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LEICA R4 TEST PRATICO DI NADIR
Rino Giardiello, luglio 2000

Quasi vent'anni dopo la sua presentazione sul mercato, il test pratico di una delle meno amate reflex prodotte in casa Leica.

"Già - dirà qualcuno - perché non si tratta di una vera Leica, ma di una Minolta travestita!"

Vero, anzi, verissimo (leggete in merito l'approfondito test di Modern Photography), ma questo di per sé non significa nulla: la Minolta è sempre stata una casa seria (non per niente da anni accompagna la Leica nel suo glorioso cammino e continua a produrre per essa molti obiettivi della serie R) ed i giapponesi, quando ci si mettono e non lavorano in economia, hanno sempre saputo realizzare ottimi prodotti. Magari le preoccupazioni principali dovrebbero essere ben altre: come va davvero? Soddisfa le mie esigenze? È robusta ed affidabile?

Purtroppo non sono in grado di esprimere una mia personale esperienza al riguardo (posseggo una R4 con alcuni obiettivi da poco più di un mese), ma la R4 in mio possesso, uno dei primissimi esemplari, non ha mai avuto bisogno dell'assistenza (a detta del proprietario che la comprò nuova nel 1980). Ho solo sentito voci, tantissime e tutte negative, ma non ho trovato nessuno che l'avesse posseduta: si trattava sempre di "sentito dire" e mi dicevano "La R4 gode di cattiva fama".
Stranamente nessuno ha saputo dirmi qualcosa di più preciso e non mi dispiacerebbe ricevere eventuali delucidazioni, conferme o smentite da persone veramente esperte. Tutto quello che siamo riusciti a sapere è che le prime versioni presentavano dei problemi, poi risolti a partire dalla versione "4s mod.2", inciso sulla slitta portaflash. Resta il fatto che, parafrasando un noto slogan pubblicitario, si potrebbe dire che la R4 è "la Leica meno amata dai leicisti". Sarà, comunque ho questa bella R4 nera tra le mani da un mese e sembra funzionare perfettamente, nonostante il disprezzo degli stessi appassionati del marchio e le avvertenze dei miei amici. Aggiungo ancora che dalla R4 originaria sono derivati dei modelli successivi, ovvero la R4s, la R4 mod. 2 e la R4 mod. P, un po' come, dopo la R5, uscì la RE; solo che la Leica, per motivi di chiarezza, preferì cambiarle completamente il nome, anziché chiamarla, per esempio, "R5-2".

LA PROVA
La fotocamera è bella: non stupenda (la R6, ad esempio, mi piace di più), ma sobria e senza fronzoli com'è tipico delle Leica. In mano trasmette una piacevole sensazione di robustezza, i comandi sono ben distribuiti e c'è tutto quello che serve per fotografare come si deve. Il mirino è di buona qualità, non eccelso, ma abbastanza luminoso anche per gli standard dell'epoca (c'era, comunque, di meglio). Si tratta di una fotocamera piuttosto silenziosa e dall'uso intuitivo, forse più oggi che allora. Ho notato come il vecchio test di REFLEX e Modern Photography si affanni a spiegare le diverse possibilità di esposizione offerte dalla R4 e, leggendo l'articolo, mi sembra di trovarmi di fronte a qualcosa di terribilmente complicato da usare, cosa che non è nella realtà. Oggi qualsiasi compatta è più "contorta", ha più funzioni ed è meno intuitiva della R4, i cui comandi sono davvero semplici e facilmente identificabili (ma forse, all'inizio degli anni '80, avere la possibilità di scegliere tra diversi automatismi bastava a mandare in crisi qualsiasi fotoamatore abituato ad esporre solo in manuale). Forse le prestazioni non erano eccezionali, ma se da una parte non ho mai sentito (e non sento) la necessità di tempi più veloci di 1/1000, trovo limitata la sincronizzazione flash a solo 1/100. In compenso questo tempo è meccanico, quindi la R4 è in grado di funzionare anche con le pile scariche. Apprezzabilissima anche la posa B meccanica: è uno dei tanti motivi per i quali continuo a tenere la Contax RTS II. Il sistema di correzione manuale dell'esposizione è accoppiato alla ghiera delle sensibilità (allora si usavano gli ASA) ma viene azionato con una piccola e scomoda linguetta di metallo. Poiché la ghiera degli indici ASA ed il sistema di correzione dell'esposizione sono collegati (in realtà azionando il correttore fisso dell'esposizione ci si limita a cambiare la sensibilità impostata), una correzione completa di stop non può essere eseguita che tra 50 ed 800 ASA così come avviene in altre reflex meno blasonate (per esempio la Yashica FX3).

QUALCHE CONSIDERAZIONE
Il punto tanto criticato della Leica R4, vale a dire la sua origine Minolta, può anche essere estremamente positivo per l'acquisto di alcuni accessori altrimenti molto costosi: la compatibilità con quelli della Minolta XD-7 è totale e ci permette di acquistare, per esempio, il dorso data ad una cifra quasi irrisoria (ammesso, oggi, che lo si trovi in qualche mercatino dell'usato), e lo stesso vale per i flash (si può adoperare qualsiasi flash dedicato della serie Minolta X).

Oggi si può comprare una R4 usata davvero con poco, dalle 6-700.000 lire al milione (solo corpo ed a seconda delle condizioni d'uso). Non posso dire la mia su quelli che sembrano essere stati i difetti congeniti di questa reflex, altrimenti molto interessante, ma se l'esemplare che si intende acquistare sembra in buone condizioni e dà sufficienti garanzie di affidabilità, può essere un economico biglietto d'ingresso per accedere alla qualità delle ottiche Leica. Farei anche la considerazione aggiuntiva che, probabilmente, gli esemplari che avevano difetti congeniti sono ormai defunti da tempo e le R4 che vanno ancora in giro dovrebbero continuare a funzionare bene. Dal modello R4s-2 in poi sulle Leica furono montati schermi di messa a fuoco con una luminosità raddoppiata perciò per chi avesse una R4 o una R4s l'acquisto di un nuovo schermo può rivelarsi un buon investimento.

Rino Giardiello © 07/2000
Riproduzione Riservata

Su Nadir c'è anche un approfondito test della Leica R4 realizzato dalla rivista Reflex che ce ne ha permessa la pubblicazione. Per leggerlo cliccate sul pulsante.