HASSELBLAD X1D
Il ritorno della mitica fotocamera svedese con la prima mirrorless medio formato al mondo
Rino Giardiello, giugno 2016

Hasselblad è sempre stata nel cuore degli appassionati di fotografia e dei professionisti delle passate generazioni, la prima fotocamera andata nello spazio dove è restata a guisa di satellite e testimonianza dello sbarco sulla luna, il "cubo magico" prima di quello di Rubik.

HASSELBLAD X1D Nadir MagazineQuando la fabbrica di Göteborg smise la produzione della famosa 503CW nel 2013, fu un momento di lutto per la fotografia e la fine di un'era. Come disse all'epoca il CEO Hasselblad "C'è una stagione per tutto, e per quanto dispiaccia separarsi dai miti dobbiamo decidere se la fotografia è una questione di idee o di strumenti".

Il marchio Hasselblad non scomparve del tutto dalla scena della fotografia, ma gli ultimi tentativi di vendere a caro prezzo delle Sony rimarchiate ed imbruttite senza nessun valore aggiunto oltre il nome, non hanno di certo contribuito al proseguimento del Mito sino alla presentazione dell'Hasselblad X1D.

Mamiya 7 Nadir MagazineL'Hasselblad X1D è una proposta innovativa per il medio formato digitale quanto lo fu la forma a cubo della prima Hasselblad, ma non è una novità in assoluto in quanto la sua forma ricorda molto la Mamiya 6 a pellicola (in particolare la Mamiya 7 in versione Silver) e, sul digitale, le piccole mirrorless APS-C Sony NEX. Diciamo che è quasi una "SuperNEX", con un formato di sensore, qualità e prezzo, ovviamente ben diversi. Sony fu tanto criticata quando presentò la prima NEX che non sembrava una macchina fotografica, ma era semplicemente in anticipo sui tempi e gli stessi che criticarono le NEX preferendo le Fuji simil-Leica, ora sono pronti ad apprezzare e sognare la X1D ed il suo mirino elettronico.

HASSELBLAD X1D Nadir MagazineMedio formato?
Hasselblad è sinonimo di medio formato 6x6 ma non illudetevi di trovare un sensore 6x6cm nel corpo della X1D. Il sensore è l'ottimo CMOS da 50Mpx prodotto da Sony, lo stesso adoperato nel dorso Phase One IQ3 e nella Pentax 645Z, ma le dimensioni sono di "soli" 43,8x32,9mm. Ottima scelta di Hasselblad che, proponendo un corpo mirrorless, ha evitato di mettersi in diretta concorrenza con la Pentax 645Z che continua a mantenere una forma tradizionale simile alla prima Pentax 645 a pellicola e viene venduta ad un prezzo di gran lunga inferiore.
Eccellente la gamma dinamica di questo sensore, ben 14 stop, che permette di acquisire dettagli sia dalle alte che dalle basse luci anche nelle situazioni più critiche. La sensibilità va da 100 a 25600 ISO ed il processore è in grado di gestire riprese video Full HD / 2K (1080p 25fps) ma non 4K. Geniale la soluzione per registrare i filmati: girando la solita ghiera sul tetto della fotocamera per selezionare l'icona con la videocamera, la ghiera diventa un "pulsante di scatto" solo per i video. Basta premerlo per far partire o fermare la registrazione. Interessante che i RAW prodotti dalla X1D siano sviluppabili non solo con il software fornito da Hasselblad, ma anche coi più diffusi programmi di fotoritocco. Il sensore non è stabilizzato perché Hasselblad dichiara che ci sarebbe una perdita di qualità (questa affermazione non mi trova d'accordo visto che da anni utilizzo la stabilizzazione con conseguente addio al mosso ed al micromosso che, coi sensori dotati di sempre maggiore risoluzione, è ancora più evidente).

HASSELBLAD X1D Nadir MagazineIl corpo dell'Hasselblad X1D è abbastanza piccolo, leggero e maneggevole con una solida struttura in alluminio: come per le Sony NEX, le dimensioni sono dettate dal bocchettone di innesto per le ottiche con un po' di tettuccio e l'impugnatura. La linea è semplice e spartana, vista di fronte (la sola parte centrale) sembra quasi una vecchia Hasselblad, ma basta spostarsi di 3/4 per scoprire il sottile corpo della mirrorless con gli strani obiettivi bombati (un po' bruttini, in verità). I comandi sono pochissimi sia sul dorso che sul tettuccio, con un look quasi minimalista, dove spicca il pulsante di scatto di uno sgargiante colore arancio (come la H6D) e la slitta per il flash. A proposito di quest'ultimo, c'è da segnalare che i contatti sono compatibili con quelli dei flash Nikon e, ovviamente, dei produttori universali che producono per questo marchio. Il tempo di sincronizzazione con il flash, grazie all'otturatore centrale negli obiettivi, caratteristica delle Hasselblad di buona memoria, copre tutti i tempi di esposizione che vanno da 60 minuti ad 1/2000 di secondo. Lo schermo LCD, molto brillante e ad alta risoluzione, è dotato di touchscreen ed i menu funzionano in maniera simile a quella a cui siamo abituati sugli smartphone, swipe compresi.

HASSELBLAD X1D Nadir Magazine

Piccola, per il formato, e molto maneggevole la mirrorless X1D (Courtesy Hasselblad ®). Dimensioni corpo 150 x 98 x 71 mm, peso 725 g inclusa batteria.

La base è altrettanto pulita e simile a quella della NEX-5: ci sono solo l'attacco per il treppiedi allineato con l'asse dell'ottica, il vano batteria e la relativa levetta di sblocco. La batteria è da 3200mAh e Hasselblad, per ora, non fa dichiarazioni sul numero di scatti che è possibile effettuare.
Sul lato sinistro del corpo ci sono due sportellini che proteggono sia i due slot per le schede SD che gli ingressi USB 3, Mini HDMI, uscita cuffie e ingresso audio. Gli sportellini sono protetti da guarnizioni O ring contro polvere e spruzzi. Non mancano le connessioni Wi-Fi e GPS, ormai uno standard.

Altra somiglianza con le Sony NEX di recente generazione come la A6000, è il mirino elettronico: lo zampino di Sony appare evidente un po' dappertutto, però Hasselblad ci tiene a sottolineare che la fotocamera è stata interamente progettata e disegnata in Svezia dove vengono costruite e montate a mano. Anche lo sviluppo del firmware è tutto svedese e Paul Claesson, Technical Support Manager Hasselblad, sottolinea "di Fuji neanche l'ombra" e "La X1D è la fotocamera più semplice e divertente da usare che abbia mai provato!".

HASSELBLAD X1D prodotta a mano in Svezia

L'Hasselblad X1D è stata presentata con delle nuove ottiche dedicate chiamate XCD, piccole, leggere, compatte, autofocus, non stabilizzate. Hanno una grossa e comoda ghiera per la messa a fuoco manuale ma non quella per la regolazione dei diaframmi che avviene solo tramite la rotellina sull'impugnatura. Per ora sono disponibili solo il 45mm F/3.5 ed il 90mm F/3.2 (equivalenti a 36 e 72mm sul Full Frame) ma è già stato annunciato un 30mm (23mm equiv.) per settembre. Senz'altro il corto tiraggio della X1D agevolerà i progettisti a realizzare facilmente nuove ottiche molto performanti ed ottimizzate sui sensori. Hasselblad non fa cenno su chi le realizzi ma, visto che parliamo di 2000 Euro in media per obiettivo, la qualità deve essere senz'altro all'altezza del nome. Il corto tiraggio permetterà, come ai possessori di Sony NEX e Sony Alpha Serie A7, di montare qualsiasi ottica per la quale venga realizzato un adattatore anche se, essendo il formato del sensore ben lontano da quello del vecchio 6x6, ci sarà un notevole fattore di crop come avviene usando le ottiche Full Frame sulle APS-C. Una soluzione comoda per i teleobiettivi, ma che vanifica il recupero di gloriosi ed ottimi grandangolari.

HASSELBLAD X1D gli obiettivi

Le uniche due ottiche per ora disponibili, il 45 ed il 90mm, dalla curiosa forma "a botticella".

In termini di risoluzione e nitidezza non illudetevi di vedere grandi differenze con gli ultimi sensori Full Frame come, per esempio, quello da 42.4Mpx della Sony A7R II la cui gamma dinamica, secondo DxOMark, è di 13.9 EV: vale il discorso fatto per la Nikon D500 che è arrivata allo stato dell'Arte per i sensori APS-C e sfiora le prestazioni delle Full Frame "normali". Dipende da quello che dovete fotografare e come poi utilizzerete le foto.

Il sensore della X1D è del 68% più grande del 24x36, un salto inferiore a quello tra l'APS-C ed il Full Frame, ma è inutile stare a fare confronti puramente numerici perché, col digitale, basta un sensore di nuova generazione o un firmware aggiornato, che le situazioni si ribaltano. La vecchia regola generica della pellicola, "formato maggiore = più qualità" (senza tener presente, ovviamente, gli obiettivi), oggi è valida solo in parte e rigorosamente a parità di generazione. Continua a valere, però, la considerazione che la qualità finale è data dalla somma di tutti gli anelli della catena, quindi sensore, firmware, obiettivi, software per lo sviluppo dei RAW e, ovviamente, le capacità del fotografo in ripresa e postproduzione.

tabella comparazione dimensioni sensori

In perfetta scala, le dimensioni dei sensori dal formato APS-C al vecchio 6x6 col quale, ovviamente, non c'è paragone!

Ci sono molti motivi per prendere una "medio formato ridotto" come l'Hasselblad X1D ma, oltre alla felicità di possederla, dipende molto dalle esigenze fotografiche personali e, forse, il guadagno in termini di qualità assoluta non è abbastanza da giustificare l'investimento in questa fase iniziale su un sistema senz'altro mitico e realizzato con ottima cura, qualità costruttiva e notevoli prestazioni ma venduto ad un prezzo particolarmente alto (il solo corpo dovrebbe costare circa 8000 Euro più IVA, il 45mm sui 2000 Euro ed il 90mm poco più). La felicità di rivedere in campo il nome Hasselblad è tanta e, in attesa di un test approfondito, non possiamo che aspettare gli sviluppi e tenere sotto controllo la crescita del sistema.

Rino Giardiello © 06/2016
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