SIGMA 35 F/1.4 DG HSM ART
Confronto con Nikon AF-S 35mm f/1.4 G e Zeiss 35/1.4
Rino Giardiello, aprile 2016

Un eccellente obiettivo universale in grado di competere con le più blasonate e costose ottiche originali.

Sigma 35/1,4 ART © Rino Giardiello Nadir Magazine

Molto bello da vedersi montato sulla Nikon D800 ma anche bello, solido e ben rifinito da tenere in mano.

Sigma 35/1,4 ART © Rino Giardiello Nadir Magazine

Sigma ha deciso di puntare molto in alto con la sua linea di obiettivi Art: ben costruiti, solidi e pesanti, dalle ottime prestazioni e prezzo adeguato, vale a dire decisamente elevato ma sempre inferiore (e non di poco) a quello delle ottiche originali. Abbiamo deciso quindi di mettere a confronto il Sigma 35mm F/1.4 DG HSM della serie Art con i corrispondenti Nikon 35mm F/1.4 G e Zeiss 35/1.4 (innesto E; per la famiglia Sony A7, per intenderci). Nel test abbiamo inserito anche qualche concorrente che, in realtà, non sarebbe affatto in concorrenza, come il vecchio Nikon 35mm F/2 e lo zoom Zeiss 24-70 F/2.8 (per Sony A) usato a 35mm, ma queste aggiunte ci servivano per vedere quanto fosse grande la differenza tra una moderna ottica fissa luminosa, un'ottica anziana abbastanza economica, ed uno zoom costoso. Vista la corposità del test, questo articolo tratterà in particolare solo il Sigma 35/1.4 Art e le altre ottiche, seppur citate, verranno esaminate approfonditamente in altri articoli.

Il Sigma 35mm F/1.4 DG HSM ART è un'ottica all'altezza del prezzo e della fascia in cui si vuole inserire: molto bello e decisamente ben rifinito, non sfigura rispetto alla concorrenza più blasonata e ben più costosa (i prezzi attuali sono circa 700 Euro per il Sigma contro i 1300 del Nikon ed i 1500 dello Zeiss: in pratica la metà). Lo schema ottico è complesso, 13 lenti in 11 gruppi con ben 4 lenti SLD (Super-Low Dispersion), un elemento in vetro FLD ("F" Low Dispersion; supponiamo che la F stia per Fluorite), e due elementi asferici per ridurre le aberrazioni cromatiche laterale e longitudinale, l'astigmatismo e la curvatura di campo. L'obiettivo è dotato, oltre che di ghiera di messa a fuoco manuale, di un veloce e silenzioso motore di messa a fuoco di tipo ultrasonico. La messa a fuoco avviene internamente grazie a degli elementi flottanti che garantiscono l'ottimizzazione della resa a tutte le distanze. Il diaframma a nove lamelle curve promette un bokeh di qualità ed il trattamento antiriflessi multistrato dovrebbe garantire l'assenza di riflessi e la minimizzazione delle luci parassite.
E' disponibile con attacco Canon, Nikon, Pentax, Sigma e Sony A. Purtroppo l'obiettivo, come i concorrenti, non è dotato di stabilizzazione interna e lo diventa, di fatto, solo se montato su corpo Sony (perché è il corpo Sony ad averlo). Il 35mm Nikon è l'unico del gruppo ad essere dotato di guarnizioni (i mitici O-Ring usati anche sulle Nikonos) che lo rendono tropicalizzato, anche se Nikon non pubblica alcuna certificazione al riguardo.

In mano
Il Sigma 35mm F/1.4 DG HSM ART, come già detto, ha tutte le caratteristiche per impressionare favorevolmente sin dall'apertura della scatola, dove è custodito in una bella borsa a scrigno in similpelle che contiene anche il paraluce fornito di serie. Indubbiamente è grande e pesante (come qualsiasi 35mm superluminoso che si rispetti, ed un po' di più del Nikon) e si sposa bene con le generose dimensioni della Nikon D800. La distanza minima di messa a fuoco per tutti gli obiettivi qui considerati è di soli 30cm, che non significa di certo macrofotografia, ma permette di far fronte alla maggior parte delle situazioni di ripresa.

Sul campo
Abbiamo provato il Sigma 35mm F/1.4 DG HSM ART sui corpi Nikon D800 e D750 alternandolo, nelle più svariate situazioni di ripresa, al nuovo Nikon 35/1.4 ed al vecchio Nikon 35/2. Lo Zeiss 24-70 F/2.8 era montato su corpo Sony A99 e lo Zeiss 35/1.4 su corpo Sony A7 II.
La resa del Sigma è, diciamolo subito, decisamente esaltante: qualità elevatissima sin dalla massima apertura e nitidezza straordinaria anche ad F/1.4 sia al centro che ai bordi, un po' morbidi e meno incisi a causa di una leggera aberrazione cromatica. Ad F/2.8 centro e bordi diventano pressoché uguali, pareggiano su tutto il fotogramma ad F/4 e le prestazioni aumentano ancora sino ad F/8, che è anche il diaframma ottimale. Insomma, la resa è elevata ed uniforme sia al centro che ai bordi ed a tutti i diaframmi: le differenze ci sono, ma nell'uso comune passano inosservate e non si compra di certo un 35/1.4 per riprodurre le pagine dei giornali di notte ad F/1.4. Molto elevato anche il contrasto, che consente di ottenere immagini brillanti e pulite in tutte le situazioni di ripresa.
L'aberrazione cromatica laterale è bassissima e potremmo definirla "virtualmente assente". Minima anche la vignettatura: se ne vede solo un po' a TA e scompare del tutto diaframmando ad F/2.8.
Minima anche la distorsione a barilotto, meno dell'1% e meglio della media per ottiche di questo tipo. Tutte queste aberrazioni, già ridottissime, possono essere facilmente eliminate in postproduzione o, scattando in jpeg, sfruttando le possibilità offerte dai corpi macchina.

Sigma 35mm F/1.4 Art © Rino Giardiello Nadir Magazine

La foto scattata con il Sigma 35/1.4 ad F/2.8 su corpo Nikon D750 è bella, vivace e ben contrastata senza nessuna postproduzione, molto simile a quella scattata con lo Zeiss 35/1.4 su corpo Sony A7 II. Qui i crop al 16% ed al 50% una volta aperti i RAW.

Riflessi
Di solito le ottiche luminose, viste le dimensioni delle lenti, sono molto facili a fare riflessi, ma il Sigma 35mm F1.4 si comporta particolarmente bene sia con il sole nell'inquadratura che in presenza di forti luci diffuse. Molto buono il comportamento anche con le luci oblique sulla lente; in questi casi conviene comunque montare il paraluce (di serie).
Una situazione che a me ha sempre dato fastidio è quella dell'esempio: anche se non ci sono riflessi nell'inquadratura, molto spesso la zona scura in secondo piano si vela orribilmente. In questo caso il Sigma si è comportato meglio del Nikon 35/1.4 G ed un po' peggio dello Zeiss: un risultato notevole!

Sigma 35mm F/1.4 Art © Rino Giardiello Nadir Magazine

Aberrazione cromatica
Molto buoni i risultati del Sigma ad F/1.4, migliori di quelli dello Zeiss che soffre di un purple fringing davvero notevole a TA nelle situazioni limite: una vera delusione e, incredibilmente, lo zoom Zeiss 24-70 F/2.8 a 35mm (ovviamente a TA, quindi ad F/2.8) non ne ha. Il Nikon 35/1.4, invece, ci ha fatto (ri)scoprire lo "sferocromatismo": è pur sempre un'aberrazione cromatica e l'effetto è identico al normale purple fringing ma, invece di apparire nelle zone a fuoco, appare solo in quelle fuori fuoco perché legato all'aberrazione sferica. Quindi, nelle foto comparative in cui lo Zeiss è crollato, il Nikon sembrava essere andato benissimo ma, esaminando con cura le immagini, abbiamo scoperto che le foglie fuori fuoco (fuori fuoco perché in primo piano) erano completamente violacee. Per giunta gli sfrangiamenti di colore, in altre foto, passano dal viola delle parti fuori fuoco in primo piano al verde delle parti fuori fuoco in secondo piano.

Sigma 35mm F/1.4 Art aberrazione cromatica © Rino Giardiello Nadir Magazine Aberrazione cromatica. Confronto Sigma 35/1.4, Nikon e Zeiss © Nadir Magazine Aberrazione cromatica del Sigma 35/1.4 ai bordi

La situazione di ripresa del test. Sembra una foto facile ma, in realtà, riesce ad evidenziare tutti i limiti degli obiettivi. Qui i crop del cavo elettrico e del serbatoio in fondo, qui le foglie dell'albero in primo piano. Il crollo dello Zeiss 35/1.4 a TA è evidente.

Vignettatura
Ad F/1.4 è di quasi 2 stop, ma è inavvertibile. Due stop non sono pochi se la vignettatura è concentrata ai bordi, ma il Sigma ha una vignettatura "furba" che comincia da 2/3 del campo e sfuma così gradualmente che, nell'uso normale, sembra quasi non esserci affatto.

Bokeh
Chi compra oggigiorno un obiettivo F/1.4 non lo fa quasi mai per guadagnare un tempo di scatto più veloce (grazie ai moderni sensori si lavora bene anche ad alti ISO), bensì per poter ottenere una ridottissima profondità di campo ed isolare il soggetto dallo sfondo. Lo stacco, però, deve essere gradevole e graduale, senza che il soggetto sembri ritagliato con le forbici ed incollato su uno sfondo fuori fuoco. Non è semplice giudicare la bellezza delle aree fuori fuoco (è molto facile andare sul soggettivo), ma è indubbio che esistono obiettivi dallo sfocato inguardabile ed altri che fanno dello sfocato il loro cavallo di battaglia. Mi riferisco alle "zone fotografiche fuori fuoco" e non ai soliti cerchietti concentrici tipo luce degli alberi di Natale: sono molto carini, per carità, ma povera Leica se, per il suo proverbiale sfocato, avesse dovuto basarsi sulle luci degli alberi di Natale anziché sulle vere situazioni di vita! Detto questo, lo sfocato del Sigma 35 F/1.4 è molto graduale e non è affatto male grazie al diaframma a 9 lamelle curve, ma è quello che spesso viene chiamato "uno sfocato nervoso": comunque meglio di quello del Nikon 35/1.4 G, troppo liscio e spianato, tanto che sembra ottenuto con Photoshop. Ben più gradevole quello dello Zeiss che, grazie a questo, recupera lo scivolone del purple fringing a tutta apertura.

Sigma 35/1.4 Bokeh a TA Test Nadir Magazine

Resa pratica
I tre 35mm superluminosi di questa prova sono tre ottimi obiettivi ed il Sigma non sfigura accanto ai concorrenti ben più costosi e blasonati. Le immagini ottenute con il Sigma sono sempre gradevoli, nitide e contrastate senza dover ricorrere ad alcuna postproduzione: pur sugli stessi corpi Nikon con le stesse impostazioni, i due 35mm Nikon a tutta apertura sono meno vivaci e, in particolare, lo sfocato appare quasi impastato. Passi per il vecchio 35 F/2, ma dal nuovo 35/1.4 G ci aspettavamo qualcosa di più, in particolare rispetto al Nikkor 35/1.4 AI che avevamo da tempo immemorabile e, per curiosità, abbiamo inserito nel test. Da F/4 in poi, però, le differenze tra i tre 35mm F/1.4 del test si minimizzano ed anche il Nikon 35 F/2 produce immagini più che decenti. Sul campo lo Zeiss ed il Sigma hanno una resa molto simile - immagini davvero brillanti e vivaci - ma il primo si stacca dal gruppo quando si tratta di soggetti come la vecchia locomotiva delle foto dove la tridimensionalità, prerogativa della scuola tedesca, gioca un fattore determinante.

Conclusioni
C'è poco da girarci attorno: il Sigma 35 F/1.4 Serie Art è un ottimo obiettivo e, se teniamo presente anche il fattore prezzo, è di sicuro un acquisto più che consigliabile. Qualità costruttiva, nitidezza, trattamento antiriflessi e controllo delle aberrazioni lo pongono ai vertici della categoria. L'unico difetto che abbiamo potuto riscontrare è, nell'esemplare del test (che è stato provato per scrupolo su due corpi Nikon privi di qualsiasi problema), la messa a fuoco non sempre perfetta. Il Sigma 35 F/1.4 usato per la prova soffriva di un leggero front focus a tutte le distanze di messa a fuoco, problema poi risolto e del quale parleremo nell'apposito box.

Rino Giardiello © 04/2016
Riproduzione Riservata

Sigma 35/1.4 Art ph. Rino Giardiello © Nadir Magazine

Una notte nebbiosa sul lungofiume di Pescara in un mese di aprile mai visto così. La situazione era molto buia ed al limite a causa delle forti luci del porto, ma in questo caso la massima apertura di F/1.4 ha fatto la differenza permettendo di portare a casa questa foto in tutta sicurezza e restando nei limiti dei 1600 ISO per non avere un eccessivo decadimento della qualità. Il trattamento antiriflessi si è dimostrato molto efficace.

Il Dock USB di Sigma per calibrare la messa a fuoco del 35/1.4 del test.PROBLEMI DI MESSA A FUOCO E DOCK SIGMA
Il Sigma 35 F/1.4 oggetto della prova soffriva di un leggero front focus che non avremmo neanche notato se non avessimo fatto un accurato test comparativo anche a tutta apertura. La maggior parte delle reflex full frame permette di calibrare le ottiche stesso nel corpo macchina, ma poiché Sigma ha un interessante accessorio che volevamo provare, abbiamo ordinato il "Dock USB" del quale avevamo già parlato nel test del Sigma 18-200 Contemporary. Il Dock USB è un minuscolo ed economico oggetto che si collega al computer tramite presa USB (ovviamente) e permette di controllare/impostare/variare numerosi parametri degli obiettivi previsti per questo scopo. Tra le diverse funzioni del software del Dock USB (che esiste sia per Mac che per Windows), c'è la ricalibrazione della messa a fuoco, che non avviene su un solo punto come quando fatta "in-camera", ma su ben 4 diversi intervalli di distanze. Grazie al dock abbiamo ricalibrato l'obiettivo del test e risolto i problemi di messa a fuoco. Un test approfondito del Dock USB verrà pubblicato a parte.

Calibrazione della messa a fuoco del Sigma 35/1.4 Art

Il vecchio metodo dei rullini per mettere a punto la messa a fuoco del Sigma 35/1.4 del test.

Le stelle di Nadir Magazine per il Sigma 35/1.4 Art