SIGMA DP0 QUATTRO
La strabiliante compatta supergrandangolare con il Foveon
Prova sul campo
Rino Giardiello, ottobre 2018

E’ in grado di stupire la piccola Sigma dp0 Quattro con la sua linea originale (che può non piacere o fare innamorare) ed il suo essere una compatta fuori dall’usuale anche per le dimensioni, non certo da taschino. Ma, soprattutto, può stupire quando si inizia a visionare le foto scattate sul computer.

Sigma dp0 QuattroLe foto della Sigma dp0 Quattro sono incredibilmente belle, incise, brillanti e tridimensionali ed hanno stupito persino me che adopero già il sensore Foveon da anni e, in questo momento, la sorella maggiore Sigma sd Quattro H con l’ottimo zoom Sigma 12-24 F/4 Art. E’ una gara in famiglia, ma la Sigma dp0 riesce a vincere nonostante le dimensioni del sensore leggermente inferiori ed un costo totale (corpo più obiettivo) ben inferiore al costo del solo corpo Sigma sd Quattro H. Ovviamente si tratta di due cose ben diverse: la Sigma dp0 Quattro è una compatta ad ottica fissa non intercambiabile mentre la Sigma sd Quattro è una fotocamera professionale sulla quale è possibile montare qualsiasi obiettivo e, rimuovendo il filtro all’interno della baionetta, permette anche la fotografia agli infrarossi.

La forza della Sigma dp0 Quattro è nel suo essere un blocco unico - l’ottica non è intercambiabile né rimovibile, cosa che mette al riparo dalla polvere - e nell’aver ottimizzato al massimo la resa dell’obiettivo per il sensore. Nulla è lasciato al caso e obiettivo, sensore e firmware lavorano insieme alla perfezione per garantire risultati eccezionali, basta pensare che l’ottica fissa da 14mm (equivalente a 21mm sul FF) ha una distorsione all’infinito inferiore all’1% (potremmo definirla “virtualmente assente”), una vignettatura molto ridotta e facilmente eliminabile anche a TA, una nitidezza eccezionale anche ai bordi estremi. Il Foveon fa il resto.

Sigma dp0 QuattroLa storia della Sigma dp0 Quattro inizia a marzo 2014. Il progetto era nel cassetto prima ancora di quello della dp2 Quattro che, invece, fu commercializzata prima inaugurando così la serie delle compatte dp dotate di sensore Quattro. Yamaki, il Presidente della Sigma, non aveva accantonato l’idea della compatta supergrandangolare, ma i dubbi nel mettere in commercio una fotocamera del genere - per giunta molto costosa visto l’obiettivo di elevata qualità - erano tanti. Dopo interi giorni a discutere coi tecnici ed il consiglio di amministrazione, alla domanda “Chi mai comprerà una fotocamera del genere?”, Yamaki rispose “Probabilmente non la comprerà nessuno, ma facciamola. Sigma è la società che ha il coraggio di provare. Se smettiamo di provare, non saremo più Sigma” e, rivolgendosi al progettista Tomoki Kohno, “Anche se non si venderà, realizzeremo comunque il miglior 21mm della storia”.

Punti fissi per la progettazione, la distorsione inferiore allo 0.5% ed una luminosità massima compresa tra F/3.5 ed F/4.5. Al progetto fu assegnato il nome in codice “0”.

Test MTF Sigma dp0 Quattro

La resa del 14mm F/4 che equipaggia la Sigma dp0 Quattro è straordinaria e, sul campo, non si notano differenze di resa ai vari valori di diaframma. I bordi sono molto buoni anche a tutta apertura e diventano ottimi tra F/5.6 e F/8.

Manabu Tominaga, responsabile dell’intero progetto “0”, impose a Kohno di ottenere la massima luminosità di F/3.5, ma Kohno sapeva bene che solo mezzo stop di differenza rispetto a quella che lui aveva già calcolato come la massima apertura possibile (l’attuale F/4), avrebbe portato notevoli dimensioni e costi in più perdendo, oltretutto, in qualità dell’immagine. Non fu facile né immediato arrivare alla decisione definitiva, ma alla fine Tominaga capì le ragioni di Kohno e il progetto cominciò ad avviarsi. Tutte le infinite prove ed i microscopici aggiustamenti vennero fatti sul campo esaminando i risultati reali e non le simulazioni al computer: l’obiettivo doveva essere eccellente come resa nel mondo reale e non solo tecnicamente perfetto. Per questo l’obiettivo venne più grande del previsto in quanto furono necessarie ben 11 lenti in 8 gruppi incluse 4 lenti a bassa dispersione, due lenti SLD (Super Low Dispersion), un elemento asferico doppio ed un elemento asferico singolo. Un vero concentrato di lenti di altissima qualità e, con massima soddisfazione di Kohno, mantenendo la distorsione al di sotto dello 0.5%.

Obiettivo 14mm della Sigma dp0I problemi arrivarono con la messa a fuoco: le altre Sigma dp muovono l’elemento frontale, ma questa soluzione rallentava troppo la velocità della messa a fuoco della dp0 e la rendeva anche meno precisa. Si arrivò così alla scelta di far muovere una sola lente interna in modo da ridurre il peso delle parti mobili e migliorare l’accuratezza, cosa possibile proprio grazie alla notevole lunghezza del barilotto.

Il 10 luglio del 2015 la fotocamera fu completata, messa in produzione ed il nome in codice “0” divenne il nome definitivo “dp0 Quattro”. Solo quel giorno Kohno, Tominaga e tutte le persone impegnate nel “progetto dp0” hanno potuto tirare un sospiro di sollievo.

In mano
La Sigma dp0 Quattro, rispetto alle precedenti dp piccole e compatte dalla forma “a saponetta”, non è di certo una fotocamera da taschino. La nuova forma è originale ma molto dilatata nello spazio, è relativamente grande anche se pesa solo 500 grammi. Come dicevo all’inizio, può anche non piacere, ma di sicuro è comodissima da adoperare e dalla presa sicura. L’impugnatura è ben sagomata e non si ha mai la sensazione che la fotocamera debba scivolare dalle dita.

Sigma dp0 Quattro retroRispetto alla Sigma dp1 e dp2 della stessa serie, l’obiettivo è molto sporgente come nella dp3. Questo consente di impugnare la Sigma dp0 Quattro come una normale reflex, mettendo la mano sinistra sotto l’obiettivo e migliorando la stabilità coi tempi lenti. Inutile dire che i comandi siano tutti a portata di mano ed intuitivi visto il tanto spazio a disposizione: se proprio devo fare un appunto, avrei gradito avere i comandi nella stessa posizione della Sigma sd Quattro per non fare confusione passando da una fotocamera all’altra ed il comodissimo secondo, piccolo display presente sulla sd Quattro (vedi foto sottostante).

Display Sigma sd Quattro

L’impugnatura contiene la piccola batteria della Sigma dp0 Quattro che non è dall’eccezionale autonomia (circa 200 scatti) ma, cosa ottima, ce ne sono ben due in dotazione. Usando con parsimonia il display sono arrivato sempre a fine giornata con la prima batteria riuscendo a scattare oltre 250 scatti in RAW+JPG.

vano batteria e scheda sd sigma dp0

La scheda di memoria s’inserisce di lato ed è protetta da uno sportellino in gomma a tenuta di polvere e schizzi. La cosa negativa è che risulta scomodo da aprire se si hanno le unghie corte.

La Sigma dp0 Quattro è senz’altro molto ben realizzata, in mano dà una piacevole sensazione di solidità e le rifiniture sono accurate. Del resto non è certo una compattina da pochi Euro e si vede.

Sigma dp0 a Varsavia

La resa del Foveon è molto simile a quella delle pellicole diapositive di bassa sensibilità coi colori pieni ed una incredibile finezza di dettagli. In basso a sinistra, il crop al 100% dell'edificio (cliccare sulla foto per ingrandirla). La foto è la JPG in camera senza alcuna modifica.

Sul campo
Usare la Sigma dp0 Quattro è semplice, pratico e divertente. La grande leggerezza fa venire la voglia di tenerla sempre con sé e di adoperarla in ogni situazione. La focale supergrandangolare può risultare eccessiva per qualcuno, ma di sicuro, se l’avete scelta, è perché non vi spaventa gestire un così elevato angolo di campo. Lo scatto dell’otturatore centrale della Sigma dp0 Quattro - come quello di tutte le fotocamere della serie dp - è praticamente inavvertibile e questo ne permette l’uso anche in situazioni in cui si potrebbe disturbare.

Varsavia, Sigma dp0 ph. Rino Giardiello ©

L’obiettivo da 14mm è solo F/4, valore nella norma per la lunghezza focale ma che a volte potrebbe mettere in difficoltà. In compenso la qualità a tutta apertura è talmente elevata anche ai bordi che occorre diaframmare solo per aumentare la profondità di campo e, avendo la mano ferma, le foto con 1/15 di secondo sono garantite. L’unico limite a questo strumento altrimenti praticissimo, è la mancanza di un display orientabile che mi ha costretto a fare le acrobazie per alcuni scatti.

Sigma dp0 Rino Giardiello

Per delle inquadrature del genere, l'unica è di puntare ad occhio sperando di averne avuto abbastanza.

Sigma dp0 a Varsavia

La messa a fuoco è sempre veloce e precisa: gli unici casi in cui è andata in difficoltà sono stati in alcune foto notturne particolarmente prive di contrasto. Per fortuna con la dp0, come per tutte le dp, la soluzione è rapidissima e, disabilitato l’AF tramite il comando sul dorso, si mette a fuoco con la tradizionale ghiera sull’obiettivo usufruendo anche di una ben visibile scala metrica sul display.

A proposito del display, devo dire che è molto nitido, luminoso, brillante e, soprattutto, fedele a ciò che si vedrà una volta importate le foto sul computer. L’unico problema è quello comune a tutti i display in pieno sole, smartphone compreso: non si vede più niente e qui si fa sentire la mancanza di un piccolo mirino incorporato senza dover ricorrere ad accessori extra (disponibili sia nel catalogo Sigma che da parte di altri produttori). Per quanto mi riguarda, quando mi sono trovato in difficoltà, mi sono limitato a fare ombra sul display con la mano, ma se questa situazione dovesse essere la normalità delle vostre uscite fotografiche, è meglio ricorrere ad uno specifico accessorio.

Sigma dp0 a Varsavia. Foto ©  Rino Giardiello

La qualità ottica
Sarò ripetitivo, ma è semplicemente superba. L’obiettivo da 14mm (21mm equivalente) che equipaggia la Sigma dp0 Quattro è alle soglie della perfezione come resa e correzione delle aberrazioni a tutti i valori di diaframma. Giusto a tutta apertura si nota un minimo di vignettatura ed un leggero calo di risolvenza ai bordi, ma è difficile notarli nel mondo reale. L'obiettivo raggiunge le sue massime prestazioni tra F/5.6 ed F/8 e, dopo F/11, la qualità inizia a diminuire a causa della diffrazione. Nella realtà pratica, la Sigma dp0 Quattro è adoperabile senza problemi a qualsiasi valore di diaframma. La correzione della distorsione è impressionante ed il valore dichiarato (inferiore all’1%) è senz’altro veritiero. La cosa che sorprende di più è l’estrema limpidezza e tridimensionalità delle immagini che si ottengono, merito senz’altro anche del sensore Foveon e del firmware che è studiato appositamente per questo obiettivo. Ottimi la tenuta al flare ed il trattamento antiriflessi.

Varsavia, Sigma dp0 © Rino Giardiello

Le foto notturne sono impeccabili anche senza ricorrere alla funzione SFD che effettua 7 scatti con 7 diverse esposizioni e li monta in un unico file caratterizzato dalla notevole gamma dinamica e dall'assenza di rumore. Questa è un'esposizione singola dal 21° piano dell'hotel Novotel di Varsavia.

Varsavia, Sigma dp0 © Rino Giardiello

Museo dell’insurrezione di Varsavia (Muzeum Powstania) del 1944. Il museo è molto buio e, per poter fotografare a mano libera, ho dovuto usare sensibilità comprese tra 1600 e 3200 ISO. Grazie al bianconero della modalità Monochrome, il rumore rientra in valori più che accettabili con l'affascinante aspetto della grana fotografica.

Conclusioni
La compatta Sigma dp0 Quattro costituisce senz’altro un punto di riferimento nel campo della fotografia supergrandangolare: tra obiettivo spettacolare e le prestazioni del sensore Foveon Quattro, le immagini hanno una qualità incredibile sia a colori che in bianconero. Difficile pensare che il sensore sia “solo” un APS-C perché le immagini - grazie alla tecnologia Foveon a tre strati - hanno il “sapore” del medioformato e la nitidezza non è da meno. Da ricordare che, come sempre per quanto riguarda il Foveon, queste superbe prestazioni si hanno solo a 100 ISO e poi diminuiscono rapidamente a causa del rumore. E’ possibile, tuttavia, arrivare anche a 3200 ISO fotografando in bianconero: grazie alla modalità “Monochrome” si può ottenere un bianconero molto bello e ricco di toni con il rumore che assume il piacevole aspetto della grana della pellicola. La Sigma dp0 Quattro non è la fotocamera in grado di fotografare quasi al buio come le più recenti fotocamere col sensore Bayer, ma può comunque fare molto e, nelle mani giuste, fornire foto di enorme qualità e dall’aspetto che ricorda quello delle migliori pellicole diapositive.

Rino Giardiello © 10/2018
Riproduzione Riservata

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