Copie? Non è del tutto esatto definire la Kiev 4 una copia della Contax III: la Kiev 4 esce dalle stesse catene di montaggio che producevano le Contax, catene di montaggio smontate e trasportate da Dresda a Kiev dalle truppe sovietiche alla fine del conflitto come risarcimento per i danni di guerra. Per i dettagli, però,
vi rimando al dettagliato articolo di Danilo Cecchi e Pierluigi Febo pubblicato in due parti nel 1999 sulla rivista Classic Camera
(numeri 30 e 31: ringrazio gli autori e la rivista per l'autorizzazione alla pubblicazione).
In questo articolo mi limiterò, invece, a raccontarvi le mie esperienze fotografiche con una Kiev 4 acquistata per poche lire in un mercatino.
Cominciamo con l'essere precisi: la Kiev 4 in mio possesso, quella del test, è della seconda serie. Le differenze con la prima serie sono minime (vedi più avanti e fotografie) ed in linea di massima non cambiano di molto le considerazioni generali. Purtroppo la costanza di fabbricazione sovietica è pressoché inesistente, e mentre alcuni esemplari acquistati dai miei amici sono ancora perfettamente funzionanti, le mie due Kiev (ebbene sì, ne ho acquistate ben due!) si sono guastate (la prima dopo qualche settimana, mentre la seconda è durata un paio di anni). Farle riparare? Non ne vale la pena a meno che non abbiate un amico fotoriparatore: la cifra richiesta, in genere, supera di gran lunga l'acquisto di un nuovo corpo.
SUL CAMPO
Le fotocamere a telemetro classiche, a partire dalla mitica Leica, non hanno mai brillato per praticità operativa: sono oggetti affascinanti, ma già rimuovere il dorso per inserire una nuova pellicola non è roba da niente, soprattutto se in condizioni disagevoli o la sera. La Kiev 4 non fa eccezione (del resto stiamo parlando di un prodotto con molte decine di anni sulle spalle), ma una volta caricata si fa subito apprezzare per l'estrema dolcezza e silenziosità, per il mirino luminoso e per la larga base del telemetro che permette una messa a fuoco molto precisa (dote apprezzata anche all'epoca rispetto alla base del telemetro delle Leica, non eccessivamente ampia e precisa). Dopo essermi abituato ai comandi l'ho trovata comoda da usare e relativamente veloce. Non davo la benché minima fiducia al grosso esposimetro presente sul tettuccio e, quasi per gioco, l'ho voluto provare con delle diapositive esponendo in diverse condizioni di luce. Ebbene, interpretando i dati come al solito, quindi cum grano salis, non ho avuto sorprese: tutte, ma proprio TUTTE le dia sono risultate correttamente esposte, anche quelle in controluce. Mi aspettavo al massimo un esposimetro più che sufficiente per poter esporre decentemente delle pellicole negative, ma non certo a prova di diapositiva!
Le dia mi hanno anche confermato che i tempi di esposizione dell'esemplare in mio possesso erano affidabili e la precisione del diaframma più che buona (davvero un peccato che adesso non funzioni più!).
Incredibile la precisione del mirino: l'errore di parallasse è davvero contenuto e non ho avuto brutte sorprese una volta sviluppate le dia.
LE KIEV 4 PRIMA E SECONDA SERIE: COSA LE DIFFERENZIA?
La Kiev 4 sostituisce nel 1957 la Kiev 3A con l'esposimetro. La struttura dell'esposimetro incorporato sul tettuccio diventa appena più piccola e meno ingombrante, mentre il grosso bottone di riavvolgimento e di accoppiamento dei dati esposimetrici con le coppie velocità/diaframma viene sostituito da un grosso disco ben più pratico, basso e schiacciato come quello delle Contax IIIa con al centro il piccolo bottone estraibile per il riavvolgimento del film. Viene modificato anche il dorso e le due chiavi di apertura sul fondo (ora a scomparsa anziché in rilievo). Anche il pulsante che sblocca la frizione per permettere il riavvolgimento del film diventa incassato anziché sporgente ed il corpo, nell'insieme, ha una linea molto più "pulita". L'innesto per il cavalletto non è più al centro esatto del fondello, ma è posizionata in asse con l'obiettivo.
La sigla delle diverse versioni non viene mai incisa sul corpo macchina, per cui vanno riconosciute solo "ad occhio". La differenza più evidente tra la prima e la seconda serie (ben più moderna: è del 1974) è quella della forma della piastra cromata sulla quale di innestano le ottiche: la piastra è quadrata nella prima serie e trapezoidale nella seconda. Anche la levetta dell'autoscatto viene modificata, più squadrata e decorata con degli inserti in plastica nera. Alle modifiche estetiche si aggiungono alcune modifiche tecniche: la velocità massima di otturazione scende da 1/1250 ad 1/1000 di secondo. Benché costruite fino al 1980 nonostante la produzione sia cessata ufficialmente nel 1978, le Kiev 4 e 4A risultano essere meno comuni di quelle del primo tipo costruite in decine di migliaia di pezzi.
L'esemplare in mio possesso, oggetto di questo test, ha la matricola numero 7726661: questo significa, secondo la semplice convenzione usata per le fotocamere russe, che è il 26661esimo pezzo prodotto nel 1977.
E GLI OBIETTIVI?
Ho avuto la fortuna di poter comprare, oltre al 50/2 di serie, anche il 35/2.8 e l'85/2. Soprattutto quest'ultimo è molto difficile da trovare, mentre il 35/2.8 lo si trova con relativa facilità. Non dimenticate, comunque, che l'attacco è identico a quello delle Contax originali, quindi si potrà montare su una Kiev qualsiasi obiettivo Contax e viceversa.
Il 50/2 è davvero bello, degna copia dello Zeiss Sonnar originale: i colori delle dia sono sempre saturi e brillanti e la risolvenza è molto elevata sin dalla massima apertura (ben F/2, non dimentichiamolo). Il trattamento antiriflessi è più che decente, sicuramente migliore di quello di molte ottiche attuali anche blasonate. Peccato per una leggera vignettatura (che scompare ad F/5.6) ed un minimo di distorsione a cuscinetto (vedi foto) che può essere considerata trascurabile per delle esigenze non specifiche (ma non si utilizzerà certo una Kiev 4 per foto di architettura, suppongo).