
| "Un giro di Provia": due parole sulla nuova diapositiva Fuji |
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Abbiamo preso un bel po' di rullini, in formato 35mm e 120, e ce ne siamo andati in giro a scattare. Ecco qui di seguito le nostre impressioni d'uso. Come tipico per NADIR, non si tratta di test strumentali di laboratorio, basati su simulazioni in condizioni di luce controllata, misurazioni spettrofotometriche e così via. Il nostro è stato un giro di prova empirico, scattando molte foto nelle condizioni di luce più disparate e commentando poi, semplicemente, ciò che abbiamo visto all'atto della proiezione delle dia. Premettiamo subito che una volta digitalizzate e compresse per il web, le fotografie sembrano tutte uguali e perciò non avrebbe senso cercare di far "vedere" quella qualità in più che talvolta si percepisce all'atto della proiezione delle dia. Le diapositive Fuji ci sono sempre piaciute; abbiamo un vasto archivio di scatti effettuati con la Provia, e la resa ci è sempre sembrata di ottimo livello sotto tutti i punti di vista. La Provia 100F non fa eccezione: se l'obiettivo di ripresa lo consente, la pellicola restituisce immagini dotate di grande impatto, come già faceva, e bene, la vecchia Provia.
Luce piena, con sole alle spalle: belli i verdi, com'è tipico delle invertibili Fuji. La resa generale è cromaticamente molto neutra. La resa delle alte luci è nella media per quanto riguarda le emulsioni invertibili, e cioè
critica. Nonostante i miglioramenti della tecnologia, la latitudine di posa delle invertibili è sempre piuttosto ridotta, e nelle fotografie all'aperto questo significa che è facile, per avere buon dettaglio nelle zone in ombra, ritrovarsi con un cielo bianco come un lenzuolo. Quindi bisogna avere cura nell'esposizione, valutando lo scarto di luminosità fra ombre e luci e cercando di evitare foto nelle ore più critiche della giornata, quando il sole è a picco. Ma questa è una considerazione generale che non vale solo per la Provia 100F, naturalmente.
Luce laterale con forti contrasti: il nero profondo del portone in ombra, il lato esposto al sole delle statue; la 100F ha mantenuto una resa equilibrata. La 100F ha una buona incisione, ma in generale non è una pellicola squillante, non esalta i rossi ed i colori accesi come molte Kodak; perciò, da una parte non tira fuori da scene piatte foto di grande impatto, dall'altra garantisce al fotografo la sicurezza di una fedeltà piuttosto elevata a quello che era lo spirito della scena ripresa. Del resto chi vuole colori accesi e contrasto elevato ha, stesso in casa Fuji, un prodotto fabbricato apposta, ovvero la Velvia. Concludiamo dicendo che, secondo la Fuji, la 100F vanta anche una notevole tolleranza al trattamento spinto, ma non abbiamo effettuato verifiche in tal senso. In ogni caso le specifiche dichiarano che la 100F riesce a mantenere il contrasto originario e la fedeltà dei colori sia esposta a 70 ASA (-1/2 stop) sia a 400 ASA (+2 stop), ovviamente adeguando lo sviluppo. La 100F, oltre che per il formato 135 (rullini da 36 pose e bobina da 30 metri), è disponibile in formato 120 ed in lastre (4"x5", 5"x7" e 8"x10"; e ancora 9x12, 13x18 e 27.9x35.6 cm). Tirando le somme, non si può che rimanere soddisfatti dei risultati: le dia sono belle a vedersi, la grana è pochissima ed i colori sono piacevolmente saturi, ma senza esagerare; il tutto a prescindere dalla specificità del soggetto ripreso, dell'illuminazione della scena e dell'obiettivo utilizzato. Quest'ultimo, infatti, influisce moltissimo su quella che può sembrare la resa della Provia. Con obiettivi modesti le dia possono apparire poco sature ma la colpa è in buona parte dell'ottica, soprattutto se si tratta di uno zoom economico. Questo spiega anche perché molti fotoamatori preferiscono pellicole cariche come la Velvia o le Kodak amatoriali. La Provia è più neutra e non "spara" i colori, perciò va utilizzata con obiettivi di qualità almeno discreta, altrimenti si corre il rischio di rimanere delusi. Agostino Maiello © 01/2000 |