"Un giro di Provia": due parole sulla nuova diapositiva Fuji
La Fuji Provia è sempre stata una pellicola particolarmente apprezzata per la sua resa in termini di finezza della grana, fedeltà cromatica e nitidezza. Nessuna specializzazione, dunque, a differenza della satura e squillante Velvia o della morbida e pastellata Astia; ma un'ottima pellicola per uso generale, adatta per il ritratto come per il paesaggio come per il reportage.

La Provia era alla base della emulsione amatoriale della Fuji, la Sensia; ed è tuttora alla base della Sensia II 200 e 400 ASA (mentre la Sensia II 100 ASA è basata sulla Astia). Insomma un pellicola versatile e di successo, a cui oggi fa seguito un'erede degna della massima attenzione: la Provia 100F, una pellicola che mantiene i pregi della Provia ed in più promette una grana ancora più fine, maggiore fedeltà cromatica ed una maggiore tolleranza al trattamento spinto.


Luce tenue del tardo pomeriggio. Il cielo è stato reso con molta fedeltà, conservando le varie sfumature del tramonto. Molto compatti i neri dell'effetto silhouette

Abbiamo preso un bel po' di rullini, in formato 35mm e 120, e ce ne siamo andati in giro a scattare. Ecco qui di seguito le nostre impressioni d'uso. Come tipico per NADIR, non si tratta di test strumentali di laboratorio, basati su simulazioni in condizioni di luce controllata, misurazioni spettrofotometriche e così via. Il nostro è stato un giro di prova empirico, scattando molte foto nelle condizioni di luce più disparate e commentando poi, semplicemente, ciò che abbiamo visto all'atto della proiezione delle dia. Premettiamo subito che una volta digitalizzate e compresse per il web, le fotografie sembrano tutte uguali e perciò non avrebbe senso cercare di far "vedere" quella qualità in più che talvolta si percepisce all'atto della proiezione delle dia.

Le diapositive Fuji ci sono sempre piaciute; abbiamo un vasto archivio di scatti effettuati con la Provia, e la resa ci è sempre sembrata di ottimo livello sotto tutti i punti di vista. La Provia 100F non fa eccezione: se l'obiettivo di ripresa lo consente, la pellicola restituisce immagini dotate di grande impatto, come già faceva, e bene, la vecchia Provia.

Luce piena, con sole alle spalle: belli i verdi, com'è tipico delle invertibili Fuji. La resa generale è cromaticamente molto neutra.

La differenza principale che salta all'occhio confrontando le dia scattate con la Provia vecchia è quella relativa alla grana, visibilmente più fine, soprattutto nelle zone d'ombra. La Fuji dichiara per la 100F un valore di granularità RMS pari ad 8 (ricordiamo che il valore RMS, root-mean square, è definito dallo standard ANSI ed è il metodo oggettivo più diffuso per quanto riguarda la misurazione della granularità delle pellicole). Un valore RMS di 8 rende, per il momento, la Provia 100F l'invertibile a 100 ASA con la grana più fine in assoluto. Tanto per farsi un'idea, RMS 8 è lo stesso valore del Kodachrome 25 ASA; e le Kodak Ektacrome E100 hanno un valore RMS di 11.
Anche un confronto con delle dia scattate con la Ektachrome EPR 64 ASA ha mostrato notevoli differenze di grana, ma va detto che la EPR 64, col suo valore RMS pari addirittura a 11, è effettivamente una pellicola un po' datata (ma rimane una bella pellicola). Questa grana extrafine della 100F è ottenuta grazie ad una tecnologia di recente introduzione che la Fuji chiama "tecnologia del cristallo sigma superfine". Non ci addentriamo in analisi chimiche, l'importante per noi fotografi è sapere che avremo diapositive meravigliosamente "pulite".

Altre innovazioni riguardano la solubilità dei microgranuli, il rilascio degli inibitori di sviluppo (i copulanti DIR) e gli additivi che stabilizzano l'emulsione; tutti questi paroloni non sono altro che l'aspetto tecnico dei miglioramenti in materia di finezza della grana, tolleranza allo sviluppo variato e capacità di conservazione della pellicola.

La resa delle alte luci è nella media per quanto riguarda le emulsioni invertibili, e cioè… critica. Nonostante i miglioramenti della tecnologia, la latitudine di posa delle invertibili è sempre piuttosto ridotta, e nelle fotografie all'aperto questo significa che è facile, per avere buon dettaglio nelle zone in ombra, ritrovarsi con un cielo bianco come un lenzuolo. Quindi bisogna avere cura nell'esposizione, valutando lo scarto di luminosità fra ombre e luci e cercando di evitare foto nelle ore più critiche della giornata, quando il sole è a picco. Ma questa è una considerazione generale che non vale solo per la Provia 100F, naturalmente.

Luce laterale con forti contrasti: il nero profondo del portone in ombra, il lato esposto al sole delle statue; la 100F ha mantenuto una resa equilibrata.

La resa cromatica della 100F è molto simile a quella della Provia precedente; all'atto della proiezione ci è sembrata particolarmente calda, poi altri scatti effettuati con obiettivi diversi ci hanno fatto capire che in realtà tale resa era da addebitarsi al 35/1.4 Zeiss usato in alcune foto, ottica particolarmente "aggressiva" soprattutto in presenza di luci difficili. Le foto scattate con altri obiettivi mostrano che la 100F ha una resa molto neutra, forse un pelo meno fredda della Provia vecchia, ma che comunque si può definire equilibrata e cromaticamente fedele.

La 100F ha una buona incisione, ma in generale non è una pellicola squillante, non esalta i rossi ed i colori accesi come molte Kodak; perciò, da una parte non tira fuori da scene piatte foto di grande impatto, dall'altra garantisce al fotografo la sicurezza di una fedeltà piuttosto elevata a quello che era lo spirito della scena ripresa. Del resto chi vuole colori accesi e contrasto elevato ha, stesso in casa Fuji, un prodotto fabbricato apposta, ovvero la Velvia.

Concludiamo dicendo che, secondo la Fuji, la 100F vanta anche una notevole tolleranza al trattamento spinto, ma non abbiamo effettuato verifiche in tal senso. In ogni caso le specifiche dichiarano che la 100F riesce a mantenere il contrasto originario e la fedeltà dei colori sia esposta a 70 ASA (-1/2 stop) sia a 400 ASA (+2 stop), ovviamente adeguando lo sviluppo.

La 100F, oltre che per il formato 135 (rullini da 36 pose e bobina da 30 metri), è disponibile in formato 120 ed in lastre (4"x5", 5"x7" e 8"x10"; e ancora 9x12, 13x18 e 27.9x35.6 cm).

Tirando le somme, non si può che rimanere soddisfatti dei risultati: le dia sono belle a vedersi, la grana è pochissima ed i colori sono piacevolmente saturi, ma senza esagerare; il tutto a prescindere dalla specificità del soggetto ripreso, dell'illuminazione della scena e dell'obiettivo utilizzato. Quest'ultimo, infatti, influisce moltissimo su quella che può sembrare la resa della Provia. Con obiettivi modesti le dia possono apparire poco sature ma la colpa è in buona parte dell'ottica, soprattutto se si tratta di uno zoom economico. Questo spiega anche perché molti fotoamatori preferiscono pellicole cariche come la Velvia o le Kodak amatoriali. La Provia è più neutra e non "spara" i colori, perciò va utilizzata con obiettivi di qualità almeno discreta, altrimenti si corre il rischio di rimanere delusi.

Agostino Maiello © 01/2000