenza. Se si sceglie di affidarsi ai
file XMP, bisogna ricordarsi in futuro che tale file dovrà
sempre accompagnare il RAW a cui si riferisce, altrimenti
gli interventi andranno persi (inoltre, il file XMP dovrà
sempre avere lo stesso nome del RAW).
L'alternativa è
affidarsi al database di ACR, che non usa il nome del file
per indicizzare le impostazioni, dunque consente di
rinominare ed anche di spostare le foto. Ma appena si cambia
computer, o si masterizzano le foto su CD o DVD, le
impostazioni non seguono i file immagine, per cui bisogna,
per ogni singolo file RAW, esportarle in uno specifico file
XMP (mediante il comando 'Esporta Impostazioni').
La voce 'Applica Contrasto' a serve a decidere se
l'impostazione relativa alla Nitidezza (nel pannello
Dettagli) debba essere applicata solo all'anteprima che
vediamo in ACR o anche all'immagine una volta aperta in
Photoshop. Si noti che, nonostante la voce sia Applica
contrasto, in realtà si riferisce alla Nitidezza (sotto
Dettagli) e non al Contrasto (che sta sotto Regola): in
originale, allo Sharpening e non al Contrast.

Le tre caselle del gruppo 'Impostazioni Immagine
Predefinite' servono a decidere se, all'apertura di un RAW,
ACR debba o meno applicare gli interventi di default
menzionati poco sopra, anche in relazione ad eventuali
regolazioni specifiche, legate agli ISO ed al numero di
serie, della fotocamera utilizzata.
Le ultime due impostazioni riguardano la gestione dei file
DNG, qualora si decida di lavorare adoperando questo
formato. Non ci dilunghiamo su questo punto perché
esulerebbe dagli scopi di questo articolo.
(fine prima parte - la seconda parte è qui)
Agostino Maiello © 09/2007
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