La reticolatura è un difetto, perché un negativo reticolato è
un negativo che ha subìto delle ingiurie termiche (degli
sbalzi dal caldo al freddo durante il trattamento) e non ce
l'ha fatta a mantenere inalterate le sue caratteristiche:
vale a dire che l'emulsione si è prima gonfiata ma poi,
tornando alle sue dimensioni originali, ha mantenuto delle
pieghe o, in alcuni casi, si è riempita di crepe.
Ma è anche un "fantasma" del passato, perché le moderne emulsioni sono
progettate per resistere quanto più possibile ai
maltrattamenti ed agli strapazzi: è davvero difficile
reticolare una moderna emulsione, soprattutto se a colori
(oltretutto è difficile che un fotoamatore possa trattare in
casa queste ultime).
Per questi due motivi il nostro articolo è limitato alla
reticolatura (o reticolazione, se preferite) delle sole
pellicole negative in bianconero.
Anche con queste la vita non è facile (ma come, vi
lamentate? Dopo gli sforzi che hanno dovuto fare i
fabbricanti per garantirvi emulsioni stabili e resistenti!):
la maggior parte delle pellicole attuali è estremamente
difficile da reticolare, in particolare quelle
caratterizzate dalla tecnologia T-grain (Kodak T-Max
ed Ilford Delta). Ho provato quasi tutte le pellicole
attualmente in commercio ed ho ottenuto dei buoni risultati
solo con alcune pellicole di tipo tradizionale (Ilford FP4
Plus ed HP5 Plus, Kodak Plus-X e Tri-X). I migliori
risultati li ho ottenuti, però, con delle pellicole ancora
più "tradizionali" (diciamo pure di tecnologia più
antiquata): quelle dell'Est o le cinesi. Se trovate a pochi
centesimi di euro le pellicole (spesso senza marca) che
vengono vendute dai polacchi nei mercatini, sappiate che
sono le più adatte in assoluto.

I risultati di questa esperienza
sono stati unici ed irripetibili. La trama ha preso
l'aspetto di piccoli segni regolari anziché le solite crepe
casuali. Queste foto non sono frutto di una duplicazione ma
sono degli scatti originali in ripresa in una delle prime
prove. Pellicola Ilford FP4 (non la Plus) scaduta.
PERCHE' RETICOLARE
UNA PELLICOLA?
Una pellicola reticolata metterà in evidenza delle texture
difficilmente ottenibili con altri mezzi che non siano
l'aggiunta di un retino in fase di stampa. Si avrà una
specie di super-grana, ma nessuna grana potrà mai equiparare
le trame sottili disegnate dagli sbalzi termici
sull'emulsione. Il disegno non sarà mai lo stesso ed i
risultati, purtroppo, non sono programmabili con precisione.
Perché una foto reticolata sia una bella foto, è bene
scegliere con attenzione i soggetti: non tutti si prestano
allo stesso modo. Una comoda soluzione è quella di
reticolare dei negativi usati per riprodurre delle dia
accuratamente selezionate in modo da non correre rischi con
foto originali ed irripetibili.
La reticolatura può essere considerata
come una tecnica "naturale" di retinazione e l'effetto
può sembrare molto simile, ma ci sono alcune sostanziali
differenze:
-
il retino si aggiunge in maniera provvisoria in
fase di stampa (e dopo è possibile rimuoverlo), la
reticolatura, invece, è parte integrante del negativo;
-
il disegno del retino (le parti nere, per
intenderci), si sottraggono dall'immagine originale (i
segni vengono bianchi sulle stampe), mentre la trama
della reticolatura si aggiunge (viene nera sulle
stampe poiché si tratta di "crepe" che lasciano
passare la luce);
-
è possibile scegliere i diversi retini e
visualizzarne l'effetto con dei provini di stampa, la
reticolatura invece è imprevedibile e la vedremo solo a
trattamento finito (e se non ci piace, non è
modificabile né removibile).


RETICOLARE UNA
PELLICOLA BIANCONERO
Una volta scelta la pellicola e scattate le foto, torniamo
pure a casa pronti per svilupparla con i chimici più idonei.
Possiamo anche tirarle, sovraesporle, sottoesporle,
sottosvilupparle e qualsiasi altra cosa ci piaccia fare:
questo non influisce minimamente sulla reticolatura.
Il momento giusto per intervenire è tra lo sviluppo ed il
fissaggio:
-
Lavare la pellicola per almeno un minuto in acqua MOLTO
calda (oltre 60° C) o immergerla direttamente in una
soluzione di acido acetico (sempre a temperatura superiore a
60° C)
-
Immergerla per un minuto in acqua MOLTO
fredda (inferiore a 5° C)
Volendo ottenere una reticolatura più evidente si possono
ripetere i punti di cui sopra.
-
Fissare normalmente la pellicola
-
Lavare la pellicola in acqua corrente per almeno mezz'ora
-
Volendo proprio essere cattivi si può mettere la pellicola
ancora bagnata nel congelatore
-
Asciugarla con aria calda (un phon va
benissimo)
Questi maltrattamenti di solito sono più che sufficienti per
reticolare qualsiasi pellicola di tipo tradizionale.
VARIAZIONI SUL TEMA
Questo è il procedimento classico per reticolare un negativo
bianconero, ma possiamo sbizzarrirci in altre raffinate
torture. Giusto per aiutarvi un po', pensate a tutto quello
che si può fare grazie al congelatore di casa utilizzandolo
in diverse fasi del procedimento sviluppo/fissaggio…

Versando acqua calda o fredda nella
tank tra i bagni di sviluppo e di fissaggio, è possibile
procurare alla pellicola i necessari shock termici che
provocano il raggrinzimento dell'emulsione. In un eccesso di
zelo, non adoperate acqua bollente: la tank si deformerebbe
irrimediabilmente! Volendo esagerare si può mettere l'intera
tank nel freezer: di solito, in questo modo, la reticolatura
è garantita!

Passando il polpastrello sul negativo dalla parte
dell'emulsione è facile sentire la rugosità della
superficie.
Di solito l'effetto non è visibile ad occhio ed è bene
mettere il negativo nell'ingranditore per valutare la
"trama" ottenuta.
In ogni caso vanno effettuate stampe di grandi dimensioni,
almeno 20x30 cm: non illudetevi di vedere la reticolatura su
delle stampe 10x15!
Come
dicevo nell'articolo, dopo le prime prove fatte
fotografando soggetti "dal vivo" utilizzando spezzoni di
varie pellicole, ho preferito ricorrere alla
duplicazione. Con un soffietto munito di slidecopier ho
realizzato un cospicuo numero di internegativi partendo
da diapositive: questo mi ha permesso di scegliere con
cura i soggetti e di valutare quelli più idonei
all'effetto reticolatura, di non correre il rischio di
danneggiare definitivamente dei negativi importanti e di
poter fare tutte le prove necessarie, compresa quella di
duplicare la stessa diapositiva con negativi diversi per
comparare i risultati. E' incredibile come nel corso
delle varie prove non sia mai riuscito ad ottenere la
stessa texture neanche utilizzando la stessa pellicola
ed operandola più o meno nello stesso modo.
Testo e foto Rino Giardiello © 05/2007
Pubblicato su "Fotografia Reflex" 03/2000
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