FERMI TUTTI
Elogio dell'ozio

Mi è capitato, tempo fa, di restare solo per giorni, senza parlare e senza andare in giro a causa dalle condizioni del tempo. Dopo un’iniziale insofferenza, la mia mente si è via via abituata ai tempi dilatati, agli spazi di riflessione che la solitudine ti apre, alla rarefazione degli stimoli. Il cervello si è sgranchito le sinapsi e, come stiracchiandosi dopo un sonno, si è scrollato di dosso le incrostazioni della consueta sovrabbondanza d’impulsi e sollecitazioni. Lo scenario era favorevole, visto che mi trovavo nei grandi spazi dell’amata Lapponia, e per di più in inverno, quando la neve trasforma il paesaggio in una visione stilizzata e semplificata.

Percepivo appieno la forza del silenzio e dell’ozio, inteso come vigile far nulla, il levigarsi dell'animo attraverso la dilatazione dei sensi; l’improvvisa e semplice consapevolezza di quanto sensibilità e capacità di approfondimento del pensiero si fossero acuite mi mozzava il fiato. Fermarsi e non far nulla per ore ci mette di fronte a noi stessi; nessuna cortina fumogena, nessun fastidioso rumore di fondo delle mille cose cui dobbiamo far fronte durante la giornata. Nessuno schermo tra noi e le nostre sensazioni. La stasi, la contemplazione, il silenzio… sono ciò che muta il sentire nell'ascoltare, il guardare nel vedere.

Provate a spegnere il televisore e passare una serata senza parlare, senza fare nulla. È come scendere da un’auto in corsa e scoprire improvvisamente un mondo prima invisibile, appena fuori dalla portiera. Provate a fermarvi, durante una camminata, e restare. Vedrete le cose animarsi: lo scorrere dell’acqua, il passaggio delle nuvole, il passo lesto di un insetto… La mente allora può vagare e rincorrere quelle costruzioni ideali che derivano dall’osservazione della Natura. La parola “contemplazione” trova finalmente una sua dimensione.

Quante ricchezza e profondità ed emozione perdiamo, nel nostro perenne correre? Quante intuizioni, quante riflessioni? E ancora: a quanti, dettagli, forme, immagini e soggetti rinunciamo, passandovi accanto di fretta? Più tempo si resta nell’ozio, migliore è la nostra percezione, e migliori saranno le nostre foto, per restare nel tema di questo spazio. La gran parte dell’espressione fotografica dipende dall’approccio, perché è questo che favorisce l’interpretazione personale, e conta più dell’uso di un certo obiettivo o una certa esposizione. Non è difficile padroneggiare la tecnica; meno facile è farsi coinvolgere, lasciarsi rapire, percepire la complessità e decodificarla, riuscire a “vedere” i soggetti per interpretarli in modo da rendergli giustizia. “Sprecare” il tempo è fondamentale per riuscire a viverli prima, e ben fotografarli poi.
Fate qualcosa: non fate nulla.

Vitantonio Dell'Orto © 01/2009
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Vitantonio Dell'Orto © Nadir Magazine 2009

Fermatevi, per cogliere tutte le dimensioni della Natura.