"SEMBRA FACILE..."

SPECIALE OBIETTIVI 2

Sembra facile progettare un obiettivo, ed in effetti oggi, con un programmino neanche troppo costoso ed un computer, lo si fa con maggiore facilità che in passato. Come mai allora continuano ad esistere obiettivi economici ed obiettivi inavvicinabili, zoom dalle escursioni focali strepitose per poche L. e zoom "risicati" da svariati milioni? Michele Vacchiano ha già introdotto il problema delle prestazioni di un obiettivo e dei test, quindi sappiamo che non tutti gli obiettivi sono uguali e che la situazione è molto più complessa del sapere che un obiettivo ha "una risoluzione straordinaria". In Germania già da un bel pezzo avevano capito che la definizione non è tutto e che le "doti" che rendono un'immagine bella sono ben altre. Di conseguenza hanno inventato diverse metodologie di test che dovrebbero dare l'idea della qualità di un obiettivo. Ho scritto "dovrebbero" perché nonostante tutto l'occhio umano resta l'ultimo giudice e non esitono test strumentali in grado di misurare l'ariosità, la plasticità o l'aggressività di un obiettivo. Non dimentichiamo poi che non possono esistere due obiettivi in apparenza uguali che forniscano le stesse prestazioni, ed il controllo dello standard qualitativo è un costo aggiuntivo non indifferente, come lo scartare lenti al di sotto di un certa qualità. Cercare di spiegare ad un'altra persona la resa di un obiettivo a parole senza avere delle immagini di riferimento (e non è che le "fotine" adatte al web aiutino poi molto) è oltremodo difficile. Non ci sono problemi nel misurarne la risolvenza, ma far capire che una immagine può essere migliore di un'altra grazie ad altri parametri quale "il contributo dello sfocato" rasenta l'impossibile. I progettisti tedeschi ce l'hanno messa tutta per cercare di tradurre in misure oggettive delle definizioni che sembrano (ed in buona parte sono) del tutto soggettive e di queste complicate misurazioni i test MTF non sono che una minima parte. Mi accingo all'arduo compito di spiegare dei termini che sembrano ben poco tecnici:

PLASTICITA' - Che sarà mai? Forse è riferita ai moderni obiettivi in plastica? Nulla di tutto questo, ma è qualcosa che va esattamente in senso opposto alla risolvenza. La fotografia ha l'ingrato compito di dover riportare su due dimensioni dei soggetti che generalmente ne hanno tre. Fotografando una sfera questa diventerà un cerchio, ma il cervello riesce a compensare questi limiti grazie alle immagini in memoria dello stesso oggetto e grazie alle infinite sfumature che danno l'idea della profondità. Un po' come si fa nel disegno: un cerchio non diventa sfera sino a quando non si aggiungono le ombre appropriate. Quando facciamo un ritratto molte volte ci soffermaiamo solo sull'espressione del modello, sulla nitidezza di particolari minuti quali ciglia, capelli, rughe. Se fotografiamo una colonna badiamo alle crepe nel marmo, ma non alla sensazione di profondità che l'obiettivo è riuscito o meno a restituire, superando i limiti della carta stampata. Il senso di rotondità, se non c'è, viene aggiunto dal cervello (sappiamo che una colonna è cilindrica) e viviamo ugualmente felici. Non vivono felici tutti quelli che si accorgono del piattume di alcune foto seppur nitidissime. Plasticità è anche sinonimo di vasta gamma tonale, perché solo una enorme gamma di tutte le più tenui sfumature riesce a rendere al massimo l'idea del "volume" in un soggetto bidimensionale.

CONTRIBUTO DELLO SFOCATO - Se "sfocato" significa "fuori fuoco", mi dite come fa a migliorare un'immagine? Il discorso si riallaccia alla plasticità, ai passaggi graduali tra piani a fuoco e piani fuori fuoco, le parti nitide si fondono con quelle sfocate che contribuiscono alla resa globale. La parte a fuoco non sembra "ritagliata con le forbici" ed incollata su quella sfocata. Anche uno sfocato progressivo ed "a regola d'arte" contribuisce al senso di tridimensionalità.

TRATTAMENTO ANTIRIFLESSI - Ricordo le famose foto "con il sole alle spalle", regola numero 1 dei padri che prendevano la fotocamera solo d'estate per fotografare i figli al mare. Ricordo le foto di me piccolo, con gli occhi sempre chiusi ed il viso contratto in una smorfia. Sarà per reazione, ma quando ho cominciato a fare le foto ho cercato di non mettere mai le persone con il sole negli occhi e col tempo questo è diventato il mio modo di fotografare qualsiasi cosa. Per non avere il sole alle spalle si deve averlo per forza davanti o di lato e non sempre si possono cercare le zone d'ombra. Un buon obiettivo deve permettere di fare le foto in qualsiasi condizione, anche col sole negli occhi, mantenendo sempre integra la qualità dell'immagine, vale a dire senza velarsi, perdere saturazione cromatica o fare riflessi eccessivi. Il riflesso è una caratteristica delle lenti, ma un conto è avere una immagine bluastra con nebbia ed un altro avere un bell'esagonino da qualche parte in una foto perfetta. Non illudetevi di risolvere il problema con un paraluce. Questo evita solo i raggi di luce molto ortogonali alla lente frontale (diciamo sole laterale), ma come il sole entra in campo non c'è paraluce che tenga (eppure conosco un sacco di gente "esperta" che continua ad usarlo con le luci frontali). Guardate con attenzione i film trasmessi in televisione, quelli che si definiscono "con una bella fotografia". Cominciate a fare caso a quante volte le "belle immagini" e le atmosfere più suggestive abbiano il sole (o qualsiasi fonte luminosa) davanti l'obiettivo anche se fuori campo.

SATURAZIONE CROMATICA E PRECISIONE DEL COLORE - Non c'è obiettivo al mondo che non produca immagini a colori, compresi quelli vecchissimi, quindi dov'è il problema? Il problema è che il colore non è uguale per tutti, checchè ne voglia dire qualche spiritoso. Ogni obiettivo ha una propria personalità ed i colori hanno un diverso grado di saturazione che i fabbricanti cercano di rendere costanti all'interno della stessa marca. I fotografi più anziani si ricorderanno l'enorme problema dei vecchi Nikkor che non erano costanti nella resa cromatica a seconda della lunghezza focale. Questo nella proiezione di diapositive era molto sgradevole quando, per esempio, capitavano una dopo l'altra una foto scattata con il 28 mm ed una scattata con il 135 mm. Il colore non è uguale per tutte le lunghezze d'onda, detto semplicemente, colori diversi vanno a fuoco in punti diversi. Quindi voi mettete a fuoco, ma l'immagine non sarà nitida come sembra (questo a tutta apertura ed in condizioni critiche, perché ad F/8 vanno bene quasi tutti gli obiettivi). I fabbricanti seri (che però producono ottiche costose) hanno sempre corretto almeno tre lunghezze d'onda mirando ad arrivare alla famosa parolina "apo", con la quale si intende che un obiettivo è corretto per tutte le lunghezze d'onda. Oggi però con APO spesso si marcano obiettivi che sono corretti solo per tre lunghezze d'onda, cosa che Zeiss e Leitz hanno sempre fatto. Verificate i prezzi di un vero obiettivo apocromatico... La Schneider che abbiamo preso finora come esempio, sigla la serie Symmar per banco ottico "APO" ma specifica che la correzione dei colori è parziale. I loro veri APO, difatti, costano il triplo. Certamente questo non viene specificato da tanti fabbricanti di ottiche universali. Ancora sul colore c'è da dire riguardo la precisione dello stesso (anche se molte volte la colpa è della pellicola o del Laboratorio). Nessuno si sogna di fotografare un prato e poi di controllarne i colori sulla stampa con una mazzetta di colori Pantone, ma se lo facesse scoprirebbe delle enormi differenze e/o la scomparsa di molte sfumature. Anzi, un colore senza sfumature sembra ancora più bello e saturo, ma ha come rovescio della medaglia che i soggetti perdono plasticità. Un obiettivo buono deve saturare i colori senza modificarli e conservando le sfumature. Sembra facile ma non lo è. Penso sempre all'abitudine di molti fotografi di sottoesporre sistematicamente le dia per saturare i colori. Le immagini sono indubbiamente d'effetto, talvolta lo faccio anch'io, ma normalmente preferisco (per esempio nell'immagine di un trullo contro il cielo azzurro) che il bianco resti bianco ed il cielo sia molto saturo e tenda al blù. Sottoesponendo il cielo diventa più blù, è vero, ma il trullo diventa grigiolino. I Giapponesi però sono furbi e, per non alzare i costi degli obiettivi, hanno inventato pellicole come la Fuji Velvia che satura tutti i colori (ma la tridimensionalità non può inventarsela). Addirittura la Velvia non è neanche 50 ISO effettivi ma intorno ai 35-40: in tal modo, con una sottoesposizione creata "ad arte", la saturazione aumenta ancora. Chi ha buoni obiettivi preferisce le pellicole "normali" o professionali dalla resa quanto più fedele possibile.

APERTURA MASSIMA EFFETTIVA - L'apertura massima dell'obiettivo è una misura, quindi dovrebbe essere attendibile e confrontabile. Purtroppo non è così perché molte case, per fare sembrare più luminosi i propri obiettivi "arrotondano" i valori a loro favore, talvolta anche di mezzo stop. È tutto un altro effetto dire F/2,8 anziché F/3,5, no? A parte tutto, la cosa non è finita qui. Ammesso che la misura geometrica sia reale, dà un'idea delle dimensioni del buco e non della luce che riesce a passare effettivamente attraverso le lenti grazie alla bontà del trattamento multistrato. Morale della favola, obiettivi in apparenza di uguale luminosità possono non esserlo affatto all'atto pratico.

PRECISIONE, FORMA E NUMERO DI LAMELLE DEL DIAFRAMMA - Il diaframma contribuisce in maniera notevole alla qualità dell'immagine e non solo alla profondità di campo. Il diaframma ideale che garantisce la massima qualità deve essere un cerchio perfetto. Il numero di lamelle ed il loro movimento preciso è quindi determinante. Ricordo un vecchio test, mi sembra su "Tutti Fotografi", in cui veniva messa a confronto la qualità di un obiettivo con diaframmi di forme diverse, di cui uno a tre sole lamelle. La differenza di qualità era visibilissima.

CONCLUDENDO - I test pubblicati sulle varie riviste (senza stare a discutere sulla esecuzione a volte approssimativa da parte di alcune), vanno presi "con le pinzette" dato che riescono a dirvi solo in minima parte della resa effettiva di un obiettivo. L'ideale sarebbe poterci fare "un giro di prova", cioè scattare delle foto anche fuori il negozio con una buona pellicola invertibile ed in diverse situazioni. Non sarà un test scientifico al 100%, ma non dimenticate che il giudice finale saranno i vostri occhi e la risolvenza strepitosa rimarrà nel grafico che vi aveva tanto entusiasmato.

Rino Giardiello © 05/2000

Quale delle due foto è migliore?

Quella in basso sembra certamente migliore, eppure ha meno "informazioni" (= risolvenza) di quella in alto. L'esempio è un caso limite, nella realtà dei fatti tutti gli obiettivi si posizionano tra le due immagini. La foto in alto è stata realizzata con un obiettivo dotato di molta risolvenza e poco contrasto, quella in basso con un obiettivo dotato di molto contrasto e poca risolvenza. Gli ingrandimenti evidenziano la differenza, nella foto in basso mancano del tutto dei dettagli della barba, però nella globalità sembra migliore. Gli obiettivi Zeiss, come è tradizione tedesca, si avvicinano più alla foto di esempio in basso che, ripeto, è volutamente eccessiva per rendere meglio l'idea.




(Le foto fanno parte dell'Archivio Zeiss)

PRIMA PARTE: LEGGERE E CAPIRE I GRAFICI. TEST MTF E DINTORNI
SECONDA PARTE: GLI OBIETTIVI, PRINCIPALI SCHEMI, PREGI E DIFETTI
TERZA PARTE: L'USO APPROPRIATO DELLE FOCALI PER IL CONTROLLO DELL'IMMAGINE