Imagic, lo sviluppatore RAW intelligente.
Ci sono programmi che cercano di convincerti di essere indispensabili aggiungendo continuamente nuove funzioni. E poi ce ne sono altri che partono da una domanda molto più semplice: quanto tempo perdiamo davanti al computer facendo cose che, in fondo, non hanno nulla a che vedere con la fotografia?
È questa, a mio avviso, la domanda dalla quale bisogna partire per capire imagic.
Perché imagic non è semplicemente un altro programma per sviluppare i file RAW, cosa che tra l'altro fa benissimo. È un software - disponibile per Mac e Windows - che cerca di intervenire soprattutto nella parte più noiosa e ripetitiva del lavoro fotografico: scegliere le fotografie, eliminare i doppioni, individuare gli scatti tecnicamente meno riusciti, applicare regolazioni a gruppi di immagini e arrivare rapidamente a un risultato finito.
E lo fa introducendo in maniera piuttosto radicale l'intelligenza artificiale all'interno del normale workflow fotografico.
L'interfaccia di imagic è semplice ed intuitiva. In pratica si viede guidati passo passo su come utilizzarlo. L'unico consiglio che posso darvi per la prima volta che lo provate, è di creare una cartella con poche fotografie da analizzare per non allungare troppo i tempi visto che in ogni caso imagic elaborerà/modificherà/migliorerà tutte le foto contenute nella cartella e le esporterà. Facendo le prove con cartelle piccole, potete verificare subito cosa avviene con le varie impostazioni e poi, nel caso, applicarle ad una cartella con migliaia di foto. In ogni caso, se parte l'esportazione di migliaia di foto, basta premere il tasto ESC per interrompere l'operazione.
Il vero problema non è scattare, ma scegliere
Quando si torna da una giornata fotografica con una scheda piena di immagini, il lavoro è appena cominciato.
Se abbiamo scattato cento fotografie, probabilmente possiamo cavarcela abbastanza velocemente, ma quando diventano cinquecento, mille, duemila o anche di più, la situazione cambia e, soprattutto, cambia quando abbiamo fotografie molto simili tra loro.
Una raffica di dieci immagini di una persona che cammina. Cinque fotografie dello stesso soggetto. Una serie di scatti nei quali cambia soltanto leggermente l'espressione del volto. Fotografie apparentemente identiche nelle quali soltanto una è perfettamente a fuoco. È qui che imagic cerca di darci una mano.
Il programma analizza le fotografie e assegna loro un punteggio sulla base di diversi parametri: nitidezza, esposizione, rumore, composizione e dettaglio, oltre alla valutazione della messa a fuoco del soggetto. È inoltre in grado di riconoscere gruppi di fotografie molto simili e di proporre quella che ritiene migliore.
L'intelligenza artificiale non può decidere cosa è una bella fotografia
Una fotografia tecnicamente perfetta non è necessariamente una buona fotografia. Anzi, spesso è vero esattamente il contrario.
Una fotografia mossa può essere bellissima. Una fotografia sottoesposta può avere un'atmosfera straordinaria. Un'immagine nella quale il soggetto non è perfettamente nitido può essere molto più interessante di una fotografia perfettamente a fuoco.
L'intelligenza artificiale può riconoscere alcuni parametri tecnici. Non può conoscere, almeno non in senso assoluto, le intenzioni del fotografo. Per questo considero importante il modo in cui imagic ha concepito questa funzione: l'AI propone, ma il fotografo può modificare ogni decisione. Il programma, inoltre, dichiara di imparare dalle scelte dell'utente. Le fotografie conservate e quelle scartate diventano quindi una sorta di feedback che modifica progressivamente il modo in cui il sistema attribuisce i propri punteggi.
Un semplice drag&drop di imagic nella cartella delle applicazioni e si è pronti per iniziare.
Niente cataloghi da costruire
Il programma non obbliga il fotografo a impostare un complicato sistema di catalogazione prima di poter cominciare a lavorare.
Si indica una cartella e imagic analizza il contenuto, comprese le eventuali sottocartelle (se si desidera, altrimenti basta non spuntare l'apposita voce). RAW, JPEG e TIFF possono essere gestiti nello stesso flusso.
Ho decisamente esagerato facendo importare a imagic una cartella con ben 1758 foto. I tempi dipendono molto dalle prestazioni del vostro computer, ma possono diventare molto lunghi (nel mio caso, più di 7 minuti).
Il motore RAW
Naturalmente, dopo aver selezionato le fotografie, bisogna svilupparle.
imagic dispone di un proprio motore RAW e supporta i principali formati dei maggiori produttori: Canon, Nikon, Sony, Fujifilm, Olympus, Panasonic, Pentax e DNG.
Gli strumenti disponibili comprendono esposizione, curve, HSL, contrasto, dettaglio, regolazioni locali e correzioni dell'obiettivo.
Sono presenti anche pennello, filtri lineari e radiali e, nei livelli superiori, maschere, ritocco e strumenti dedicati al ritratto.
Non manca naturalmente la possibilità di utilizzare LUT, con un controllo dell'intensità.
A questo punto imagic smette di essere soltanto un programma per selezionare le fotografie e diventa un vero ambiente di sviluppo.
Il punto forte rimane il lavoro in batch
Credo però che il vero motivo per cui un fotografo dovrebbe provare imagic non sia quello di avere un altro pannello per modificare il contrasto: di pannelli del genere ne abbiamo già abbastanza. Il punto è la possibilità di fare lavorare il computer al posto nostro quando il lavoro è ripetitivo.
imagic può applicare modifiche a gruppi di fotografie e procedere all'esportazione sfruttando l'elaborazione parallela del computer. Il programma dichiara inoltre di poter analizzare circa mille RAW in pochi minuti su una macchina adeguata; si tratta naturalmente di un dato fornito dal produttore e che andrebbe verificato con prove indipendenti e con computer differenti, ma anche senza prendere alla lettera il numero dichiarato, il concetto è evidente.
La fotografia rimane una scelta umana
È proprio qui che, secondo me, si deve evitare l'equivoco: l'intelligenza artificiale non rende automaticamente migliore un fotografo, ma può liberarlo da una parte del lavoro che viene dopo lo scatto. La fotografia nasce nel momento in cui scegliamo dove metterci, cerchiamo la luce migliore, quale obiettivo utilizzare, quando premere il pulsante e, soprattutto, cosa vogliamo raccontare. Il computer può aiutarci dopo, ma non può decidere al posto nostro cosa vale la pena raccontare e se tanti fotografi hanno perso le ore prima in camera oscura ed ora in postproduzione, un motivo c'è.
Un dettaglio importante: tutto rimane sul computer
imagic insiste molto sull'elaborazione locale.
Le fotografie non vengono caricate su un server remoto: analisi, sviluppo ed elaborazione vengono effettuati sul computer dell'utente. La connessione a Internet è necessaria soltanto per l'attivazione iniziale della licenza.
Quando si lavora con fotografie personali, professionali o di clienti, sapere che il proprio archivio rimane fisicamente sul computer è un vantaggio importante e, soprattutto, significa che le prestazioni del programma dipendono dall'hardware che abbiamo a disposizione, non dalla velocità della connessione, dal funzionamento di un servizio cloud o dalla temporanea interruzione di internet.
Una cosa che oggi sembra quasi rivoluzionaria: si compra
Siamo ormai abituati a considerare normale pagare ogni mese per utilizzare un software, ma imagic sceglie la strada opposta.
Le licenze attualmente proposte sono Lite, Plus e Max, con prezzi indicati dal produttore rispettivamente in 19, 49 e 99 Euro durante l'attuale promozione di lancio (tenete sempre presente, per i prezzi, la data di pubblicazione dell'articolo). La licenza è a pagamento unico e il produttore dichiara che gli aggiornamenti futuri e il supporto ai nuovi modelli di fotocamera sono inclusi. È un modello commerciale che apprezzo molto.
Una mia foto scattata in Giappone: le luci al crepuscolo erano affascinanti e la foto era già molto buona in partenza, ma lo sviluppo con imagic mi ha permesso di arrivare con facilità all'immagine che avevo in mente. Piccoli equilibri di luci e di ombre risolti con grande facilità.
Il vero valore di imagic
Dopo aver guardato con attenzione le caratteristiche del programma, credo che il suo valore non stia in una singola funzione.
Non è il motore RAW.
Non è il ritocco.
Non sono le LUT.
Non è nemmeno l'intelligenza artificiale presa singolarmente.
È il modo in cui tutte queste cose vengono messe insieme.
imagic cerca di creare un percorso molto diretto:
cartella → analisi → selezione → sviluppo → esportazione.
Senza cataloghi da importare, senza dover continuamente passare da un programma all'altro e soprattutto cercando di automatizzare tutto ciò che non richiede necessariamente una decisione creativa.
Conclusioni
imagic mi sembra uno dei programmi fotografici più interessanti da tenere d'occhio in questo momento, soprattutto perché non cerca semplicemente di aggiungere qualche funzione basata sull'intelligenza artificiale a un editor tradizionale.
Cerca di ripensare il workflow e forse è proprio questo il suo aspetto più interessante.
Il fotografo continua a decidere. L'intelligenza artificiale analizza, ordina, propone, impara e svolge il lavoro ripetitivo. È una divisione dei compiti che ha molto senso.
Per chi produce poche fotografie e ama sviluppare ogni singolo file con calma, imagic potrebbe non rappresentare una rivoluzione.
Per chi invece torna spesso a casa con centinaia o migliaia di immagini, la prospettiva è completamente diversa.
Il tempo risparmiato non è soltanto tempo davanti al computer: è tempo restituito alla fotografia.
Rino Giardiello © 10/2026
Riproduzione Riservata
Il sito di imagic dal quale è possibile scaricare una versione demo per Mac e Windows perfettamente funzionante: https://imagic.ink/desktop
Mac con chip Apple (M1, M2, M3, M4): https://imagic.ink/download/macos
Mac con processore Intel: https://imagic.ink/download/macos-intel
Serve macOS 14 Sonoma o successivo. La demo non è a tempo, ma a esportazioni, ben 500, quindi il programma si può provare bene prima di acquistarlo. Nel sito c'è anche un video di due minuti che mostra il flusso completo: https://imagic.ink/tutorial/quick-start.
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