SIGMA 24-70 F/2.8 DG DN ART
Uno zoom studiato per le mirrorless con prestazioni ai vertici della categoria ed un prezzo competitivo
Rino Giardiello, settembre 2020

Sigma continua ad ottimizzare per le mirrorless le sue ottime ottiche della serie Art. I risultati sono sorprendenti perché, con dimensioni e peso ben inferiori alle precedenti versioni progettate per le reflex, assistiamo ad un notevole incremento delle prestazioni con una qualità costruttiva che non ha nulla da invidiare a quella dei costruttori più blasonati.

Test Sigma 24-70 Art DN review

Il nuovo zoom Sigma 24-70 2.8 Art della serie DN è decisamente più leggero del modello progettato per le reflex (835g contro 1020g non sono pochi) e, anche se le dimensioni non sono poi troppo diverse, riesce a sembrare ben più piccolo. La versione per Sony E pesa 5 grammi in meno di quella per L-Mount. Il Sigma 24-70 F/2.8 Art DN è "DG", vale a dire progettato per coprire il formato full frame, ma nulla vieta di adoperarlo anche su fotocamere APS-C accettando il fattore di crop previsto dal costruttore (di solito 1,5x o 1,6x).

Test Sigma 24-70 Art DN review

Anche se le dimensioni totali non sono troppo diverse, il vecchio Sigma 24-70/2.8 DG OS è un filino più corto e questo ne rende l'aspetto decisamente più "cicciotto" oltre a pesare 200g in più.

Test Sigma 24-70 Art DN review

Lo schema ottico, sempre composto da 19 elementi, è stato migliorato con l'adozione di più lenti FLD "extra-low dispersion" alla Fluorite e "special low dispersion" SLD, ma il vero miracolo lo fanno gli elementi asferici che riescono a correggere le aberrazioni cromatiche ed a migliorare la resa tra centro e bordi.

I risultati si vedono, oltre che sul campo, anche nei grafici MTF forniti dalla stessa Sigma:

Test Sigma 24-70 Art DN review

La resa al centro ed a tre quarti del campo inquadrato è praticamente identica (difficilmente si noteranno delle differenze nel mondo reale), ma i bordi del nuovo Sigma 24-70 F/2.8 serie DN sono visibilmente più definiti. Lo stesso miglioramento l'ho potuto rilevare nel test del nuovo Sigma 14-24 F/2.8 Art della serie DN: più piccolo, leggero e performante del precedente modello, per quanto ottimo, progettato per le fotocamere reflex.

Con la serie DN il Sigma 24-70 ha perso la stabilizzazione ottica, resa superflua dai corpi mirrorless che l'hanno già in camera, e questo ha permesso di risparmiare spazio, peso e parti in movimento.

Il diaframma è composto da ben 11 lamelle arrotondate in modo di avere un'apertura circolare ed una resa migliore nelle aree fuori fuoco.

Test Sigma 24-70 Art DN review

Sigma 24-70 Art DG DN a 70mm F/8: molto gradevole il bokeh alla focale più lunga.

In mano
Ho provato il Sigma 24-70 F/2.8 Art DG DN sia su corpi Sony A7 III e A7R III che su Sigma fp e s'impugna molto bene in maniera comoda e stabile. Si apprezza quanto sia bilanciato soprattutto sulla minuscola Sigma fp. Il grado di rifinitura è superbo ed i materiali ottimi, l'impressione è quella di un prodotto professionale di grande qualità anche se questo lo fa pesare leggermente di più di alcuni concorrenti che, però, sembrano di plastica e molto economici nonostante il prezzo elevato. La lente frontale è di grandi dimensioni (filtri da 82mm di diametro), ma non è sporgente ed è ben protetta dal paraluce in dotazione insieme alla solita, ottima custodia che accompagna la serie Art. Le ghiere sono di generose dimensioni e pratiche da adoperare anche coi guanti.

Il Sigma 24-70 F/2.8 Art DG DN è ben protetto da acqua e polvere e la lente frontale ha un trattamento speciale "olio e acqua repellente". Un obiettivo progettato per lavorare anche in condizioni non ottimali.

Sigma 24-70 ArtSul barilotto dell'obiettivo, pochi e utili comandi: il blocco della messa a fuoco AFL (programmabile anche per altre funzioni, ma dipende dai corpi macchina), il selettore per passare dall'autofocus alla messa a fuoco manuale ed il blocco dello zoom ad una determinata lunghezza focale.

1) selettore AF/MF

2) pulsante AFL

3) blocco zoom

Sul campo
Usare il Sigma 24-70 F/2.8 Art DG DN è un vero piacere e può far fronte alla maggior parte delle situazioni di ripresa. L'autofocus è veloce e preciso e, almeno sulla Sigma fp, non ha mai sbagliato un colpo. E' stato progettato per essere compatibile con la funzione di rilevamento degli occhi presente sulla maggior parte delle recenti mirrorless. Ruotando la ghiera di messa a fuoco manuale, viene automaticamente annullato l'autofocus. La resa delle immagini, al di là delle prestazioni effettive, è sempre molto naturale e gradevole, i colori brillanti ma non troppo saturi con il profilo standard della fotocamera. Ovviamente, con il digitale, si possono aumentare saturazione e contrasto a piacimento ed il firmware della fotocamera gioca la sua parte, ma la resa di base del Sigma 24-70 spesso non necessita di nessun intervento.

Test Sigma 24-70 Art DN review

Molto bella la resa del Sigma 24-70/2.8 Art DG DN a tutte le lunghezze focali. Questa foto, senza alcuna modifica all'esposizione ed ai toni in postproduzione, è stata scattata a 45mm F/8 a mano libera con la Sigma FP provando la funzione del "focus bracketing" di cui ho parlato in questo articolo. La fusione degli 8 scatti selezionati (erano 15, ma ho eliminato gli ultimi perché non mi piaceva il muro a fuoco) è risultata perfetta nonostante gli inevitabili spostamenti dovuti agli scatti a mano libera.

La nitidezza al centro è molto elevata, ma anche i valori ai bordi sono sempre buoni anche se inferiori (comunque ben superiori a quelli del vecchio 24-70 Art a tutta apertura) e migliorano tra F/5.6 e F/8. Nel mondo reale, se non vi dedicate a fare riproduzioni di progetti e disegni (ma non è questo lo scopo per cui si compra uno zoom), non si notano differenze di qualità e nitidezza tra le diverse focali il che assicura una notevole omogeneità in qualsiasi servizio fotografico, amatoriale o professionale che sia.

Test Sigma 24-70 Art DN review

La distanza minima di messa a fuoco è di soli 18cm alla focale più corta: questo consente di arrivare ad un rapporto quasi macro di 1:2,9 a contatto del paraluce, quasi dentro, soluzione che non mi piace perché spesso si fa ombra sul soggetto, lo si disturba nel caso di insetti e si esaltano le deformazioni dovute alla focale grandangolare. Preferisco accontentarmi del rapporto 1:4,5 alla focale di 70mm e, eventualmente, fare un crop.

Distorsione
Il Sigma 24-70 F/2.8 Art DG DN si comporta come ci si aspetta da uno zoom con questo range di focali: una visibile distorsione a barilotto a 24mm ed una non eccessiva distorsione a cuscinetto a 70mm. Il punto di zero distorsione è poco prima dei 35mm, più o meno a 30mm, ma la cosa buona è che il profilo incorporato nel firmware della Sigma fp, se attivato, elimina distorsione, vignettatura e aberrazioni cromatiche all'origine anche sul RAW con la possibilità di selezionare le tre voci separatamente. Aprendo il RAW con Photoshop, viene riconosciuto che è stato applicato il profilo e non viene applicato una seconda volta (c'è anche un segnale di avviso ma, a parte tutto, gli effetti della distorsione corretta due volte sono evidenti).

Diverso il comportamento della Sony A7R III: esiste una voce "auto correzione" nel menu, ma non dice nulla di più né offre diverse opzioni. Aprendo il RAW con Photoshop si scopre che "auto" ha corretto solo le aberrazioni cromatiche, ma non vignettatura e distorsione. Poco male perché il profilo del Sigma 24-70 F/2.8 Art DN (anzi, per essere precisi c'è "Sigma 24-70 F/2.8 Art DN per Sony E") esiste all'interno di Photoshop e basta selezionarlo, ma viene il sospetto che Sony non li abbia implementati per penalizzare gli obiettivi universali rispetto agli originali.

Questo, però, partendo dal presupposto di adoperare Photoshop e ACR per la correzione della distorsione nel caso non fosse stato possibile farlo in camera: adoperando altri programmi che non fanno ricorso agli specifici profili degli obiettivi, ci si può trovare in difficoltà. Un punto a favore di Sigma che, nel corpo della fp, effettua tutte le correzioni e non ci si pensa più, continuando ad adoperare il proprio editor preferito (per esempio, nel mio caso, Luminar 4 non è in grado di correggere la correzione "a baffo" a 24mm).

Test Sigma 24-70 Art DN review

Nota: alla focale di 24mm la distorsione non è semplicemente a barilotto, ma leggermente "a baffo", il che rende impossibile correggerla manualmente. Affidatevi ai profili in camera o di Photoshop ed avrete risultati perfetti. Il problema si presenta solo con programmi di fotoritocco che non prevedono la correzione della distorsione con profili dedicati: uno slider che va da barilotto a cuscinetto non si risolve nulla.

Vignettatura
Il Sigma 24-70 F/2.8 Art DG DN vignetta pochissimo e la caduta di luce ai bordi si nota soprattutto alla focale più corta a tutta apertura. E' difficile notarla già ad F/4 e scompare del tutto ad F/5.6.

Aberrazioni cromatiche
Sono incredibilmente sotto controllo e molte ottiche fisse, anche molto costose, ne hanno di più. Selezionando la correzione automatica delle aberrazioni cromatiche in camera (intervengono sia sul RAW che sulla JPG), non ne resta alcuna traccia e non servono ulteriori passaggi con Photoshop.

Test Sigma 24-70 Art DN review

Senza applicare alcuna correzione in camera, il purple fringing in questa difficile situazione a 24mm F/2.8 è molto moderato e basta confrontarlo con quello (a destra nella foto) di un costoso obiettivo fisso di pari lunghezza focale e diaframma, anch'esso senza alcuna correzione. Applicando la correzione, in camera o in Photoshop, l'aberrazione del Sigma 24-70 viene eliminata del tutto mentre per l'altro obiettivo si deve andare in manuale con lo strumento contagocce.

Test Sigma 24-70 Art DN review

Un'immagine critica che mostra la minima quantità di aberrazioni cromatiche del Sigma 24-70 F/2.8 Art DG DN senza alcuna correzione. Applicando le correzioni in camera, vengono eliminate completamente come pure con l'apposito profilo presente in ACR (Adobe Camera RAW).

Trattamento antiriflessi
Il nuovo trattamento antiriflessi di Sigma è davvero una svolta rispetto al passato ed a quello di molte ottiche fisse, anche blasonate, di pochi anni fa. I riflessi sono incredibilmente sotto controllo ad ogni lunghezza focale e non c'è perdita di contrasto. Il merito è della tecnologia esclusiva Sigma NPC ("Nano Porous Coating") che utilizza, come materiale antiriflessi, delle particelle di silicio poroso. Tale strato di silicio contiene nano bolle piene di aria che contribuiscono a diminuire significativamente l'indice di rifrazione. Il risultato è una drastica riduzione di flare e immagini fantasma.

Test Sigma 24-70 Art DN review

Bokeh
Da uno zoom non mi aspetterei troppo, ma il Sigma 24-70 F/2.8 Art DN non se la cava affatto male. Ad F/2.8 e 4 le aree fuori fuoco sono gradevoli e le zone di transizione sono morbide e gradevoli. Per contro, ad F/8 lo sfocato da 24 a 50mm diventa "nervoso" ed è bene non contarci troppo. Sempre gradevolissimo, invece, lo sfocato alla focale più lunga (vedi foto precedente e altre nell'articolo).

Conclusioni
Comprando una fotocamera mirrorless Sony E o Panasonic L-Mount, si trovano in catalogo due zoom originali 24-70 F/2.8 (il Sony FE 24-70/2.8 G Master ed il Lumix S Pro 24-70/2.8). Sono due ottimi obiettivi come prestazioni e, il Panasonic, è anche molto ben realizzato, ma - sul campo - non offrono nulla di più del Sigma 24-70 F/2.8 DG DN Art che, fattore non trascurabile, costa la metà. La qualità costruttiva del Sigma 24-70 Art è superba, l'autofocus è preciso e silenzioso e la resa ottica è ai vertici della categoria con immagini nitide, brillanti e ben contrastate. Avrei preferito una migliore correzione della distorsione anche se oggi non è un grande problema visto che, con la Sigma fp, viene corretta direttamente in camera e, con la Sony, è già disponibile l'apposito profilo nell'ultima versione di Photoshop. Una nota di merito al trattamento antiriflessi NPC di Sigma, un passo avanti agli altri e, in condizioni di luce difficile (quella che prediligo per le mie foto), può fare la differenza. Un perfetto tuttofare che ben si sposa anche con le mirrorless super compatte come la Sigma fp e le Sony A7.

Rino Giardiello © 09/2020
Riproduzione Riservata

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