Dalle rovine
Gli anni che seguono immediatamente la fine del conflitto sono drammaticamente caratterizzati dalla mancanza di materiali, ed anche il materiale fotografico in genere risulta carente. L'industria fotografica tedesca è disorganizzata e quasi annullata dai bombardamenti, la Germania è lacerata dalla divisione in zone di influenza e non è capace di soddisfare la richiesta di fotocamere e obiettivi proveniente dai diversi paesi europei e di oltre Atlantico. In questa situazione molte industrie di micromeccanica e di ottica si danno da fare per costruire fotocamere e obiettivi, prima di tutto per soddisfare il loro mercato interno, in secondo luogo per tentare la via dell'esportazione cercando di scalzare in qualche modo il predominio tedesco. Questa situazione si ripete in Francia, in Inghilterra e in molti altri paesi europei fra i quali l'Italia non fa eccezione.
Le fotocamere 35mm
Poiché il film da 35mm viene reperito nell'Italia del dopoguerra ancora con una certa facilità, come modello viene scelta la Leica, che viene copiata da diverse industrie italiane con fantasia ed originalità, apportando spesso al modello tedesco numerose modifiche. Neppure davanti alla Leica gli italiani rinunciano alla loro proverbiale creatività. Date le caratteristiche assunte quasi dovunque dal mercato e date le restrizioni produttive imposte nel dopoguerra ai fabbricanti di materiali sensibili, anche in Italia la tipologia verso la quale si concentra l'interesse dei fabbricanti di fotocamere è quella delle 35mm. Tale scelta appare giustificata anche dal fatto che la pellicola cinematografica da 35mm, benché dotata di un supporto più massiccio di quello della pellicola fotografica, è reperibile con sufficiente facilità anche negli anni più critici e si presta abbastanza bene ad impieghi fotografici. Al di là della tipologia Leica l'industria fotografica italiana del dopoguerra si diversifica mettendo in produzione la reflex 35mm Rectaflex, dotata di caratteristiche originalissime, e tutta una serie di fotocamere 35mm dal formato intero 24x36mm ma anche di formato ridotto 18x24mm, spaziando dalle tipologie più semplici alle più sofisticate, fino a tipologie assolutamente speciali.
OFFICINE GALILEO FIRENZE
L'antica ditta fiorentina Officine Galileo è una delle più rinomate industrie di meccanica di precisione e di ottica del nostro paese, e la sua attività si è basata per molto tempo sulle commesse militari. Nel corso della Prima e della Seconda Guerra Mondiale le Officine Galileo hanno intensificato le proprie attività allargandole fino alla costruzione di fotocamere per ricognizione aerea. Nel dopoguerra la nuova dirigenza decide di rivolgersi verso il mercato civile e mette in cantiere la produzione di fotocamere e obiettivi. La prima fotocamera presentata nel 1947 è la Condor, una fotocamera a telemetro con obiettivo rientrante non intercambiabile e con un otturatore a lamelle. L'obiettivo a quattro lenti è un Eliog 50mm f/3.5. Poiché le Officine Galileo sono sprovviste di una adeguata rete commerciale per il mercato civile viene sottoscritto con la Ferrania un accordo per la distribuzione delle fotocamere Condor. La Condor viene costruita in diverse varianti, la prima con otturatore Iscus Rapid da 1/500 di secondo, la seconda con otturatore Aplon ancora da 1/500 di secondo, e la terza battezzata Condor Ic equipaggiata con un obiettivo Eliog 50mm f/2.8 su otturatore Aplon Rapid da 1/500 completo di autoscatto. Accanto alle Condor viene messa in produzione la Condor Junior, identica alla Condor f/3.5 ma priva del telemetro, che tuttavia può essere aggiunto in un secondo momento dai riparatori autorizzati. Anche la presa di sincronizzazione con il flash, di cui le Condor sono sprovviste nella prima fase della produzione, può essere aggiunta in seguito da riparatori specializzati. Durante il corso della produzione la Condor viene comunque modificata con l'aggiunta del contatto sincro, a cui segue l'aggiunta di due piedini sul frontale per l'aggancio di un accessorio per riprese stereo e di una basetta retrattile di stabilizzazione sul fondello. Parallelamente alla distribuzione delle Condor Ferrania le Officine Galileo esportano direttamente in Australia parecchie fotocamere Condor ribattezzandole per l'occasione con il nome Candog, ma sembra che non tutte le Candog siano state spedite nell'altro emisfero. Nel 1951 viene presentata la fotocamera Condoretta, una versione economica della Condor che viene modificata nella sagoma del tettuccio viene equipaggiata con un semplice obiettivo Terog 40mm f/4.0 o f/3.5 a tre lenti su un otturatore Iscus da 1/300 di secondo. Nel 1953 viene invece presentata la Condor II con telemetro accoppiato alla finestrella del mirino, leva di carica rapida, otturatore Iscus da 1/500 ed un obiettivo a sei lenti Esaog 50mm f/2.0, l'obiettivo più luminoso costruito in Italia. Tutti gli obiettivi delle Condor sono costruiti dalla sezione ottica delle stesse Officine Galileo di Firenze. Nello stesso periodo la ditta Koristka di Milano, acquistata nel periodo prebellico dalle Officine Galileo, produce obiettivi simili per il mercato interno italiano rifornendo la stessa Ferrania oltre ad altre industrie fotografiche del nord e producendo obiettivi intercambiabili con innesto a vite tipo Leica. Fra gli obiettivi intercambiabili costruiti nei primi anni Cinquanta dalla Galileo di Firenze con innesto a vite troviamo i grandangolari da 35mm Tesog f/4.5, Eliog o Eliogon f/3.5 ed Esagon f/2.8, gli standard 50mm Eliog o Tesog f/3.5 ed Esaog f/2.0 ed i tele Teleog 135mm f/4.5. Da parte loro le Officine Galileo di Milano costruiscono con lo stesso innesto gli obiettivi Eptamitar 50mm f/2.0 ed Ogmar 90mm f/4.0. L'instaurarsi di una nuova dirigenza al vertice delle Officine Galileo di Firenze ed il guastarsi delle relazioni commerciali con la Ferrania decretano a metà degli anni Cinquanta la chiusura del reparto fotocamere, dopo che la produzione delle Condoretta era già stata subappaltata.
JANUA SAN GIORGIO
Una storia simile a quella delle Officine Galileo di Firenze si ripete presso le industrie genovesi San Giorgio. Anche la San Giorgio nel periodo della guerra ha lavorato in base a commesse militari e con il cessare delle ostilità ha dovuto riconvertire la produzione aprendo nuovi reparti. Il reparto fotocamere mette allo studio alcuni prototipi, come la Parva per pellicole da 16mm e la Safo per il formato quadrato 24x24mm su film da 35mm. La fotocamera Safo di formato ridotto viene costruita in una serie limitata nel corso del 1947. Ne erano programmati 500 pezzi, ma ne furono realizzati probabilmente solo un centinaio. La Safo era dotata di un semplice mirino ottico ma anche di un esposimetro ad estinzione e montava un obiettivo Essegi 35mm f/3.5 su di un otturatore a lamelle con velocità da un secondo a 1/400. Il solo apparecchio della San Giorgio che raggiunge la produzione di serie è la fotocamera Janua del 1948. La Janua è una fotocamera 35mm a telemetro fortemente ispirata alla Leica ma con caratteristiche e prestazioni originali. La Janua viene equipaggiata con un otturatore a tendina con una gamma completa di velocità fino a un millesimo di secondo, con un esposimetro ad estinzione e con un obiettivo intercambiabile con innesto a baionetta. L'obiettivo costruito dalla stessa San Giorgio è un EsseGi 50mm f/3.5 in montatura rientrante e vengono programmati altri obiettivi come un Kritios 50mm f/2.0 che non vengono messi in produzione. La Janua è una fotocamera costruita con cura ma viene prodotta in un numero molto limitato di esemplari, forse meno di tremila, in un periodo di soli tre anni. Nel 1951 la produzione delle Janua viene sospesa e pochi anni più tardi il reparto viene definitivamente chiuso. Il prezzo di mercato della Janua, più alto di quello della stessa Leica, e la nuova disponibilità sul mercato italiano dei prodotti tedeschi determinano la decisione della San Giorgio che si dedica interamente ad altri tipi di produzione.
RECTAFLEX
Alla Fiera di Milano del 1947 viene presentata una fotocamera reflex 35mm chiamata Rectaflex ed equipaggiata con un mirino che per l'epoca rappresenta una novità assoluta. Un prisma inserito fra il vetro smerigliato e l'oculare permette di osservare una immagine dritta (recta) e con i lati non invertiti come nei consueti mirini reflex a pozzetto. La fotocamera presentata nel 1947 era un modello in legno non funzionante e serviva solo come esempio dimostrativo ma i progetti per la costruzione definitiva erano già stati preparati dal suo inventore, l'avvocato romano Telemaco Corsi. Per la sua fabbricazione in serie della Rectaflex viene fondata una società apposita con capitali della Cisa Viscosa e la sua gestione viene affidata allo stesso Telemaco Corsi. La produzione inizia nel 1948 e la Rectaflex viene equipaggiata con un mirino a pentaprisma, con uno stigmometro per la messa a fuoco di precisione e con un otturatore a tendina con la velocità massima di un millesimo di secondo. L'innesto per gli obiettivi intercambiabili è una baionetta esclusiva. La Rectaflex è la prima reflex 35mm ad essere equipaggiata, insieme alla coetanea Contax S, con un mirino pentaprismatico, e viene costruita in qualche migliaio di pezzi; ma viene continuamente modificata e migliorata. Nel 1953 la velocità massima di otturazione viene portata a 1/1300 di secondo, una velocità più alta di 1/1250 di secondo offerto dall'otturatore a scorrimento verticale delle Contax a telemetro. La Rectaflex viene costruita in alcune versioni diverse. Gli esemplari della prima serie, o Rectaflex 1000, incorporano una taglierina per il film parzialmente esposto, presente su altre fotocamere dell'epoca come le Exakta, e molte di esse vengono modificate con la soppressione delle velocità lente, poco precise, e ribattezzate con il nome Rectaflex Junior. Le Rectaflex della seconda serie sono prive della taglierina incorporata ma utilizzano ancora l'otturatore da 1/1000 di secondo e continuano ad essere soggette a modifiche durante il corso della produzione per un totale di oltre seimila esemplari. Le Rectaflex della terza serie (o Rectaflex 1300) vengono costruite in circa settemila esemplari, oltre ad alcuni modelli speciali fra i quali la Rectaflex Gold, la Rectaflex Rotor e la Rectaflex Special. La Rectaflex Gold è priva di numero di serie, è rifinita in oro e rivestita in pelle di lucertola, e viene costruita per scopi propagandistici per essere regalata a personalità del mondo della cultura o della politica, come Churchill, Eisenhower, Einaudi e il Papa Pio XII. La Rectaflex Rotor viene equipaggiata con una torretta girevole simile a quella delle cineprese dell'epoca su cui sono montati tre obiettivi di diversa focale per un intercambio rapidissimo della focale di ripresa e con una impugnatura a pistola o un calcio tipo fucile. La Rectaflex Special viene modificata nel formato, che da 24x36mm viene ridotto a 24x32mm, ed è prevista per l'impiego scientifico con microscopi o altri strumenti medici. Accanto alla Rectaflex vengono costruiti numerosi accessori mentre per il corredo ottico si fa ricorso alla migliore produzione italiana della Galileo ma soprattutto alla migliore produzione straniera, con obiettivi Carl Zeiss, Schneider, Voigtlaender, Angenieux e Kilfitt. Nonostante il successo nazionale ed internazionale della Rectaflex, esportata anche in Francia e negli USA, nel 1955 la produzione viene sospesa a causa di una serie di disguidi commerciali e contro la volontà di Telemaco Corsi. Per la prosecuzione della produzione viene costituita una nuova società con sede a Vaduz nel Liechtenstein da cui Telemaco Corsi viene escluso. La nuova produzione riprende con il montaggio nel Liechtenstein delle parti prodotte a Roma ed apportando alcune modifiche estetiche e tecniche, come un nuovo disegno del cappuccio del pentaprisma e l'adozione di una leva di carica rapida al posto del vecchio bottone. Nuovi problemi commerciali bloccano la produzione della Rectaflex Liechtenstein dopo il montaggio di un numero limitatissimo di esemplari. Da parte sua Telemaco Corsi sviluppa alcuni nuovi progetti, una Rectaflex Magic con esposimetro incorporato ed una fotocamera a telemetro che nasce su un corpo Rectaflex modificato e viene battezzata Recta o Director 35. Nessuno di questi progetti viene realizzato, se non a livello di prototipo.
GAMMA
Nel 1947 a Roma viene fondata da Ireneo Rossi la società Gamma per la costruzione delle omonime fotocamere 35mm a telemetro con otturatore a tendina ed obiettivo intercambiabile. L'originalità del progetto della Gamma risiede nell'otturatore formato da tendine metalliche che scorrono su un binario leggermente curvo. Per alloggiare le tendine metalliche la carrozzeria della Gamma presenta sul frontale due caratteristiche sporgenze verticali semi cilindriche. Il progetto industriale prevedeva la contemporanea costruzione di tre modelli diversi, la Gamma I senza telemetro, la Gamma II con telemetro e con le sole velocità alte e la Gamma III con telemetro e con l'intera scala delle velocità da un secondo a 1/750 poi portato a 1/1000. Della Gamma I vengono prodotti solo pochissimi esemplari e praticamente solo la Gamma III viene messa in produzione di serie. L'innesto degli obiettivi intercambiabili forniti dalle Officine Galileo di Milano con il nome Koristka Victor 50mm f/3.5 è a baionetta. Dopo due anni di produzione, nel 1949, la Gamma III a baionetta viene sostituita dalla più commerciale Gamma III con innesto a vite tipo Leica. Poiché il film passa da caricatore a caricatore la Gamma III non possiede il bottone di ribobinamento ma possiede una taglierina incorporata per il taglio del film esposto. Durante il corso della produzione vengono apportate alcune modifiche, come la sostituzione del contapose protetto da un coperchietto con un contapose completamente aperto. Viene costruita anche una versione della Gamma priva di mirino da impiegare per usi scientifici con i microscopi Koristka. Nei primi anni Cinquanta la produzione delle Gamma III viene sospesa, ma l'azienda rimane in attività con la produzione di altre fotocamere 35mm dalla struttura più semplice.
Nel 1951 inizia la produzione delle fotocamere Gamma Perla con telemetro accoppiato al mirino ma con obiettivo non intercambiabile e otturatore a lamelle. La Gamma Perla viene equipaggiata con diversi obiettivi tedeschi, dai Cassar, Xenar o Radionar 5Omm f/2.8 o f/3.5, agli Xenon 5Omm f/2.0, tutti su otturatori tedeschi Prontor o Compur. Nel 1953 viene messa in produzione la fotocamera Stella priva di telemetro a cui seguono nel 1955 le fotocamere ancora più semplici Alba, Atom e Atlas, tutte equipaggiate con obiettivi tedeschi. Nella seconda metà degli anni Cinquanta la produzione della Gamma viene definitivamente sospesa.
ISO
Nel 1947 la società milanese ISO (Industria Scientifica Ottica) comincia a costruire la fotocamera Lux, una 35mm a telemetro molto originale, con un telemetro accoppiato con base verticale, un esposimetro ad estinzione incorporato, un dorso amovibile ed un obiettivo intercambiabile con innesto a baionetta. L'obiettivo della Lux è costruito dalla stessa ISO in montatura rientrante, viene battezzato Iriar ed è disponibile nella lunghezza focale di 50mm e nella luminosità f/3.5 o f/2.8. L'otturatore a tendina in stoffa è molto silenzioso ed offre l'intera gamma delle velocità da un secondo a un millesimo di secondo. La fotocamera Lux viene seguita nel 1950 dal modello Bilux che è priva di esposimetro ad estinzione, utilizza un tradizionale telemetro con base orizzontale e monta sul fondello una leva di carica rapida. Nel 1953 i modelli Lux e Bilux vengono affiancati da due nuovi modelli battezzati Iso Senior e Iso Junior. Quando le due fotocamere vengono messe in commercio assumono il nome di Iso Reporter e Iso Standard. La Iso Reporter è simile alla Bilux e possiede lo stesso tipo di telemetro e la stessa leva di carica rapida sul fondello. La Iso Standard è invece una versione semplificata, mantiene il telemetro ma rinuncia alla leva di carica sul fondello ed offre una gamma di velocità limitata fra 1/20 e 1/1000. Per le fotocamere Iso la società Iso mette in produzione alcuni obiettivi intercambiabili, come il luminoso Arion 50mm f/1.9, il tele da ritratto Argon 80mm f/2.5 e il teleobiettivo Iriar 135mm f/3.5. Le Iso sono fra le poche fotocamere italiane ad essere esportate in Germania, dove vengono addirittura distribuite dalla ditta Hensoldt di Wetzlar con il nome Henso Reporter ed Henso Standard dopo essere state equipaggiate con obiettivi tedeschi. La produzione delle fotocamere Iso prosegue fino alla prima metà degli anni Sessanta.
GATTO SONNE
Nel 1948, in uno degli stabilimenti occupati dalle Officine Galileo vicino a Pordenone nel periodo della guerra e successivamente dismesso, il cavaliere Antonio Gatto mette in produzione una linea di fotocamere 35mm a telemetro con obiettivo intercambiabile a vite nell'illusione di fare concorrenza alle Leica. Per aumentare il prestigio delle proprie fotocamere Gatto sceglie il nome tedesco Sonne, che significa Sole. La prima fotocamera costruita da Gatto viene battezzata Sonne IV o Sonne 4 e monta un otturatore a tendina con una gamma di velocità compresa fra 1/20 e 1/1000 ed un telemetro a base corta separato dal mirino. Il secondo modello, Sonne V o Sonne 5, ha una gamma di velocità estesa fino a un secondo ed è sincronizzata con il flash ma monta lo steso telemetro a base corta. La Sonne C per Colore nasce nel 1950 e monta un mirino di grandi dimensioni ma lo stesso telemetro separato. Solo nel 1953 viene presentata la Sonne C4 con mirino di grandi dimensioni, telemetro accoppiato e carter superiore modificato. Gli obiettivi standard 50mm f/3.5 delle Sonne vengono forniti dal vecchio datore di lavoro di Gatto, le Officine Galileo, in montatura rientrante con i nomi Eliog o Elionar ma anche con il nome tedesco Adlenar. A metà degli anni Cinquanta la produzione della Sonne si interrompe ma altre società di Pordenone ne raccolgono l'eredità.
KRISTALL