L'INDUSTRIA FOTOGRAFICA ITALIANA 2
Danilo Cecchi, novembre 2001

FIAMMETTA. Fotocamera tipo box di formato 6x9cm su film in rullo tipo 120, con corpo in lamierino stampato e rivestito, frontale decorato, doppio mirino a riflessione per inquadrature verticali ed orizzontali e mirino a cornice estraibile. Obiettivo a menisco a fuoco fisso ma con regolazione su tre diaframmi ed otturatore a moto alternato per istantanee e posa T. Filtro incorporato disinseribile. Costruita agli inizi degli anni Trenta dalla industria fiorentina FIAMMA insieme alle fotocamere tipo box Gioietta e Impero.

FERRANIA. Fotocamera tipo box di formato 6x9cm su film in rullo tipo 120, con corpo in lamierino stampato sagomato e rivestito, frontale decorato, doppio mirino a riflessione per inquadrature verticali o orizzontali. Obiettivo a menisco 10.5cm f/11 a fuoco fisso non diaframmabile ed otturatore a moto alternato per istantanee e posa. Costruita a metà degli anni Trenta (1936) insieme ad una seconda fotocamera tipo box di formato 6.5x4cm dalla società Ferrania che prosegue la produzione della società Filma appena incorporata.

(nella foto, Robi e Filma)

ROBI CMF. Fotocamera tipo box di formato 6x9cm su film in rullo tipo 120, con corpo in lamierino stampato sagomato e rivestito, mirino a riflessione orientabile per inquadrature verticali o orizzontali. Obiettivo a menisco 10.5cm f/11 a fuoco fisso non diaframmabile ed otturatore a moto alternato per istantanee e posa. Costruita a metà degli anni Trenta (1937) insieme ad una seconda fotocamera Gabri tipo box di formato 6.5x4cm dalla società milanese CMF di Antonio Bencini. Il nome originario delle fotocamere Roby e Gabry viene italianizzato in seguito alle pressioni fasciste.

FILMA. Fotocamera tipo box di formato 6.5x4cm su film in rullo tipo 127, con corpo in lamierino stampato sagomato e rivestito, semplice mirino a riflessione. Obiettivo a menisco 7.5cm f/11 a fuoco fisso non diaframmabile ed otturatore a moto alternato per istantanee e posa. Costruita a metà degli anni Trenta (1936) a Torino dalla società Filma insieme ad una seconda fotocamera tipo box di formato 6x9cm.

ADES FIAMMA. Fotocamera da viaggio in legno con soffietto quadrato per lastre 13x18cm. Costruita negli anni Venti (1925) dalla industria fiorentina FIAMMA attiva fra il 1920 ed il 1935 e specializzata nella costruzione di fotocamere professionali di medio e grande formato come la Avius 10x15cm con otturatore a tendina, la Ares 18x24cm da studio o da terrazzo, la reflex da studio Alma 13x18cm e la reflex portatile Icaro 10x15cm insieme a moltissime altre fotocamere.

FOLDING SALMOIRAGHI. Fotocamera pieghevole a soffietto per lastre 9x12cm equipaggiata con mirino a riflessione orientabile, obiettivo con messa a fuoco con movimento del soffietto ed otturatore a lamelle. Costruita attorno al 1910 dalla società milanese La Filotecnica di Angelo Salmoiraghi, attiva dai primi del secolo fino a tutti gli anni Trenta con la produzione di fotocamere per lastre e per pellicole in rullo nei formati dal 6x9cm al 3x4cm e di obiettivi fotografici Phoebus, Syrius, Alcyon, ed altri.

MURER STEREO CAMERA. Fotocamera stereoscopica a soffietto pieghevole con tiranti ed otturatore a tendina per lastre di formato 6x13cm. Obiettivi anastigmatici Murer. Costruita dalla industria milanese di Teodoro Murer, già socio di Alessandro Duroni dal 1892 al 1905. L'industria Duroni-Murer attiva dal 1886 al 1934 costruisce numerose fotocamere dalle box 9x12cm e 6x9cm con cambio delle lastre automatico alle folding a soffietto con tiranti per lastre di formato 4.5x6cm, 6x9cm e 9x12cm, dalle folding classiche per lastre o per film in rullo fino alle monoreflex 9x12cm e 6x9cm, dalle stereocamere 6x13cm alla piccola Lady 3x4cm in bachelite del 1930.

ARGO CMF. Fotocamera pieghevole a soffietto di formato 6x9cm su film in rullo tipo 120. Mirino a riflessione orientabile per inquadrature verticali o orizzontali. Obiettivo a menisco Aplanat 10.5cm f/11 a fuoco fisso non diaframmabile ed otturatore a moto alternato per istantanee I e posa P. Costruita alla fine degli anni Trenta (1939) battezzate dalla società milanese CMF di Antonio Bencini insieme alle altre fotocamere pieghevoli a soffietto dello stesso tipo Etna e Deco.

DALLE ORIGINI ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Seconda parte
Il nuovo secolo, dal 1900 al 1915

Il nuovo secolo vede il consolidamento delle industrie a livello nazionale ed un incremento dell'industria fotografica basato sul rinnovamento della tipologia delle fotocamere. Nuove industrie nascono a Milano, con Pietro Gambarini, Bellani, Torrani, Luigi Piseroni e Ottorino Mondini, e a Genova con Ettore Gainotti. Molti commercianti come Sormani a Novara, Di Michele a Milano e Ippolito Cattaneo a Genova continuano a commercializzare fotocamere firmandole con il proprio nome, lasciando in ombra il nome delle aziende fornitrici o appaltatrici.

Nei primi anni del nuovo secolo prendono vita nuove tipologie di fotocamere, dalle detective di forma cubica con o senza magazzino porta lastra alle fotocamere pieghevoli e tascabili con soffietto, per formati piccoli o medi, dalle stereocamere alle prime monoreflex per medio formato 6x9cm o 9x12cm. Per il resto si continuano a costruire le fotocamere da studio di formato minimo 13x18cm fino al grande formato, 30x40cm, 40x50cm o addirittura 50x60cm, che sono ancora richieste per molti lavori. In questo particolare settore produttivo sono molto attive le aziende milanesi come la Pettazzi e la Piseroni e Mondini. La società Piseroni e Mondini, fondata nel 1902, continuerà a costruire fotocamere in legno di grande formato fino agli anni Settanta. Accanto alle fotocamere portatili Viaggio, Alpina e Gallia per i formati 13x18cm o 18x24cm vengono costruite le fotocamere da studio su guide Moderno e Salon, disponibili per i formati maggiori fino a 40x50cm con tripla estensione del soffietto. Angelo Pettazzi ha una produzione analoga, ma più limitata, e cessa la propria attività nel 1928. Il nome di Pettazzi rimane presente nel campo fotografico con Giuseppe che sviluppa la propria attività commerciale fino agli anni Settanta. Lamperti e Garbagnati costruiscono nei primi anni del secolo molte fotocamere pieghevoli in noce o mogano per i formati 9x12cm, 10x15cm e 13x18cm.

Teodoro Murer costruisce a Milano una grande varietà di fotocamere, identificate da numeri o lettere e più raramente da dei nomi come la Express o la Express Novità, fotocamere di tipo detective per i formati 4.5x6cm, 6x9cm, 8x8cm or 9x12cm. Murer costruisce anche fotocamere portatili a tiranti, con magazzino portalastre e stereocamere in diversi formati e finiture. Negli ultimi anni di attività prima della chiusura avvenuta nel 1927, Murer costruisce anche delle monoreflex in diversi modelli, per lastre o film in rullo, con magazzini o dorsi girevoli, e perfino per stereofotografia. L'ultima fotocamera costruita da Murer è una piccola fotocamera in bachelite marrone per il formato 3x4cm su film in rullo tipo 127 battezzata con il nome Lady.

L'artigiano Bellani comincia a costruire a Milano nel 1903 le fotocamere detective Cosmos con magazzini per sei o dodici lastre di formato dal 4.5x6cm al 13x18cm. Le fotocamere Cosmos hanno il corpo in legno ricoperto in pelle e sono equipaggiate con una notevole varietà di obiettivi e otturatori. Nel 1905 alle detective Cosmos vengono affiancate le Cosmos Pliant, delle folding per lastre di formato 9x12cm realizzate in lega di alluminio.

Piero Torrani con il socio Giovanni Zanini cominciano nel 1904 la produzione delle fotocamere detective per lastre 4.5x6cm o 6x9cm battezzate Taurus e seguite dalle folding Taurus per lastre o film in rullo e dalle fotocamere di formato 13x18cm Alpha and Beta. L'intera produzione di Torrani, come quella di Albini, viene rilevata nel 1914 da Mario Ganzini. Insieme al socio, il noto chimico Rodolfo Namias, fondatore nel 1894 della rivista "Il Progresso Fotografico", Ganzini fonda nel 1892 la società commerciale Ganzini e Namias per la vendita di prodotti fotografici. Nel nuovo secolo la società Ganzini e Namias commercializza le fotocamere Alba (Albini) and Taurus (Torrani), anche sotto i nomi Citia, Italia, Libia. L'attività di Mario Ganzini cessa alla fine degli anni Venti.

Fra le due guerre

La Grande Guerra in cui viene coinvolta anche l'Italia costringe ad uno sviluppo forzato della tecnica fotografica che viene piegata alle esigenze militari. Se questo significa una stasi della produzione civile significa anche l'affinamento della tecnologia e l'impiego di nuove risorse nella ricerca ottica e meccanica. Le industrie che lavorano in base a commesse militari si arricchiscono sul piano delle esperienze e sul piano organizzativo. La nascita dell'Aviazione Militare Italiana significa la richiesta di fotocamere aeree ed industrie già note come Lamperti e Garbagnati vengono impegnate nella loro produzione. La produzione di materiali sensibili, lastre e carte, viene intensificata nelle fabbriche milanesi di Michele Cappelli e della società Tensi. Nel dopoguerra viene messo in funzione un nuovo stabilimento per la produzione di materiali sensibili nel piccolo paese ligure di Ferrania. La società FILM vi produce soprattutto pellicole cinematografiche, ma a partire dal 1923 la produzione si orienta anche verso i prodotti fotografici, lastre, pellicole e carte. Nel 1935 la società Cappelli viene incorporata nella Ferrania e la produzione continua sotto la denominazione Cappelli/Ferrania. Anche nel settore delle fotocamere il dopoguerra significa un nuovo interesse e registra la nascita di numerose nuove industrie in base a progetti originali.

Nel 1918 il torinese Giovanni Battista Tartara brevetta una originale fotocamera per pellicola cinematografica da 35mm battezzata Autocinephot. L'apparecchio è equipaggiato con un motore a molla e può svolgere sette diverse funzioni, fotocamera, cinepresa, proiettore, ingranditore e così via. L'otturatore a croce di Malta denuncia tuttavia l'impiego principale come cinepresa piuttosto che come fotocamera. La Autocinephot viene messa in produzione per un breve periodo nella fabbrica torinese Fact con il nome Fact Autocinephot, ma ben presto il brevetto viene ceduto all'industriale francese André Debrie che la modifica appena nell'estetica mettendola in produzione con il nome Sept. Nel 1925 lo stesso Giovan Battista Tartara brevetta e costruisce in un numero limitato di esemplari una fotocamera per film in rullo di tipo 120 dotata di lunga autonomia e di una forma curiosa battezzandola Fototank. Poco più tardi in Francia Mollier metterà in produzione una fotocamera molto simile battezzandola invece "La Cent Vues".

Nel 1921 Francesco Morsolin presenta la fotocamera Argus che impiega film non perforato da 35mm ed ha una autonomia di un centinaio di negative di formato 30x45mm. La fotocamera viene costruita in un numero limitato di pezzi, forse solo cinquecento, ma pochissimi anni dopo a Parigi Krauss costruisce una fotocamera molto simile battezzandola Eka.

Negli anni Venti vengono fondate molte nuove industrie fotografiche e cinematografiche. Torino è considerata all'epoca la capitale del cinema italiano, è a Torino che è stato proiettato il primo film dei fratelli Lumiére ed è a Torino che vengono girati i primi film muti. Per questi motivi è proprio a Torino che nascono le prime fabbriche di cineprese, come Zollinger o Serra, il costruttore della piccola cinepresa Tek adatta sia per impieghi amatoriali che professionali. Ambrosio oltre ad essere un costruttore di cineprese è anche il primo produttore cinematografico italiano. Al di fuori di Torino troviamo la Cinetasca di Milano che si dedica alla costruzione di cineprese, mentre la già citata società FILM, più tardi ribattezzata Cappelli/Ferrania, produce pellicola cinematografica.
La società Durst di Bolzano inizia a costruire ingranditori fotografici ed alcune industrie che producono materiali sensibili o strumenti ottici si lanciano nell'impresa di costruire anche fotocamere.

La Filotecnica Salmoiraghi costruisce negli anni Venti alcune fotocamere a soffietto equipaggiandole con obiettivi Salmoiraghi. La fotocamera a tiranti Argo per lastre 9x12cm viene seguita dalle fotocamere a soffietto Roka e Nova per il formato 6x9cm su film in rullo di tipo 120 e dalle Gioia e Venus per il formato 3x4cm su film in rullo di tipo 127. All'epoca si possono trovare in commercio fotocamere straniere come le Kodak Retina o le Ensignette equipaggiate con obiettivi Salmoiraghi. Si possono trovare anche fotocamere tedesche come le KW Etui a soffietto equipaggiate con obiettivi italiani Koristka. Il rapporto fra le industrie italiane e quelle straniere si fa sempre più stretto e come esempio abbiamo la fotocamere tipo box Baldur che in Italia viene commercializzata con il nome Balilla. Agostino Pellegatta commercializza la sola biottica italiana dell'epoca per film in rullo di tipo 120 battezzata per l'occasione Bellaflex, una fotocamera a soffietto 6x9cm battezzata Ardita ed una monoreflex 6x6cm battezzata Arditaflex ed identica alla tedesca Karmaflex. Libero Buschini costruisce a Milano una fotocamera a tiranti di formato 6x9cm battezzata Pronta ma commercializzata da Pellegatta con il nome Coronetta.

Negli anni Venti la società Cappelli comincia a costruire delle semplici fotocamere tipo box per il formato 6x9cm su film in rullo. Le prime fotocamere di Cappelli sono in legno ricoperto in pelle, sostituite ben presto da fotocamere analoghe ma con struttura in lamierino metallico verniciato. In seguito all'assorbimento della Cappelli da parte della Ferrania nei primi anni Trenta le stesse fotocamere vengono commercializzate con il marchio Ferrania. Anche la Durst comincia a costruire nel 1936 delle fotocamere tipo box battezzandole con il nome GIL (Gioventù Italiana del Littorio).

La FIAMMA, Fabbrica Italiana Apparecchi Macchine Materiali Accessori, viene fondata a Firenze nel 1920 e rimane in attività per diversi anni, con una gamma molto ampia di fotocamere, dalle fotocamere da studio di grande formato 13x18cm alle semplici fotocamere tipo box con il corpo in legno o in lamierino metallico per i formati 6x9cm o 4.5x6cm su film in rullo tipo 120 o tipo 127.
Le fotocamere 13x18cm realizzate dalla Fiamma vengono battezzate con i nomi Ares, Alfeo, Dimo, Agra, Eros, Ades e Teti, ma vengono costruite anche le monoreflex di formato 10x15cm con otturatore a tendina battezzate Alma e Icaro. Le più semplici fotocamere tipo box vengono invece battezzate con nomi più frivoli come Fiamma, Fiammetta, Gioia e Gioietta e fanno parte della produzione dei primi anni Trenta, prima dell'assorbimento della società Fiamma da parte della Ferrania. Antonio Bencini esce dalla società Fiamma e fonda a Torino la società Filma nel 1935 per la produzione di semplici fotocamere tipo box.

Quando la Ferrania si impadronisce anche della società Filma Antonio Bencini fonda una nuova società, battezzata prima ICAF e poi CMF per continuare a costruire le stesse fotocamere tipo box di formato 6x9cm e 6x4,5cm a cui impone il nome dei figli Roby e Gabry, poi modificati in Robi e Gabri dietro pressione del fascismo che pretende di italianizzare i nomi troppo esotici. All'inizio degli anni Quaranta Bencini cerca di ampliare la propria gamma produttiva con la costruzione di fotocamere a soffietto. Nello stesso tempo la Ferrania comincia a costruire fotocamere economiche battezzate Alpha, Beta ed Eta che rinunciano alla tipologia a box per svilupparsi in orizzontale utilizzando dei semplici mirini ottici o a cornici. La costruzione di fotocamere economiche si dimostra un ottimo affare in un paese caratterizzato dalla autarchia, e l'esempio di Bencini e Ferrania viene seguito da altri piccoli industriali. A Torino sotto il marchio P&B vengono costruite alcune fotocamere a soffietto 6x9cm caratterizzate da nomi altisonanti come Audax, Impero e Freccia. Giuseppe Pozzoli costruisce a Milano alcune piccole fotocamere in bachelite su licenza della Sida, come la Elvo a soffietto o la Movi a corpo rigido, oppure la piccola Fotonesa di formato 20x20mm. Un'altra piccola fotocamera in bachelite dello stesso periodo è la San Marco, di cui si ignora la paternità.

Il coinvolgimento dell'Italia nella seconda guerra mondiale provoca una interruzione nella produzione di fotocamere civili, ma significa anche un grande sviluppo della fotografia aerea e topografica. Molte industrie di precisione come Ducati, San Giorgio e Galileo operano anche in questi settori in base a commesse militari mentre la società romana OMI con il nome OMI-SIRCE costruisce numerose fotocamere per le riprese aeree e topografiche ma anche per le riprese durante i combattimenti aerei. Solo poche delle industrie fotografiche preesistenti sopravvivono alla parentesi bellica. Molte cessano del tutto la propria attività, altre cambiano tipo di produzione o ragione sociale, mentre nel dopoguerra si assiste alla nascita di nuove industrie fotografiche, stimolate dalle esperienze fatte in tempo di guerra, dalla riapertura dei mercati e dal blocco temporaneo dell'industria fotografica tedesca.

Danilo Cecchi © 11/2001
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