SIGMA 12-24 F/4.5-5.6 DG EX
In attesa di provare l’ottimo 12-24 della serie Art, una prova sul campo del suo progenitore
Agostino Maiello, ottobre 2017

I millimetri non sono mai abbastanza pochi! Specie per chi fotografa paesaggio od architettura, i grandangolari spinti sono il pane quotidiano. Ma, come sempre, la qualità si paga (in termini di costi, pesi e dimensioni); per fortuna, come (quasi) sempre esistono delle alternative più economiche per chi si sa accontentare.

Un classico economico è il Sigma 12-24mm oggetto di questa prova. Stiamo parlando della prima versione EX, non della seconda (che ha uno schema ottico rivisto ed un motore autofocus ad alta velocità, HSM). Si tratta quindi di un’ottica fuori produzione, reperibile sul mercato dell’usato a cifre oscillanti tra i 200 ed i 400 Euro, e disponibile con vari innesti. L’esemplare usato per questa prova era con attacco Sony A/Minolta AF ed è stato testato su una Sony A99 (prima versione). La sigla DG indica che l’ottica è studiata per coprire il Full Frame anche se, ovviamente, è possibile utilizzarla su fotocamere APS-C con il relativo fattore di moltiplicazione.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

In mano
Grazie alla luminosità piuttosto ridotta, il Sigma 12-24 DG EX non risulta molto grosso, né pesante (480 grammi). Montato su una fotocamera full frame come la A99 risulta ben bilanciato e proporzionato. Anche la costruzione appare di buona qualità, con materiali piacevoli al tatto e finiture curate. Il paraluce non è rimovibile, questo vuol dire che per utilizzare dei filtri bisogna adoperare quelli a lastra, oppure quelli in gelatina - da inserire nell’apposito slot accanto alla lente posteriore dell’ottica.

Sul paraluce si innesta un cilindro in plastica sul quale avvitare il tappo copriobiettivo. E’ possibile avvitare un filtro visto che c’è una filettatura da 82mm di diametro, ma alle focali più corte diventa impossibile evitare la vignettatura, quindi resta valido il suggerimento dei filtri a lastra: il cilindro crea vignettatura fino a circa 20mm di focale, quindi è sempre bene tenerlo smontato.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

Tra 12 e 20 mm la differenza di campo inquadrato è notevole, ma soprattutto cambia la resa prospettica. La foto a 20mm sembra quasi "schiacciata" rispetto a quella scattata a 12mm!

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

Sul campo
In presenza di un’ottica particolarmente economica e che copre una gamma di focali così spinte, è doveroso articolare il giudizio nella maniera più completa possibile, per evitare fraintendimenti o la generazione di aspettative che poi andranno deluse. Se dovessimo giudicare l’obiettivo in due parole diremmo “un’ottica decente ma nulla più”. Ma, appunto, è il caso di essere più dettagliati nella valutazione: non è corretto trascurare il basso prezzo d’acquisto e quelli che sono i costi delle eventuali alternative.

Andiamo dunque con ordine. La nitidezza è piuttosto buona al centro, un po’ a tutte le focali ed a tutte le aperture. Ben diverso il discorso ai bordi: alle focali più corte sono modesti a tutta apertura (ed anche a f/5.6), mentre migliorano ad f/8 e raggiungono una buona resa ad f/11 ed ancor più ad f/16. Alle focali più lunghe hanno una nitidezza sufficiente, che non cambia granché anche variando il diaframma.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

La splendida abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia fa da sfondo per un piccolo confronto tra il 12-24 Sigma EX 1a serie a 20mm ed il Minolta 20mm F/2.8. La resa al centro è molto simile, ma la scarsa risoluzione ai bordi dello zoom è evidente a qualsiasi diaframma.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

In alto, i crop al 100% della resa al centro (cliccare sulle foto per vederle nelle dimensioni originali). Le differenze tra il Sigma 12-24 EX ed il Minolta 20mm F/2.8 sono praticamente irrilevanti il che significa un ottimo risultato per uno zoom di diversi anni fa contro un'ottica fissa, seppur "d'annata" anch'essa.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

In alto. Dettaglio al 100% della stessa foto dell'inizio, ma i bordi non recuperano neanche diaframmando ad F/8 come nei crop riportati (esaminarli al 100% cliccando sulle immagini). Le cose migliorano leggermente diaframmando di uno e due stop, ma F/16 diventa subito critico per il subentrare della diffrazione.

L’ottica soffre abbastanza il controluce: in un obiettivo dalle focali così corte e con così tante lenti è abbastanza normale. Si poteva fare di meglio in termini di trattamento antiriflesso, specie a tutta apertura, ma a questi livelli di prezzo non si può chiedere molto di più. La caduta di luce ai bordi è piuttosto vistosa a 12mm, e cala al crescere della focale fino a sparire quasi del tutto a 24mm, dove raggiunge livelli nella media per queste focali.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

I riflessi sono vistosi, ma tutto sommato nella media degli zoom di pari classe e generazione. Più vistosa la vignettatura, però facilmente eliminabile in postproduzione. La bassa nitidezza ai bordi a 12mm si nota persino in questa jpeg abbastanza piccola.

Appaiono abbastanza sotto controllo le aberrazioni cromatiche, così come la distorsione: pur tutt’altro che assente, è tutto sommato correggibile in post-produzione perché è abbastanza uniforme.

Curiosamente, cercando sul web pareri relativi alla II versione di questo obiettivo, risulta che nitidezza e trattamento antiriflesso sono stati migliorati, ma la distorsione no: non solo viene segnalata come maggiore, ma abbiamo anche letto della presenza di una distorsione ad ala di gabbiano, più complicata da correggere in post-produzione.
La resa cromatica non è niente male. I colori risultano piuttosto saturi e senza particolari dominanti. Da notare che, specie alle focali più corte, è facile inquadrare tantissimo cielo, causando a volte una ulteriore “vignettatura”.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

Questo Sigma EX (I versione) è quindi un’ottica mediocre? Se ci limitiamo a valutare la resa in sé, è evidente che siamo su livelli medio-bassi, che possono essere ritenuti accettabili o meno a seconda delle aspettative di ognuno; per dire, un paesaggista starà più attento alla risolvenza, un fotografo di architettura maggiormente alla distorsione. Detto questo, va ricordato che stiamo parlando di un obiettivo da 300/400 Euro e che l’unica alternativa “nativa” per il sistema Sony A è il Sony Zeiss 16-35 f/2.8: un’ottica eccellente di tutt’altra classe, ci mancherebbe, ma che pesa quasi il doppio e costa, usata, il triplo (parliamo della I versione; la II è uscita da un paio d’anni e nuova viaggia sui 2000 e passa Euro). Lo Zeiss si può confrontare solo con il recente Sigma 12-24 della serie Art che è di tutt’altro livello rispetto ai vecchi EX.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

Oppure, cercando in casa Minolta, si può ripiegare sul sempre valido 17-35 f/2.8-4; ma tra 12mm e 17mm c’è un abisso come lunghezza focale. Un po’ minore è la differenza (in termini di focale minima) col Tamron 15-30 f/2.8, un valido obiettivo presentato nel 2014, disponibile con innesto Sony A ma che comunque costa un migliaio di Euro.

Test Sigma 12-24 EX DG 1a Serie

In interni, i 12mm del Sigma 12-24 EX offrono illimitate possibilità di cavarsela anche arrivati con le spalle al muro. Tutte le foto pubblicate nell'articolo sono ottenute da RAW fornito da Sony A99, sviluppato con ACR con le impostazioni di default e salvate senza effettuare nessuna modifica, neanche la correzione della distorsione che è correggibile tramite apposito profilo ma, come si può vedere dagli esempi, non è poi così drammatica per la focale.

Conclusioni
Alla fine dei giochi è abbastanza semplice tirare delle conclusioni. Avete un budget ridotto? Prendete il Sigma e vivrete (abbastanza) felici. Vi servono assolutamente 12mm? Prendete il Sigma e vivrete (più che abbastanza) felici. Potete fare a meno dei 12mm e ve ne bastano 15? Cercate un Tamron usato, se il budget lo consente. Se il budget è ristretto ma in fondo anche 17mm vi possono bastare, cercate senza indugio un Konica Minolta 17-35 f/2.8-4, ottica dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.
Da non trascurare, infine, l’alternativa di una focale fissa: il 20mm Minolta AF, ad esempio, si trova a poche centinaia di Euro ed è un’ottica nitidissima (molto più del Sigma), oltre che ben più compatta e luminosa. Naturalmente lavorare con una sola focale è ben diverso, ma se ci si può accontentare di un grandangolare solo spinto quale appunto un 20mm, può essere una valida soluzione, otticamente di un altro pianeta rispetto al Sigma.

Agostino Maiello © 10/2017
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