LE FARCHIE INFUOCATE DI GIUSEPPE IAMMARRONE
Foto di Giuseppe Iammarrone
Elisabetta Canevarolo e Agostino Maiello, dicembre 2003

Il 16 gennaio di ogni anno, a Fara Filiorum Petri (provincia di Chieti), si svolge la tradizionale festa delle Farchie, in onore di Sant'Antonio Abate.

Nadir Magazine ©In cosa consiste?

Le farchie sono delle alte colonne di canne seccei che, nel primo pomeriggio, vengono trasportate dinanzi la chiesa di S. Antonio Abate per poi essere innalzate ed incendiate sulla sommità. Vengono poi lasciate bruciare, in un suggestivo spettacolo di fiamme guizzanti nell'oscurità, mentre tutt'intorno il paese festeggia con cibo, vino e musica. Contemporaneamente, viene celebrata una messa, al termine della quale una processione riporta la statua di S. Antonio Abate nella chiesa di S. Salvatore dalla quale originariamente era stata prelevata. Il tutto si conclude in nottata, quando le farchie vengono riportate nelle contrade che le hanno realizzate e, nuovamente incendiate, si consumano a poco a poco, ancora circondate dai festeggiamenti degli abitanti.

Come spesso avviene, dunque, siamo in presenza di un evento che coniuga elementi cristiano-cattolici con qualcosa di molto più antico; nel volume che ci accingiamo a descrivere, una chiara e scorrevole spiegazione a firma della dott.ssa Anna Rita Severini, esperta del settore e molto conosciuta per la sua attività pluriennale presso il Museo delle Genti d'Abruzzo di Pescara, spiega nel dettaglio la cerimonia e ne tratteggia brevemente i legami con antichi culti precristiani. Il libro in questione si chiama "Farchie", e le fotografie che ne costituiscono l'anima sono opera di Giuseppe Iammarrone, fotografo di primo piano nel panorama abruzzese che fin dagli anni '60 documenta con perizia e sensibilità gli eventi artistici, popolari e culturali che coinvolgono l'Abruzzo.

Come ricordato nell'introduzione di Daniele Cavicchia, "Iammarrone si sente particolarmente attratto dalla cultura e vita contadina, legate a gruppi e tradizioni. Per non lasciare nulla al caso, studia libri di antropologia e etnografia, e insegue nell'entroterra feste religiose e popolari, legate alla propiziazione e ai riti di passaggio, scova nel dimenticatoio cittadino antichi riti pagani... E' unanimamente riconosciuto che a lui si deve la riscoperta e la valorizzazione del folklore abruzzese. Ha realizzato reportages sulle manifestazioni più antiche e significative della regione - Le Farchie di Fara Filiorum Petri, Le Panicelle di Taranta Peligna, I Serpari di Cocullo, Il Lupo di Pretoro, Le verginelle di Rapino, I Banderesi di Bucchianico, Il Bue di S. Zopito di Loreto Aprutino, Il ballo della Pupa, I Turchi di Villamagna, La festa di S. Andrea Pescara - destinati a diventare dei "classici" della cultura popolare, acquisiti da musei, oggetto di mostre, ripresi e citati nelle riviste specializzate e nei libri di antropologia."

Un archivio di 450 diapositive di Iammarrone, relativo alle feste tradizionali abruzzesi degli anni '70, è conservato appunto presso la Fototeca del Museo delle Genti d'Abruzzo.
Un curriculum di tutto rispetto, dunque, ed il bel libro che abbiamo tra le mani ne è pienamente all'altezza: ben stampate, le oltre 100 fotografie rivelano un livello tecnico indubbiamente elevato ed una sensibilità attenta e discreta. Spontanee quanto basta, le immagini costituiscono una documentazione ben fatta e puntuale di un evento "contaminato" come la festa delle Farchie, e ne restituiscono pienamente la dimensione corale - il coinvolgimento di tutte le contrade, la partecipazione collettiva non soltanto ai festeggiamenti ma soprattutto alla realizzazione delle farchie stesse, il loro legame evidente con il mondo della terra.

Un'opera di buon livello, dunque, decisamente consigliata a chiunque, abruzzese e non, si interessi di antropologia, etnologia o più generalmente di folklore.

Agostino Maiello © 12/2003
Riproduzione Riservata

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Giuseppe Iammarrone.

CI SONO LIBRI E LIBRI
di Elisabetta Canevarolo

Spesso un Autore arriva a pubblicare un libro fotografico quando, ad un certo punto della sua carriera, ha selezionato una quantità di immagini tali da raggrupparle in un percorso definito sebbene un progetto o una sperimentazione non possa mai dirsi conclusa completamente. La pubblicazione, per un fotografo, di solito avviene dopo diversi anni. E' vero che viviamo in un'epoca dove tutto va consumato con estrema velocità, ma - fortunatamente - il fotografo che ha qualcosa da raccontare sa aspettare, se non trova il linguaggio giusto lo cambia, se non trova la situazione giusta ci ritorna, se non trova quello che cerca non fa scatti inutili.

Non tutte le foto sono adatte e destinate ad essere pubblicate. Molte sono più adatte ad essere esposte in una mostra, altre per essere guardate in un album, altre è meglio tenerle segrete, meglio condividere certi momenti con pochi intimi.
Come ci sono foto e foto, ci sono libri e libri.

Sorvoliamo su chi presuntuosamente cerca di fare arte e soffermiamoci su chi molto umilmente, documenta la realtà senza pretesa alcuna. La registrazione della realtà è un lavoro che merita tutta la nostra attenzione. Il libro sulle Farchie di Giuseppe Iammarrone è uno di questi.
La festa delle "Farchie", si celebra il 16 gennaio, giorno dedicato a S. Antonio Abate. E' una festa culturale-popolare di cui si hanno notizie fin dall'ottocento. Può essere considerato un rito del fuoco.

Elemento che richiama il sole, è un rito propiziatorio per i raccolti e di buon auspicio verso il nuovo anno che si va ad iniziare. La partecipazione e la complicità popolare consiste, da parte degli abitanti di Fara Filiorum Petri (CH) nel riunirsi in capannoni alcune settimane prima della ricorrenza per costruire con canne di salice delle gigantesche torri denominate, appunto, "farchie"; queste vengono accuratamente intrecciate con sistemi tecnici e accorgimenti tramandati da generazioni e trasportate vicino alla Chiesa del Santo Patrono. Qui vengono erette e la sera viene appiccato loro il fuoco; fra canti, balli, vino e cibo, i festeggiamenti si protraggono fino all'alba.
La manifestazione si ripete da anni e documentare una tradizione è un modo per non farla morire, un modo per invogliare la nostra memoria a ricordare, rievocando sensazioni vissute o sentite raccontare.

Visto in quest'ottica il libro acquista un suo valore. La bellezza non sta nella valutazione della singola foto, nelle sue caratteristiche tecniche ed emozionali, ma nella valutazione globale della sequenza fotografica.
L'importanza di queste foto è la loro esistenza.
Non è raro trovare articoli, recensioni e tesi dove l'autore scrive: "Non sono stati rinvenuti documenti".

Si sa, sulle testimonianze tramandate si può inventare di tutto, ma di fronte a delle immagini, come in questo libro, le parole servono solo da supporto.
Susan Sontag dice: "E' difficile immaginare la vertigine nella vita e nella memoria che il vuoto senza immagine di un congiunto scomparso rappresenterebbe".
L'immagine in certe situazioni va oltre il verbale e colma per l'appunto il vuoto.
Un grazie a Giuseppe Iammarrone per aver documentato la particolare tradizione popolare contribuendo, a modo suo, a salvarla.

Elisabetta Canevarolo © 12/2003

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Il gran finale: dopo aver dato fuoco alle farchie si festeggia!

Il libro
LE FARCHIE DI GIUSEPPE IAMMARRONE
134 pagine formato 31x31cm, oltre 100 foto bianconero, 60,00 Euro
Elegantemente rilegato con cofanetto.
Edizioni "Tracce" - Pescara

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