HASSELBLAD ZEISS 250mm SUPERACHROMAT
Tra i pinguini!
Pierpaolo Ghisetti, dicembre 2022

Tra i tanti obiettivi Carl Zeiss che compongono (o forse sarebbe meglio dire: componevano) il sistema ottico per le macchine svedesi Hasselblad (di cui abbiamo spesso parlato su Nadir Magazine), sicuramente uno si distacca da tutti gli altri.

Hasselblad Zeiss 250 Superachromat

Ovvero lo Zeiss Superachromat 250mm f/5.6
Questo obiettivo rappresenta la prima ottica Zeiss per Hasselblad dotata di lente alla fluorite, con sei elementi di vetro Schott (la vetreria della Fondazione Zeiss), organizzati in 6 gruppi, su disegno dei matematici Determan e Zajadatz. Il vetro alla fluorite è il secondo dello schema. La particolarità di questo progetto può essere maggiormente apprezzata considerando che il normale 250/5.6 del sistema Zeiss possiede solo 4 lenti in 3 gruppi, e nessun elemento speciale.

Hasselblad Zeiss 250 Superachromat

Lo Zeiss Superachromat 250mm f/5.6 è stato disegnato ormai nel lontano 1971, forse su richiesta della NASA, l’Ente spaziale americano, con il quale la Zeiss aveva una continua collaborazione per gli apparati fotografici da inviare nello spazio, passeggiate spaziali comprese, con vari modelli di moduli. Il peso si attesta a 985g, la chiusura del diaframma arriva sino a f/45, e i tempi di posa sono controllati dal classico otturatore Prontor (una casa della galassia Zeiss), con una distanza minima di messa a fuoco di 3 metri. Curiosamente lo Zeiss Superachromat 250mm f/5.6 non possiede il trattamento antiriflesso T*, uno dei fiori all’occhiello della tecnologia Zeiss, e questo forse spiegherebbe perché la vignettatura a TA è superiore alla versione normale.

La vera particolarità dell’ottica è nella perfetta correzione dei tre colori dello spettro di luce, la cosiddetta aberrazione cromatica, particolarmente evidente nei teleobiettivi, il che permette una perfetta messa a fuoco dei colori primari dello spettro, che vanno a cadere tutti nello stesso punto di fuoco, con una conseguente perfetta incisione, senza sfrangiature di colore.

Hasselblad Zeiss 250 Superachromat

Un vero Apocromatico!
Infatti lo Zeiss Superachromat 250mm f/5.6, potendo garantire una correzione cromatica tra i 400 e i 1000 nanometri, assicura riprese multispettrali all’infrarosso senza modificare la ghiera di messa a fuoco: il nostro pertanto si rivela utile ed indispensabile in molti settori scientifici. I suoi campi di lavoro variano dalla geologia, archeologia, restauro di opere d’arte, sino alla patologia.
Ricordiamo che la correzione cromatica ha effetto anche sul bianconero, in quanto si riferisce ai colori dello spettro di luce e non ai colori visibili all’occhio umano.

Hasselblad Zeiss 250 Superachromat

Con una resa a TA di 200 linee per millimetro, lo Zeiss Superachromat 250mm f/5.6 stacca nettamente le prestazioni del fratello normale, non solo a tutta apertura ma anche a f/8, in ogni caso ai primi due diaframmi di lavoro esibisce una uniformità di resa centro-bordi impressionante (vedi MTF), il tutto senza perdita di nitidezza o sfrangiature di colore. Oltre la chiusura di f/8 le differenze si attenuano.
Ottima la correzione della distorsione, ad appena 1%, quasi impercettibile.

Hasselblad Zeiss 250 Superachromat

Se si vuole operare quasi sempre a TA o al massimo a f/8 (almeno nel 50% delle riprese) e in più si desidera un obiettivo particolare, lo Zeiss Superachromat 250mm f/5.6 propone un reale vantaggio di resa, brillante e uniforme, rispetto al fratello normale, altrimenti si può optare tranquillamente per il 250mm, meno costoso.

Immesso sul mercato nel 1973, inizialmente in versione C (con otturatore Compur), con una produzione di appena 50 pezzi l’anno, nel 1982 ha raggiunto appena 500 esemplari prodotti. Successivamente si è passati alla versione CF (illustrata nelle immagini), solo con finitura nera opaca e ghiere gommate.

Nel 1988 il prezzo si attestava sui 5.200.000 Lire, molto elevato, contro i 3.300.000 Lire della versione normale.

Hasselblad Zeiss 250 Superachromat

Essendo questo obiettivo uno dei miei tre preferiti nel sistema Hasselblad (col Biogon 38mm della SWC e il Planar 100/3,5) non potevo certo rinunciare a lui per un viaggio impegnativo come l’Antartide, specie considerando che, abbinato al suo duplicatore Zeiss 1.4x, diventa un 350mm f/8, sempre da usarsi su cavalletto, naturalmente, ma ottimo per riprendere la variegata fauna antartica e i sempre disponibili pinguini. A questo proposito, in una occasione avevo lasciato macchina, cavalletto e borsa incustoditi, in prossimità di un numeroso gruppo di pinguini, e al mio ritorno ho trovato diversi piccoli (o immaturi, quindi coperti ancora di piumino) radunati intorno all’attrezzatura, incuriositi da quello strano essere a tre gambe che, naturalmente, non avevano mai incontrato prima!

Hasselblad Zeiss 250 Superachromat

L’uso sul campo prevede una messa a fuoco molto precisa, con l’ausilio fondamentale del vetrino Acute Matte, sul prisma della macchina, che fa recuperare almeno uno stop di luminosità, un minimo di diaframmature, o niente se il soggetto è appena in movimento, in ogni caso è consigliato il sollevamento preventivo dello specchio e lo scatto col flessibile. Il grosso e ingombrante paraluce dedicato, con innesto a baionetta, è assolutamente indispensabile, sia dal punto di vista ottico (aumenta il contrasto, eliminando i riflessi laterali), sia dal punto di vista fisico, poiché protegge il prezioso vetro frontale dai continui spruzzi d’acqua e fango. Aggiungo inoltre che il terreno dove vivono i pinguini, essendo coperto da uno strato di krill ingerito e rigurgitato da centinaia se non migliaia di animali, è estremamente scivoloso e viscoso, per cui l’idea che la lente dello Zeiss Superachromat 250mm f/5.6 potesse cadere mi rendeva molto cauto nei movimenti. Naturalmente non era facile operare in un ambiente così particolare, con temperature polari, sbarchi molto mattutini e mani intirizzite nonostante i guanti, ma alla fine la Hasselblad 503 e lo Zeiss Superachromat 250mm f/5.6 hanno fatto il loro lavoro e le grandi dia Fuji Velvia, proiettate su schermo gigante, hanno riportato gli spettatori e il sottoscritto nell’atmosfera di quei momenti magici, dove la natura regna veramente sovrana e dove il piccolo uomo e la sua Hasselblad rimangono solo elementi di passaggio.

Pierpaolo Ghisetti © 12/2022
Riproduzione Riservata

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