SIGMA SD QUATTRO - TEST 2a PARTE
La seconda parte della nostra prova sul campo. Riuscirà la Sigma sd Quattro a confermare le prime, positive impressioni?
Rino Giardiello, gennaio 2017

Andiamo subito al sodo: è sbagliato, per non dire impossibile, valutare la Sigma sd Quattro secondo i soliti parametri. Partendo dalle aspettative sbagliate, cioè aspettandosi ciò che il Foveon e la sd Quattro non possono dare, si resterà senz’altro delusi; mentre, sapendo con chiarezza sin dall’inizio cosa si può ottenere e cosa no, non si potrà fare a meno di apprezzare questa fotocamera e, soprattutto, il suo sensore.

Sigma sd Quattro - Test Rino Giardiello

Dovrebbe essere superfluo ripeterlo ogni volta, ma preferisco mettere le cose in chiaro: non si può paragonare la Sigma sd Quattro a nessun’altra fotocamera in commercio dotata di sensore di Bayer con la quale è possibile fotografare un po’ di tutto, in tutte le condizioni di luce ed a tutte le sensibilità. La Sigma non va scelta per le foto d’azione, per la velocità dell’autofocus e per poter scattare in poca luce alle alte sensibilità. Per questo tipo di foto, potete scegliere qualsiasi altra fotocamera e senz’altro vivrete felici e contenti.

La Sigma sd Quattro, come la sd Quattro H disponibile dall'inizio del 2017, va considerata alla stregua di una fotocamera analogica di medio formato da usare a 100 ISO per le foto meditate, puntando alla massima qualità, con il vantaggio di avere tra le mani un oggetto ben più piccolo, leggero e pratico da usare delle vecchie Hasselblad 500 a pellicola. Questo fa sì che molto difficilmente potrebbe essere l’unica fotocamera del vostro corredo, ma senz’altro soddisfa al meglio alcuni tipi di esigenze particolari (come del resto è sempre stato ai tempi della pellicola).

Ritratto in studio con Sigma sd Quattro

Certo, potreste fare a meno dell’autofocus, impostare la fotocamera sull’iperfocale, diaframmare ad almeno F/5.6 per rientrare di profondità di campo e così riprendere anche situazioni d’azione come si faceva anche mezzo secolo fa con le Rolleiflex, le Leica a telemetro, le Nikon F e le Speed Graphic (WeeGee è passato alla storia coi suoi reportage di cronaca nera scattati con questa fotocamera a lastre), ma personalmente mi devo confrontare - sul piano professionale - con il mercato fotografico attuale, non di mezzo secolo fa; dunque vedo le fotocamere dotate di sensore Foveon come degli strumenti per ottenere foto perfette di altissima qualità, molto nitide anche adoperando a tutta apertura gli ottimi obiettivi F/1.4 della serie Art ottenendo la profondità di campo di un foglio di carta velina. Sono scelte da ponderare e spero che questo articoli vi aiuti a farle.

Non cercherò di mediare nell’articolo i pro ed i contro di questa particolare fotocamera: sarebbe come fare il test di una Ferrari e lamentarsi che ha il bagagliaio piccolo, consuma troppo, non ha una buona visibilità nelle manovre, non è comoda per portarci i bambini a scuola… I limiti del Foveon li abbiamo abbondantemente esposti negli altri test qui pubblicati e, come per la Ferrari, non importa se il bagagliaio è piccolo o se consuma troppo: contano le prestazioni e se ha una buona tenuta di strada. La Sigma sd Quattro le prestazioni le ha: non quelle velocistiche, ovviamente, ma quelle di qualità delle immagini a 100 ISO, per le quali è insuperabile.

Confronto Sigma sd Quattro e Sony A99

Il dettaglio al 100% di un soggetto pieno di forti scompensi di luce e ricco di dettagli. Inutile cercare di salvare tutto e neanche avrebbe senso. Sensibilità 100 ISO. Cliccare sulla foto per vederla in dimensioni reali.

Effetto Moiré nel sensore di Bayer

E' evidente l'effetto Moiré sul condizionatore nella foto di sinistra (sensore di Bayer) e quella di destra (Sigma sd Quattro). Crop al 100%.

Dimensioni
La Sigma sd Quattro sembra piccola e compatta, ma non lo è e non vuole esserlo: è una solida mirrorless molto comoda da impugnare e da adoperare, grande e pesante quasi quanto la Sony A99, e poco più piccola e leggera della nuova Hasselblad X1D alla quale somiglia molto anche come forma. La forma molto (molto!) particolare può piacere o non piacere (a me piace), ma è indiscutibile che s’impugni molto bene e, come anche l’Hasselblad ha dimostrato con la recente X1D, non escludo che possa diventare la forma tipica di molte fotocamere del futuro.

Dimensioni Hasselblad X1D e Sigma sd Quattro

Dopo l’indispensabile periodo di affiatamento, la si usa con grande facilità e si apprezzano molto i comandi sul dorso (quelli affianco al display principale) ed il tastino QS per le impostazioni veloci vicino al pulsante di scatto. Avrei gradito intorno a quest’ultimo anche l’interruttore di accensione e spegnimento perché, anche dopo aver imparato che si trova sul bocchettone d’innesto degli obiettivi, è facile cadere con le dita sul pulsante che attiva/disattiva l’autofocus o la stabilizzazione sugli obiettivi e trovo comunque più pratico accendere e spegnere la fotocamera stesso con la mano destra, senza dover usare necessariamente la sinistra.

Sigma sd Quattro guarnizioni antipolvere

Delle guarnizioni in gomma intorno alla baionetta d'innesto degli obiettivi e nel vano che ospita la scheda SD assicurano un'adeguata protezione dalla polvere e dagli spruzzi d'acqua.

Mirino e display
Come già detto la scorsa volta, non sono i primi della classe come nitidezza, soprattutto il mirino EVF, però sono fedeli e mostrano un’anteprima molto simile alla foto che si otterrà sul computer. Rispetto alla SD1, ingrandendo la foto scattata si vede perfettamente se è a fuoco o no, cosa impossibile con la SD1. L’unica cosa che mi manca davvero è la possibilità di basculare il display. Non ho più l’età per sdraiarmi a terra per scattare le foto o per assumere le assurde posizioni che mi servono spesso nella fotografia di architettura: anche il dover allungare la fotocamera all’interno del vano delle scale puntando in alto o in basso necessita di un display basculante se non si vuole scattare alla cieca o sporgersi in maniera molto pericolosa. L’assenza del display basculante poteva essere supplita molto bene anche con la possibilità di vedere sul proprio smartphone quanto inquadrato dalla fotocamera, ma anche questa funzione purtroppo manca; esiste solo la possibilità di farlo connettendo la Sigma sd Quattro via cavo al computer, cosa non certo pratica sul campo. Il display si vede molto bene anche in esterni sotto la luce diretta.

Display della Sigma sd Quattro

Comandi e funzioni
Per motivi professionali sono costretto a provare tantissime fotocamere con menu e comandi del tutto diversi. Alcuni sono facili, immediati ed istintivi, altri meno. A tutti si fa l’abitudine, anche a quelli Sony che forse sono tra i meno istintivi, ma la sd Quattro batte tutti in senso positivo: sembrano fin troppo sparpagliati sull’ampio dorso posteriore, ma dopo un po’ si usano ad occhi chiusi. Comodissimo il piccolo display per i comandi affianco al display principale.

Funzione SFD
SFD sta per “Super Fine Detail” e dal nome è facile pensare che il suo scopo sia quello di incrementare la nitidezza delle foto, ma non è esattamente così. Scattando in SFD, obbligatoriamente sul treppiedi, la fotocamera effettuerà 7 scatti di seguito partendo da -3 stop a +3. Questi 7 scatti vengono impacchettati in un unico file da oltre 350MB ma - questa è la differenza con soluzioni analoghe di altri produttori - restano separati in 7 diversi file RAW che è possibile visionare, scegliere ed escludere con Sigma Photo Pro fino a che non si dà l’OK a procedere. Gli scatti scelti verranno fusi insieme in una foto dall’eccezionale gamma dinamica ed assenza di rumore. I risultati sono evidenti soprattutto nei casi di forti scompensi di illuminazione e, grazie alla maggiore pulizia, si recuperano dettagli incredibili, ma la risolvenza resta quella originale, già ottima: non ci sono più dettagli, ma gli stessi dettagli sono più puliti. Attenzione, nove volte su dieci la foto che vi verrà proposta da Sigma Photo Pro sarà una “foto perfetta”, nel senso che contiene tutte le informazioni nelle luci e nelle ombre. Questo significa che la foto è molto piatta e grigia, brutta da vedersi, e dovrete “interpretarla” voi in Sigma Photo Pro oppure, salvando il file in TIFF, con un altro programma. Del resto è esattamente quello che facevo anni fa coi miei negativi in bianconero: usavo un rivelatore fortemente compensativo per conservare tutte le informazioni nelle alte luci e nelle ombre. Il negativo era molto brutto da vedersi, molto piatto, ma ci facevo quello che volevo e le stampe che ottenevo erano fantastiche e ricchissime di dettagli!

La funzione SFD svolge il suo compito in maniera egregia, ma si deve stare bene attenti a non fotografare elementi in movimento (non solo auto e persone, ma anche le onde del mare e le foglie degli alberi e delle piante) perché il software, trovandosi a dover confrontare degli oggetti che si sono spostati, li sostituirà con dei blocchetti quadrati. Una funzione eccellente nelle foto di architettura d’interni e still life, ma non adatta, per esempio, nelle foto di paesaggio.

Esposizione e bilanciamento del bianco
Esistono i tre modi classici per misurare l’esposizione: a matrice, spot e media centrale. Il più delle volte ho avuto esposizioni perfette utilizzando la misurazione a matrice e, nei rari casi in cui c’è un problema di sottoesposizione o sovraesposizione, è immediato vedere il risultato sul display e quindi effettuare le opportune correzioni prima di scattare. Molto efficiente anche il bilanciamento del bianco in automatico, e anche in questo caso è facile apportare eventuali correzioni prima dello scatto, oppure in seguito con Sigma Photo Pro. In questo caso devo ricordare l'inutilità di effettuare qualsiasi settaggio in camera se scattate in RAW. Scegliere di scattare in modalità standard o paesaggio, colore o bianconero, sono solo delle modalità di visualizzazione, il RAW conserva comunque i dati grezzi non modificati e troverete tutte le altre possibilità all'interno di Sigma Photo Pro. Scattando, per esempio, in modalità Monochrome e vedendo la foto in bianconero sul display della fotocamera, vi accorgerete che le informazioni sul colore sono ancora presenti nel RAW e potete tornare alla versione a colori e modificarla come preferite. I cambiamenti in camera hanno senso e sono definitivi solo se scattate in JPEG.

Precisione autofocus Sigma sd Quattro

L'autofocus della Sigma sd Quattro è molto preciso e, rispetto alla SD1 Merrill, consente di tirare un grosso respiro di sollievo: è finalmente uno strumento di reale aiuto per il fotografo e non della serie "Io speriamo che me la cavo". E' solo un po' lento e deve fare qualche assestamento prima di trovare il punto perfetto di messa a fuoco ma, come si vede nei crop al 100% delle due situazioni estreme di una foto molto difficile (il bordo del bicchiere!) la precisione è stata assoluta. La Sigma ha pubblicato un elenco di ottiche che non possono dare risultati perfetti con la sd Quattro ed il 10-20 F/3.5 con cui ho scattato queste foto non è considerato ottimale, ma io non ho avuto nessuna foto fuori fuoco neanche in condizioni critiche.

Latitudine di Posa
Molti mi chiedono come sia meglio esporre il Foveon e vorrebbero la facile risposta di sovraesporre o sottoesporre di un tot, ma la mia risposta resta sempre la stessa: esponete BENE, come avreste fatto una volta con le diapositive. Con le diapositive era facile chiudere le ombre o sfondare le alte luci, la diapositiva era una ed unica, non esistevano la postproduzione e Photoshop. Si doveva esporre bene per avere una dia bella da guardare, proiettare e stampare. Questo - esporre bene - è il punto di partenza, e vale ancor più per la sd Quattro, con il vantaggio che oggi, rispetto ad una dia correttamente esposta, ci sono dei margini di recupero ed il Foveon della sd Quattro, scattando in RAW, non fa eccezione. Però attenti alle alte luci: come per le dia, nelle alte luci sfondate non c’è più niente e quindi non si può recuperare nulla, mentre nelle ombre c’è ancora qualcosa. Non tantissimo, comunque: con la sd Quattro bisogna esporre bene, senza affidarsi al classico metodo “espongo per le luci, tanto le ombre le recupero in post”.

Con il sensore Merrill, invece, vale il consiglio di sottoesporre in modo da non sfondare mai le alte luci, tanto poi si recupera tutto dalle ombre scattando in RAW. Usando la magica funzione “Fill Light”, le ombre venivano riempite di luce e le alte luci abbassate di tono. Un recupero perfetto, entro certi limiti perché poi si nota la maschera, ma con le ombre pulitissime e prive di rumore. Con il sensore Quattro, invece, le ombre si possono schiarire un po’, ma mai “illuminare a giorno” perché poi subentra un orribile rumore.

Sigma sd Quattro: esporre come le diapositive

Con la Sigma sd Quattro bisogna tornare a "vedere" le immagini come si faceva con le diapositive abbandonando la pigrizia di "Tanto-recupero-tutto-dopo" ed esporre di conseguenza. "Vedere" le immagini significa anche concepire il modo in cui alte e basse luci si armonizzano tra loro per creare un'immagine dall'aspetto naturale e tridimensionale. Il digitale mi avrebbe permesso di recuperare le alte luci della tenda e schiarire le ombre sul tavolino, ma avrebbe avuto senso? La foto in alto è esattamente come l'ho vista e fotografata senza alcun recupero in postproduzione.

Qualità delle foto
A 100 ISO la Sigma sd Quattro non fa rimpiangere una medio formato digitale al di là dei valori di pura risoluzione, che comunque sono pari se non superiori a quelli di una Full Frame con un sensore Bayer. Le immagini del Foveon sono incredibilmente belle, incise e croccanti, più vicine a quelle di una medio formato che a quelle delle full frame. Risultati incredibili per un sensore che, ricordiamolo, è pur sempre APS-C ma, se è lecito fare la somma dei tre strati per la risoluzione (o dividere per due quella del Bayer), direi che sia lecito farla anche per la superficie, ed ecco che le cose cominciano a quadrare di più.

DIMENSIONI E SUPERFICI SENSORI IN MILLIMETRI

Foveon APS-C
20,7x13,8= 285,66 mm quadrati
Foveon Merrill 1:1:1 (285,66x3) 856,98
Foveon Quattro 1:1:4 (285,66+71,415+71,415) 428,49

Tipica APS-C
21,5x14,4= 309,6
Se consideriamo la metà perché è Bayer: 154,8

Tipica FF
36x24= 864
Se consideriamo la metà perché è Bayer: 432

Medio formato Hasselblad X1D/Pentax 645Z
43,8x32,9=1441,02
Se consideriamo la metà perché è Bayer: 720,51

I colori in modalità standard sono molto vividi e ricordano quelli delle diapositive di una volta con una notevole profondità, ma esistono diverse impostazioni per poter ottenere altri risultati. Poiché la Sigma sd Quattro dà il meglio quando si punta alla massima qualità scattando sempre in RAW, tanto vale lasciare su Standard e poi provare altre impostazioni (per esempio “Ritratti” o “Paesaggi”) in fase di sviluppo con Sigma Photo Pro. Lo stesso vale per il bianconero in modalità Monochrome: se non scattate solo in JPG, tanto vale lavorare all’interno di Sigma Photo Pro.

Confronto Sigma sd Quattro e Full Frame da 36Mpx

Un test molto semplice che dà l'idea di quello che può offrire la Sigma sd Quattro (Ft2) rispetto ad una fotocamera full Frame con sensore di Bayer da ben 36Mpx (Ft1). Il bilanciamento del bianco della sd Quattro, in automatico, è stato sorprendentemente buono, anche se è facile intervenire in postproduzione per correggerlo. L'esposizione è stata calcolata con un esposimetro esterno a luce incidente ed i valori sono stati impostati manualmente in entrambe le fotocamere. La foto Ft3 è stata portata da 36 a 20Mpx e, nonostante questo, la nitidezza del Foveon nella Ft4 è di tutt'altro livello tanto da vanificare i 36Mpx originali nella foto Ft5 che è più grande ma non offre nessuna informazione in più rispetto alla Ft3.

Nitidezza da medio formato del sensore Foveon

Se la nitidezza reale del Foveon a 100 ISO può competere con quelle delle fotocamere Full Frame anche di maggiore risoluzione, la "sensazione di nitidezza" del Foveon è pari a quella delle fotocamere di medio formato. La pulizia dell'immagine di destra (crop al 100%) ed il senso di tridimensionalità sono da medio formato.

Rumore a Auto Binning
Vedi articolo a parte. Se, usando la Sigma sd Quattro a 1600 ISO la foto scattata vi sembra più piccola del dovuto, non è "una novità della sd Quattro", ma una funzione attivata di default nella nuova versione del software Sigma Photo Pro e basta eliminare il segno di spuntatura (vedi l'articolo per il confronto tra le due possibilità).

Bianconero
Sia in fase di ripresa che di sviluppo del RAW con Sigma Photo Pro, c’è la modalità Monochrome (Monocromo in italiano) che consente di ottenere un bianconero stupendo, ricchissimo di toni, il cui unico termine di paragone può essere quello della Leica Monochrom. Questo perché, in fondo, la soluzione adottata è la stessa: nella Leica M lo strato di 24 Mpx di fotodiodi (ricordo che i fotodiodi dei sensori forniscono immagini solo in bianconero ed i colori, nelle fotocamere non-Foveon, vengono ottenuti con il “trucco” del filtro di Bayer) sono utilizzati tutti per creare l’immagine (per questo la Leica dichiara una nitidezza straordinaria anche se di “soli” 24Mpx: perché gli stessi 24Mpx con un filtro di Bayer e foto a colori, di fatto, diventano la metà ed il resto è interpolato); nella Sigma sd Quattro lo strato del Foveon destinato al bianconero è da 19,6Mpx. Come risoluzione siamo vicinissimi a quella della Leica Monochrom: nessuna interpolazione, vero bianconero con la possibilità di aggiungere filtri, ed i risultati sono di un altro livello rispetto a quelli ottenibili con le fotocamere dotate di filtro di Bayer. Un vantaggio sicuro del Foveon e della Sigma sd Quattro rispetto alla Leica Monochrom (ottiche Leica a parte) è che, per ottenere questo bianconero perfetto e questa superiore nitidezza, non si deve rinunciare allo scatto a colori se si scatta in RAW: è una scelta che si può fare dopo, comodamente davanti al computer (ed anche utilizzare la versione a colori, se la si preferisce).

Bianconero Foveon Funzione Monochrome

Infrarossi
Le fotocamere Sigma ad ottiche intercambiabili hanno sempre avuto la possibilità di scattare facilmente foto all’infrarosso grazie alla possibilità di rimuovere il filtro IR/antipolvere all’interno del bocchettone portaottiche. Una volta rimosso il filtro interno, occorrerà montare un apposito filtro davanti all’obiettivo atto a bloccare tutta la luce visibile tranne quella infrarossa. Si tratta del “solito”, scurissimo filtro IR che magari si possiede già dai tempi dell’analogico. La Sigma sd Quattro non fa eccezione e, con un filtro infrarossi da mettere davanti all’obiettivo, si potranno scattare con grande facilità foto agli infrarossi grazie alla funzione Live View, assente nella Sigma SD1 Merrill. Purtroppo, rispetto a questa, lo strato di fotodiodi sensibili al rosso è di 1/4 rispetto alla risoluzione del primo strato, quindi si avranno ottime foto ma con 1/4 della risoluzione. La SD1 resta oggi l’unica fotocamera in grado di scattare foto all’infrarosso alla massima risoluzione perché, anche con le reflex dotate di sensore di Bayer fatte modificare (con una spesa di circa 300 Euro, ed è un’operazione non reversibile con un click come invece è per le Sigma), i fotodiodi interessati sono solo quelli relativi al rosso, quindi 1/4 della risoluzione totale; se si pensa che di solito si modifica una vecchia reflex di basso costo, la risoluzione effettiva diventa davvero bassa.

Riflessi e aloni verdi in controluce
Il sensore Foveon Quattro, in caso di forti controluce, è facile che generi riflessi di colore verde. Non scatto spesso foto con il sole negli occhi ma, quando lo faccio, di certo non mi piace vedere dominanti verdi in alcune aree dell’immagine. Il problema pareva senza soluzione (salvo di evitare queste situazioni di ripresa), ma poi ho scoperto una cosa importante: scattando in RAW ed utilizzando il comando per la correzione dell’aberrazione cromatica verde, questa si riesce ad eliminare, in buona parte o del tutto a seconda delle foto. Attenzione: questa soluzione funziona solo in Sigma Photo Pro, e non con Photoshop intervenendo sulla JPG o sulla TIFF. Il mio consiglio è di effettuare tutte le modifiche e le correzioni possibili su Sigma Photo Pro e di lasciare il resto per Photoshop (per esempio, la correzione della distorsione).

Riflessi verdi con Foveon Sigma sd Quattro

Questo è uno dei casi peggiori ottenuti durante il test ed i riflessi verdi non sono scomparsi del tutto intervenendo con Sigma Photo Pro, ma il più delle volte ci si riesce, in particolare quando non si tratta di una sorgente luminosa puntiforme e riflessi a raggiera.

Durata della batteria
Le fotocamere Sigma non hanno mai brillato per autonomia - e per questo, in alcuni casi, le fotocamere Sigma vengono vendute con due batterie a corredo. Non è così per la Sigma sd Quattro, venduta con una sola batteria, ma il cui consumo è allineato a quello della SD1 Merrill, forse un po’ migliore; inoltre i risultati sono da considerarsi ben superiori se si pensa alla presenza dei due display e del mirino elettronico. La Sigma dichiara sui 250 scatti ma io, con un utilizzo normale (vale a dire adoperando molto spesso il display per comporre le foto) sono arrivato senza problemi anche a 280. La batteria è migliorata dopo qualche ciclo di ricarica.

Cosa non mi è piaciuto della Sigma sd Quattro
Globalmente uso la Sigma sd Quattro con grande piacere per specifici utilizzi professionali nei quali contano la qualità dell’immagine e la sensazione di nitidezza anziché il conto delle linee per millimetro al 100% sul monitor. Le immagini del mondo reale scattate con il Foveon a 100 ISO sono belle più di quanto qualsiasi test potrà mai rivelare, sia in stampa che su un buon monitor di generose dimensioni. Trovo, però, che il sensore della serie Quattro sia un po' più “sporco” e rumoroso del sensore 1:1:1 delle Merrill nei dettagli al 100%. Come ho appena scritto, le immagini non vanno viste al 100% sul monitor se non per i test e nel mondo reale questo non crea problemi, ma - trattandosi dell’ultimo modello realizzato da Sigma - mi sarei aspettato un piccolo passo in più. Sono convinto che buona parte di questi problemi sia risolvibile via software, ancora non abbastanza maturo.
Lo stesso vale, del resto, per il software Sigma Photo Pro che, pur svolgendo bene il suo compito ed essendo più ricco di funzioni di un semplice “RAW converter”, è piuttosto lento anche su macchine potenti; inoltre dovrebbe inglobare anche i profili di correzione della distorsione visto che si tratta, in fondo, solo degli obiettivi Sigma con baionetta SA e non certo di tutti gli obiettivi esistenti al mondo. Anche le JPG sviluppate in camera dovrebbero poter usufruire della correzione automatica dell’aberrazione cromatica, distorsione e vignettatura perché, essendo davvero ottime quelle della Sigma sd Quattro, si potrebbe poi evitare di passare per Photoshop.

Sigma sd Quattro con Sigma 10-20 F/3.5

Conclusioni
La Sigma sd Quattro è una grande fotocamera, e confermo il grande salto di usabilità rispetto alla SD1 Merrill: è più veloce ed efficiente da tutti i punti di vista, necessita solo di essere aggiornata nel firmware per arrivare alla stessa pulizia nei dettagli al 100% o quasi (è da verificare se alcuni limiti siano propri del sensore “Quattro”). La sd Quattro va usata in maniera diversa rispetto alla SD1 Merrill, per la quale, come detto poco sopra, valeva l’accorgimento di esporre per le luci, perché tanto dalle ombre si tirava fuori tutto. Per la sd Quattro non vale la stessa regola (le ombre uscirebbero rumorose) né quella opposta: va esposta con intelligenza, esattamente come si sarebbe fatto con le diapositive ai tempi dell’analogico, ma sapendo di poter recuperare poi qualcosa sia dalle ombre che dalle luci (questi sono gli innegabili vantaggi del digitale). Da quando sono tornato a vedere ed esporre le foto come avrei fatto con le diapositive, non ho mai avuto brutte sorprese e le mie immagini hanno fatto un notevole salto di qualità. Prima misuravo l’esposizione solo a luce incidente (non ho mai amato gli esposimetri spot, che comunque misuravano la luce riflessa con le stesse possibilità di errore salvo usare il cartoncino grigio Kodak) ed un esposimetro a luce incidente migliorerebbe anche l’esposizione della Sigma sd Quattro, ma ne faccio a meno visto che, rispetto alla pellicola, posso vedere in diretta cosa sta accadendo sul display ed apportare subito le dovute correzioni anche se devo dire che il più delle volte l’esposizione in AUTO è precisa, come pure il bilanciamento del bianco.

Il Foveon va capito per essere sfruttato al meglio e si deve mettere da parte la pigrizia alla quale si è giunti in diversi anni di fotografia digitale. Se dovessi elencare i pro ed i contro della Sigma sd Quattro, la lista dei contro sarebbe ben più lunga di quella dei pro ma, come dicevo all’inizio, la sd Quattro va comprata per un solo motivo: l’enorme qualità delle foto a 100 ISO: nitide, incise e tridimensionali, foto che sembrano uscire fuori dal monitor, di una nitidezza diversa e della quale è difficile fare a meno una volta che la si conosce. A volte i primi approcci con la sd Quattro e l’uso di Sigma Photo Pro sono da pratica Zen, ma le foto che vi troverete davanti non hanno paragoni, salvo passare ad una buona e costosa medio formato.

Rino Giardiello © 01/2017
Riproduzione Riservata

Nota: quanto scritto nell'articolo vale anche per la sorella maggiore - la Sigma sd Quattro H - uguale in tutto e per tutto alla APS-C, anche la densità e le dimensioni dei pixel, salvo - ovviamente - la maggiore risoluzione. Però, prima di fare il passo alla H dalla "normale" sd Quattro, dalla SD1 o dai modelli precedenti, tenete presente che la maggior parte delle ottiche APS-C già possedute non saranno in grado di coprire il sensore di maggiori dimensioni ed occorrono ottiche Full Frame con un fattore di crop di 1.3x. Non possedendo ottiche FF, la H diventa, di fatto, identica alla versione APS-C.

La prima parte dell'articolo è qui.
Un articolo dedicato al rumore della Sigma sd Quattro ed alla funzione Auto Binning è qui.
La scheda tecnica della Sigma sd Quattro ed il confronto con le caratteristiche della sd Quattro H è disponibile qui.