I FOLLETTI DELLA VAL ROSEG
Un luogo, una foto

Vitantonio Dell'Orto, novembre 2005

L'Engadina è uno di quei luoghi dove gli effetti di una lunga consuetudine di tolleranza dell'uomo verso l'animale si manifestano in modo più chiaro. La Val Roseg in particolare, una valle laterale alla Val Bernina a breve distanza da St. Moritz, è una classica meta di pellegrinaggio per l'amante della natura e il fotografo naturalista, e forse non giungerà nuova a più di un lettore.

La porta della valle è Pontresina, centro di turismo d'antan, una volta di grande fama. Qui seguiamo per la Stazione Ferroviaria (Banhof), che tuttavia lasciamo scorrere in basso a destra, e raggiungiamo pochi metri dopo un parcheggio su entrambi i lati della strada. Dalla stazione, appena più sotto, si diparte una comoda mulattiera: se la imboccassimo, nel giro di due ore di facile cammino arriveremmo ai 2.000 metri di quota del rifugio Roseggletscher, da cui si ammirano splendide viste sulla testata di valle.

Non occorre tuttavia andare così lontano per capire il motivo per cui chi visita questo luogo continua a tornarci. Torniamo idealmente al punto di partenza e saliamo direttamente nel bosco prospiciente al parcheggio, seguendo l'indicazione "Koncertplatz"; con un brevissimo ma ripido tratto di sentiero ci troviamo subito immersi nell'incanto della foresta di conifere. In breve superiamo i binari della Raetische Bahn, la ferrovia Retica a scartamento ridotto. Ancora pochi metri e arriviamo in una radura disseminata di panchine, con una piccola costruzione lignea aperta su un lato: è la Koncertplatz, il "posto dei concerti".

Ogni mattina d'estate viene qui suonata musica classica dal vivo: é un'esperienza indimenticabile ascoltare le note che si diffondono nel bosco e avvolgono un pubblico indeciso tra musica, alberi popolati di uccelli, e scoiattoli che scendono dai rami per raccogliere il cibo dalle mani. Questi folletti dei boschi sono presenti tutto l'anno: lo scoiattolo infatti non va in letargo, rallenta solo l'attività durante i periodi più freddi facendo saltuarie sortite in cerca di cibo.
Allettandoli con qualche nocciolina è possibile tentare qualche scatto diverso dal solito, cercando di cogliere una posa particolare o curiosa, approfittando della loro confidenza e disponibilità. In una situazione come questa basta un medio teleobiettivo, come il classico zoom 70-200, per scattare buone immagini. Molto utile un flash usato in sottoesposizione di 1 stop per schiarire le ombre che spesso si formano nel sottobosco: la foto in questa pagina è stata scattata in questo modo.

Nei mesi autunnali passeggiare qui è anche più gratificante, grazie ai colori del paesaggio. Gli scoiattoli nati in primavera hanno raggiunto dimensioni adulte e sono, se possibile, ancora più confidenti dei genitori. I meno timidi sono quasi invadenti, e arrivano a cercare le nocciole direttamente nelle tasche o negli zaini dei visitatori. Tengono loro compagnia innumerevoli cince delle diverse specie silvane (cincia bigia alpestre, cincia mora e dal ciuffo), che ci seguono già dal nostro ingresso in foresta, e ancora il picchio muratore e le nocciolaie. In una sorta di incantesimo, come per un tacito accordo, l'animale si manifesta, avvicina l'uomo, cerca il contatto, trova benevolenza. Tutti, indistintamente, hanno imparato a fidarsi della mano che porge loro il cibo; risorsa tanto più preziosa in inverno, quando qui la temperatura può arrivare a 20 gradi sotto lo zero, e una manciata di semi rappresenta la differenza che passa tra la vita e la morte.

Vitantonio Dell'Orto © 11/2005
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Riproduzione Riservata

Pubblicato nel numero di novembre 2004 sulla rivista Oasis, nella rubrica "Un luogo, una foto".