RETICOLARE LE PELLICOLE BIANCONERO
Il procedimento passo passo
Rino Giardiello, maggio 2007

In parte è un difetto, in parte un fantasma del passato, ed in parte una tecnica di camera oscura affascinante ed imprevedibile.

Versando acqua calda o fredda nella tank tra i bagni di sviluppo e di fissaggio, è possibile procurare alla pellicola i necessari shock termici che provocano il raggrinzimento dell'emulsione. In un eccesso di zelo, non adoperate acqua bollente: la tank si deformerebbe irrimediabilmente!

Volendo esagerare si può mettere l'intera tank nel freezer: di solito, in questo modo, la reticolatura è garantita!

Passando il polpastrello sul negativo dalla parte dell'emulsione è facile sentire la rugosità della superficie. Di solito l'effetto non è visibile ad occhio ed è bene mettere il negativo nell'ingranditore per valutare la "trama" ottenuta. In ogni caso vanno effettuate stampe di grandi dimensioni, almeno 20x30 cm, non illudetevi di vedere la reticolatura su delle stampe 10x15!

Ho preferito non rischiare di perdere foto uniche ed irripetibili, quindi ho usato il soffietto con lo slidecopier per fare ottenere dei negativi con i quali fare i miei esperimenti. Questo mi ha anche permesso di scegliere le foto preferite dall'archivio e di provare pellicole diverse e maltrattamenti diversi con la stessa immagine.

Un difetto perché un negativo reticolato è un negativo che ha subito delle ingiurie termiche (degli sbalzi dal caldo al freddo durante il trattamento) e non ce l'ha fatta a mantenere inalterate le sue caratteristiche: vale a dire che l'emulsione si è prima gonfiata ma poi, tornando alle sue dimensioni originali, ha mantenuto delle pieghe o, in alcuni casi, si è riempita di crepe.

Un fantasma del passato perché le moderne emulsioni sono progettate per resistere quanto più possibile ai maltrattamenti ed agli strapazzi: è davvero difficile reticolare una moderna emulsione, soprattutto se a colori (oltretutto è difficile che un fotoamatore possa trattare in casa queste ultime).

Per questi due motivi il nostro articolo è limitato alla reticolatura (o reticolazione, se preferite) delle sole pellicole negative in bianconero.

Anche con queste la vita non è facile (ma come, vi lamentate? Dopo gli sforzi che hanno dovuto fare i fabbricanti per garantirvi emulsioni stabili e resistenti!): la maggior parte delle pellicole attuali è estremamente difficile da reticolare, in particolare quelle caratterizzate dalla tecnologia T-grain (Kodak T-Max ed Ilford Delta). Ho provato quasi tutte le pellicole attualmente in commercio ed ho ottenuto dei buoni risultati solo con alcune pellicole di tipo tradizionale (Ilford FP4 Plus ed HP5 Plus, Kodak Plus-X e Tri-X). I migliori risultati li ho ottenuti, però, con delle pellicole ancora più "tradizionali" (diciamo pure di tecnologia più antiquata): quelle dell'Est o le cinesi. Se trovate a poche centinaia di lire le pellicole (spesso senza marca) che vengono vendute dai Polacchi nei mercatini, sappiate che sono le più adatte in assoluto.

PERCHE' RETICOLARE UNA PELLICOLA?

Una pellicola reticolata metterà in evidenza delle texture difficilmente ottenibili con altri mezzi che non siano l'aggiunta di un retino in fase di stampa. Si avrà una specie di super-grana, ma nessuna grana potrà mai equiparare le trame sottili disegnate dagli sbalzi termici sull'emulsione. Il disegno non sarà mai lo stesso ed i risultati, purtroppo, non sono programmabili con precisione. Perché una foto reticolata sia una bella foto, è bene scegliere con attenzione i soggetti: non tutti si prestano allo stesso modo. Una comoda soluzione è quella di reticolare dei negativi usati per riprodurre delle dia accuratamente selezionate in modo da non correre rischi con foto originali ed irripetibili.

RETICOLARE UNA PELLICOLA BIANCONERO

Una volta scelta la pellicola e scattate le foto, torniamo pure a casa pronti per svilupparla con i chimici più idonei. Possiamo anche tirarle, sovraesporle, sottoesporle, sottosvilupparle e qualsiasi altra cosa ci piaccia fare: questo non influisce minimamente sulla reticolatura.

Il momento giusto per intervenire è tra lo sviluppo ed il fissaggio:

Volendo ottenere una reticolatura più evidente si possono ripetere i punti di cui sopra.

Questi maltrattamenti di solito sono più che sufficienti per reticolare qualsiasi pellicola di tipo tradizionale.

VARIAZIONI SUL TEMA

Questo è il procedimento classico per reticolare un negativo bianconero ma possiamo sbizzarrirci in altre raffinate torture. Giusto per aiutarvi un po', pensate a tutto quello che si può fare grazie al congelatore di casa utilizzandolo in diverse fasi del procedimento sviluppo/fissaggio…

La reticolatura può essere considerata come una tecnica "naturale" di retinazione e l'effetto può sembrare molto simile ma ci sono alcune sostanziali differenze:

Queste foto sono degli internegativi: gli originali erano diapositive che ho preferito non toccare per i motivi spiegati nell'articolo.

La pellicola usata per realizzare gli internegativi è stata una 100 ISO di marca sconosciuta comprata in un mercatino dai Polacchi per 500 lire (!!): è stata senza dubbio la pellicola che ha fornito i migliori risultati (se vogliamo fare i pignoli, è la peggiore pellicola che io abbia mai usato, con un'emulsione che si danneggia al solo guardarla, ma in questo caso i suoi difetti erano tutti pregi!).
La stampa della foto "Loira" a sinistra (originale 20x30 cm) è stata in seguito virata.

Purtroppo in questa pagina si perde gran parte dell'effetto visibile ad occhio nudo per colpa della riduzione delle dimensioni foto e della compressione: addirittura la reticolatura può sembrare solo una brutta grana, ma vi garantisco che "dal vivo" l'effetto è decisamente gradevole e diverso dalla solita grana per quanto evidente.

Come dicevo, dopo le prime prove fatte fotografando soggetti "dal vivo" utilizzando spezzoni di varie pellicole, ho preferito ricorrere alla duplicazione. Con un soffietto munito di slidecopier ho realizzato un cospicuo numero di internegativi partendo da diapositive: questo mi ha permesso di scegliere con cura i soggetti e di valutare quelli più idonei all'effetto reticolatura, di non correre il rischio di danneggiare definitivamente dei negativi importanti e di poter fare tutte le prove necessarie, compresa quella di duplicare la stessa diapositiva con negativi diversi per comparare i risultati. E' incredibile come nel corso delle varie prove non sia mai riuscito ad ottenere la stessa texture neanche utilizzando la stessa pellicola ed operando più o meno nello stesso modo.

I risultati di questa esperienza sono stati unici ed irripetibili. La trama ha preso l'aspetto di piccoli segni regolari anziché le solite crepe casuali. La foto della rosa non è frutto di una duplicazione, ma è uno scatto originale fatto direttamente con una pellicola bianconero svuluppata in acqua calda durante le mie prime prove (pellicola: Ilford FP4 - non la Plus - scaduta da diversi anni).

Nel dettaglio a lato si dovrebbe vedere meglio la strana reticolatura ottenuta (è la parte centrale della rosa).

Rino Giardiello © 05/2002
Riproduzione Riservata
Pubblicato su FOTOGRAFIA REFLEX di luglio 2000