MARIO TESTINO, MARTIN PARR, NAN GOLDIN
Attraverso la grande fotografia a Londra
Valerio Berdini, aprile 2002

Testino

Parr

Goldin

Londra è senz'altro una delle capitali della fotografia: in qualunque stagione, tiene il polso della situazione, indica le strade da seguire.

Come in una foresta mediatica, assieme ad un rigoglioso sottobosco di eventi tra cui sbocceranno i nomi del futuro, alcuni grandi alberi segnalano allo stesso tempo l'origine e la direzione del sentiero fotografico. In questo primo semestre del 2002 i punti di riferimento per la fotografia londinese sono stati definiti, senza dubbio, dalle antologiche di Mario Testino, Martin Parr e Nan Goldin. Tre fotografi di indiscutibile impatto, tre modi antitetici di affrontare la fotografia e di usare il mezzo fotografico.
Le tre mostre, nonostante questo, sono indiscutibilmente connesse tra di loro. In un percorso probabilmente non casuale (e se non è casuale l'elogio va a chi gestisce la cultura nella città) si parte dal mondo VIP di Mario Testino, si attraversa la mediocrità della gente comune con Martin Parr e si scende fino agli estremi della nostra società con le scomode, difficili immagini di Nan Goldin. Questa mostra è sicuramente l'evento più importante della stagione londinese, annunciato non solo da una imponente campagna mediatica che non ha mancato un solo vagone della metropolitana: al fotografo è stato dedicato ampio spazio sulla stampa e persino un documentario in prima serata sulla BBC.

Mario TESTINO, Portraits, (National Portrait Gallery)
Mario Testino, Peruviano di nascita, Londinese di studi e di adozione è tra i più apprezzati fashion photographers in attività, ma la sua fotografia va oltre il defilé. L'ambiente dell'alta moda lo porta a conoscere il mondo patinato della "high society" e dei VIP e la sua curiosità lo fa diventare una sorta di reporter degli eventi mondani. Un paparazzo invitato che ha l'opportunità di ritrarre, da una prospettiva avvantaggiata, il mondo che in molti guardano con curiosità, stupore e alcuni (ahimè) con invidia.
La serie di immagini esposte svela come la passerella non unisca solo i camerini ai fotografi ma anche le sfilate ai party, le sale posa alle cene di gala. Una passerella i cui ospiti percorrono protetti dal mondo esterno, rinchiusi in un unico, inviolabile, scintillante universo, senza passare per la strada, senza macchiare l'abito da sera.
Con oltre 100 immagini scattate nel corso di un decennio, Testino non si fa sfuggire nessuno dei grandi personaggi e nessuno dei grandi personaggi sfugge alla gloria offerta dal suo scatto.
Camminando lungo le sale dell'esibizione, quello che subito colpisce e stordisce è la dimensione e la qualità delle stampe. A colori e in bianco e nero, orizzontali e verticali, non c'è immagine che non abbia un lato di almeno un metro, le più grandi, mastodontiche, ne misurano oltre 3. Ovvio che l'impatto è emozionante, se si aggiunge che il 90% degli scatti ritraggono attori e attrici, modelle mozzafiato e seducenti popstar, è facile restare rapiti dagli scatti e dagli sguardi che Testino cattura nei suoi modelli.
Percorrere la mostra è come sentirsi lillipuziani alle prese con un'enorme rivista, con una intelligente ma inquietante operazione lo spettatore viene ridimensionato aumentando le misure del soggetto fotografato.
Da Naomi Campbell a Madonna, da Katherine Zeta-Jones a Robbie Williams, da Kate Moss alla reale famiglia (Testino è il fotografo preferito di Lady D) tutti i bellissimi sono enormi, più sono belli più aumentano le dimensioni della stampa. Tutti esprimono gioia, allegria, benessere; sono tutti abitanti dello stesso inaccessibile, luccicante, radioso universo. A noi piccoli spettatori non resta che osservarli a grandezza innaturale e immaginare che dietro alle luci, ai pannelli riflettenti, agli obiettivi siano un po' più umani, un po' più struccati, un po' più piccoli, piccoli come le nostre quotidiane realtà.

Martin PARR, Photographic Works 1971-2000, (Barbican Art Gallery)
L'altra maggiore esposizione fotografica si tiene invece alla Barbican Art Gallery. Nell'innovativo complesso architettonico che ha voluto riunire culture, abitazioni, svago e shopping in un'unica realtà urbanistica, è stata allestita la mostra di Martin Parr. Al contrario di Testino, Parr è inglese di nascita, e pochi sanno leggere come lui la regale Inghilterra e i suoi sudditi.
La mostra ripercorre tutta la sua carriera, inizia con immagini in bianco e nero dei primi anni '70 e arriva alle attuali coloratissime immagini digitali.
Il suo lavoro è unito dallo sguardo continuo, meticoloso, pignolo, sul "normale".
Il soggetto sono le persone, la "gente comune". Con una schiacciante preferenza per la sua Inghilterra, Martin Parr ritrae la sua "gente comune" nel suo mondo; famiglie in vacanza, bambini che mangiano il gelato, donne che prendono il sole.
A differenza del piccolo, patinato e ristretto universo di Testino, quello che Parr fotografa è il resto del mondo, il quotidiano essere che fa della nostra vita un percorso unico, umile, condiviso tra pochi. Nelle foto di Parr siamo come siamo, impreparati, struccati e non illuminati da riflettori. I difetti, inesistenti, inaccettabili, sgraditi nelle foto di Testino, diventano soggetto in quelle di Martin Parr, fulcro su cui far ruotare tutta la composizione e su cui far convergere il significato della fotografia. Le immagini sono cariche di umorismo, quell'umorismo amaro da "Agenzia Magnum" alla quale Parr appartiene assieme ai suoi maestri, Bresson, Erwitt; e dai quali attinge, senza nascondersi, in tutto il suo lavoro.
I nostri piccoli piaceri le nostre piccole soddisfazioni, le stravaganze, i timori, qualche vizio e la gioia per un momento felice. Qui le foto sono stampate in dimensioni normali si è subito in sintonia con esse si sorride, ci si indispone, ma non c'è rancore, invidia. Siamo parte di quel mondo, soprattutto se si è inglesi, si è protagonisti delle fotografie.
Questo Parr lo sa, lo dimostra e non si eleva, non sale su un piedistallo ma scende, scende fino ad entrare nell'inquadratura e a ritrarsi. I suoi autoritratti costellano buona parte della sua carriera e della mostra, è un tutt'uno con i suoi personaggi che facilmente avvicina, che non sono ingioiellati, non hanno guardie del corpo, non viaggiano su limousine e tutte le mattine lo salutano e gli sorridono dal cortile delle loro villette a schiera.

Nan GOLDIN, (Whitechapel Art Gallery)
Pubblicizzata e (ingiustamente) molto meno considerata delle precedenti, la terza mostra Londinese, è uno stupendo viaggio attraverso il mondo sommerso che ha costellato la vita, oltre che il lavoro, di Nan Goldin.
La fotografa americana è un interessante esempio di come artisti si diventa anche fuori dalle canoniche scuole d'arte e di come portare alla luce realtà scomode può diventare arte. Il dibattito è aperto e sarebbe lungo, fisserei come unico punto fermo che all'arte non si possono e non si devono mai porre limiti, detto questo esploriamolo, questo suo mondo.
Nan Goldin nasce e vive in una società ai margini, amara conseguenza e logico complemento di quella fotografata da Testino. Ma il suo mondo è distante anche da quello di Martin Parr, il nostro. Con Nan Goldin scendiamo l'ultimo gradino di una scala sociale che ci porta direttamente negli scantinati abitati dai suoi amici. La sua fotografia porta a livello dell'arte la droga e la tossicodipendenza, il sesso tra adolescenti e tra coppie mature, l'omosessualità. Clinton, disprezzando la sua opera, la definì superficialmente e con sdegno "Eroina chic". Ma leggiamola più profondamente e scopriremo che i canoni con cui giudicare il lavoro della Goldin sono ben più profondi. Non sono gli stessi usati per Testino, il seno perfetto, le misure, la posizione degli occhi, il trucco, le labbra carnose…no, non sono parte delle sue immagini. La Goldin non può usare l'ironia di Martin Parr con i suoi amici perché non ha nulla da ironizzare. Si limita a testimone del suo mondo nel suo tempo, lo riporta come lo vede con uno stile crudo, efficace. Non enfatizza il dramma ne lo nasconde.
Conoscere realtà scomode è sicuramente più spiacevole che sorridere a Julia Roberts, un rapporto tra teen-ager in una squallida vasca di uno squallido bagno di periferia non è di certo uguale a Bono che abbraccia Naomi Campbell in un party hollywoodiano, ciò non toglie che nel loro squallido bagno i due "bambini" provano gioia e noi arriviamo a realizzarlo grazie alla passione messa nelle foto da Nan Goldin. Non ci scontriamo tutti i giorni con un appassionato bacio tra anziani, né con un rapporto omosessuale, ma senza le immagini, per nulla volgari ma solo violentemente reali della fotografa americana, nemmeno saremmo in grado di conoscerle.
La conoscenza come strada per arrivare alla coscienza: questa l'operazione che esegue sulla nostra psiche l'opera della Goldin. Spostare dall'immaginazione alla cognizione i lati più sospetti del nostro pensiero. La reazione che si ha di fronte a certe immagini esplora il nostro inconscio e fa uscire i nostri pensieri reconditi, le idee represse, ci fa capire fin dove accettiamo e dove non riusciamo. È un insegnamento, un corso interiore che aiuta a capirci ma deve (e può) anche aiutarci a spostare più in la il nostro livello di comprensione e tolleranza verso un mondo che non possiamo ignorare.

Valerio Berdini © 04/2002
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