ANGÉNIEUX 35-70 F/2,5-3,3
Prova su strada di uno degli obiettivi universali più costosi al mondo
Rino Giardiello, ottobre 2002

test di Rino Giardiello dell'Angenieux 35-70

Il barilotto dello zoom Angènieux è realizzato in materiali sintetici e rinforzi in fibre di carbonio. Questo, se da una parte lo rende più ingombrante di qualsiasi altro zoom similare, dovrebbe assicurarne una notevole resistenza in caso di urti e cadute.

test di Rino Giardiello dell'Angenieux 35-70

Quasi una bottiglia di champagne. Lo zoom Angénieux viene fornito in un pregiato cofanetto imbottito.

Gli obiettivi Angénieux sono poco noti ai più, ma lo sono senz'altro agli appassionati della fotografia di alta qualità dato che l'antica azienda francese è specializzata da sempre nella progettazione e nella realizzazione di ottimi obiettivi soprattutto per il cinema. Nomi mitici come Beaulieu, Pathé e Arriflex hanno sempre adottato ottiche Angénieux e pochi sanno che il nome "retrofocus" (soluzione che permette a molte ottiche che avrebbero un tiraggio ridottissimo di essere adoperate sulle reflex) è stato registrato dalla Angénieux, che produsse il primo obiettivo di questo genere una cinquantina di anni fa.

Ma se gli obiettivi Angénieux sono tanto buoni, come mai non se ne vedono tanti in giro? La risposta è semplice: la qualità si paga e questi obiettivi costano poco meno di un Leitz, e di solito, i possessori di corredi Leica, potendo comprare un obiettivo di pregio, lo comprano originale; dovendo risparmiare, non si rivolgono certo ad Angénieux e puntano al floridissimo mercato dell'usato che caratterizza questo marchio.
In un secondo tempo la Angénieux ha messo in commercio i suoi obiettivi anche con altri innesti, ma anche questo non ha permesso una maggiore diffusione di queste ottiche: è un po' difficile pensare un utente Pentax o Olympus disposto a pagare per uno zoom più che per tutto il resto del corredo o, per un utente Contax, di comprare un universale che costi più di uno Zeiss e che, per quanto di ottima qualità, non sia dotato del suo tipico eccellente trattamento antiriflessi.
Questo 35-70 era nato per sostituire, nel corredo Leica R, il vecchio 45-90 Leitz già realizzato dall'Angénieux, ma i dirigenti Leica trovarono più conveniente stringere la partnership con la Minolta, che già produceva il 16/2.8, il Telyt-R 500/8 ed il Vario Elmar 75-200/4.5, e misero in commercio il piccolo 35-70/3.5 prodotto dalla casa giapponese.

L'Angénieux 35-70/2.5 non si può certo definire uno zoom compatto, anzi appare decisamente più ingombrante di qualsiasi altro zoom di quella focale e leggermente più pesante, ma la sua diversità più appariscente è nella sua montatura. L'Angénieux è realizzato con materiali sintetici e rinforzi con fibre di carbonio. Le parti mobili sono in materiale antifrizione, la qual cosa significa che in questo obiettivo non ci sono grassi lubrificanti, e le lenti sono bloccate con anelli elastici. Insomma, quest'obiettivo dovrebbe cavarsela egregiamente in caso di urti o cadute né dovrebbe essere sensibile agli sbalzi di temperatura. C'è chi si ricorda del rappresentante Angénieux che lo buttava in terra, ma noi non ci siamo sentiti di fare prove simili.

Le prestazioni sono eccellenti e l'elevata luminosità non è affatto trascurabile anche se non è costante al variare della focale. Lo zoom è a due ghiere e non one-touch come adesso siamo abituati, ma c'è da dire che la soluzione delle due ghiere è da considerarsi più professionale. Le rifiniture sono ottime e la costruzione accurata, però le scritte serigrafate ricordano molte ottiche economiche di oggi. Molto comoda la minima distanza di messa a fuoco a 46cm dal soggetto, distanza ottenibile a tutte le lunghezze focali. Il contrasto è molto brillante (e lo è sempre per tutta l'escursione della zoomata) e questo permette di ottenere delle diapositive di notevole effetto. Globalmente è uno zoom che ci ha soddisfatti molto e l'unico vero neo è il trattamento antiriflessi, del tutto insufficiente, e basta poco per avere immagini velate e poco contrastate.

Alla focale di 35mm
La resa è elevata sin dalla massima apertura ed è abbastanza uniforme tra centro e bordi. A F/2.5 non è eccezionale, ma cresce con rapidità e diventa elevatissima ad F/8. Peccato come al solito per la distorsione (a barilotto) che, se da taluni viene considerata "normale per uno zoom", per noi è inaccettabile a meno che non si sia del tutto disinteressati a fotografare case e palazzi.

Alla focale di 50mm
Da F/4 in poi siamo sicuramente a livello delle migliori ottiche fisse, ma anche a tutta apertura non ci si può lamentare. Purtroppo a questa focale si nota una certa differenza di resa tra centro e bordi, che dai 2/3 del campo inquadrato hanno una risolvenza davvero inferiore. In compenso a questa focale la distorsione è perfettamente corretta.La massima resa si ha già ad F/5.6.

Alla focale di 70mm
Stranamente non torna in campo la distorsione, cosa che sarebbe stata normale per qualsiasi zoom. La resa è molto elevata ed uniforme sin dalla massima apertura con un picco ad F/8 davvero notevole ed un contrasto sempre brillante.

Conclusioni
Si tratta di uno zoom eccellente sia dal punto di vista ottico che da quello meccanico, ma estremamente costoso. Dovendolo pagare più di uno Zeiss e poco meno di un Leitz sarebbe da chiedersi quanto possa essere un acquisto da prendere in considerazione. La scelta potrebbe essere determinata, a questo punto, dalle prestazioni più che dal prezzo e ci proponiamo di fare, se ne avremo la possibilità, un approfondito test comparativo.

Rino Giardiello © 10/2002
Riproduzione Riservata

Scheda tecnica
Apertura massima F/2,5/3,3
Angolo di campo 63°-35°
Lenti e gruppi 11/11
Dimensioni mm 71x136
Peso g 525
Attacco filtri (diam. mm) 58