SIGMA SD QUATTRO H
Meglio DNG o X3F? Atto II
Quale regge meglio le sovraesposizioni?
Rino Giardiello, settembre 2017

Incredibile il numero di richieste giunte in redazione sul formato file che permette di ottenere la massima qualità dal sensore Foveon che equipaggia le recentissime Sigma sd Quattro H e “base”, ma la risposta non è semplice e, soprattutto, varia a seconda delle situazioni di ripresa.

Molti lettori, leggendo numerosi test in rete o sulle riviste di fotografia sull’uso dei file DNG con le Sigma sd Quattro e sd Quattro H, hanno le idee ancora più confuse perché spesso leggono risultati opposti. Chi sbaglia? Qual è la verità? Come già scritto nel precedente articolo "DNG Vs X3F", l’errore è solo quello di fermarsi a pochi scatti ed a poche situazioni di ripresa perché la verità è che nessuno dei due formati è quello perfetto e da nessuno dei due è possibile ottenere sempre i risultati migliori. La risposta giusta, anche se antipatica, è “dipende”.

Lasciamo perdere i discorsi sulla velocità e facilità operativa: è fuori discussione che il DNG, nonostante pesi il triplo del file X3F, venga aperto in una frazione di secondo da Adobe Camera RAW ed ogni correzione si possa fare in un attimo. Sigma Photo Pro, anche se enormemente migliorato, resta lento e farraginoso, ma su questo secondo aggettivo inizio a spezzare la prima lancia a favore di Sigma Photo Pro: è complicato solo per chi è abituato ad adoperare Photoshop e conosce bene il sensore di Bayer. E’ un po’ come il discorso Windows e Mac (gli utenti Windows trovano complicato il sistema operativo del Mac e viceversa) ed è solo questione di abitudine. Photoshop non si discute per velocità e quantità di correzioni possibili, ma Sigma Photo Pro è un ottimo sviluppatore di RAW (gli X3F del Foveon), fa solo questo e lo fa bene, si tratta solo di imparare ad usarlo senza basarsi su Photoshop perché spesso lo stesso comando, per esempio quello delle alte luci, ha risultati diversi. Ma anche la correzione dell’aberrazione cromatica è nettamente diversa tra i due programmi: basterà provare a correggere le eventuali dominanti verdi tipiche del Foveon in alcune situazioni con ACR e si scoprirà che non è possibile, se non in parte. Sigma Photo Pro non è calibrato per tutte le fotocamere, i sensori e gli obiettivi al mondo: è stato creato solo per le fotocamere Sigma, i sensori Foveon e gli obiettivi Sigma. E’ evidente che li conosca meglio di chiunque altro.

Tornando alla domanda iniziale, purtroppo la risposta - già data nel precedente articolo - resta “dipende dalle situazioni di ripresa e dai soggetti fotografati”. C’è chi ha trovato un prodigioso recupero delle alte luci bruciate attraverso il DNG, ma in realtà non è il comando delle alte luci di ACR che funziona meglio (ci vuole un attimo a verificare che non è così e che Sigma Photo Pro sia in grado di recuperare parti bruciate dell’immagine con il colore originale anziché in grigio, vedi test da noi realizzato), ma ACR ha una freccia al proprio arco che stranamente manca in SPP: lo slider dei bianchi. Abbassando i bianchi anziché le alte luci, si ha l’impressione di aver recuperato di più e, in qualche situazione, lo è per davvero. In linea di massima, però, ACR si inventa dei grigi come si può ben vedere anche negli esempi di questo articolo, mentre Sigma Photo Pro recupera i colori originali.

Ma cosa avviene fotografando i soliti palazzi sovraesponendo di uno, due e tre stop? E’ una verifica facile ed è una situazione che può avvenire nel mondo reale: ebbene, con Sigma Photo Pro la foto barbaramente sovraesposta di 2 stop torna integra senza nessuno sforzo anche in totale automatismo mentre in ACR in automatismo si recupera poco e niente. La delusione maggiore, però, avviene quando si prova a smanettare in manuale: il recupero in ACR è minore che in SPP ed i colori sono cambiati del tutto (vi garantisco che i colori reali sono quelli ottenuti da Sigma Photo Pro). Due stop in sovraesposizione portano ad una foto da cestinare partendo dal DNG. Con tre stop di sovraesposizione crollano entrambi i software, ma ancora una volta è Sigma Photo Pro che, partendo dal file X3F, riesce ad ottenere un’immagine ancora sfruttabile. Per quella ottenuta da DNG non servono commenti e si evidenzia ancora una volta come ACR utilizzi il bianconero per dare un’impressione di recupero.

Prova sovraesposizioni con DNG e X3F Sigma sd Quattro H

In alto, la sequenza di scatti effettuata per il test partendo dalla giusta esposizione sino a 3 stop in più. Nessuna differenza, se non minima, tra DNG e X3F. Tutte le foto sono state scattate con la Sigma sd Quattro H aggiornata all'ultima versione del firmware. I file sono stati aperti con le impostazioni di default e salvati senza nessuna modifica. Cliccare sulla foto per vederla di maggiori dimensioni.

Prova sovraesposizioni con DNG e X3F Sigma sd Quattro H. File corretti con ACR e SPP

Nella sequenza in alto ho eliminato le foto sovraesposte di 1 stop perché recuperate bene sia con ACR che con Sigma Photo Pro. E' evidente, invece, come Sigma Photo Pro riesca ad ottenere in automatico una foto identica a quella esposta correttamente anche dal file X3F sovraesposto di 2 stop. ACR riesce ad ottenere qualcosa di guardabile solo in manuale, ma è difficile ottenere di meglio. Con 3 stop di sovraesposizione ormai non si recupera quasi più nulla, ma anche in questo caso, mentre l'immagine sviluppata da X3F ha ancora i colori giusti ed è migliorabile passando in Photoshop, quella da DNG è quasi in BN ed ha perso buona parte del cielo.

OK, siamo bravissimi e non sbagliamo mai l’esposizione (tra l’altro vorrei capire come sia possibile sbagliarla o arrivare a zone del tutto bruciate quando oggi, coi mirini elettronici, si vede perfettamente cosa si sta ottenendo: chi usa le mirrorless non ha scusanti), ma il resto dell’immagine? Abbiamo a disposizione un ottimo file scattato con la Sigma sd Quattro H ed il Sigma 35/1.4 Art - un’accoppiata fantastica - quale tipo di file e quale programma permette di ottenere i migliori risultati?

Qui è una lotta ai punti, ma i file X3F aperti con SPP hanno sempre un miglior bilanciamento dei colori, una maggiore pulizia ed un po’ meno rumore. Roba da poco, ma è facile da verificare. Il DNG prevale nelle varie correzioni tra cui i profili degli obiettivi per correggere la distorsione, funzione del tutto assente in Sigma Photo Pro, ma riesce ad ottenere il massimo dalle foto scattate con attenzione e la cosa non mi sembra un’assurdità: non si compra una fotocamera come la Sigma sd Quattro H o qualsiasi fotocamera dotata di sensore Foveon per scattare a raffica senza ragionare sull’esposizione o sui valori tonali. Il presupposto per abbracciare la causa del Foveon è infatti quello della ricerca della massima qualità, delle foto ponderate, ben composte, quasi ragionando in termini di sistema zonale come si faceva una volta per il bianconero, consapevoli dei limiti e dei grandi pregi del sensore. Scattare delle foto piene di errori per poi cercare di aggiustarle in post produzione significa partire con il piede sbagliato, in assoluto ma ancor più lavorando con un Foveon: a questo punto è meglio scattare con un ben più accomodante sensore di Bayer e continuare a lavorare direttamente con ACR e Photoshop.

2 stop in sovraesposizione con DNG e X3F. Incredibile la tenuta del file X3F. Sigma sd Quattro H

Un altro esempio in cui è evidente come, con due stop in sovraesposizione, il recupero con il DNG e Adobe Camera RAW (ACR) sia inferiore a quello del file X3F sviluppato con Sigma Photo Pro (SPP) in totale automatismo. Il colore del muro è quello che si vede nella foto X3F che ha anche mantenuto l'azzurro del cielo, diventato grigiolino col DNG (cliccare sulla foto per ingrandirla e vedere i crop al 100%).

Conclusioni
Anche se, in linea di massima, preferisco continuare a salvare le foto in formato X3F sviluppandole con Sigma Photo Pro, trovo molto comodo l’uso del DNG, ma non è scontato che questa sia la strada per ottenere la massima qualità dalle foto scattate con il Foveon. In alcuni casi con ACR è possibile ottenere delle correzioni impossibili con Sigma Photo Pro (vedi la mancanza dei cursori per i bianchi ed i neri), ma sono situazioni estreme che possono capitare una volta ogni tanto. Se vi capitano spesso, vale a dire che lavorate spesso in condizioni di illuminazione estreme che avrebbero messo in crisi qualsiasi diapositiva, abituatevi a ragionare di più in fase di ripresa esponendo per il valore che vi permetterà di recuperare meglio gli altri (il concetto del Sistema Zonale di Ansel Adams), condizione fondamentale per essere dei felici utilizzatori di fotocamere dotate di sensore Foveon e realizzare immagini spettacolari.

Rino Giardiello © 09/2017
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