SVILUPPO DELLE DIAPOSITIVE IN CASA
Impossibile? No, si può fare

Luca Corti, ottobre 2002

Leggendo le riviste di fotografia e ascoltando diversi appassionati, sembrerebbe che lo sviluppo del colore sia molto complicato e sconsigliabile da fare in casa, ma le cose non stanno esattamente così e Luca Corti ci spiega cosa occorre e le diverse possibilità.

Nadir Magazine ©Moltissimi fotoamatori, anche con una certa pratica di camera oscura in BN, sono attirati prima o poi dal colore: finiscono dunque con lo scattare, in genere, diapositive, che poi vengono portate a sviluppare dal fotonegoziante di fiducia – il quale, a sua volta, le invia al laboratorio di riferimento.

Spesso, però, i risultati sono quanto meno discutibili: diapositive macchiate, rigate, colori non saturi od intollerabili dominanti di colore, il tutto ad un prezzo decisamente non economico.

Leggendo le riviste di fotografia e ascoltando diversi appassionati, sembrerebbe che lo sviluppo del colore sia molto complicato, per non dire impossibile, per i comuni fotoamatori. Poiché sono un po' testardo, e non privo di esperienza di camera oscura per il B/N, ho deciso di provare, iniziando con la diapositiva perché il trattamento è più semplice e non occorre la stampa per godere del prodotto finito. Sono stato stimolato in questo dalla lettura di alcuni siti Internet e dall'aver parlato, durante il Photoshow 2000 a Milano, con un addetto allo stand Ornano, il quale mi ha spiegato a grandi linee il trattamento, facendomi comprendere che in realtà il processo è facilmente realizzabile anche in casa.

Iniziamo dicendo che il trattamento è molto semplice e si esegue utilizzando la comune attrezzatura che serve per lo sviluppo dei negativi bianco e nero: il buio è indispensabile solo per la fase di caricamento della pellicola sulla spirale; serve avere dell'acqua calda a disposizione, non necessariamente centralizzata o dallo scaldabagno; può bastare un fornellino elettrico.

Chi sia attrezzato per lo sviluppo del B/N ha già, praticamente, tutto quel che gli serve; altrimenti occorrono: 3 (o 6) bottiglie da 600 o 1000 ml a seconda del tipo di kit,  una vaschetta  da utilizzare come bagnomaria, che quindi possa contenere le bottiglie e la tank, un termometro, una tank con le spirali (meglio se contiene 2-3 film per volta), e naturalmente dell'acqua calda.

I Kit

Ne esistono almeno 5:

Le differenze tra trattamento in 3 e 6 bagni

Il  trattamento a 6 bagni è quello originale E6 e serve soprattutto per i laboratori professionali che eseguono l'integrazione dei singoli bagni senza sostitutirli integralmente, per lo sviluppo casalingo è un po' più complesso perchè con i lavaggi intermedi si arriva a ben 9 passaggi.
Il Kit a 3 bagni è stato studiato per gli hobbisti che trattano un numero limitato di pellicole e poi, una volta raggiunto l'esaurimento delle soluzioni, gettano tutto (i bagni, non le dia sviluppate...).
E' compatibile, cioè praticamente uguale, con il processo E6, ed è molto più rapido e facile da utilizzare. In genere consente di sviluppare 6 od 8 pellicole, non si può reintegrare e va gettato dopo l'ultimo uso; dopo i primi 3-4 tratttamenti prevede un aumento del tempo di primo sviluppo, come indicato dai foglietti illustrativi.

Esempio di Kit 6 bagni (AGFA COLOR PROCESS AP44):

1

PRECONDIZIONAMENTO

5'-10'

38 ± 0,2 °C

2

PRIMO SVILUPPO

5'-7'

38 ± 0,2 °C

3

 LAVAGGIO

2'

38 ± 0,2 °C

4

BAGNO D'INVERSIONE

1'

   38 ± 0,2 °C  

5

RIVELATORE CROMOGENO

4'-5'

38 ± 0,2 °C

6

SBIANCA FISSAGGIO

5'-7'

33° - 39° C

7

LAVAGGIO

3'

33° - 39° C

8

BAGNO FINALE

30"-1'

20° C

9

ASCIUGATURA

 

Temp. ambiente

Come vedete le temperature non sono indicate univocamente ma viene consigliato un range. Ci si può regolare utilizzando un tempo intermedio, per esempio 6 minuti per il primo sviluppo, un tempo ricavato da una pubblicazione Fuji Professional che si è rivelato adatto alle Velvia e Sensia. Tale sviluppo è stato eseguito in una vaschetta a bagnomaria con agitazione manuale (agitazione continua mantenendo la tank nell'acqua calda).

Esempio di Kit 3 bagni (ORNANO Kit DIA3):

1

PRIMO SVILUPPO

6'30"

38 ± 0,2 °C

2

 LAVAGGIO

2 x 60"

38 ± 0,2 °C

3

SVILUPPO COLORE

7'

38 ± 0,2 °C

4

LAVAGGIO

2 x 60"

38 ± 0,2 °C

5

SBIANCA FISSAGGIO

12'

33° C

6

LAVAGGIO

4 x 60"

33° C *

7

STABILIZZATORE

1'

Temp. ambiente

8

ASCIUGATURA

 

Temp. ambiente

In realtà l'ultimo lavaggio, a sviluppo oramai terminato si può fare a temperatura ambiente.

Questo tipo di trattamento è molto più rapido e facile da eseguire, si devono tenere a temperatura solo 3 bagni, le indicazioni dei tempi sono molto precise e la Ornano, nel proprio Kit, include anche le istruzioni sugli aumenti di tempo di sviluppo per la seconda e terza tornata di sviluppo (il mio standard è 3 + 3 + 2 pellicole), per le sotto e sovraesposizioni, fino a + 2  o - 2 stop, e le modifiche ai tempi di primo e secondo sviluppo per temperature diverse dai 38°. Consente di sviluppare 8 rulli da 36 pose.

Lo sviluppo di pellicole sottoesposte di 1 stop (Velvia 50 tirata a 100 ISO) ha dato ottimi risultati, praticamente indistingubili rispetto alla pellicola usata a sensibilità nominale, oltretutto con un notevole risparmio visto che il trattamento "push", presso un laboratorio, costa più di quello normale.

Il Kit Ornano va splendidamente con le pellicole Velvia e  Provia. Alcuni test parziali effettuati con la Kodak Elite E.C. non mi hanno soddisfatto come resa cromatica, però le foto erano state realizzate in una giornata di cielo scuro, quasi di pioggia, sulla spiaggia; i colori nei panorami tendevano un po' al magenta, mentre nei primi piani e nei particolari di soggetti molto colorati, per esempio aquiloni, apparivano corretti. Probabilmente sarà una mia impressione dovuta all'abitudine a pellicole di altra marca.

Nadir Magazine ©

Provia 100 sensibilità nominale

Nadir Magazine ©

Velvia sensibilità nominale

Nadir Magazine ©

Kodak Elite Extra Color 100 sensibilità nominale

Nadir Magazine ©

Velvia trattamento push +1 (100 ISO)

Il salto qualitativo nel trattamento delle diapositive si ha però con l'utilizzo di un Colorprocessor. Costoso, sì, ma usato si trova a prezzi modici (il mio Jobo CPA con il corredo di tank, spirali e drum per carte mi è costato tra i 100 ed i 150 euro e va benissimo, mantiene i bagni in temperatura e esegue una perfetta rotazione della tank nel bagnomaria). In Italia non è molto usato ma all'estero, e specialmente negli U.S.A., è diffusissimo presso i fotamatori, che vi trattano anche il B/N ed il medio e grande formato, oltre che le stampe a colori. Spesso su e-bay se ne trovano in vendita modelli anche piuttosto recenti (CPE2) a prezzi abbordabili.

Per esperienza personale devo confermare che il trattamento accetta minimi scostamenti dalle temperature indicate ed anche variazioni di pochi secondi nei tempi di 1° e 2° sviluppo, senza apprezzabili variazioni cromatiche o di densità. Probabilmente il trattamento E6 è molto meno critico del precedente trattamento per le dia E4 e, forse, il mito della grande difficoltà di trattamento deriva ancora da chi negli anni '60 e '70 sviluppava con questi kit.

Una raccomandazione riguardo al bagno di stabilizzazione: serve, è una specie di imbibente e, probabilmente, serve anche ad eliminare i residui di sbianca-fissaggio dopo il lavaggio finale, che come si sarà notato è molto più breve di quello necessario per il BN. Sul sito Jobo si legge di non eseguire questo bagno con la pellicola nella spirale perchè il materiale plastico di cui è fatta quest'ultima potrebbe, con il tempo, rovinarsi. Dunque potete usare un miscelatore da 1 litro, quelli graduati che si usano anche in cucina, versandoci dentro lo stabilizzatore e facendoci cadere la pellicola dopo avere aperto la spirale: basta usare un po' cautela ed il film non si rovina.

Altre raccomandazioni trovate su Internet indicano di non sviluppare assieme pellicole Kodak e Fuji perchè per probabili interazioni chimiche dovute alla diversità di alcuni componenti dell'emulsione si potrebbero produrre variazioni cromatiche; sul sito Jobo inoltre si sconsiglia di trattare film Fuji in processi a tre bagni perchè i risultati non sarebbero ottimali, però più avanti viene detto che per lavori amatoriali o professionali, in piccola quantità, il trattamento è accettabile. Io lo uso tranquillamente ed i risultati non paiono differenti da quelli dei laboratori professionali.

E' utile un pre-bagno con acqua alla temperatura di sviluppo per riscaldare tank, spirali e film. Non preoccupatevi se l'acqua di questo lavaggio fuoriuscirà colorata, violetta o magenta: è lo strato anti alo che si scioglie.
La parte più noiosa è il taglio delle pellicole (e l'intelaiatura), ma potete trovare in commercio taglierine e presse per inteleaiare a prezzi accessibili. Potete osservare la pellicola in spezzoni con la loupe ed intelaiare solo i fotogrammi che vi piacciono scartando gli altri con evidenti vantaggi in spazio e costi (i telaietti non sono economicissimi).

A fine articolo, nel riquadro a parte, vi segnalo alcuni sti utili dove potrete trovare ulteriori informazioni, purtroppo molti di essi sono in inglese ma facilmente comprensibili.

A questo punto non mi resta che augurarvi buon divertimento.
Aspettiamo i vostri commenti dopo lo sviluppo dei primi rulli.

Luca Corti © 10/2002
Riproduzione Riservata

Nadir Magazine ©

Kodak Elite Extra Color 100 sensibilità nominale


Negozi online dove potete acquistare i kit:

http://www.ornano.it
http://www.ilfotoamatore.it
http://www.tuttofoto.com
http://www.fotomatica.tv.it

Siti di tecnica: i siti Jobo USA e Kodak sono delle vere piccole enciclopedie!

http://www.jobo-usa.com/instructions/instructions_process_e-6.htm#Process%T
http://www.jobo-usa.com/jq/jqbox.htmc
http://www.kodak.com/global/en/professional/support/databanks/filmDatabankChemicals.jhtml
http://home.worldnet.att.net/~jriegle/slide.htm
http://digilander.libero.it/grupporigel/sviluppo.htm
http://www.opie.net/orphy/photo/dr/wkft-e6.html#
http://darkroomsource.com/index.htm#