OLYMPUS OM-4 Ti
A "La Gomera", Canarie
Pierpaolo Ghisetti, dicembre 2025

Confesso che non ho mai utilizzato il sistema Olympus OM, principalmente e paradossalmente, per la sua principale caratteristica, ovvero la miniaturizzazione dei suoi componenti. Tuttavia lo conosco abbastanza bene, tanto da avere scritto 10 articoli per la rivista Reflex.

Avendo le mani grandi, e abituato per anni a modelli come Contarex e Leicaflex, o anche Canon F-1, ho sempre trovato i corpi OM troppo piccoli, le ghiere degli obiettivi spesso troppo ravvicinate per un uso continuo e sicuro. Certo ho apprezzato la riduzione dei pesi (540g, nel caso della OM-4 Ti) e degli ingombri, notevole se si paragona un corpo OM a quelli citati precedentemente, ma la facilità e l’immediatezza dell’uso quotidiano non si recupera facilmente. Tuttavia, in questa escursione nell’isola de La Gomera, nell’Ovest delle Canarie, ho cercato di ribaltare le mie convinzioni con una prova pratica dell’Olympus OM-4 Ti, sicuramente la macchina più sofisticata del sistema.

Olympus OM4Ti

Tutte le considerazioni vanno riferite ai primi anni Ottanta, quando apparecchi come la Canon A-1 avevano rivoluzionato il concetto di macchina elettronica, trasformando le reflex in computer portatili, presentandole come apparecchi miracolosi. La OM-4 si inserisce a pieno diritto in questa categoria, con una elettronica d’avanguardia, specie nel campo esposimetrico. Pertanto le mirabolanti prestazioni della OM-4 vanno inserite in un’epoca di esplosione tecnologica legate alle nuove possibilità che l’elettronica offriva ai costruttori, in gara tra loro per prodotti più legati a prestazioni che meravigliassero il pubblico e le riviste del settore piuttosto che a reali richieste di mercato. E come spesso succede ai prodotti ultra-tecnologici, dopo il primo folgorante successo, l’obsolescenza è dietro l’angolo ed infatti la OM-4 è stata prodotta per soli 5 anni, dal 1983 al 1987. La versione Ti è durata sino ai primi anni Duemila.

Olympus OM4Ti

Presentata inizialmente come “La macchina col miglior esposimetro del mondo”, ha visto rapidamente scemare l’interesse del pubblico, che in effetti non aveva bisogno di questa tecnologia ultra-raffinata, rivolta a un piccolo settore professionale e di amatori evoluti.

Nel caso specifico della OM-4, si tratta in pratica di un esposimetro multispot (sino a 8 letture) travestito da fotocamera, dotato di una doppia cellula al silicio blu alimentata da una batteria da 3 volt. Questo permette pertanto tutta una serie di letture spot di circa il 3% sulla superficie dell’oggetto inquadrato, per bilanciare i vari effetti di luce, specie nel controluce o con prevalenza di ombre. L’otturatore a tendina offre il tempo di scatto sino ad 1/2000 di secondo.

Olympus OM4Ti

La versione Ti non è una macchina veramente al Titanio, come la sigla potrebbe far credere, ovvero come la Leica M6 Titan, ma verniciata in color champagne, tinta molto delicata.

Non sono proprio digiuno di lettura multispot, avendo utilizzato per anni la Canon T90, macchina eccezionale per ergonomia e funzionalità. So pertanto che tre letture spot bastano per avere esposizioni corrette di soggetti difficili e contrastati (spesso, sapendola usare, ne basta una sola, come insegna l’esposimetro della vecchia Canon F-1 old), mentre se si vogliono fare ulteriori letture, si perde solo tempo e si ottengono risultati simili. In ogni caso, nella fotocamera è presente anche l’automatismo di esposizione con lettura bilanciata al centro. Il che è quasi un controsenso o una zattera di salvataggio per chi non ha voglia di effettuare misurazioni a catena.

Olympus OM4Ti

Il mirino, il vero centro di controllo di ogni fotocamera, è abbastanza luminoso, direi a livelli medi, con dati visibili in cristalli liquidi o LCD. In una fotocamera di questo valore trovo fastidiosa la mancanza di indicazioni sui diaframmi nel mirino. Buona l’idea si spegnere il circuito esposimetrico dopo 2 minuti se non lo si utilizza, per il risparmio energetico delle batterie, che talvolta si esauriscono rapidamente. Ottima la funzione che aumenta la luminosità per 10 secondi dei dati del mirino in caso di situazioni di bassa luminosità.

Tornando alla problematica dell’esposizione multipla occorre considerare con attenzione la latitudine di posa della pellicola, un argomento probabilmente desueto, ma valido ancora per chi si cimenta e si voglia divertire con queste fotocamere. È perfettamente inutile trastullarsi con misurazioni spot tra zone di luce/ombra che presentano 5/6 stop di differenza, se si ha in macchina una pellicola che ne consente solo 2 o 3. Meglio 2 o 3 letture ben centrate, per cogliere le principali differenze e porre il soggetto in rilievo. Per questo credo che Olympus abbia voluto sicuramente offrire un prodotto sofisticato e completo, ma che nel proprio eccesso trova un suo limite operativo. Un fotografo medio non si pone certo il problema della corretta lettura nei contrasti violenti, ma un fotografo consapevole conosce perfettamente il problema e la differenza tra una lettura integrata e una lettura spot (o multispot, in questo caso). Proprio a questo tipo di pubblico è dedicata la OM-4 che rappresenta un balzo tecnologico molto avanzato rispetto alla OM-2 e derivate.

Olympus OM4Ti

In pratica questo sistema esposimetrico precede l’esposimetro matrix, che è più pratico e rapido da utilizzare, mentre il multispot richiede consapevolezza da parte del fotografo.

I due pulsanti HI.LIGHT e SHADOW funzionano praticamente come correttori immediati dell’esposizione: nel primo caso sovraespongono di 2 stop, nel secondo caso sottoespongono di 2,3 stop. In questo modo si ottengono bianchi puri e neri profondi. Francamente un comando comodo ma inutile, visto che esiste sulla ghiera di sinistra la possibilità di starare l’esposizione a step di 1/3 di diaframma. Un ulteriore passo tecnologico, a nostro parere fine a se stesso.

Olympus OM4Ti

Noioso e macchinoso a questo riguardo la operatività dell’indice ISO. Tralascio volutamente tutta la tecnologia del flash TTL (di cui comunque Olympus è stata la precorritrice storica) perché necessiterebbe di una trattazione a parte.

Interessanti i diversi segnali acustici delle varie operazioni, come ad esempio l’autoscatto, la sovraesposizione, il passaggio in manuale, che possono anche essere disattivati.
Sicuramente una macchina raffinata per fotografi smaliziati, che desiderano controllare l’esposizione nelle situazioni più difficili, specie ai concerti, a teatro o simili, dove l’illuminazione con potenti luci spot crea forti contrasti tra soggetto e sfondo.

Interessante, per un viaggiatore come me, la tropicalizzazione del corpo. Usarla come una macchina normale con l’esposizione integrata la fa regredire a livello di OM-2 o simile.

Olympus OM4Ti

Una nota operativa importante riguarda il caricamento del film a fine pellicola: quando si vede nella finestrella il numero 35/36 e la leva di carica si indurisce, occorre assolutamente non forzarla, in quanto gli ingranaggi che la comandano, sotto sforzo, tendono a sovrapporsi, sfasando completamente il caricamento. Questa caratteristica, derivata dalla OM-1, rappresenta uno dei maggiori problemi meccanici di tutto il sistema OM.

Nelle immagini dell’isola ho utilizzato spesso una lettura spot doppia, una per il cielo, incredibilmente terso e luminoso, grazie ai venti atlantici, e una per il terreno di origine vulcanica, molto scuro. Un esposimetro a lettura centrale, magari in prevalenza verso il basso del fotogramma, avrebbe sicuramente portato a letture errate. Le esposizioni mi sembrano tutte molto corrette, malgrado il forte contrasto tra le due zone di lettura, senza sottoesposizioni inutili ed erronee.

Olympus OM4Ti

L’ottica era uno Zuiko 28mm f/2,8. Dotata di 6 lenti in 6 gruppi pesa solo 170g. A confronto il Leitz 28/2,8 R ne pesa 275, con 8 lenti complessive, ben 100 grammi in più. Questo da una parte conferma la costruzione extra robusta della Leitz, e dall’altra la ricerca di leggerezza e compattezza del sistema OM. La versione Leica del 28mm R del 1994 arriva a ben 435g. Alla fin fine il peso di un corredo OM nella borsa, completo di 2 macchine e 4 ottiche, arriva a pesare la metà di un corredo Leica R.

Lo Zuiko 28mm si è dimostrato un obiettivo molto inciso da f/4 a f/8 ed estremamente compatto. In esterno come in questo caso, la luminosità di f/2,8 non rappresenta un limite, mentre i colori ci sono sembrati particolari e colorati. Purtroppo non avevo il necessario paraluce, utile sia per i controluce che per la protezione del vetro frontale. Grazie alle dimensioni, l’accoppiata macchina - obiettivo risulta particolarmente compatta e leggera, ideale per la tasca di un giaccone.

Olympus OM4Ti

In conclusione, ho molto apprezzato la ricerca di pesi e dimensioni estremamente contenuti dei due pezzi Olympus, meno l’ergonomia generale (soprattutto i tempi d’otturazione sull’ottica mi sono sempre stati ostici, anche in altre prove). Ottimo l’obiettivo da 28mm, molto bella la OM-4 anche se, a mio parere, al limite della facilità ed immediatezza d’uso, proprio a causa di una ricerca di prestazioni da primato che rischia di sminuirne l’operatività.
Macchina sofisticata non per tutti i fotografi.

Pierpaolo Ghisetti © 12/2025
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