SPECIALE OBIETTIVI 3 - IL GIOCO DELLE FOCALI
Rino Giardiello, gennaio 1998

Spesso ci si limita a cambiare obiettivo da grandangolare a tele solo per allargare o restringere il campo inquadrato. Quando si arriva con le spalle al muro e non si inquadra tutto il soggetto desiderato, per esempio una piccola stanza, non ci sono dubbi: bisogna adoperare un grandangolare con un maggiore angolo di campo (se lo si possiede), oppure imprecare tra i denti.

Se invece si ha tutto lo spazio possibile a disposizione, molti non si pongono il problema: usano l'obiettivo già montato sulla fotocamera, oppure lo sostituiscono con quello che gli permetterà di scattare la foto dal punto in cui si trovano in modo da risparmiare qualche passo.

L'opportunità di cambiare obiettivi (e di consequenza lunghezze focali ed angoli di campo), non si limita e non si deve limitare a questo, cioè ad incentivare la nostra pigrizia, avvicinare soggetti lontani o inquadrare tutto anche se lo spazio è poco: con le focali si può anche "giocare" per arrivare ancora una volta a realizzare la nostra foto così come vogliamo noi.

Il bello di poter cambiare l'obiettivo non solo per necessità è quello di potere riprendere la stessa scena in modi diversi, alterando i rapporti dimensionali tra le parti, avendo tutto a fuoco o accentrando l'attenzione di chi osserva la foto sulle parti volute grazie ad un sapiente uso dello sfocato.

Praga, foto di Rino Giardiello

Nelle foto a sinistra è evidente come, mantenendo inalterate le dimensioni del primo piano, siano cambiate quelle dell' edificio sullo sfondo.

Nella prima foto, scattata con un 85mm, il primo piano è anche molto fuori fuoco il che può essere positivo o negativo a seconda dell'effetto desiderato. Due immagini molto simili ma che raccontano due storie nettamente diverse.

Un altro esempio.
Ho cercato di fare due inquadrature quanto più simili possibile usando un grandangolare ed un tele moderato, eppure i risultati sono profondamente diversi.

Le colonnine in primo piano sono otto in entrambi i casi (contatele pure!), ma guardate come si "avvicina" la ragazza e come, nonostante il diaframma chiuso ad F/8 ci sia un'ampia zona fuori fuoco prima e dopo di lei. Anche in questo caso, non si tratta solo di "avvicinare" o "allontanare" la ragazza, ma di sfruttare le diverse lunghezze focali per raccontare due cose del tutto diverse: nella prima la ragazza domina la foto - è lei il soggetto -, nella seconda è una presenza quasi casuale alla fine delle colonnine.

Champorcher
foto di Michele Vacchiano © 1997

Un'immagine fortemente compressa e senza elementi di disturbo grazie all'uso sapiente di un teleobiettivo che ha avvicinato i piani degli alberi (relativamente vicini) e le montagne (all'infinito). Il larice funziona da "quinta naturale" e permette di concentrare l'attenzione sul soggetto principale: le montagne innevate sovrastate dal cielo primaverile.

Verra
foto di Michele Vacchiano © 1997


L'obiettivo grandangolare (qui uno Zeiss Jena Flektogon 50 mm f/4 su Pentacon six) ha esaltato la prospettiva del torrente, mantenendo a fuoco tutti i piani dell'immagine e regalando alla fotografia la necessaria profondità spaziale. Le linee di fuga prospettiche invitano lo sguardo a portarsi verso lo sfondo.

Sempre l'uso di un grandangolare (in questo caso un Distagon 25/2,8 Zeiss su Contax) permette non solo di esaltare la prospettiva, ma anche di inserire un elemento di primo piano perfettamente a fuoco che guida l'occhio verso il soggetto principale della foto.

La dominante calda della foto è dovuta ai primi raggi del tramonto.

Pescara, portocanale
foto di Rino Giardiello © 1995

In situazioni di controluce spinto, e cioè quando la fonte di luce entra direttamente nell'inquadratura, è necessario potersi fidare del proprio obiettivo. Uno schema ottico semplice (cioè con poche lenti) e un severo trattamento antiriflessi, uniti a un paraluce per eliminare le infiltrazioni laterali, sono sicura garanzia di successo.

Insomma, il gioco delle focali è da sfruttare oltre le semplici inquadrature, oltre a "c'entra o non c'entra? Stringo o allargo?" ed oltre i luoghi comuni.

I diversi obiettivi, con le loro diverse caratteristiche, devono servirci ancora una volta per creare le "nostre immagini", quelle che usciranno dal mucchio, quelle che rispecchieranno il nostro personalissimo modo di vedere quello che ci circonda perché la Fotografia è, sì, riproduzione della realtà, ma anche della nostra realtà.

Rino Giardiello © 01/1998
Riproduzione Riservata